sabato 23 marzo 2013

Chi fa da sè, fa per tre - 2

Concludiamo l’articolo di MASSIMO DE MAIO sull’autarchia economica vissuta dall’Italia durante il periodo fascista, Lumen
 
(seconda parte)
 
<< Il merito dell'esperienza autarchica [italiana] è forse quello di aver liberato la tecnologia dalla catena che la tiene legata all'obiettivo della crescita dell'output produttivo e dei profitti.

Oggi come all'inizio della rivoluzione industriale, la tecnologia in ambito economico ha due obiettivi: l'innovazione di processo e l'innovazione di prodotto. Entrambi gli obiettivi vengono perseguiti senza tenere conto dei limiti ecologici alla crescita economica, cioè della scarsità di risorse non rinnovabili e della limitata capacità degli ecosistemi di assorbire gli scarti dei processi di produzione e consumo.
 
Le “innovazioni di processo” sono finalizzate al mero incremento della capacità produttiva, cioè della quantità di merci prodotte per unità di tempo. Le “innovazioni di prodotto” sono strettamente legate alla funzione di marketing e finalizzate ad introdurre sul mercato prodotti sempre nuovi in modo da rendere forzatamente obsoleti quelli esistenti.
 
Ma se si introduce il vincolo posto dalla scarsità di risorse disponibili, l'obiettivo della tecnologia cambia e diventa quello di utilizzare al meglio ciò di cui si dispone, mettendo al primo posto la riduzione dei consumi di materia e energia e subito dopo la copertura del fabbisogno energetico mediante fonti reperibili sul territorio nazionale. Che in Italia non possono che essere rinnovabili e pulite.
 
È così che negli anni dell'autarchia il sapere tecnico-scientifico viene organizzato in enti di ricerca che interpretano la lotta agli sprechi come una vera e propria crociata da intraprendere nell'interesse della Nazione. (…)
 
L'avversione fascista per il liberismo in economia offre una ulteriore spinta in questa direzione: il sapere tecnico scientifico doveva essere messo non al servizio della singola impresa in un'ottica di mercato, ma al servizio di obiettivi autarchici nazionali.
 
Se l'obiettivo prioritario era quello di ridurre le importazioni di carbone, i tecnici dovevano impegnarsi a rendere più efficienti sia le locomotive che i forni industriali. La riduzione dei costi di produzione, che pure viene ottenuta per mezzo di tecnologie autarchiche, è un effetto secondario. L'effetto macroeconomico più importante è la riduzione del consumo complessivo di fonti fossili e inquinanti.
 
Gli anni dell'autarchia sono stati liquidati forse troppo sbrigativamente come quelli in cui il caffè aveva il sapore della cicoria. Erano, invece, anni in cui si assisteva ad una grande vivacità tecnologica. Pochi sanno che in quegli anni ci fu un grande interesse per l'energia solare e che molte delle tecnologie che oggi vengono proposte per migliorare l'efficienza delle macchine o per sfruttare fonti rinnovabili di energia (…) vennero ideate e sperimentate in Italia nel periodo dell'autarchia.
 
Tra le numerose invenzioni dell'epoca troviamo un “motore solare” per far funzionare pompe in ambito agricolo (…) e il “silex”, un materiale isolante per forni industriali capace di ridurre i consumi del 20%.  Sempre in quegli anni si cominciò a parlare di corretto orientamento degli edifici per sfruttare al massimo gli apporti solari e si misero a punto i primi collettori in grado di produrre acqua calda da utilizzare per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria.
 
Nel campo tessile ci fu ampio ricorso alle fibre naturali e vennero inventate nuove fibre come il Lanital, sostitutivo della lana ottenuto dalla caseina del latte, e la Cisalfa, costituita da sostanze cellulosiche. Dunque, anche le fibre “artificiali” avevano una origine naturale e rinnovabile essendo prodotte con sostanze vegetali o animali presenti sul territorio nazionale.

In 10 anni la capacità di generare elettricità da salti d'acqua fu quasi raddoppiata. Le potenzialità idroelettriche furono sfruttate ovunque fosse possibile, anche su piccola scala. (…) Quando ci si rese conto che l'Italia aveva un elevato potenziale di produzione idroelettrica, addirittura superiore ai consumi dell'epoca, si cominciò a puntare sulla mobilità elettrica per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate dall'estero.

Nelle città furono realizzate linee per i filobus. (…) Ma lo sforzo di elettrificazione maggiore fu compiuto in ambito ferroviario. (…)  I treni sempre di più venivano alimentati dall'energia prodotta dai bacini idroelettrici e la riduzione dei consumi di carbone era enorme.

Il quadro della mobilità sostenibile si completava con una decisa promozione della bicicletta in ambito urbano. Il riciclaggio fu un ulteriore obiettivo autarchico. Nel 1938 a Milano era in vigore una raccolta differenziata dei rifiuti molto spinta e domiciliare molto simile all'odierno sistema “porta a porta”. Nel capoluogo lombardo si riciclava il 100% dei rifiuti urbani. (…)
 
In un filmato dell'Istituto Luce (…) si percorre tutto il ciclo di gestione dei rifiuti urbani a Milano nel 1938: dalla raccolta domiciliare alla selezione prima meccanica e poi manuale dei vari materiali riciclabili, fino all'ottenimento di prodotti riciclati come la carta.  Negli stessi anni l'incenerimento dei rifiuti venne giudicato dagli ingegneri autarchici come una pratica inefficiente in quanto distrugge risorse preziose che possono essere recuperate e riciclate. E venne scartata dalle opzioni possibili.
 
Alla luce di queste esperienze, occorre mettere in discussione un luogo comune che per molto tempo ci ha accompagnato. L'autarchia, non è da considerarsi uno scenario di regresso tecnologico e scientifico. Al contrario, ha bisogno di uno sforzo di creatività e innovazione nettamente superiore a quello richiesto dal perpetuare in modo pigro e acritico il modello. >>
 
MASSIMO DE MAIO


4 commenti:

  1. Sembra l'apologia del fascismo! Esprimersi così è pericoloso oggi. Dire che il fascismo qualcosa di buono l'ha fatto non è politicamente corretto.
    E invece le cose qui elencate furono indubbiamente positive: perché volerlo negare? Non c'erano solo i treni in orario. Certo ha poi rovinato tutto purtroppo.
    Per fortuna questo sito è poco frequentato (!) se no adesso finirei alla gogna mediatica: oggi è d'obbligo dichiararsi antifascista e antirazzista. Io non ho mai dato del fascista a nessuno, nemmeno quando militavo a sinistra. Quali sono i mali del nostro tempo? Ma certo: fascismo, razzismo e antisemitismo. Il 99,9% della popolazione mondiale non ha mai visto un ebreo in carne ed ossa, come fa ad essere antisemita? * E chi non è disposto all'«accoglienza» (di qualche miliardo di persone) è un razzista!
    * Non so se gli arabi possano dirsi antisemiti: è vero che odiano gli Israeliani, ma non credo in quanto ebrei, piuttosto come occupanti (o forse gli Israeliani costituiscono per loro il "nemico immaginario" di cui un po' tutti hanno bisogno per giustificare la propria aggressività e voglia di espansione).

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  2. Caro Sergio, in effetti, quando ho deciso di postare questo articolo, sono stato sfiorato dal pensiero che qualcuno potesse anche solo lontanamente classificarmi tra i nostaalgici del "fascismo".
    il che sarebbe stato di una comicità irresistibile, visto che il mio pensiero libertario e controcorrente è assolutamente agli antipodi di qualsiasi pensiero unico (quale è, in buona sostanza, una dittatura, di qualsiasi colore sia).

    E poi, il manicheismo classico di chi parte dal presupposto che qualcuno abbia sempre ragione e qualcun altro sempre torto, è un insulto alla ragione umana (che esiste, anche se è un po' malconcia).
    Comunque sono certo i (pochi) lettori di questo blog sono tutte persone libertarie e controcorrente come me (altrimenti non sarebbero qui) e quindi il rischio di passare per fiancheggiatore del Fascio proprio non lo corro.

    .

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  3. Mi associo in pieno alla definizione di libertario e controcorrente dato ai lettori di questo blog (me compreso). Aggiungerei "non politically correct", visto la vulgata prevalente negli altri blog sintonizzati sulle stesse frasi fatte tipo "equo e solidale", in grado di darmi veri accessi di furia iconoclasta. Non bisogna farsi ricattare dagli uniformizzatori del pensiero unico antropocentrico. Se vogliamo salvare il pianeta dobbiamo ribaltare le accuse: nazifascisti genocidi sono coloro che non fermano l'esplosione demografica o quelli che vogliono far arrivare miliardi di profughi.

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  4. Caro Agobit, in effetti far parte di una esigua minoranza è sempre scomodo, soprattutto quando si ha ragione, visto il fascino del "pensiero dominante".
    Mi viene in mente quella bellissima frase di Berthold Brecht che dice: << Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati >>.
    Ma non possiamo fare diversamente.

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