sabato 23 febbraio 2013

Romanzo Popolare - 2

 (Da “Il Romanzo di Centro e Periferia” – di Alberto Bagnai)

(seconda parte)


<< L’arrivo di liquidità in periferia apre nuove opportunità d’investimento e di consumo, sia perché l’afflusso di denaro dall’estero, piano piano, dopo la fase iniziale, fa diminuire tassi e spread (legge della domanda e dell’offerta), sia perché la liberalizzazione dei mercati finanziari crea nuove possibilità di spesa.

Nel mondo represso non si “fanno le rate” per un televisore. In quello libero sì. Gli economisti li chiamano “mercati finanziari perfetti”, quelli dove si può avere tutto subito, perché trovi sempre qualcuno che ti finanzia, ovviamente pagando un prezzo. Quindi la periferia è euforica: (…) nuova automobile, nuovo frigorifero, nuovo televisore... Per non parlare della possibilità di contrarre mutui per acquistare prime, e anche seconde case (perché spesso, nella periferia, la prima casa una famiglia ce l’ha).

Come avrete capito, qui subentra il secondo vantaggio per il centro: drogando coi propri capitali la crescita dei redditi della periferia, il centro si assicura un mercato di sbocco per i propri beni, che i cittadini della periferia possono ora acquistare grazie agli effetti diretti e indiretti di un più facile accesso al credito.
Insomma: è la solita storia. Il centro versa da bere, la periferia, distratta (d’accordo, non sempre), beve, e accorda al centro gli estremi favori... dei suoi cittadini (…). 

Inizia la parte triste della storia. La periferia si gonfia. E anche qui siete fuori strada: non è una gravidanza, ma una bolla. (…)
Una bolla è lo scostamento del prezzo di un’attività finanziaria dal suo valore fondamentale.

Mi spiego. Il valore attuale di un’azione, in linea teorica, dipende dal valore dei dividendi futuri, da quanto reddito l’azione ti garantisce nel lungo termine. Un valore incerto, naturalmente. L’azione però può anche essere comprata e venduta liberamente, lo sapete. Ora, succede che se qualcuno si aspetta che i rendimenti futuri crescano, offrirà di più per acquistare una data azione. E se qualcuno si aspetta che qualcun altro offra di più per acquistare un’azione, cercherà di acquistarla, per venderla quando l’altro sarà disposto a pagarla di più, ma così facendo (cioè acquistandola) contribuisce a farne salire il prezzo. (…)

Ora, siccome al primo che fa questo ragionamento le cose vanno, evidentemente, bene, anche un secondo, e poi un terzo, e poi un quarto, si accodano, domandando quell’azione, il cui prezzo viene spinto su da una domanda che non ha più alcuna relazione con il rendimento atteso a lungo termine (i dividendi futuri), ma solo con l’aspettativa che tutti hanno che il prezzo cresca. (…)

E la bolla immobiliare? Semplice: tornate indietro di qualche riga, sostituite alla parola “azione” la parola “appartamento”, e alla parola “dividendo” la parola “affitto”, ed ecco la bolla immobiliare. La quale, però, una differenza ce l’ha: che gli appartamenti sono meno “liquidi” delle azioni: non basta telefonare al proprio promotore finanziario per disfarsene...

Insomma: la periferia, grazie ai capitali esteri, cresce.
Crescono i consumi, crescono anche gli investimenti. Allettati dalla sua crescita, i mercati convogliano verso di essa capitali in misura sempre maggiore, tanto più che la crescita drogata dal debito privato (i capitali esteri prestati a famiglie e imprese) causa un miglioramento delle finanze pubbliche: il rapporto debito pubblico/Pil si stabilizza o scende.

I grulli (o i furbi?) per i quali “l’unico debito è quello pubblico” sono così rassicurati. Quanto sembra virtuosa la periferia agli sceriffi (ingenui o conniventi?) del Fondo Monetario Internazionale ! 
Vedi? La periferia è una brava ragazza, ha fatto quello che dicevamo noi, gli sceriffi: si è data un cambio “credibile” (infausto eufemismo), si è fatta un tantinello zoccola, cioè si è liberalizzata, e i risultati si vedono...

Libertà (finanziaria), quanti delitti si commettono in tuo nome! (…)
Ormai quello che attira i capitali in periferia non è il tasso d’interesse, il rendimento a lungo termine, ma il guadagno in conto capitale, la crescita convulsa del prezzo delle attività.

Nell’economia drogata sale la febbre: l’accesso al credito facile fa salire l’inflazione, e se all’inizio ci si rivolgeva all’estero per comprare beni di lusso, col tempo i prodotti esteri diventano competitivi anche sulle fasce più basse, perché i prezzi interni sono cresciuti, quindi il deficit commerciale si approfondisce, e occorrono nuovi capitali esteri per finanziarlo.
Del resto, lo abbiamo detto prima: un importatore netto di capitali è anche un importatore netto di beni.

Proprio così: drogata, la periferia è drogata di capitali esteri, e la dose deve essere sempre maggiore, per fare effetto.  Non c’è crimine verso se stessa che la periferia non perpetri pur di ottenerla.
Si prostituisce in ogni modo, distruggendo in pochi anni lo stile di vita e le ragionevoli aspettative di reddito dei suoi cittadini, che si vedono privati dall’oggi al domani di diritti che ritenevano acquisiti, come quelli all’assistenza e alla previdenza; smantellando il proprio sistema industriale, che tanto non le serve più, perché i capitali arrivano, quindi arriveranno sempre, e sarà sempre possibile acquistare all’estero, dove lo fanno tanto meglio, quello che non si ha più convenienza a produrre in casa; cedendo insomma il meglio di se stessa, tutta se stessa, al centro.

“Mi ami, centro?” “Certo, periferia!” “E mi amerai sempre, vero?” “Certo, sciocchina, che domande sono! A proposito, ma cosa te ne fai di quell’industria petrolifera, come si chiama, l’ANI, Azienda Nazionale Idrocarburi... Dai, dammela, su, dammi l’ANI, che in cambio avrai un afflusso di capitali che neanche te l’immagini” “Ma devo darti anche questo?” “Ormai mi hai dato tutto!” (…) “Ma io ho un po’ paura...” “Ma io ti amo, periferia. Dai, dimmi di sì, e vedrai quanta liquidità inietterò nel tuo circuito...”
La sventurata rispose.

Il fatto però è che (…) “il troppo stroppia”. In economia la chiamano legge dei rendimenti decrescenti.
Trovare impieghi produttivi per masse enormi e crescenti di capitali non è facile, e gli afflussi di capitali (sì, proprio quelli dei quali i nostri Quisling tanto lamentano la carenza in Italia), sono, per il paese che li riceve, debiti esteri, che occorrerà rimborsare, e che però, quanto più crescono, tanto meno producono i redditi necessari a ripagarli.

Ah, non lo sapevate? (…)
Esiste in Italia una sinistra genia di imbecilli che pensa che i capitali arrivino dall’estero gratis, che gli imprenditori esteri comprino azioni italiane, o comunque acquisiscano il controllo di aziende italiane, perché noi siamo simpatici, creativi, insomma, perché ci vogliono bene.
E che quindi gli afflussi di capitali sono un bene: noi ne abbiamo bisogno, loro ce li danno, e la storia finisce lì. (…)

C’è veramente qualcuno così cretino da pensare che l’estero i capitali li regali!? E quindi che la svendita delle aziende pubbliche e private italiane a investitori esteri vada non solo non ostacolata, ma addirittura favorita!? (…)
Chi presta, che deve farsi ridare i soldi con gli interessi, lo sa. Mica pensa di regalarli. Fosse scemo! E questo vale per tutti i tipi di prestiti, capite?

Esempio: chi acquista un’azienda in periferia non lo fa perché vuole portare in periferia lavoro e crescita (in effetti, in due casi su tre comincia col licenziare qualcuno, ci avevate fatto caso?). No: lo fa perché vuole giustamente far profitti e poi riportarli al centro (e magari, per farne di più, di profitti, passa sopra a qualche regola, ci avevate fatto caso?). (…)
Quello che oggi è un afflusso di capitali, domani diventa un deflusso di redditi.

L’afflusso di capitali dall’estero (per comprare un titolo pubblico, per finanziare l’acquisto della seconda casa o del primo televisore al plasma di un privato, per acquistare un’azienda), domani diventa un deflusso di redditi verso l’estero (interessi o profitti). (…)
Redditi che ampliano ancora di più il deficit estero della periferia, la quale, come usura insegna, a un certo punto è costretta a farsi prestare altri capitali, non più per finanziare investimenti produttivi, e nemmeno per finanziare consumi, ma semplicemente... per pagare gli interessi!

E quei capitali, la periferia, all’inizio nemmeno voleva, all’inizio non ne aveva nemmeno bisogno, ricordate? Perché nel mondo “represso” il circuito del risparmio si chiudeva all’interno del paese: alla periferia bastavano i risparmi dei suoi cittadini, che ne avevano, perché siccome non tutto era stato privatizzato, e quindi i servizi essenziali non costavano somme sempre maggiori, in fondo non si stava così male, qualcosa si risparmiava. 

Ci si avvicina al triste epilogo.
Un bel giorno la periferia si sveglia, ha le nausee, vomita. Una grossa azienda va in crisi finanziaria. Le banche accusano “sofferenze” (che poi significa che capiscono che i loro debitori non ce la faranno a restituire i soldi).
Insomma, succede qualcosa, e l’amore finisce, lasciando il posto a una certa insofferenza.

Il centro comincia a dubitare della capacità della periferia di rimborsare i propri debiti. Esige così il pagamento di interessi sempre più alti a copertura del rischio, lo spread, che era partito alto (vi ricordate?), e poi si era annullato, decolla di nuovo.
La periferia si avvita nella spirale del debito estero, si gonfia sempre di più, e per sapere il seguito basta aprire un giornale.
Non è un happy ending. >>

ALBERTO BAGNAI

2 commenti:

  1. Caro Lumen,

    questa seconda parte mi è parsa più comprensibile della prima. Ma ... lo stesso non capisco (non capisco bene, non capisco tutto o forse non ho proprio capito niente).
    In circostanze del genere la mia ricetta è di ... tornare alla casella di partenza, cioè di semplificare le cose (per capirci qualcosa).

    Comunque dal discorso qui sopra di Bagnai (parte seconda) mi sembra di capire che la periferia si fa fregare dal centro. Il centro ha soldi da buttare e cerca ovviamente qualcuno a cui prestare i soldi (ovviamente non "aggratis", mica è scemo). La periferia è felicissima di vedere dei soldi con cui si può finalmente levare gli sfizi, tanti sfizi, dimenticandosi che deve restituire i soldi con gli interessi (se ne riparlerà domani, intanto godiamoci tutta questa manna piovuta non si sa come dal cielo).

    Da buon piccolo borghese come sono - io sono una della periferia - io non m'indebito e prima di comprare la macchina e il televisore metto i soldi da parte. Così sono tranquillo e non frego nessuno (chi s'indebita è in genere ottimista e conta di guadagnare in futuro abbastanza per restituire il prestito con l'interesse). Se tutti facessero così (prima risparmio e poi mi compro ciò di cui ho bisogno o che mi piace) l'economia però non decollerebbe - resterebbe stazionaria o crescerebbe molto lentamente (o potrebbe anche contrarsi). Ma l'economia moderna si fonda sui consumi: se si riducono è crisi e perdita occupazionale. Dunque bisogna incoraggiare i consumi ed eventualmente drogare i consumatori con trucchi vari (compri tre e paghi due - ma domani o dopodomani paghi quattro).
    Non vedo però come si possa cambiare sistema. Personalmente sono per non fare debiti o debiti ragionevoli che potrò sicuramente restituire in tempi non biblici (perché la mia situazione è solida, il mio lavoro è sicuro ecc.).
    Un privato può e anzi secondo me dovrebbe ragionare così (e anche i pirati del centro sono contenti se i poveracci della periferia sono intenzionati a restituire il debito). Restituire i debiti è poi anche una questione di serietà e onestà - se no non funziona più niente). Anche i mafiosi rispettano settimo non rubare (almeno fra di loro - chi sgarra è ammazzato). Senza onestà le cose non possono funzionare, niente funziona.

    Conclusione (provvisoria). È disonesto il centro che vuole fregare la periferia (pretendendo interessi e poi anche la testa del debitore) ed è disonesta la periferia che si fa drogare pur non essendo affatto certa di poter restituire il capitale.

    Senza la droga degli interessi vivremmo in un mondo più a misura d'uomo. La crescita sarebbe più lenta, certamente. Ma dove sta scritto che bisogna continuamente crescere? In biologia l'aumento incontrollato delle cellule si chiama cancro. Forse anche la nostra economia e le nostre società hanno il cancro.

    L'interesse è uno stimolo per l'economia ma anche una truffa: è reddito senza lavoro (nemmeno Gesù se n'era accorto).





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  2. Caro Sergio, per essere uno che dice di averci capito poco, direi che... hai capito benissimo !
    In economia non ci sono i buoni e i cattivi, ma le situazioni di equilibrio (che funzionano) e quelle di squilibrio (che non funzionano).
    La follia dell'Euro è stata proprio questa: prendere delle situazioni di squilibrio (economico) e pretendere di ingessarle, impedendo loro di riequilibrarsi spontaneamente.
    Per questo, il tappo, prima o poi, salterà per aria, e nell'esplosione qualcuno si farà del male.

    Tutto questo vale, ovviamente, sino a che si parla di economia di mercato e quindi di crescita. Ma noi sappiamo che la situazione ecologica ci sta portando, necessariamente, verso la decrescita.
    Per cui i prossimi scenari saranno ancora diversi da quelli sopra anallizzati, e nessuno, che io sappia, è ancora riuscito ad immaginare quello che succederà veramente.
    Non resta che vivere alla giornata e mangiare una carpa al giorno (il famoso "carpe diem").

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