sabato 24 agosto 2013

John, il sognatore

LUMEN: Ma guarda chi si vede: il grande John Lennon !  Good morning, John.
 
JOHN: Good morning to you.
LUMEN: Ti vedo in splendida forma. Direi entusiasta.

JOHN: E’ vero. Ho immaginato una cosa bellissima, una specie di sogno.
LUMEN: Raccontami.

JOHN:  Imagine there's no heaven. (Immagina che non ci sia nessun paradiso).
LUMEN: Ma pensa…

JOHN:
It's easy if you try. (E’ facile, se ci provi).
LUMEN: E’ facile, ma solo se non sei un credente fortunato.

JOHN: Un credente fortunato ?
LUMEN: Sì’, Quei credenti un po’ ingenui e superficiali, che danno per scontato che loro andranno sicuramente in paradiso. Per loro, rinunciare ad una simile ìdea  non sarebbe molto piacevole.

JOHN: Mah, non saprei.
LUMEN: Continua.

JOHN: No kind of hell below us; above us only sky. (Nessun inferno sotto di noi, e sopra noi solo il cielo).
LUMEN: Beh, qui non ci sono problemi. Fare a meno dell’inferno è una cosa che piace a tutti.

JOHN: Imagine all the people living for today. (Immagina tutta la gente vivere solo per il presente).
LUMEN: Ehm, qui entriamo in un terreno un po’ scivoloso.

JOHN: E perché mai ?
LUMEN: Va bene godersi il presente, giorno per giorno, per quello che ti può dare, ma questo non vuol dire vivere nelle nuvole, senza preoccuparsi del futuro e delle avversità che ci possono colpire. Parafrasando il Don Ferrante dei Promessi Sposi si potrebbe dire: “Carpe diem, Pedro, ma con judicio”.

JOHN: You may say I'm a dreamer. (Tu potresti dire che sono un sognatore).
LUMEN: Questo è sicuro.

JOHN: But I'm not the only one. (Ma io non sono il solo).
LUMEN: Anche questo è vero.

JOHN: I hope someday you'll join with us and the world will be as one. (Io spero che un giorno tutti voi vi unirete a noi, e che il mondo sarà una cosa sola).
LUMEN: Una cosa sola ? Questo sì, che è un sogno impossibile. Hai mai sentito parlare del gene egoista ?

JOHN: Vagamente.
LUMEN: I biologi evoluzionisti ce lo hanno spiegato nel modo più chiaro: se la cosa più importante, per i nostri geni, è la massima replicazione possibile, siamo tutti in competizione con tutti (consanguinei esclusi); altro che “una cosa sola”.

JOHN: Imagine there's no countries; it isn't hard to do. (Immagina che non ci siano nazioni, non è difficile da fare).
LUMEN: Dici ? A me invece pare molto difficile. Un uomo non può vivere senza un gruppo di riferimento. Se anche togli la nazione, finisci comunque nella tribù.

JOHN: Nothing to kill or to die for. (Nessuno da uccidere e nessuno per cui morire).
LUMEN: Questo è un pensiero bellissimo, caro John, te ne devo dare atto. E’ più facile realizzare la seconda cosa, rispetto alla prima (sempre per via del famoso gene di cui sopra), ma insomma…

JOHN: And no religion too. (E nessuna religione, anche).
LUMEN: Qui mi inviti a nozze. E chi può darti torto ?

JOHN: Imagine all the people living life in peace. (Immagina tutta la gente, che vive nella pace).
LUMEN: Eh, grande cosa la pace.

JOHN: Imagine no possessions; I wonder if you can. (Immagina che non ci siano proprietà; sono sorpreso se ci riesci).
LUMEN: E fai bene ad essere sorpreso. Perché mai l’uomo dovrebbe rinunciare al possesso di beni e al diritto di proprietà ? Va bene regolare gli eccessi, ma il principio, in sé, mi pare sacrosanto.

JOHN: No need for greed or hunger; a brotherhood of man. (Nessun bisogno per avidità o fame; una fratellanza di tutti gli uomini).
LUMEN: Mi dispiace, John, ma stai sognando l’impossibile.

JOHN: Imagine all the people sharing all the world. (Immagina tutta la gente che si divide il mondo).
LUMEN: Eh sì, proprio l’impossibile. Comunque i tuoi pensieri sono bellissimi e, se non altro, possiamo ringraziarti per questo. E per la tua musica. So long.

8 commenti:

  1. Caro Lumen, il sogno di un mondo di pace e fratellanza universale ha sempre attratto gli uomini, ma la realtà poi ha sempre smentito i sogni. L'ultimo grande sogno di fratellanza e di fine della storia si ebbe dopo l'89 con la caduta dell'Unione Sovietica: si pensava ad una pace perenne sotto il regno americano, ma il sogno finì l'11 settembre 2001 e poi con il tracollo dell'economia americana e il loro debito comprato dai cinesi. Darwin e la sua moderna reinterpretazione da parte di Dawkins sono un ottimo mezzo per tenerci ancorati alla realtà, ma non sempre è così. La storia europea della prima metà del novecento si gioca in fondo su due diverse interpretazioni di Darwin: quella di Nietzsche così come malamente letto da Hitler, e quella di Pierce e James alla base della filosofia del pragmatismo americano. Sull'onda di una mala interpretazione di Nietczsche, Hitler credeva che "il più forte" dovesse prevalere nella lotta per la vita, mentre Pierce e James interpretarono Darwin in modo giusto: sopravvive e vince chi si "adatta" meglio ai cambiamenti ambientali, non il più forte. Inoltre Hitler aveva mal appreso da Nietzche il ruolo della volontà come capace di dominare il mondo, mentre gli anglosassoni davano un ruolo non solo alla razionalità pragmatica degli empiristi, ma soprattutto al razionalismo critico di Kant capace di coniugare la scienza con l'etica della libertà. Heidegger dedicò tutti gli anni successivi al 1934 a criticare l'idea sbagliata dei nazisti su Nietzsche ( e su Darwin) e i suoi scritti furono raccolti nel voluminoso testo "Nietzsche" in cui riconsegna il filosofo alla giusta grandezza dandone una interpretazione ben diversa da quella dei nazisti. Il darwinismo nella sua giusta interpretazione anglosassone ha influenzato profondamente tutti gli aspetti della società contemporanea, basti pensare all'economia con il liberismo di Milton Friedman o con il liberalismo più moderato di Michael Porter (vedi il suo testo fondamentale: "Il vantaggio competitivo delle nazioni"). L'utopismo pacifista universalista ha interessato più la vecchia Europa e regolarmente rinasce, nonostante tutte le smentite della storia. Io ritengo, a differenza dello spirito di Lennon, che quando le società umane smetteranno di competere tra loro, e così gli individui tra loro, ci sarà sì la pace, ma sarà quella dei cimiteri.

    RispondiElimina
  2. Caro Agobit, grazie per la bella sintesi di filosofia e pensiero del novecento. Certamente gli uomini continueranno a competere tra loro e così le nazioni, che ne sono l'immagine ingrandita.
    Certo, se ci fosse un po' meno violenza, anche la competizione sarebbe un po' più accettabile.
    Ma quando si tratta di sopravvivenza (e quando le risorse sono limitate si tratta SEMPRE di sopravvivenza, propria o della prole), il fine giustifica qualsiasi mezzo.
    Purtroppo.

    RispondiElimina
  3. In effetti è difficile immaginare uno stato di pace universale in cui tutti danno il massimo e ricevono quanto gli serve (l'ideale comunista). Un mondo senza competizione è ancora oggi impensabile, eppure una forma di più o meno pacifica convivenza si dovrà trovare (sembra che ci siano 4000 atomiche "pronte per l'uso" attualmente - un miracolo che non ne sia stata ancora lanciata nemmeno una per sbaglio).
    Ma forse si riuscirà a smantellare gli arsenali nucleari e a trovare un modus vivendi fra i popoli, a cominciare dall'equa distribuzione delle risorse indispensabili alla sopravvivenza di tutti. Cosa difficile, ma non impossibile (e probabilmente necessaria).

    RispondiElimina
  4. Caro Sergio, quella atomica è sempre una minaccia terribile, anche se oggi, per qualche ragione, sembra più lontana.
    Ma non bisogna mai abbassare la guardia.
    Forse (e dico forse) il fatto che ad Horoshima e Nagasaki sia avvenuto quello che è avvenuto (con l'orrore che tutto il mondo ha provato ed interiorizzato) ci ha salvato da tragedie peggiori.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ripeto: 4'000 atomiche "einsatzbereit" - pronte ad essere lanciate (da terra, da sommergibili, da aerei).
      Non penso proprio che il mondo abbia "interiorizzato" l'orrore di Hiroshima e Nagasaki. La gente non ci pensa perché le bollette da pagare sono molto più pressanti. Poi pensa - s'illude - che mica saranno così scemi da scatenare l'apocalisse. È vero che USA e Unione Sovietica si sono ben guardate da un'avventura e firmarono il trattato MAD (mutual assured distruction).

      Ma se ne partono per sbaglio solo una o due di quelle 4'000 ci sarà da divertirsi: allora sì che interiorizzeremo davvero, ma troppo tardi.

      Secondo me la produzione e la detenzione di queste spaventose armi di distruzione di massa è già di per sé un crimine contro l'umanità, altro che le supposte armi chimiche di Assad. Stranamente nessuno reclama, nemmeno il papa che potrebbe ricavare molto prestigio dalla lotta contro il nucleare. Certo che non vedo proprio come USA, Russia, Israele, India, Pakistan, Francia e Inghilterra possano dichiararsi disposte a smantellare i loro arsenali. Più probabile che lancerebbero un missile sul Vaticano.

      Elimina
  5. Caro Sergio,
    comprendo benissimo le tue preoccupazioni, però l'uso delle armi nucleari resta una cosa talmente spaventosa che sperare in un autocontrollo da parte degli stati che le possiedono, non è pura utopia.

    Lo stesso non si può dire, invece, per le armi chimiche, che, essendo considerate meno "apocalittiche", hanno finito per essere utilizzate parecchie volte, nonostante i trattati.

    Mi viene da pensare che se la crisi ambientale che ci attende dovesse scatenare dei conflitti regionali, sarebbe pià probabile veder usate le armi chimiche che non quelle nucleari.
    Ma forse sono io che mi illudo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Indubbiamente la potenza distruttrice delle armi atomiche ha finora impedito il loro uso - tranne che in Giappone, ma in condizioni molto particolari. Tuttavia queste armi si producono per usarle - ovviamente solo in caso estremo, ma a giudizio di chi vuole usarle. Gli Israeliani non chiederanno il nulla osta degli Americani la prossima volta. Sembra che nella guerra del Kippur (1973) Golda Meir volesse attaccare l'Unione Sovietica che sosteneva e armava l'Egitto. Gli Americani la dissuasero ... Ai Pakistani e agli Indiani gli prudono le mani per il Kashmir ...
      Insomma, troppo tranquilli non si può restare. Ma ovviamente pensiamo che non saranno così pazzi (mad) da scatenare una guerra atomica. Comunque intanto le armi continuano a produrle e a perfezionarle (ti ricordi la bomba a neutroni? Che fine avrà fatto?). I Romani dicevano "si vis pacem para bellum", ma si trattava di gladi, lance, fionde ...

      Non capisco questo orrore e scandalo per le armi chimiche. Sono armi micidiali e schifose, ma meno delle atomiche. In Siria ci sono già stati circa 100'000 morti senza armi chimiche - l'aggiunta di qualche migliaio di morti a causa dei gas cosa cambia in sostanza? Centomila morti a causa di bombardamenti e azioni di guerra sono tollerabili, l'uso dei gas però no? È chiaro che Americani Francesi e Inglesi (e ora anche i Turchi) stanno cercando il casus belli per attaccare. Speriamo che stavolta la Russia dica alt (per l'Iraq e l'Afghanistan non ha detto niente).

      Tuttavia mi rendo conto dell'impossibilità di uno smantellamento degli arsenali nucleari nel breve e medio periodo (almeno cento anni). Poi se si rinunciasse alle armi nucleari si dovrebbe potenziare l'armamento classico, inclusi i modernissimi e micidiali aerei e i droni. E se rinunciassimo anche a queste armi dovremmo pur sempre moltiplicare le armi antiche (spade, mazze, coltelli). Se si dichiarassero poi non lecite anche queste armi non resterebbe che la forza bruta per difendersi. A questo punto avrebbero la meglio i gruppi più numerosi (è chiaro che in dieci contro uno quell'uno non ha scampo anche se s'ispira a Orazio Coclite). I meno numerosi devono per forza compensare l'inferiorità numerica con l'intelligenza, cioè sviluppando armi più letali dei pugni.

      Solo l'arrivo dei marziani costringerebbe gli umani a "stringersi in social catena" per far fronte agli invasori.

      Elimina
  6. << Poi se si rinunciasse alle armi nucleari si dovrebbe potenziare l'armamento classico, inclusi i modernissimi e micidiali aerei e i droni. >>

    Appunto.
    Forse il periodo di relativa pace goduto dal mondo in questi ultimi 50 anni (pace instabile, certo, ma pur sempre significativa) potrebbe proprio essere figlio dell'equilibrio del terrore portatoci dall'atomica.

    Però è anche vero che se dovesse mai partire un'atomica ai giorni nostri, anche una sola, lo status quo si romperebbe e nulla sarebbe più come prima.
    Non resta che sperare.

    RispondiElimina