sabato 13 aprile 2013

Breve contro-storia d’Italia - 1

Sono in molti (me compreso) ad essere convinti che la storia ufficiale, quella che si legge sui libri di scuola, non racconti le cose nel modo più adeguato per una reale  comprensione degli eventi, ma si limiti ad un susseguisti di fatti e di eventi, condizionati dal fatto, ben noto, che la storia la fanno i vincitori.
In questo bellissimo articolo (tratto da Effetto Cassandra), Ugo Bardi rivisita brevemente la storia dello Stato Italiano, dall’unificazione ad oggi, in un’ottica del tutto inconsueta, quella delle fonti energetiche.
E le sorprese non mancano.
LUMEN


<< A scuola, agli italiani viene raccontata la versione standard degli eventi che hanno portato l'Italia a diventare uno stato unificato nel 1861. Questa versione dice che gli italiani hanno combattuto duramente e con passione per l'ideale di un paese unito. Dopo alcuni tentativi falliti, alla fine, un migliaio di volontari coraggiosi hanno seguito il generale Garibaldi nella lotta contro l'arretrato e dittatoriale Regno di Napoli.
Con l'aiuto di molti patrioti napoletani, l'esercito di Garibaldi ha trionfato e questo ha portato all'unificazione dell'Italia in un unico stato governato dal saggio Re del Piemonte. Poco dopo, l'esercito italiano ha trionfato anche contro gruppi di banditi che hanno provato senza successo a resistere al processo di unificazione nel Sud Italia.

Tuttavia, esiste una versione diversa degli stessi eventi che sembra stia diventando più popolare in Italia in tempi recenti (chiamiamola “revisionista”).
Questa dice che il prosperoso e civilizzato Regno di Napoli è stato pugnalato alla schiena da una banda di mercenari guidati da un avventuriero di nome Giuseppe Garibaldi e pagati con l'oro del re del Piemonte. Con l'astuzia e il tradimento, Garibaldi è riuscito a sopraffare la resistenza disperata dell'esercito napoletano e a spodestare il Re di Napoli dal suo legittimo trono.
In seguito, molti coraggiosi combattenti per la libertà napoletani hanno cercato di ristabilire il loro legittimo re, ma sono stati sterminati senza pietà dalle truppe piemontesi.

Queste, naturalmente, sono delle descrizioni estreme di un dibattito in corso sull'unificazione dell'Italia. Ma queste visioni illustrano almeno una delle molte caratteristiche affascinanti della storia: quanto facilmente proiettiamo i nostri sentimenti moderni sulle persone e gli eventi del passato.
Qui, le versioni sia ufficiale sia revisionista, vedono l'unificazione dell'Italia alla luce di sentimenti che erano probabilmente lontani dal pensiero di quelli che hanno realmente vissuto l'evento.
Ma i limiti di entrambe le visioni non è tanto nel forzare quegli antichi eventi in schemi moderni, ma nella loro tendenza a vedere la storia in una prospettiva puramente italiana. (…)
La politica internazionale, [invece], ha giocato un ruolo fondamentale nell'unificazione, come la ricerca moderna sta iniziando a mostrare.

A partire dal 17° secolo, l'Europa ha iniziato ad essere travolta da un'onda nera. Era un’onda di carbone, una fonte di energia economica e abbondante mai vista prima nella storia. Col carbone, è arrivata la rivoluzione industriale e con essa la crescita economica e il potere militare.
Ma l'onda nera non è arrivata dappertutto allo stesso momento. A causa di eventi geologici remoti, il carbone si trovava principalmente nel Nord Europa. Quindi la rivoluzione industriale è iniziata nel sud della Gran Bretagna e nel nord della Francia.

Avere miniere di carbone non era strettamente necessario ad una regione per industrializzarsi: la fonte nera di energia poteva sempre essere importata. Il carbone era caro da trasportare via terra, ma poteva essere trasportato facilmente sull'acqua.
Così, il bisogno di trasportare carbone era una delle ragioni principali che hanno portato allo sviluppo della rete europea di canali navigabili che hanno cominciato ad essere comuni nel 19° secolo. Ma nelle zone calde e aride, c'erano grossi problemi per costruire vie d'acqua navigabili. Niente canali significava niente carbone e niente carbone significava niente rivoluzione industriale.  (…)
Delle regioni mediterranee, solo il nord Italia e la Catalogna hanno potuto costruire dei canali navigabili. Il resto è stato escluso dalla rivoluzione industriale.

Questo squilibrio di potere economico è stato il fattore chiave che ha generato l'unificazione italiana.
Il Regno del Piemonte (…) nell'Italia nord occidentale, aveva accesso a una rete di canali e, nel 19° secolo, è diventato una potenza militare ed industriale nella penisola italiana, mentre gran parte degli altri stati, specialmente al sud, erano rimasti economie agricole.
Questo squilibrio di potere non era in sé sufficiente a creare l'unificazione italiana, ma una serie di circostanze esterne lo ha reso possibile e forse inevitabile.

Prima della rivoluzione industriale, il Mar Mediterraneo era stato in gran parte un lago turco e, in parte minore, un entroterra dell'Impero Spagnolo. Ma Turchia e Spagna non potevano agganciarsi alla rivoluzione industriale: non avevano né sufficiente carbone né canali navigabili.
Col 19° secolo, l'ascesa delle potenze industriali europee ha creato un vuoto di potere in rapido sviluppo nell'area mediterranea. Gran Bretagna, Francia, Austria e Russia guardavano a sud con l'idea di incorporarsi un pezzo dell'Impero Turco in declino (…).

Napoleone dette inizio ai fuochi d'artificio con l'invasione dell'Egitto nel 1798. Quel tentativo fallì, ma era soltanto un rimandare i piani francesi.
Nel 1830, la Francia invadeva l'Algeria. Gli algerini opponevano una strenua resistenza ma, senza aiuto dall'Impero Ottomano in disfacimento, non potevano che essere sopraffatti dalla superiore potenza di fuoco e dal numero degli invasori. Stavolta era chiaro che la Francia era in Nord Africa per restarci. (…)

Non c'è voluto molto sforzo ai diplomatici britannici per vedere che c'era una soluzione per fermare l'espansione francese che non richiedeva un intervento militare diretto. Ciò che serviva era una forte Italia unificata.
Come stato, l'Italia sarebbe rimasta troppo debole per sfidare le potenze mondiali, ma sarebbe stata abbastanza forte da impedire un'invasione francese e per resistere ai tentativi francesi di dominare ciò che i governi italiani avrebbero visto come la sfera di influenza del paese in Nord Africa.
Così, l'interesse britannico all'unificazione italiana è diventato una forza motrice nella politica italiana.

Ma questo non è stato il solo fattore in gioco. (…) I piani britannici erano perfettamente coerenti con quelli del Piemonte, che puntava ad espellere l'Austria dal Nord Italia e di espandersi al sud nella penisola.
Anche fuori dal Piemonte, gli italiani ricordavano molto bene i tempi, un paio di secoli prima, quando il territorio italiano era stato poco più di un campo di battaglia per potenze straniere che combattevano per la supremazia.
Molti in Italia capivano che solo uno stato italiano unificato poteva mettere insieme sufficiente forza militare per mantenere l'Italia indipendente dal dominio straniero.

E c'erano anche ragioni economiche. Gli italiani potevano capire senza problemi che solo un paese unificato poteva sbarazzarsi di arcaici confini e pedaggi, costruire una infrastruttura di trasporto snella e creare una singola valuta per facilitare il commercio.
Anche qui, uno stato unificato era generalmente visto come l'unico modo per l'Italia di combattere la minaccia della dominazione straniera.

Gli interessi convergenti di Gran Bretagna, Piemonte e di diversi movimenti di idee in Italia hanno portato all'unificazione dell'Italia nel 1861.  
E' stato il risultato di una serie di campagne militari di successo ed del trionfo delle diplomazie coordinate di Piemonte e Gran Bretagna.
Delle potenze mondiali che potevano opporsi all'unificazione, l'Austria è stata sconfitta e la Francia era placata con un po' di terra (Savoia e Nizza) che valeva molto meno dei guadagni ottenuti dal Piemonte.

Gli altri stati italiani non sono riusciti ad opporre una resistenza significativa; sono stati pacificamente integrati nel nuovo stato o sono stati spazzati via.  
Questo è stato il destino del “Regno delle due Sicilie” (…).
Non era né la dittatura arretrata né la terra prospera e civilizzata descritte oggi dalle diverse visioni della storia. Semplicemente, non si era industrializzato ed era economicamente troppo debole per sopravvivere da solo. >>
UGO BARDI
(continua)

2 commenti:

  1. Caro Lumen, concordo con Bardi sul fatto che alla base dei cambiamenti economici e politici ci siano le risorse di energia. Questo è avvenuto anche per l'enorme sviluppo europeo favorito dal carbone ( ma anche dalle importazioni di oro e altri beni dalle nuove terre scoperte dopo il 1492). Nella storia intervengono tuttavia molti altri elementi, ad esempio le guerre di religione e la guerra dei trent'anni che dilaniò l'Europa ai primi del seicento fu determinante sia per gli ulteriori sviluppi che portarono all'illuminismo e alla Rivoluzione Francese, sia per la nascita dei nazionalismi. Non si può capire la Germania e la sua storia senza considerare la devastante guerra dei trent'anni che portò la popolazione tedesca da 21 a 6 milioni di abitanti a ad una povertà diffusa che il paese superò in parte solo con Federico II. La Germania abbondava di carbone, ma giunse tardi alla unificazione politica, così come l'Italia. Per quest'ultima fu importante un fatto apparentemente secondario: a causa delle continue guerre tra Francia e Spagna che vedevano il sud della Francia continuamente in conflitto, il Duca di Savoia decidette di spostare la propria residenza dalla Savoia oltre le alpi, nella piccola città di Torino che, al riparo delle montagne gli avrebbe consentito di crescere e di fondare un nuovo Regno, quello del Piemonte.

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  2. Caro Agobit, certamente la storia non la fanno SOLO i flussi energetici, però è indubbio che sono importanti e di essi, sui libri di scuola, non si parla quasi mai.
    Inoltre, ho l'impressione che molte guerre e conflitti scoppiati apparentemente per motivi diversi (ad es. di religione o ideologici) abbiano, sotto sotto, una motivazione economico-energetica.

    P.S. - Molto bello l'aneddoto sull'origine casuale del Regno del Piemonte, che personalmente non conoscevo.

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