sabato 31 agosto 2013

Terminator

Molti film di fantascienza mettono in scena improbabili guerre all’ultimo sangue (sangue ?) tra uomini e macchine, in genere mostrate come ribelli e cattive.
Sono sciocchezze, ovviamente. Ma già ora si possono verificare situazioni, abbastanza paradossali, in cui si crea una sorta di competizione tra uomini e (proprietari di) macchine, per lo sfruttamento della stessa risorsa.
Come nel caso del c.d. bio-combustibile, la cui assurdità a livello ambientale ci viene spiegata in modo chiaro ed inequivocabile dal bravissimo Antonio Turiel, in questo imperdibile articolo (da Effetto Cassandra).
LUMEN


<< Già da un paio di decenni nella maggior parte dei paesi occidentali è obbligatorio per legge che una parte di ciò che viene distribuito dalle pompe delle stazioni di servizio sia (…) bio-combustibile.
Per bio-combustibile si intende un liquido di origine vegetale che può supplire, almeno parzialmente, ai carburanti convenzionali di origine fossile. La percentuale (…) oscilla dal 7%, come obbliga l'Unione Europea, al 15% vigente in molti stati degli USA. 
Perché è stato introdotto quest'obbligo ? (…) C'è stata, a suo tempo, una motivazione principale: diminuire la dipendenza dall'esterno. L'idea che avevano i legislatori era che i nostri agricoltori occidentali avrebbero coltivato il nostro combustibile.

Tuttavia, come mostrano numerosi studi, il ritorno energetico (EROEI) della maggior parte dei bio-combustibili è talmente basso che in realtà quello di “coltivare la nostra energia” è un affare disastroso.
Tanto disastroso che finora l'aggiunta di bio-combustibili era sovvenzionata dagli Stati, nella speranza che la tecnologia si sviluppasse sufficientemente da far aumentare la redditività energetica e con essa la redditività economica e che alla fine ne sarebbe valsa la pena. 
Tuttavia, quello che è successo nella pratica è che, al calore della normativa che da un lato obbliga l'aggiunta di bio-combustibili e che dall'altro li sovvenziona, è nata una grande industria su scala globale, destinata alla coltivazione su grande scala di diverse piante per la produzione di bio-combustibile. (…)

Di sicuro conviene chiarire che il nome più corretto per queste sostanze è agro-combustibili, visto che il prefisso “bio” potrebbe dar da intendere che siano prodotti naturali e tutto sommato rispettosi dell'ambiente (…), mentre in realtà si tratta di prodotti derivati dall'attività su grande scale del settore alimentare e coltivati a livello industriale.
E giustamente, a causa dell'uso delle tecniche di grande scala necessarie per coprire una tale mole di domanda, questo è il motivo per cui l'EROEI è così basso: per produrre i 2 milioni di barili giornalieri di “bio-combustibili” (…) che si producono oggigiorno nel mondo, si utilizza una quantità enorme di fertilizzanti, pesticidi, trattori, mieti-trebbie e diverse macchine di macchina per la lavorazione, con grandi input di energia. Un vero e proprio spreco energetico, ma che fino ad ora poteva essere marginalmente redditizio – con le sovvenzioni – visto che finora l'energia era a buon mercato. (…)

La produzione di agro-combustibili è in competizione con gli usi alimentari, portando a situazioni aberranti.
Per esempio, nel 2011 gli Stati Uniti hanno dirottato il 43% della produzione di mais verso il bio-etanolo con un EROEI di 1 (!!), mentre a livello mondiale il 6,5% dei cereali e l'8% degli oli vegetali sono stati destinati ai bio-combustibili (…).
L'Argentina coltiva grandi quantità di soia destinata all'esportazione e alla produzione di bio-diesel con un EROEI che non arriva a 2 (!), la produzione di bio-etanolo da canna da zucchero del Brasile è solo marginalmente redditizia   (…) e quella dell'olio di palma dell'Indonesia e della Malesia (…) [utilizza] pratiche di coltivazione che non sono affatto sostenibili. 

E nel frattempo, grazie al fatto che vengono dirottati questi alimenti per sfamare le macchine dei ricchi, i poveri muoiono di fame.
E se questo fosse poco, l'introduzione di agro-combustibili genera problemi nuovi, a volte di particolare gravità. Per esempio, l'etanolo di origine vegetale è corrosivo (…), il che obbliga ad introdurre più inibitori della corrosione.
Dall'altra parte, il bio-diesel non equivale perfettamente al petro-diesel, la sua molecola è polare e più igroscopica, per cui può accumulare acqua con più facilità. Quest'acqua diminuisce il potere combustibile della miscela, (…) e spesso vi proliferano colonie di batteri ed altri microrganismi che generano una gelatina che può produrre ostruzione nel motore e che se arriva agli iniettori possono causare una grave avaria.

Per evitare reclami, i proprietari delle stazioni di servizio fanno trattamenti periodici dei propri depositi con biocidi, che sono essenzialmente antibiotici (non negherete questa è una grande, grande ironia: togliendo il cibo agli uomini per darlo alle macchine abbiamo ottenuto che le macchine soffrono di malattie da uomini).
Aggiungete a ciò che alcuni bio-diesel, come l'olio di palma, hanno punti di fusione abbastanza alti, per cui a temperature moderatamente basse solidificano e causano problemi simili – il che obbliga la grande distribuzione di carburante a tenere un occhio sulle previsioni meteorologiche a vari giorni, al fine di decidere la miscela (…). 
C'è qualche buona prospettiva tecnica riguardo ai bio-combustibili che giustifichino gli attuali svantaggi?

In realtà no. Un recente e molto esteso studio sui bio-combustibili realizzato dall’esercito degli Stati Uniti mostra che non solo gli attuali sono un controsenso energetico, ma che persino i previsti bio-combustibili di seconda generazione (che proverrebbero dalla frazione di cellulosa dei vegetali e delle alghe marine) avranno sempre un EROEI molto basso. 
Ma i biocombustibili hanno vantaggi di tipo politico:

- Servono a convertire il gas naturale in qualcosa di simile al petrolio.
 Effettivamente, la maggior parte del consumo di energia nelle coltivazioni industriali si deve all'uso di fertilizzanti, i quali consumano grandi quantità di gas naturale. Con questa strategia possiamo ovviare parzialmente alla mancanza di petrolio (che, ricordiamo, è avviato al suo tramonto).
Ma questa strategia non è esente dal problema, al contrario. Da un lato, la produzione massima di agro-combustibili è molto limitata, tenendo conto del fabbisogno di terre coltivabili, acqua e fertilizzanti. (…).
Dall'altro lato, il picco del gas è dietro l'angolo (anche tenendo conto della truffa del gas di scisto estratto con la tecnica del fracking – truffa che abbiamo già segnalato (…).

- Aiutano a mantenere l'illusione che non sta succedendo niente. Effettivamente, grazie a questi 2 Mb/g che forniscono ad oggi possiamo, da una parte, trasferire l'energia del gas all'energia assimilata al petrolio e, dall'altra parte, nelle statistiche di produzione del petrolio contiamo due volte una certa quantità (perché contiamo il petrolio che va ai trattori, alle mieti-trebbie, ecc. e dopo i barili di agro-combustibili prodotti, anche se sappiamo già che l'EROEI è praticamente di 1 in molti casi, cioè, l'energia consumata per la produzione degli agrocombustibili è più o meno la stessa che ci forniscono).

E, nella misura in cui aumentiamo la produzione di agro-combustibili, potremo mostrare una maggiore quantità di barili giornalieri prodotti, anche se in realtà l'energia che forniscono è la stessa o inferiore a quella consumata.
Così l'energia netta che arriva alla società è in realtà la stessa o inferiore. Questo sì, può mascherare le statistiche di produzione di petrolio, ma aumentando la produzione di agro-combustibili aggraviamo il problema della fame nel mondo. 

- Sono una parte importante delle esagerazioni e dei miti sul futuro della produzione di petrolio degli Stati Uniti. (…) Gli agro-combustibili sono una percentuale apprezzabile di ciò che si suppone farà aumentare la produzione di tutti i liquidi del petrolio degli Stati Uniti (presupponendo anche che i problemi di produzione agricola non si aggravino, il che è dubitabile).
La cosa più divertente è che si pretende di far credere che la base del futuro energetico presumibilmente brillante degli Stati Uniti sono i petroli di scisto, quando questi scenari presuppongono che gli agro-combustibili avranno una produzione maggiore. Cosa succede qui? Che si devono mantenere le aspettative sul petrolio da fracking e sperare che la bolla non scoppi.  

Se ci pensate, le tre motivazioni evidenziate qui sopra sono completamente false e miopi  e in nessun modo rispondono alle ragioni che a suo tempo hanno portato alla piantagione obbligata degli agro-combustibili.
Perché, allora, si mantiene una strategia sbagliata? Perché non si fa una rivalutazione degli obbiettivi comparata coi dati reali?
Finché non si fa questo, andremo a mettere sotto pressione un altro settore, questo già molto compromesso, aumentando il rischio di collasso repentino e sistemico.  >>

ANTONIO TURIEL

4 commenti:

  1. Trent'anni fa - ripeto: 30 anni fa - un giornale liberale come il quotidiano di Zurigo (Neue Zürcher Zeitung) - si chiedeva se non si dovesse limitare il numero dei veicoli in circolazione. Trent'anni dopo - con un traffico probabilmente raddoppiato se non triplicato - nessuno osa più porre una simile domanda: automobile e mobilità sono assurti a diritti umani e chi osasse avanzare qualche dubbio sull'incremento del traffico passerebbe per ... già, come si dovrebbe definire un simile individuo? Sicuramente è un ecofascista che mette a repentaglio l'occupazione, un tardoromantico dei miei stivali che non ha ancora capito che senza crescita - anche del traffico - qui finisce male. Il petrolio sta per finire? Sotto con gli agrocombustibili, e poi col fracking e poi con il nucleare, in attesa della fusione nucleare. Troppi rifiuti? Nuova occupazione per lo smaltimento? Aria inquinata e irrespirabile? Ci abbiamo i deodoranti.
    L'Italia è fra parentesi uno dei paesi più motorizzati del mondo: 53 automobili per 100 abitanti. Ma non basta! Diceva Agnelli: ci sono ancora troppi pedoni! (era una barzelletta, ma se non è vero è ben trovato). Ben venga la crisi dell'auto, io godo!
    Se fossimo ancora tre miliardi come negli anni Settanta l'auto ci starebbe ancora (forse). Nel 2000 circolavano 550 mln di vetture circa (nel mondo intero!). Oggi siamo a circa un miliardo e si prevede un raddoppio per il 2025 (Marchionne si fregherà le mani).
    Bisogna rassegnarsi: l'uomo era e resta un belva feroce. Niente lo fermerà. Avanti tutta, allora. Almeno affretteremo la fine: meglio una fine col botto che una fine che non finisce mai.

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  2. Caro Sergio, trovo ineccepibile il tuo j'accuse contro l'automobile, che condivido in pieno e, nel mio piccolo, metto in pratica (possiedo solo una piccola utilitaria a GPL e la utilizzo solo in casi eccezionali).
    Volendo cercare un segnale di ottimismo, ho letto da qualche parte che i giovani non sentono più l'attrazione dell'auto come status symbol e che la snobbano molto più di quanto hanno fatto le ultime generazioni.
    Che sia un piccolo punto di svolta in positivo ?

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    1. "Volendo cercare un segnale di ottimismo..."

      "Che sia un piccolo punto di svolta in positivo?"

      Vedo che nonostante tutto non disperi ...

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    2. SPES ULTIMA DEA !

      (I latini avevano già detto tutto).

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