venerdì 19 febbraio 2016

Storie di confini

La libera circolazione di Schengen e la “truffa” dei confini europei secondo Alberto Bagnai (dal suo blog). Lumen

 
<< Quello che sto per dire è talmente banale che sicuramente qualcuno lo avrà già detto. (…) Ma, ragioniamoci un momento su. (…)
 
1) - gli accordi di Schengen vennero firmati nel 1985 da dieci paesi membri della Comunità europea;
 
2) - l'accordo era indipendente dai negoziati che da lì a poco avrebbero condotto all'Unione Europea (perché all'epoca - bei tempi - non c'era consenso sul fatto che la futura Unione potesse costringere i suoi membri a rinunciare al controllo delle frontiere; insomma, la "cessione di sovranità" non veniva indicata come panacea, così come si fa oggi);
 
3) - nel 1990 venne poi firmata la Convenzione di Schengen: all'abolizione / alleggerimento dei controlli interni si aggiungeva una politica comune per i visti extra-area. Nasceva così l'area Schengen (…),
 
4) - la Convenzione entrò in vigore nel 1995, solo per alcuni firmatari, ma...
 
5) - nel 1997, con il Trattato di Amsterdam (che ci portò anche il Patto di stabilità e crescita), Schengen entrò a far parte dell'acquis communautaire, cioè delle regole da rispettare per partecipare all'Unione.
 
6) - Ovviamente, anche in questo caso, qualcuno negoziò un opt-out (come nel caso della moneta). (…)
 
Qual era lo scopo di "Schengen". Ma è semplice! "The creation of Europe's borderless Schengen area". Tradotto: la creazione di un'area priva di frontiere.
Manca qualcosa ? Sì. Un aggettivo. 
Quale ? Interne, ovviamente. 
La creazione di un'area priva di frontiere interne.
 
Un dettaglio che i nostri media mi sembra dimentichino, sicuramente in buona fede, sicuramente perché lo danno per scontato. In effetti, è del tutto logico che Schengen non significa che in Europa (rectius: nell'area Schengen) entri chi vuole. Schengen significa una cosa diversa: che l'onere di controllare la frontiera europea ricade sui soli paesi con frontiere esterne, cioè alle frontiere dell'Europa.
 
E quali sono? (…) Diciamo che:
 
1) escludendo invasione di "migranti economici" dagli Stati Uniti (è molto più probabile che riparta un flusso di emigranti verso gli Stati Uniti),
 
2) ricordando che le migrazioni economiche dei normanni, che tante soddisfazioni ci hanno dato, sono passate anch'esse di moda, fondamentalmente perché oggi, grazie al progresso tecnologico, i normanni stanno ma di molto meglio a casa propria,
 
3) considerando che con l'allargamento a Est la potenza egemone (la Germania) ha avvolto la sua frontiera orientale in un comodo bozzolo di stati cuscinetto, rispetto ai quali le faceva stra-comodissimo che le frontiere interne venissero abolite (perché la Germania di braccia polacche, ceche, ecc. aveva bisogno...)
 
il “cetriolo”, secondo voi, a chi è rimasto?
 
Eh già: a Grecia, Italia, e Spagna, i tre paesi maggiormente esposti verso l'unico confine "sensibile" in termini geopolitici, quello sudorientale, e in subordine (si vede molto bene) a Ungheria e Slovenia.
 
Ricordate lo sproloquio di quel tipo su Orban che sarebbe stato un dittatore nazista? Oltre a dire cose fattualmente errate (…), al tizio sfuggiva un dettaglio: che Orban aveva "eretto muri" (faute de mieux...) non per divertimento, ma perché era (ed è) un suo preciso obbligo controllare chi entra nell'area Schengen, dato che lui, come noi, ha una frontiera esterna da gestire (che la Merkel, di fatto, non ha).
 
Che questo obbligo esista (l'obbligo, se hai una frontiera esterna, di difenderla) risulta non solo dal testo del Trattato, ma anche da un semplice dato di fatto: chi invece è stato di manica più larga, o meno stretta, come la Grecia, perché preso da problemi più gravi, se lo è poi visto rinfacciare, venendo minacciato di espulsione dall'area (quindi, cornuto e mazziato).
 
Riassumendo. Con Schengen l'onere di controllare le frontiere viene spostato interamente sui paesi periferici, già variamente penalizzati dal progetto europeo, per tanti motivi sui quali qui non torno. A voi risulta che a questo spostamento di oneri sia corrisposto un pari spostamento di risorse ? A me non tantissimo.
 
Onestamente non mi risulta che Accordo e Convenzione prevedessero un meccanismo "federale" di riallocazione il quale trasferisca automaticamente presso la "periferia" parte delle risorse che il nucleo risparmia grazie al vantaggio di non doversi più far carico del controllo delle proprie frontiere interne, cioè, come i fatti di Parigi dimostrano, di non doversi più far carico della sicurezza comune.
 
Certo, c'è Frontex. Avete visto quando è stata istituita? Non vi viene spontanea una riflessione ? Dieci anni dopo l'avvio della convenzione di Schengen ! E già questo la dice lunga sulla natura del progetto europeo: prima creiamo il problema, e poi si vedrà.
 
Fra l'altro, chi paga non è che sia chiarissimo, e soprattutto non è chiaro in base a quali criteri si contribuisca. (…) Certo che se i contributi fossero in proporzione alle quote di PIL, o al gettito IVA, non sarebbe esattamente il massimo dell'equità, no? Insomma: non mi sembra che la cosiddetta "Europa" abbia molta più voglia di mutualizzare il rischio geopolitico di quanta ne abbia di mutualizzare il rischio macroeconomico e finanziario. Ma magari posso sbagliarmi. (…)
 
Una cosa è certa. Nei media, io (non so voi), ho sentito parlare, via via, di operazioni "straordinarie" fatte per fronteggiare crisi "imprevedibili" (per quanto regolarmente fossero causate da scelte politiche del tutto autonome e scoordinate di alcuni paesi del nucleo); operazioni presentate come un aiuto dato a noi Untermenschen italiani, usualmente dipinti come disumani per cialtronaggine, cioè perché incapaci di occuparci di casa nostra.
 
Eh, no, cavolo ! Perché Schengen dice che il confine italiano non è quello di casa nostra: è quello di casa loro. Ma loro, tanto per cambiare, prima creano il problema, poi criticano chi non glielo risolve, quindi non pagano, e quando infine pagano la fanno cadere dall'alto, con il solito atteggiamento di moralismo peloso. >>
 
ALBERTO BAGNAI

13 commenti:

  1. Come al solito Bagnai mette troppa carne al fuoco e si finisce per capirci meno. Lo leggo sempre con fastidio, più che chiarire mi confonde. Di tutto questo lungo pezzo poco commestibile ritengo quello che a me pare il punto centrale:

    "Con Schengen l'onere di controllare le frontiere viene spostato interamente sui paesi periferici."

    Ma non è vero un corno! Tutta l'UE doveva, deve farsi carico della difesa delle frontiere esterne, non solo Italia Grecia e Spagna (fra parentesi la Spagna fa le cose sul serio, al contrario di Grecia e Italia: l'Italia va a raccogliere persino gli invasori sul bagnasciuga libico e ce li porta a casa).
    Ma non si può incolpare Italia e Grecia di non saper difendere i confini esterni dell'UE. Questo è un compito dell'intera unione che però non ha preso sul serio il problema della difesa esterna. Difendere da chi poi? Da profughi e invasori vari o dall'Arabia Saudita? Non abbiamo un esercito e una difesa europei (e spero che non li avremo mai).
    L'UE è stata concepita male e realizzata ancora peggio. Si è cominiciato dal tetto - l'euro - credendo che così si facilitava e accelerava la costruzione delle fondamenta. Non si sa poi bene se questa UE è un progetto capitalistico - voleva persino scalzare gli USA dal primo posto, come se gli USA l'avrebbero permesso! - o non piuttosto un progetto socialista, una specie di Unione sovietica europea come sembra essere nei fatti (tassazione ed espropriazione sembrano essere i mezzi più importanti per far ripartire l'economia). Ma che vuoi ripartire! Chi ha voglia di fare ancora l'imprenditore in un simile marasma? Frontiere colabrodo o inesistenti, stagnazione, crollo demografico (venite venite ad nos omnes, ripete anche il papa mondialista e non più cattolico).
    L'UE è attualmente un gran pasticcio. C'è chi spera in un aggravamento della crisi per accelerare il processo d'integrazione politica. Io spero nel crollo di questa cazzo di unione. L'UE un progetto di pace, come ripetono comunisti socialisti verdi? Ma quale pace, se siamo una colonia degli USA e partecipiamo a tutte le loro avventure imperialiste! La più grande tragedia del dopoguerra - la distruzione della Siria con centinaia di migliaia di morti - è partita dalla guerra non dichiarata di Sarkozy alla Libia, cui si sono accodati con piacere i soliti guerrafondai inglesi e Obama e pure l'ex stalinista Napolitano, uno dei più luridi individui ancora in circolazione. Ancora!
    Bastavani il MEC e l'UEE.

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  2. << Non si sa poi bene se questa UE è un progetto capitalistico (...) o non piuttosto un progetto socialista >>

    Caro Sergio, io propenderei di più per la prima ipotesi.
    Tieni presente che quando si allarga - in generale - la libertà di circolazione economica, il capitale è sempre il più veloce ad approfittarne, perchè la sua circolazione oltre i confini, non appena diventa giuridicamente lecita, è subito, immediatamente applicabile.
    Tutto il resto segue, quando segue, con molta lentezza e difficoltà.
    A me, l'UE attuale fa pensare al "sogno" inconfessabile degli imprenditori, che - quando possono - cercano la privatizzazione degli utili e la socializzazione delle perdite.

    Comunque, vedere che anche un personaggio come Bagnai si schiera a difesa dei nostri confini mi ha fatto un enorme piacere.

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    1. "Comunque, vedere che anche un personaggio come Bagnai si schiera a difesa dei nostri confini mi ha fatto un enorme piacere."

      Accidenti, non me n'ero nemmeno accorto! Be' su questo siamo d'accordo. Forse in un lontano futuro non esisteranno più frontiere, ci sarà libera circolazione universale. Saremo tutti "chippati" e sotto controllo (di chi? Della massoneria, dell'oligarchia pluto-giudeo-massonica?). Per il momento però "non possiamo non dirci (non cristiani, come diceva il buon Croce) ma semplicemente appartenenti a un piccolo mondo antico e ancora moderno che si chiama famiglia, quartiere, città, stato. Aggiungerei anche Italia, non UE.
      È impossibile ragionare "in grande", a livello platenario. Pochissimi di noi conoscono le varie realtà del mondo. Non conosciamo nemmeno la realtà italiana (chi comanda davvero, chi tira i fili?). Il salto di qualità - non più nazioni ma superstato (UE) - non c'è stato e forse non ci può essere. E dove sta scritto poi che questo salto di qualità è una necessità assoluta?
      Strano che gli psicologi (strapagati) se ne stiano zitti zitti, non abbiano il coraggio di dire che l'uomo - così come è - ha bisogno di punti di riferimento, certezze, difese, un territorio proprio, dunque confini. Come qualsiasi animale.

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  3. << Strano che gli psicologi (strapagati) se ne stiano zitti zitti, non abbiano il coraggio di dire che l'uomo - così come è - ha bisogno di punti di riferimento, certezze, difese, un territorio proprio, dunque confini. >>

    Caro Sergio, secondo me, nel mondo accademico, queste considerazioni sono abbastanza ovvie e condivise.
    Il problema è la diffusione delle idee, che deve transitare per i media mainstream.
    E questi, per ovvi motivi di bottega, hanno interesse solo a diffondere le idee che gli vengono, di volta in volta, indicate dal potere.

    Così tante conoscenze, anche ovvie, in campo antropologico rimangono relegate nel piccolo mondo degli esperti o dei curiosi fortunati (quante cose interessanti e poco note ho trovato sul web) e non del grande pubblico.
    D'altra parte per controllare una nazione senza ricorrere alla forza - come fanno le peggiori dittature - occorre passare per il controllo dei media e della cultura.
    Non c'è altra strada.

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    1. D'altra parte per controllare una nazione senza ricorrere alla forza - come fanno le peggiori dittature - occorre passare per il controllo dei media e della cultura. Non c'è altra strada."

      E Eco da che parte stava? Del potere o dei cittadini? Indubbiamente la cultura universitaria sta per forza dalla parte del potere di cui sono semplici dipendenti. Per questo Schopenhauer diceva che un vero filosofo non poteva fare il professore universitario (però anche lui tentò di diventarlo: fissava l'orario delle sue lezioni alla stessa ora del vituperato Hegel, non so con quanto successo). Saprai che tanti spiriti liberi italiani erano a libro paga del fascismo! Incredibile i nomi che ci trovi. Il fatto è che il potere tiene la borsa e gli spiriti liberi hanno anche loro famiglia.
      Io comunque penso che forse Eco si barcamenava alla meglio tra potere e libertà. Ho avuto e ho tuttora per lui una certa simpatia, ma non sono un suo tifoso (ho letto e apprezzato Il nome della rosa e ho trovato illeggibili i due romanzi seguenti, Il pendolo e L'isola del giorno prima. Sicuramente un geniaccio, coltissimo. E quanti soldi che ha fatto col solo Nome della rosa, uno dei più grandi besteller di tutti i tempi, ha tenuto cartello per oltre dieci anni. Eco diceva che avrebbe potuto scrivere anche un libro sui dinosauri e il successo sarebbe arrivato lo stesso. Non credo. Apprendo oggi che Eco detestava quel suo primo romanzo, strano. Così male non mi sembra. Non voleva essere ricordato per quel romanzo. C'è una bella serie di disegni di Novello su un "grande scrittore" (qualsiasi) che di libro in libro s'innalza al suo proprio sguardo: da anziano scrittore dice al suo pubblico che con la sua ultima opera ha toccato il culmine della sua arte. Invece oiù tardi guardando il suo busto al Pincio uno dice: è rimasto famoso per la sua prima opera giovanile.

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    2. << ho letto e apprezzato Il nome della rosa e ho trovato illeggibili i due romanzi seguenti >>

      Idem per me.
      Ti confesso che quando lessi per la prima volta 'Il nome della rosa' ne rimasi affascinato e pensai che era davvero un capolavoro; ma pensai anche che per l'autore sarebbe stato difficilissimo ripetersi (superarsi non avrebbe potuto).
      I fatti purtroppo mi diedero ragione anche se poi, con la fama che aveva raggiunto, anche i romanzi successivi ebbero il loro 'successo' di vendita.
      Ma sappiamo bene - parafrasando Pascal - che il mondo dell'editoria ha delle ragioni che la ragione non conosce.

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    3. Cosa "vale" Il nome della rosa? E chi lo sa! Avrai sentito che Eco odiava questo romanzo e sperava di non essere ricordato per questa sua opera. Ma sappiamo che il giudizio degli autori sulle proprie opere è fallace, a volte francamente strano.
      Il critico letterario tedesco Reich-Ranicki (polacco di origine) aveva scoperto una costante presso i tanti autori che aveva frequentato e in parte anche promosso. A tutti gli autori interessa(va) soprattutto l'accoglienza della loro ultima opera. Interessante e psicologicamente comprensibile. Il successo dell'ultima opera dimostra che sono ancora vivi, ammirati, ricercati. Questo conta, essere ancora sulla cresta dell'onda. E i successi, magari anche straordinari del passato? Il passato è passato, le opere scritte magari decenni prima sono quasi dimenticate o gli autori ne vedono i difetti, fino a vergognarsene.
      Ricordo le reazioni di Max Frisch e Günther Grass alle stroncature del loro ultimo libro, nel quale avevano riposto chissà quali aspettative. L'avrebbero strozzato! E pensare che Ranicki lodava e ammirava questi autori, tanto da inserirli nel canone del romanzo tedesco del XX secolo (un canone composto di 20 romanzi che vanno da Goethe a Frisch e Thomas Bernhard).
      Ma si sa che gli autori sono comunque permalosi e ... invidiosi (dei colleghi). In un interessantissimo libro di Ranicki sui grandi scrittori tedeschi del Novecento scopriamo che praticamente tutti sparlano dei colleghi o li ignorano! Solo Thomas Mann non è tanto maligno! E quasi tutti sparlano di Thomas Mann, uno che è diventato subito Thomas Mann col primo romanzo che gli ha valso il Nobel, «Buddenbrooks» e poi è rimasto Thomas Mann, cioè - dicono le malelingue - ha continuato a scrivere allo stesso modo. Ma per Ranicki (pron. Ranizki) Th. Mann è uno dei massimi del Novecento, anzi forse il più grande. Anche per me.

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  4. << A tutti gli autori interessa(va) soprattutto l'accoglienza della loro ultima opera. Interessante e psicologicamente comprensibile. Il successo dell'ultima opera dimostra che sono ancora vivi, ammirati, ricercati. >>

    Questo è comprensibile e, data la natura umana, quasi inevitabile.
    Ho l'impressione però che, se escludiamo i romanzieri seriali di evasione (Ken Follet e compagnia), i grandi della letteratura, ovvero gli autori che hanno fatto la storia del romanzo, molto spesso hanno raggiunto il poprio vertice con un'unica opera, mentre con le altre hanno guadagnato al massimo la sufficienza.
    Gli esempi sono molti e credo che tu li conosca anche meglio di me.

    Probabilmente il fatto è che una grande opera la scrivi se hai qualcosa di speciale da dire, e, dopo che l'hai detto,... la tua missione è finita.
    Ti sembra plausibile ?

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    1. "Probabilmente il fatto è che una grande opera la scrivi se hai qualcosa di speciale da dire, e, dopo che l'hai detto,... la tua missione è finita.
      Ti sembra plausibile ?"

      Mah, non credo, non direi. Che nella produzione di un autore anche eccellente ci siano opere mediocri, fiacche, ripetitive è forse inevitabile, specie per gli autori prolifici.
      "Anche Giove sonnecchia ogni tanto". Non credo si possano scrivere opere straordinarie, dei capolavori, a getto continuo (mi viene però in mente un autore svizzero che ne fu capace, un "parroco di campagna" nel Bernese). L'opera omnia anche di un grande autore ha alti e bassi. All'immenso "Guerra e pace" fece seguito "Anna Karenina" (poi - dice McEvan, nostro contemporaneo - a Tolstoi vennero meno le idee, non trovò altro materiale, almeno per un altro grande romanzo). Ma penso anche a Dosotevskij, a Thomas Mann: hanno prodotto se non capolavori altre opere valide in serie anche dopo l'affermazione, il successo. Lo stesso vale anche per le altre arti. Però è anche vero, come ho appena detto, che la prima opera eccellente di un autore lo contiene già tutto (poetica, idee, stile).
      Non conosco Ken Follet ma un mio amico che lo ha divorato non lo trova ripetitivo e dunque noioso. Eco si era espresso in modo poco lusinghiero su Follet che lo ripagò della stessa moneta, dicendo che Il nome della rosa conteneva anche parti barbose.

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  5. << Eco si era espresso in modo poco lusinghiero su Follet che lo ripagò della stessa moneta, dicendo che Il nome della rosa conteneva anche parti barbose. >>

    Vero. Ma questo vale un po' per tutti (è impossibile scrivere un romanzo senpre teso e coinvolgente dalla prima all'ultima pagina).

    Però queste scaramucce tra grandi artisti (la storia ne è piena, anche in altri campi) mi fanno sempre venire in mente le baruffe delle comari.

    Sono grandi artisti, certo, ma sono anche uomini come noi, col solito desiderio latente di voler primeggiare.

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