sabato 13 agosto 2011

I quattro pregiudizi

Sono numerosi i  pregiudizi che i nemici del controllo della popolazione hanno nei confronti di chi, come noi, si batte per una riduzione  immediata, decisa e possibilmente dolce delle troppe bocche da sfamare.
Ma i più importanti sono sostanzialmente 4 e cioè che noi saremmo:
1 - contrari alla vita,
2 - economicamente ignoranti (più persone = più ricchezza),
3 - un po' razzisti
4 - e, soprattuto, egoisti.

Ovviamente si tratta di pregiudizi falsi, che possono facilmente essere confutati.
Come ha fatto ottimamente l'amico AGOBIT, le cui considerazioni  (tratte dal suo blog UN PIANETA NON BASTA) sottoscrivo in toto.

<< La prima leggenda da sfatare è che chi parla di sovrappopolazione ha una posizione contraria ai valori della vita e dell’umanità. Nulla di più falso. Le politiche favorevoli alla denatalità non sono contro l’uomo, tendono invece a rispettarlo per quello che è: una parte della natura. Non vanno contro l’umanità ma contro un certo concetto di umanità: quella di uomo come padrone assoluto del pianeta di cui può fare quello che vuole distruggendo la natura, senza alcun riguardo alle altre specie viventi.
Con facili ironie i critici del concetto di sovrappopolazione ci accusano di voler “eliminare” qualche miliardo di persone. Tragicamente sono invece loro i fautori delle vere e proprie stragi determinate dalle carestie, dalle epidemie (tra cui l’AIDS e la SARS) dalle guerre e dalle migrazioni, tutti effetti dell’eccesso demografico.
L’effetto delle ideologie che tendono a favorire la crescita demografica non è quello di valorizzare la vita dell’uomo, ma all’opposto tendono a vedere gli uomini come semplici numeri: secondo costoro infatti più alto è il numero degli uomini, più valore ha l’umanità. 
Con questo modo di vedere si sono creati i disastri della sovrappopolazione che abbiamo sotto gli occhi: megalopoli invivibili, degrado urbano e paesaggistico, inquinamento chimico del pianeta, gas serra e surriscaldamento del globo, fame, epidemie, migrazioni di intere popolazioni, guerre, conflitti per l’acqua e le risorse energetiche. Essere passati in 100 anni da uno a sette miliardi di umani non ha valorizzato la vita dell’uomo, al contrario l’ha degradata.

La seconda leggenda è che un maggior numero di uomini significa più lavoro e più ricchezza. Questa è una credenza assolutamente falsa: le aree del pianeta con i più alti tassi di natalità sono anche quelle più arretrate dal punto di vista economico e ambientale. 
Le nazioni dell’Africa, alcune regioni dell’India, aree del sudamerica caratterizzate da alti tassi di crescita demografica hanno difficoltà a svilupparsi e sono costrette a concentrare nel cibo e nelle necessità sanitarie per la popolazione sovrabbondante quelle risorse che altrimenti potrebbero essere destinate allo sviluppo industriale, tecnologico e culturale in grado di determinare una crescita economica e sociale. 
L’impetuoso sviluppo di alcune aree dell’Asia di questi ultimi anni è stato dovuto in misura fondamentale alla riduzione della pressione demografica e al contemporaneo maggior afflusso di risorse sullo sviluppo tecnologico e sociale.

Una terza leggenda da sfatare è che quando qualcuno parla di sovrappopolazione vi sia in lui un fondo di razzismo. 
Tale sospetto sorge dal fatto che le popolazioni che attualmente sono in forte crescita demografica riguardano l’Africa, il Medioriente e altre aree sottosviluppate del globo. Il discorso sulla sovrappopolazione non ha assolutamente nulla del razzismo: esso deriva dalla sensibilità verso il valore fondamentale costituito dal pianeta e da tutte le specie viventi che lo abitano. Il rifiuto non riguarda alcune razze ma un modo di concepire l’uomo, quello che lo vede come un animale egoista che sfrutta senza limiti il pianeta come fosse una sua proprietà assoluta. 
La denatalità non è un mezzo per controllare certe popolazioni, ma un modus vivendi di rispetto di tutta la specie umana verso l’intero pianeta.

L’ultima leggenda è che le persone che parlano di sovrappopolazione siano egoiste e che non vogliono aiutare gli altri per difendere il proprio “giardino”. I critici della sovrappopolazione raggiungono qui l’acme della mistificazione. 
Coloro che combattono l’eccessiva crescita demografica della specie umana sono all’opposto dell’egoismo, infatti condannano il vero egoismo: quello antropocentrico che ha portato la nostra specie ad occupare massivamente il pianeta devastando il territorio, avvelenando le acque e l’aria, distruggendo la vegetazione, eliminando gli ambienti di vita di tante altre specie animali e determinandone direttamente o per via indiretta l’estinzione.
Quale interesse individuale ha colui che combatte il fenomeno della sovrappopolazione? Le politiche di denatalità sviluppano i loro effetti su archi temporali molto lunghi: prima di avere un effetto misurabile sull’ambiente la riduzione della pressione demografica ha bisogno di almeno 50 anni. Un mondo più vivibile e adatto ad una vita più umana si potrà raggiungere solo tra circa un secolo. 
Dunque la visione che è alla base della lotta alla sovrappopolazione non riguarda i nostri piccoli interessi di bottega, riguarda invece una concezione del mondo che fuoriesce dalla meschinità del nostro presente per rivolgersi ad un senso più grande da dare alla vita. >>

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