sabato 24 gennaio 2015

Beyond 2015


Un altro anno è passato ed abbiamo salutato da poche settimane la fine del 2014. Ma come sarà il 2015 ? Eccovi le previsioni di Luca Pardi per l’anno appena iniziato (dal sito Risorse, Economia, Ambiente). Non ci sarà molto da divertirsi, ma almeno saremo pronti. LUMEN



<< L’evento che ha maggiormente colpito l’opinione pubblica [nel 2014] ed ha avuto eco abbastanza vasta sui media, è la caduta quasi verticale del prezzo del petrolio. (…) Quello che il calo del prezzo evidenzia è un calo della domanda e l’inizio di una nuova fase recessiva sia per i paesi di cui si sbandierava la ripresa economica, sia per quelli che in vera recessione non sono mai stati.

Un colpo del tipo di quello del 2008, ma in una situazione più grave. Ce lo aspettavamo. Non abbiamo mai pensato che la “rivoluzione dello shale” e il ricorso ad altre risorse a basso EROEI potessero risollevare l’economia petrolifera, ormai in crisi a causa dell’insufficienza del petrolio a buon mercato determinata dal picco del convenzionale (…).

Il flusso di energia facile e a buon mercato, principalmente sotto forma di combustibili liquidi, che ha alimentato ininterrottamente per tutto il XX secolo, e con una forte accelerazione nel secondo dopoguerra, l’economia mondiale, non è più sufficiente a supportare la domanda dei paesi di antica industrializzazione, e le aspirazioni di quelli in via di sviluppo.

A questo flusso si è affiancato un flusso via via sempre più importante di altre risorse, di diversa natura, e, soprattutto, di diversa qualità. Lo shale, le sabbie bituminose, gli oli pesanti, i biocombustibili ecc. Tutti combustibili che solo apparentemente soddisfano l’uso che se ne fa.
Quando vengono commercializzati essi svolgono, più o meno, la funzione di contenitori e dispacciatori di energia concentrata. Ma prima di renderli commerciabili, cioè prima che raggiungano il mercato, una grande quantità di energia deve essere spesa per produrli.

Questo fatto, misurato da un basso indice EROEI, conferisce a questi combustibili non-convenzionali un contenuto energetico ridotto rispetto al vecchio petrolio. E inevitabilmente il mercato ne riconosce i limiti, magari con qualche ritardo dovuto a vari tipi di doping finanziario che, come il Quantitative Easing, non possono essere prolungati all’infinito.

Tutte le proiezioni [fatte] dall’IEA (International Energy Agency) partono da un modello sbagliato e non possono che essere sbagliate. Il modello è il World Energy Model (WEM) che assume la crescita economica come fattore esogeno, cioè indipendente dalle variabili materiali come l’energia. La crescita traina la domanda di energia e l’IEA fa le previsioni su quali debbano essere i prezzi delle diverse commodities energetiche e l’ammontare degli investimenti necessari da parte delle imprese estrattive, per soddisfare quella domanda.

Il fatto è che la crescita economica si è fondata nei due secoli e mezzo della rivoluzione industriale su un flusso di energia e risorse naturali a buon mercato (cioè fisicamente facili da estrarre, cioè, per quanto riguarda le risorse energetiche, ad alto EROEI) che è il vero fattore esogeno.
La crisi energetica rivela il nesso fra crisi ecologica e crisi economica. Gli ecosistemi spremuti sul lato delle sorgenti (le risorse naturali, rinnovabili e non) e saturati sul lato dei pozzi (gli ecosistemi che riciclano i cascami delle nostre attività) sono sempre meno facili da sfruttare. Il declino dell’EROEI è un fatto fisico che nessuna cura tecnologica può curare.

Tutt’al più ci vorrebbe un po’ di fortuna, tipo scoprire nascosto in qualche area inesplorata (ce ne sono ?) un nuovo Ghawar [immenso giacimento petrolifero dell’Arabia Saudita - ndr] che produca petrolio in grande quantità e a costi contenuti (cioè ad alto EROEI).

Ma sarebbe davvero un colpo di fortuna, data la situazione ecologica plasticamente rappresentata dall’evoluzione continuamente allarmante del cambiamento climatico ?
La fine del petrolio a buon mercato ha un significato semplice: rappresenta anche la fine dell’economia che abbiamo conosciuto nei secoli scorsi. (…) Sicuramente la fine della crescita economica di cui abbiamo goduto nel XX secolo. La fase di declino che ci aspetta non sarà facile, ma è inutile essere pregiudizialmente negativi. (…)

Il sistema è acefalo e la prima risposta del sistema capitalistico contemporaneo è quella di riassorbire la ricchezza accumulata nel ceto medio dei paesi sviluppati, trasferendola ai piani alti della scala sociale. Finché il sistema cresceva costantemente anno dopo anno era possibile un certo livello di trasferimento verso il basso della ricchezza. Il famoso 1% dei ricchissimi si arricchiva sempre di più, ma una parte della ricchezza serviva ad ingrassare un ceto medio che via via ha visto il corpo e la mente catturata dal sogno americano.

Con la fine della crescita le classi dominanti, quelle che detengono la maggior parte della ricchezza e, quindi, controllano anche i governi, non accettando di crescere meno di quanto facevano prima, assorbono (o riassorbono) ricchezza dal basso. Il significato dell’austerità è questo. L’austerità per noi ceti medi. Tutti a lavorare per due soldi e zitti.

Naturalmente questa politica può portare a diversi esiti, ma non condivido [certe]  conclusioni un po’ desolanti. (…) Il futuro resta aperto, una risposta politica e sociale adeguata può sempre evitare il massacro delle guerre civili e mitigare gli effetti di un inevitabile declino. In ogni caso è questo l’obbiettivo per cui vale ancora la pena di impegnarsi. E’ abbastanza ovvio che un forte conflitto sociale è in atto e che le cose non potranno che acuirsi nel tempo man mano che scendiamo lungo una china che nessuno vuol ancora ammettere abbiamo già imboccato.

Fare in modo che il maggior numero di persone capisca la natura e le ragioni di questo snodo storico è il nostro compito. Non corrisponde esattamente all’organizzazione della rivoluzione che abbatterà il capitalismo (che comunque, in questo senso, sta già facendo un buon lavoro senza l’aiuto di nessun Lenin), ma è almeno qualcosa che possiamo fare senza chiedere troppo a noi stessi.

Il 2015 sarà un anno in cui verranno al pettine i molti nodi che sono stati dimenticati e la molta polvere spazzata sotto il tappeto. Ognuno di noi ha un momento di risveglio dal torpore indotto dal sistema dell’informazione–intrattenimento-spettacolo. (…)

Spero che per molti l’anno che viene possa essere quello in cui capiranno che:
1) il nodo climatico deve essere affrontato e subito, il COP21 di Parigi sarà l’ultima occasione globale per metter mano alla questione in modo concertato.
2) La fine del petrolio facile ci invita e ci forza ad un cambio di paradigma energetico.
3) la crisi ecologica in atto forza l’umanità a ridurre la propria impronta ecologica che è essenzialmente composta da due fattori di uguale importanza: Popolazione e Consumi. Ogni riduzione di questi due fattori deve essere vista come un fatto virtuoso. Quindi il conflitto fra economia ed ecologia non potrebbe essere più grave. Prenderne atto è rivoluzionario.
4) Non esiste una soluzione tecnica al problema di un overshoot ecologico. Esiste solo un adattamento che implica ovviamente anche un adattamento tecnologico, ma è principalmente di carattere sociale.

Anche se ancora non sappiamo quale forme possa prendere questo adattamento e quanto sia possibile mitigare gli aspetti più drammatici e potenzialmente tragici di questa transizione, il nostro impegno per il 2015 non può certo essere quello di osservare con distacco accademico il dissolversi della società e lo sviluppo della catastrofe. Militanti siamo e tali restiamo; razionali, ma militanti. >>

LUCA PARDI

32 commenti:

  1. Interessante. E persino incoraggiante: "Militanti siamo e tali restiamo; razionali, ma militanti." Ben detto, non molliamo.

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  2. Giusto. E boia chi molla !
    Anzi no. Questa l'ha detta uno che ha fatto poi una brutta fine.

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  3. "Quello che il calo del prezzo evidenzia è un calo della domanda"

    Guardate che al resto del mondo risulta che quello che sta succedendo e' che l'arabia saudita sta sommergendo il mercato di petrolio, allo scopo di far crollare il prezzo e togliere di mezzo fastidiosi concorrenti (oppure per altri motivi piu' reconditi che sapremo, come d'uso, fra qualche decennio, cosi' come e' stato per il crollo del prezzo, lo stesso deliberatamente provocato dagli arabi, negli anni '80). Tenete presente che i 16 milioni di sauditi hanno riserve finanziarie per circa 1000 miliardi di dollari, possono permettersi di abbassare il prezzo per un certo periodo.

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  4. << quello che sta succedendo e' che l'arabia saudita sta sommergendo il mercato di petrolio, allo scopo di far crollare il prezzo e togliere di mezzo fastidiosi concorrenti >>

    Sì, in effetti questa è l'ipotesi che viene considerata più attendibile.
    Però la cosa potrebbe anche non essere incompatibile con un certo calo della domanda, dovuto alla crisi economica che stiamo vivendo.

    Accade spesso che un certo risultato a livello macro sia a conseguenza di cause diverse, che si intrecciano tra loro.
    Secondo me (ma parlo da perfetto profano) entro la fine del 2015 il prezzo del petrolio ritornerà a salire e si riavvicinerà alla fatidica soglia dei 100 dollari al barile.
    Vedremo.

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    1. Crisi economica... magari e' solo l'inizio della decrescita felice (la mia lo sarebbe se non mi massacrassero di tasse sempre in aumento, il cittadino e' padrone di non vivere nel lusso e nello spreco per la minima parte che spetta a lui decidere, mentre e' costretto a farlo supinamente per la parte che lo Stato a parole ecologista decide e per cui manda il conto salato con debiti, interessi e ricarichi vari).

      Se la domanda cala perche' si risparmia a causa dello scarseggiare delle risorse perche' si dovrebbe parlare di recessione? Semplicemente le si risparmia, e si ristruttura l'economia indirizzandola altrove. (Stato a parte che secondo keynes e l'assurdo, contraddittorio, ecologismo di sinistra, deve essere anticiclico e consumare di piu', a debito, quando le risorse scarseggiano)

      Il sito da cui prelevi le considerazioni di cui sopra funziona come un orologio rotto: e' "fissato" (anche in senso psichiatrico) su un punto, e magari capita una volta ogni ciclo che per caso segni l'ora giusta. Questo e' quello che vale (ovviamente a mio parere). Lascia perdere. Simonetta a parte, che ha una cultura e di solito addirittura ragiona.

      Per il resto, ovvio e sottinteso che gli arabi fanno dumping per liberarsi di concorrenti e poi alzare il prezzo, come gia' detto. Ma non e' detto che sia cosi', ormai e' quasi assodato dalla storia documentata che negli anni '80 fecero precipitare il prezzo inflazionando l'offerta in accordo con gli americani per mandare al collasso i sovietici che foraggiavano i regimi islamici loro nemici e concorrenti (tipo iran e iraq), mettendo a repentaglio la loro monarchia. Oggi chissa' coa c'e' dietro, lo sapremo quando saremo morti (dato che nessuno di noi tre e' piu' giovoncello, suppongo)

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    2. A proposito oggi ho fatto 80 km di bicicletta per andare in una libreria a vedere se trovavo l'harari con sconto 15, ma per fortuna non c'era: soldi risparmiati e inquinamento, spreco, crescita infelice e global warming evitati. Su emule lo vedo solo in inglese, che fatico a leggere piu' dell'italiano, e siccome leggo per piacere...

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  5. Caro Diaz, la decrescita ci sarà per forza, visto che non possiamo (per ovvii limiti fisici) continuare a crescere come negli ultimi decenni.
    Ma ovviamente (e mi dispiace per i leaders dell'omonima associazione) non sarà per nulla felice.

    Certo, se consumiamo meno petrolio perchè lo risparmiamo, l'utlità è evidente, ma la nostra struttra economica è impostata tutta sulla crescita, per cui la diminuzione dei consumi (se non gestitai) determina molte conseguenze dannose, in primis quello devastante della disoccupazione.

    Come al solito (e questo vale anche per il problema demografico) la vera differenza sta nel capire le tendenze "macro" in atto e GUIDARLE, anzichè fare gli struzzi e SUBIRLE.

    P.S. - Complimenti per la bella gita in biciletta. Ma i soldi del libro non sono risparmiati: è bello davvero. Riprovaci...

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    1. Erano 90 i chilometri, non 80... E non era una gita, io uso la bicicletta come unico mezzo di trasporto, che sostituisce cio' che per tutti gli altri e' automobile, treno, camion e aereo. Fin dove arrivo arrivo, poi mi fermo e torno indietro. Ovvio, banale e semplice.

      Lo so che per la quasi totalita' della gente e' inconcepibile: ho avuto occasionbe proprio ieri l'altro di litigare a sangue con un gruppo di ecologisti imbecilli da copertina patinata con seri problemi di sottosviluppo mentale, cosa che condividono con la maggior parte dei loro simili: l'impossibilita' di concepire un'azione in prima persona che li faccia semplici protagonisti di cio' in cui vorrebbero far credere di credere, senza bisogno di imporre alcunche' ad altri, di un'inversione di tendenza: il loro terrore e' che se non verra' presto inventata un'auto elettrica dovranbno sopravvivere senz'auto, cosa per loro INCONCEPIBILE. Questa e' la media mentale dell'ecologista: meglio distanziarsene recisamente.

      Loro sarebbero ecologisti in teoria, ma per poter esserlo davvero nella pratica hanno bisogno prima di leggi ben costrittive che obblighino innanzitutto gli altri ad esserlo. Possibilmente redatte da loro stessi (che nelle amministrazioni pubbliche italiane sono presenti in forze, maggioritari ed ubiquitari come struttura psicologica, pensate un po' nelle mani di che minorati mentali siamo, e non esagero).

      Il tema del libro non mi e' nuovo, conosco piuttosto bene Stephen Jay Gould, Konrad Lorenz, Jared Diamond, Cavalli-Sforza e molti molti altri testi che trattano l'argomento di prima mano, quindi presumibilmente di livello superiore. Specialmengte i primi due autori sono grandi pensatori, e leggerli insegna piu' che fatti su cui pensare, modalita' di pensiero con cui pensarli, di grandissima potenza.

      Se la nostra struttura economica e' impostata cosi' e questa impostazione non va bene, e' un problema suo, cambiera' per forza nel momento in cui si dimostrera' troppo inadatta al mondo reale. Piuttosto, la mia impressione e' che a essere impossibilitati ad uscire dal paradigma della struttura economica attuale, sono piu' degli altri, oltre agli economisti oggi cosi' di moda, proprio i catastrofisti: le loro previsioni sono completamente basate sul permanere della situazione attuale, il che e' comunque sbagliato, il futuro non sara' un "oggi modificato", in nessun caso, sara' qualcosa d'altro, come e' stato per tutto il passato che ci ha preceduto. I catastrofisti sono degli orologi rotti che segnano sempre la stessa ora, sono "fissati", pretendono di prevedere il futuro basandosi sulle conoscenze tecniche del presente: assurdo.

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    2. Approfitto dell'occasione, in analogia al problema della comprensione del crollo del prezzo del petrolio provocato dai sauditi, per ricordare a Sergio che la Chiesa cattolica sta letteralmente precipitando nelle preferenze dei fedeli dei paesi poveri o in via di sviluppo, cioe' dove e' piu' forte, in favore di quella protestante (vedere statistiche, sta diventando o e' gia' diventata minoritaria, incredibile): Bergoglio lo sa benissimo e sta cercando di correre ai ripari, cercando di smussare gli aspetti piu' francamente anacronistici e di pura superstizione che non le fanno piu' onore, aspetti che erano perfetti per la concezione tecnico-scientifica di qualche secolo fa ma ora sono incomprensibili e inauditi, quando non in smaccata contraddizione con gli insegnamenti cristiani di fondo. Essere conservatori va bene (lo e' anche qualsiasi istituzione scolastica, il cui compito istituzionale e' tramandare, cioe' conservare, il sapere), ma lo si puo' essere solo in un modo che sia concepibile e comprensibile con lo spirito del presente. La chiesa ha un orologio di rinnovamento che avanza con un ritmo che e' stato surclassato dagli accadimenti degli ultimi due secoli.

      Per il resto, tutta questa nostra situazione esistenziale e' cosi' difficilmente inquadrabile e comprensibile perche', forse, in ogni SINGOLO decennio dell'ultimo paio di secoli sono successe piu' cose che in tutte le ere precedenti. La decuplicazione della popolazione e' solo una delle tante cose che sono successe ed e' con-seguenza delle altre, non semplice causa.

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    3. Che la Chiesa cattolica perda fedeli in favore dei protestanti mi sorprende (non sono informato). Bergoglio cerca di essere accattivante per recuperare consensi: si mostra semplice, misericordioso, accogliente ecc. Di fede non parla più nessuno: intendo dell'impossibilità di credere ancora nella favola di Cristo, nei dogmi del cristianesimo. La religione serve ancora agli atei di Bruxelles, che però qualche distanza l'hanno presa (vedi pedofilia, omofobia). Più che la fede sembra contare oggi il ricompattamento, lo stare insieme, il fare blocco (con vaghissimi riferimenti alla dottrina).
      Bergoglio poi ondeggia: ieri ha rispolverato la credenza nel diavolo. Un passo avanti e uno indietro.

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  6. @ Winston Diaz

    "i catastrofisti: le loro previsioni sono completamente basate sul permanere della situazione attuale, il che e' comunque sbagliato, il futuro non sara' un "oggi modificato", in nessun caso, sara' qualcosa d'altro, come e' stato per tutto il passato che ci ha preceduto. I catastrofisti sono degli orologi rotti che segnano sempre la stessa ora, sono "fissati", pretendono di prevedere il futuro basandosi sulle conoscenze tecniche del presente: assurdo."

    Ma se il futuro non sarà un oggi modificato, sarà tutt'altro, cosa dobbiamo fare? Noi agiamo con i mezzi e i concetti a disposizione adesso e con essi prepariamo il nostro futuro. Naturalmente ci possono essere sempre sorprese e sconvolgimenti oggi impensabili e ai quali bisognerà adattarsi, ma intanto bisogna arrangiarsi con ciò che si ha.

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  7. Sono d'accordo con Sergio.
    Certo, ragionare sul futuro con gli strumenti di oggi (e quindi utilizzando gli insegnamenti del passato) è inadeguato.
    Ma questo abbiamo e questo siamo costretti ad utilizzare.

    Forse nell'affermazione di Diaz c'è la spiegazione (implicita) del fatto che, storicamente, l'umanità ha sempre finito per subire i cambi di paradigma (con tutte le sofferenze che ne sono conseguite), anzichè gestirle e guidarle per il meglio.

    P.S. - Complimenti a Diaz per l'uso "istituzionale" della biciletta. In effetti farebbe piacere vedere sui pedali anche molti pseudo-verdi un po' troppo chic.

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  8. "ma intanto bisogna arrangiarsi con ciò che si ha"

    Questo e' vero comunque, cio che e', e', ed e' proprio questo che trovo in contraddizione con quanto citato qui sotto ;)

    "l'umanità ha sempre finito per subire i cambi di paradigma (con tutte le sofferenze che ne sono conseguite), anzichè gestirle e guidarle per il meglio"

    E' solo una differenza verbale, l'umanita' ha sempre subito anche le cose che ha gestito e guidato per il meglio, il mondo attuale in fin dei conti ne e' il risultato. Quando sento parlare di "gestire e guidare per il meglio", l'unica cosa che mi sovviene e' che c'e' qualcuno che vuole comandare sugli altri, cosa che di solito si conclude per il peggio, piu' che per il meglio. Il mondo in cui viviamo adesso e' in modo particolare la somma delle necessita' di gestione e guida, infatti e' del tutto artificiale, nel senso di gestito e guidato dall'uomo.

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    1. Gestire e guidare porta ad un'organizzazione sempre piu' complessa che abbisogna di sempre piu' gestione e guida, irreversibilmente, fino al collasso, che immancabilmente colpisce per prime le societa' che esagerano nella gestione e guida. Guardare all'italia attuale e alle sue miserie. L'ecologismo contemporaneo nasce e prospera nel contesto della sinistra comunista e pianificatrice cosi' come in passato prosperava nella destra nazista, proprio perche' da' sfogo a questa mania di controllo che affligge l'uomo.

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    2. "... a questa mania di controllo che affligge l'uomo."

      Ma è proprio una mania o una necessità? Il bisogno di sicurezza mi sembra innato e più la vita si complica per il progresso più si sente la necessità di far fronte ai pericoli crescenti. Più si allarga il campo della conoscenza più si vedono pericoli ovunque (Ecclesiaste: Maggiore sapienza maggiore tormento).

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    3. "Più si allarga il campo della conoscenza più si vedono pericoli ovunque"

      Il fatto e' che la maggior parte dei pericoli di cui si preoccupano i catastrofisti-picchisti oggi (se non la totalita') sono stati creati dalla conoscenza stessa (quella degli altri, ovviamente, mai la propria, che e' sacra). Punto di vista che e' condiviso da sempre maggior parte della popolazione. E come propongono di risolverli? Con ulteriore conoscenza, quella espressa la loro, quella "sacra", che a differenza delle altre, produrra' il paradiso che verra'... Io questa la chiamo ostinazione ottusa, oltreche' blando segno di squilibrio mentale. (squilibrio nel senso proprio del termine, senza particolare accezione moralmente negativa)

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  9. << Gestire e guidare porta ad un'organizzazione sempre piu' complessa che abbisogna di sempre piu' gestione e guida, irreversibilmente, fino al collasso, che immancabilmente colpisce per prime le societa' che esagerano nella gestione e guida. >>

    Caro Diaz, mi sembra di leggere Tainter, qui....
    Però, tanto per tornare al mio pallino, se controlli e pianifichi e IN PIU' sei anche indirizzato sulla strada sbagliata, le conseguenze sono anche pegigori.

    Un esempio ? Quello demografico.
    Mi pare ovvio che per controllare e ridurre la popolazione mondiale ci vorrebbe un forte controllo.
    Ma noi stiamo usando il controllo mondiale dalla parte sbagliata, ovvero per cercare di gestire alla meno peggio (cibo, abitazioni, medicine, ecc.) una popolazione sempre in aumento.

    Allora, controllo per controllo, preferisco il primo.

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    1. Sinceramente mi pare che questa storia infinita del "controllo dalla parte sbagliata" abbia un po' fatto il suo tempo, e mi rende estremamente sospettoso.
      Quale sarebbe la parte giusta? E' ovvio che chiunque controlli e' convinto di essere dalla parte giusta.

      Io ne conosco di gente che per aver passato 40 anni sui banchi di scuola prima da una parte poi dall'altra si sente capace e in dovere di tale controllo, peccato che non sappiano avvitare una lampadina ne' stringersi i lacci delle scarpe.

      Tipicamente, devo dire.

      Di solito chi parla di controllo e' colui che non ha mai provato davvero a implementarlo in pratica, e che non sa di non sapere NULLA di cio' che dovrebbe controllare.

      Vedete che scivoliamo deliberatamente nel mondo orwelliano senza accorgercene? (in realta' ci siamo gia', solo che dall'interno, presi dalle mille incombenze che tolgono il tempo per pensare e volte per respirare, non si vede).

      No, sono assolutamente in disaccordo con la faccenda del controllo. Nei tempi lunghi non serve a nulla. Serve solo a soddisfare il narcisismo di chi lo attua. Non sono d'accordo per motivi razionali, e pure estetico-morali.

      "Mi pare ovvio che per controllare e ridurre la popolazione mondiale ci vorrebbe un forte controllo."

      Che per controllare ci voglia controllo non c'e' dubbio: ma questa e' un'opinione abbastanza "nazista", che inevitabilmente produce reazione maggiore e contraria nel verso opposto, avendo per oggetto materia vivente, adattiva e reattiva. Contro-producente percio'. Non e' per niente detto che il controllo in un senso produca effitti nello steso senso, la sotira ci insegna che ogni moda sfocia invariabilmente nella reazione, anche violenta, ad essa. Siamo fatti cosi'.

      Oltretutto, la sempre maggiore artificiosita' del mondo in cui viviamo (postmoderno) rende le nostre credenze, anche "scientifiche", sempre piu' campate per aria, altro che secoli bui, una veloce scorsa ai commenti e agli articoli dei blog rende patetiche le peggiori superstizioni medioevali.

      Il catastrofismo-picchismo ha molti lati oscuri e per niente commendevoli.

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    2. Stiamo prendendo una brutta piega, dobbiamo fare attenzione, una volta evocati certi spettri non tornano piu' a cuccia prima di una tremenda catarsi. Un conto e' la discussione accademica a ruota libera dove ogni opinione e' solo un esercizio mentale e di lotta piu' o meno ritualizzata fra idee, un conto il suo possibile riflesso nel mondo reale. Bisogna saper navigare a vista, quella di trasformare il mondo in un unico organismo perfetto (gaia) e' una velleita' accademica con tanto del tipico narcisismo adolescenziale che caratterizza l'accademia (andando con gli storpi si diventa storpi), gli organismi perfetti non si evolvono, se la vita sulla terra fosse un organismo perfetto, non esisterebbe.

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  10. @ Sergio

    << Ecclesiaste: Maggiore sapienza maggiore tormento >>
    Sottoscrivo in pieno.

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    1. "Maggiore sapienza maggiore tormento"

      Siete sicuri?
      A me pare che siano le persone piu' ignoranti e superstiziose a vivere nell'angoscia e nel terrore continuo del complotto.
      E sono le persone con lo spazio mentale piu' ristretto a essere piu' deboli di fronte alle avversita': il che le rende peraltro, di solito, piu' cattive e aggressive: secondo loro per legittima difesa, naturalmente.

      Fa delle considerazioni simili il bel "senza un soldo a parigi e londra" di orwell, lettura interessante ben piu' dei suoi libri piu' famosi.

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    2. Forse il verso dell'Ecclesiaste suona un po' sentenzioso, ma in pratica è vero: più averi e compiti hai più devi impegnarti per conservarli (gli averi) e assolverli (i compiti). Per questo tanti hanno oggi l'esaurimento (o come dicono gli anglofili: burnout) e sono assicurati e riassicurati contro eventualità. Si può certo dire che la mania dell'assicurazione è una nevrosi, ma come sfuggirle? Io comunque ho solo le assicurazioni obbligatorie (cassa malati, assicurazione auto, anche una Haftpflichtversicherung - 60 franchi - che può essere utile, per es. se il mio cane morde qualcuno). A dir la verità è assicurato anche l'immoblile di cui sono parzialmente proprietario.
      I tempi moderni erano già insopportabili ai tempi di Chaplin, figuriamoci oggi. Qualche fortunato non troppo stressato o persino felice e contento c'è però anche oggi (forse tu quando ti sposti in bicicletta?).

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    3. Poscritto

      Haftpflichtversicherung = assicurazione responsabilità civile

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    4. Haftpflichtversicherung = assicurazione responsabilità civile

      Grazie della precisazione, l'altra volta cercando il significato di "vorwarts kameraden" che avevi citato in risposta a qualche mia divagazione/sproloquio sono capitato su un brano youtube dei "rassenhass", scoprendo cosi' l'esistenza di tali tomi.... (rotfl)

      Per il resto, ci siamo capiti. Alla fine di qualsiasi cosa scrivo, mi rendo conto che avrei potuto scrivere il contrario, qualsiasi cosa cio' significhi, e avrebbe avuto qualche valore di verita' lo stesso.

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    5. "Forse il verso dell'Ecclesiaste suona un po' sentenzioso, ma in pratica è vero: più averi e compiti hai più devi impegnarti per conservarli (gli averi) e assolverli (i compiti)."

      Una cosa inaspettata che ho notato ormai ripetutamente, e' che di fronte alla "grande mietitrice " sono molto piu' sereni gli agnostici o gli atei senza alcuna speranza di vita eterna, o quelli per i quali la religione non ha valenza di ossessione. Per gli altri, non so se il terrore possa dipendere dal fatto che contro ogni loro aspettativa, alla fine nemmeno il purgatorio si presenti come obiettivo raggiungibile...

      Sugli averi e i compiti, non occorre scomodare l'ecclesiaste, basta il modestissimo mauro corona:
      https://www.youtube.com/watch?v=j6NX-V69YIc

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  11. @ Diaz

    << gli organismi perfetti non si evolvono, se la vita sulla terra fosse un organismo perfetto, non esisterebbe. >>

    Su questo siamo d'accordo.
    Ed infatti apprezzo molto Richard Dawkins che, nei suoi libri, evidenzia molto bene l'aspetto di inutile sofferenza che caratterizza l'evolversi della vita sulla terra (ne ho parlato in vari post; l'ultimo del maggio 2012)..

    Poi, sulla "sindrome da controllo" si può dire tutto il male possibile, ma noi umani siamo fatti così.

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    1. La "sindrome di onnipotenza" e' una fase dello sviluppo del bambino, che se permane troppo nell'adulto e' sintomo di immaturita' e squilibrio, spesso presente nelle persone di grande successo e nei grandi conodottieri (secondo la madre di hitler, il suo bambino era un dio).

      La funzione di holding
      Holding (letteralmente "sostegno") è un termine introdotto da Winnicott per definire la capacità della madre di fungere da contenitore delle angosce del bambino. Lo holding è la capacità di contenimento della madre sufficientemente buona, la quale sa istintivamente quando intervenire dando amore al bambino e quando invece mettersi da parte nel momento in cui il bambino non ha bisogno di lei. All'interno dello holding il bambino può sperimentare l'onnipotenza soggettiva, ovvero la sensazione di essere lui, con i suoi desideri, a creare ogni cosa. Questa esperienza è necessaria ed indispensabile per il sano sviluppo dell'individuo, e può verificarsi soltanto all'interno di uno spazio fisico e psichico (uno holding environment) che possa permettere la sua espressione.

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    2. Pardon, la "fase di holding" e' tratta da wikipedia:
      http://it.wikipedia.org/wiki/Donald_Winnicott

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  12. @ Diaz

    Ma tu hai fatto studi di psicologia ?
    Mi sembra che maneggi la materia con una certa padronanza.

    In ogni caso, complimenti: per la convivenza umana non c'è materia più indispensabile (e meno studiata a scuola) della psicologia.

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    1. Assolutamente no... diciamo che gli studi di psicologia li ho fatti "sul campo"... zappando la terra, anche letteralmente.
      Dall'esperienza intercorsa, il mio consiglio e' che, se possibile, sia meglio evitare... perlomeno per come li ho fatti io...
      Meglio non sapere, come raccomandato dall'"ecclesiaste" citato sopra da Sergio...

      Dopo avervi postato quanto sopra prima, ho letto il link di wikipedia piu' approfonditamente, la faccenda della sindrome di onnipotenza dell'infante, come stadio dello sviluppo, l'avevo orecchiata a suo tempo, decenni fa, e credevo a dire il vero che fosse di Piaget, e come succede per le cose che "fanno accendere la lampadina", la misi in memoria, nello "stack", mi pareva esplicativa.

      A leggere la wikipedia di cui sopra, vedete che Winnicott (non l'avevo mai sentito nominare, o non lo ricordavo) considera la "madre sufficientemente buona" l'optimum.

      Noi , che siamo piu' scafati, possiamo invece presumere che la "madre sufficientemente bona" di Winnicot in realta' sia quella madre che considera suo figlio una specie di Dio o, alla meno peggio, un viceDio, e che la definizione di "sufficientemente buona" non sia necessariamente da noi condivisa...

      Inutile che vi rimembri le incarnazioni nei vari casi storici: a volte sono benigne (Cristo) , a volte deleterie (Hitler), anche se bisogna dire che entrambi consideravano "anticristo" l'altro, e probabilmente in mezzo si trovano tutti i casi intermedi.

      Noi chi siamo per prendere posizione.

      Per interpretare meglio quanto sopra, tenete presente che l'homo sapiens, biologicamente, e' diventato tale prolungando indefinitamente lo stadio dello sviluppo infantile (siamo l'unico animale che ha bisogno di cure parentali lunghissime e, francamente, intollerabili, in mezzo a tsunami di orina e sterco), "neotenia" si chiama, mantenendo cosi' piu' a lungo la plasticita' del tessuto neurologico e quindi l'elasticita' mentale, e vivendo piu' a lungo: come per tutte le cose, coi contrappassi relativi.

      Mah, che dire... cari "ecclesiasti", statemi bene, gia' il fatto che ci si possa intendere, per quanto in chissa' che grado, su queste cose, non e' poco. O meglio, lo e'.

      O tempora, o mores.

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  13. << l'homo sapiens, biologicamente, e' diventato tale prolungando indefinitamente lo stadio dello sviluppo infantile (...), "neotenia" si chiama. >>

    Verissimo. E questo, a livello culturale, fa tutta la differenza del mondo.
    Noi non siamo sicuramente l'unica specie ad avere una "cultura", ma la nostra ha un'ampiezza ed una plasticità che le altre specie non possono neppure avvicinare.

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    1. Il prezzo e' restare infantili per tutta la durata della vita (vedi appunto la "sindrome di onnipotenza", e' questo il collegamento che volevo evidenziare) che non e' di per se' un pregio.

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