venerdì 19 aprile 2013

Breve contro-storia d’Italia - 2

(Concludiamo l'articolo di Ugo Bardi sulla contro-storia energetica dell’Italia dall’unità ad oggi)

(seconda parte)

<< Lo stato italiano da poco creato è risultato sorprendentemente resiliente. Naturalmente, l'Italia non è mai stata sufficientemente potente da competere con le grandi potenze, ma ha giocato il ruolo che ci si aspettava nel Mar Mediterraneo.
L'Italia ha fermato i tentativi francesi di espansione in Tunisia e, nel 1911, si è presa un pezzo di terra in Nord Africa sconfiggendo l'Impero Ottomano e annettendosi  (…) la Libia. 
Questo ha creato uno stato cuscinetto fra le sfere di influenza della Francia e della Gran Bretagna in Nord Africa.

Per lungo tempo, l'alleanza fra Gran Bretagna e Italia è rimasta forte (…). L'Italia è rimasta una buona cliente del carbone britannico e meta preferita per i turisti britannici e per gli espatriati.
Ma le cose sarebbero cambiate con la fine della Grande Guerra.
Finché l'Italia poteva importare carbone dall'Inghilterra, la sua economia ha prosperato e l'alleanza con la Gran Bretagna è rimasta forte.
Ma con la fine della Prima Guerra Mondiale, le miniere in Inghilterra hanno iniziato ad avere problemi ad aumentare la produzione e persino a mantenerla ai vecchi livelli. La Gran Bretagna stava attraversando il proprio “picco del carbone”.

In Italia questo evento è stato percepito come un tradimento e gli italiani proprio non potevano capire perché la Gran Bretagna non volesse dar loro il carbone di cui avevano bisogno.
Il risultato è stata una sfiducia generalizzata che è stata trasformata in odio contro la “Perfida Albione”, come la stampa italiana ha cominciato a chiamare la Gran Bretagna negli anni '30. Ma gli insulti contro i perfidi inglesi non potevano essere trasformati in carbone.

L'Italia stava diventando come una bestia affamata chiusa in gabbia: è impazzita (…). 
Negli anni '30, il governo italiano si è comportato come se il suo scopo dichiarato fosse quello di distruggere il paese.Una serie di guerre hanno portato alla bancarotta un'economia già in difficoltà e l'invasione dell'Etiopia nel 1936 è stata una campagna enormemente costosa che ha portato pochi guadagni o nessuno all'Italia (…).
Il governo ha completato il lavoro con la Seconda Guerra Mondiale, dove un'Italia impreparata è stata completamente sconfitta e distrutta.

Dopo la fine della guerra, l'Italia è riuscita a ricostruire la propria economia basandosi sul petrolio greggio. Ma la crisi petrolifera che è iniziata negli anni 70 è stata per molti versi la ripetizione della crisi del carbone degli anni 20.
Senza petrolio a buon mercato, l'industria italiana non poteva semplicemente sopravvivere e questa, probabilmente, è una delle ragioni della vena di follia che pervade la politica italiana ai giorni nostri.
Fortunatamente, stavolta l'Italia non può reagire alla crisi diventando aggressiva, com'è accaduto negli anni 30.

La ragione per cui strutture politiche grandi e complesse, come gli stati nazionali, esistono, è perché danno benefici che giustificano i loro costi.
Ma tutti i sistemi politici sono soggetti a ciò che Joseph Tainter chiama il “ritorno decrescente della complessità”. Con il declino delle risorse che hanno creato il sistema, la complessità cessa di essere un vantaggio e diventa un fardello.
Il risultato normalmente è quella rapida diminuzione di complessità che chiamiamo “collasso”.

L'Italia come stato unificato è un sistema politico complesso che è stato creato a causa di ragioni strategiche ed economiche al tempo della sua creazione. Un governo centralizzato ha prodotto vantaggi in termini di difesa territoriale e di integrazione economica che hanno giustificato il suo costo.
Ma le cose sono cambiate profondamente in entrambe le aree.

Per prima cosa, nell'era delle superpotenze l'Italia non può mantenere un potere militare autonomo.
Oggi, il sistema militare italiano è completamente incorporato nella NATO. In termini di politica estera, l'Italia è parte dell'Unione Europea e possiamo dire ragionevolmente che l'Italia non ha più una politica estera indipendente.

Poi, con la crescita dell'Unione Europea  la nascita dell'Euro, il governo italiano ha perso la possibilità di una politica monetaria indipendente e con questa la propria capacità di intervenire nell'economia nazionale.
Essendo poi parte del WTO (World Trade Organization), il governo italiano ha ulteriori limiti su quanto può fare in termini economici.

Ciò che è rimasto al governo centrale italiano è la capacità di esigere tasse e, infatti, gran parte dell'attuale dibattito politico in Italia è su chi dovrebbe pagare le tasse, quante, e per cosa queste tasse dovrebbero essere usate.
Naturalmente, c'è un accordo generale sul fatto che le tasse dovrebbero essere usate per servizi come la polizia, le scuole, le strade, la giustizia, gli ospedali e cose del genere.
Ma lo stato italiano è una struttura costosa e sbilanciata.

Nonostante il declino del PIL nazionale, le tasse continuano ad aumentare ed oggi gli introiti delle tasse in Italia si mangiano quasi il 45% del PIL (negli Stati Uniti è meno del 30%) (…).
Ciononostante, la qualità dei servizi pubblici è percepita come in declino e agli italiani si chiede sempre più spesso di pagare per servizi che una volta erano gratuiti.
A questo punto, è legittimo chiedersi se questi servizi non possano essere forniti a costi inferiori (e possibilmente con migliore qualità) dai governi regionali; senza il fardello di un sistema di stato centralizzato.

Come è normale per tutti i governi, quello italiano non sa come tagliare i costi e riformare sé stesso. Continua a chiedere sempre più soldi ai cittadini mentre sogna mega progetti incredibilmente costosi, come il ponte sullo Stretto di Messina, la TAV Torino-Lione e molti altri.
Allo stesso tempo, il governo è stato incapace di impegnarsi anche in semplici gesti come la riduzione dei privilegi dei membri del parlamento. 

Questo non avrebbe cambiato molto nel bilancio dello stato, ma avrebbe almeno mandato un segnale agli italiani che i sacrifici sarebbero stati condivisi.
Non c'è da meravigliarsi che i cittadini italiani siano arrabbiati e confusi e che reagiscano con schemi di voto, alle elezioni nazionali, che sembrano confusi (…) [e che manifestano] il bisogno di una redistribuzione dei sacrifici che la difficile situazione economica impone.

Vedremo il collasso dell'Italia come stato centralizzato per dare spazio ai governi regionali?
Questo non sembra essere nell'orizzonte politico al momento, ma non può essere nemmeno escluso, come dimostra la diffusione della visione “revisionista” dell'unificazione italiana.
Quello che possiamo dire con certezza è che la crisi economica italiana sta diventando più profonda e che ci aspettano grandi cambiamenti. >>

UGO BARDI

2 commenti:

  1. Personalmente, trovo che il marxismo e più in generale il positivismo siano morti, e tentare di riportarli in vita sia una follia: spiegare l'Unità d'Italia tramite il carbone è un'idiozia. Ovvio che la Gran Bretagna avrebbe voluto uno stato in grado di limitare Francia ed Austria, ma lo stesso l'Unità d'Italia non può essere spiegata senza tener conto del genio militare di Garibaldi, dell'inettitudine meridionale, della concomitante espansione prussiana, e, anche a livello economico, dell'insieme di fattori che portarono il Piemonte, primo nella storia d'Italia,a cercare nuovi mercati. Esattamente come l'odio anti-Britannico non può essere spiegato senza tener conto dell'irrazionale ideale imperialista, e dell'allineamento ideologico alla Germania

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  2. Caro Unumanista, anzitutto benvenuto nel mio piccolo blog.
    A me l'interpretazione energetica di Ugo Bardi è sembrata molto convincente, anche perchè si richiama ai prinicipi di fondo di uno dei miei libri preferiti, ovvero ENTROPIA di J, Rifkin.
    Ovviamente si tratta di opinioni ed inoltre è ben noto che, nella storia, alle cause principali si aggiungono e si sovrappongono anche molte cause secondarie, non sempre di facile lettura.

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