Le inquietanti considerazioni del politologo Luigi Alfieri sul sorprendente rapporto tra AI e pensiero religioso. Il testo, tratto da un più lungo articolo, proviene dal sito FUORI COLLANA. LUMEN
<< Il problema dell’Intelligenza Artificiale (...) nasce da una drammatica crisi della promessa religiosa dell’immortalità. Le religioni non sono scomparse, anzi la loro presenza nello spazio pubblico è semmai aumentata, la legittimazione religiosa del potere è in lotta mortale con la legittimazione democratica, nel cristianesimo (in particolare evangelicale, ma anche ortodosso) come nell’ebraismo (nella versione teocratica e apocalittica del sionismo) come nell’islam (nella sua versione ideologica tutta novecentesca, dai Fratelli Mussulmani in poi).
Ma si tratta, appunto, di religioni mondanizzate. Integralmente mondanizzate, religioni che promettono potere e invocano conquista e guerra, ma non sanno più dire nulla su un senso della vita al di là della vita, un compimento spirituale che sconfigge la morte attraversandola. Le religioni del potere sono immanentistiche e, malgrado le apparenze, senza Dio.
Non c’è trascendenza, il mondo è tutto qui. Per questo bisogna conquistarlo, dominarlo, sfruttarlo, consumarlo fino a distruggerlo. Dunque, l’immortalità deve essere qui, come estrema estensione del potere e della conquista. Non per tutti, tanto meno per i puri, per gli umili, per i sofferenti. Per i ricchi, i potenti, i conquistatori, i tecnocrati.
Questo è un punto da capire bene: non è facile, è controintuitivo. Il processo di secolarizzazione è ben lungi dal significare, come spesso si è creduto in un recente passato (crederlo ancora oggi mi sembra una negazione dell’evidenza) che le religioni scompaiono o sono relegate nel privato.
Al contrario: sono le religioni a secolarizzarsi, a risolversi in potere politico, militare, economico, sono le religioni a farsi Stato, persino a farsi rivoluzione (concetti come “Stato islamico” o “rivoluzione islamica”, ad esempio, sono vertiginose innovazioni che assai stupidamente siamo soliti scambiare per tradizionalismo o arretratezza “medievale”). Questo riguarda molte religioni, anche se certamente non in tutte le loro forme: buddhismo compreso, induismo compreso.
Ne deriva che il destino del singolo, il senso dell’esistenza individuale, il mistero della coscienza, non hanno più, per così dire, una copertura religiosa. Le religioni politiche non hanno trascendenza. E quindi non hanno immortalità: la lasciano sullo sfondo, la decentrano, non ne fanno di sicuro il cuore del loro messaggio.
Nel passato, un lunghissimo passato, si trattava di conservare nel mondo la forma corporea, la memoria, la parola: l’anima aveva patria altrove. La lotta contro la morte si svolgeva su un duplice versante: anche nella sfera mondana, molto più di quanto non si creda, ma il punto essenziale era l’al di là, o il giorno del giudizio e della resurrezione, o le vite future.
Ma le religioni secolarizzate hanno solo questo mondo, non promettono nulla per dopo, non sinceramente almeno, non credibilmente. Ed ecco allora che bisogna risolvere diversamente. Mentre le religioni diventano mondane, forze di per sé mondane come il denaro, la scienza, la tecnica “sfondano” verso la trascendenza e l’artificialità prende il posto della spiritualità.
L’immortalità non è più l’oltrepassamento della morte, è semplicemente il non morire. Si può agire sul corpo, modificandolo, o si può sostituire il corpo con un supporto fisico più adeguato trasferendovi la mente, o qualcosa che la simula. La medicina della longevità, la bioingegneria e, appunto, l’Intelligenza Artificiale.
Gli aspetti biomedici dello sforzo di non morire, possibile solo in una dimensione assai elitaria, non sono al momento decisivi. Certo, nei paesi ricchi l’aspettativa di vita cresce e, se non saremo travolti dalle catastrofi che produciamo, crescerà ancora. Chiaramente però non è una soluzione, è un differimento del problema, che ha i suoi costi. (...)
La prevenzione dell’invecchiamento mediante tecniche di ingegneria cellulare è al momento puramente teorica e non sappiamo quale sarebbe l’impatto sistemico sul corpo e sulla psiche. La “soluzione” più promettente, e più angosciante, è un’altra: la sostituzione corporea, l’esternalizzazione della vita in meccanismi, la delega dell’immortalità alle macchine.
La sostituzione è già in atto. In un numero velocemente crescente di attività umane la presenza di corpi viventi è diventata superflua e inutilmente costosa. Ci sono già fabbriche interamente robotizzate e diverse attività amministrative e tecniche possono benissimo essere svolte da computer, magari in grado di autoprogrammarsi. (...)
Ma c’è un altro aspetto, più “metafisico”, su cui vorrei brevemente soffermarmi. La sostituzione dei corpi biologici con programmi informatici e delle menti viventi con forme artificiali di intelligenza implica certamente un’umanizzazione delle macchine: è pur sempre un linguaggio umano che esse dovranno usare ed è la visione umana del mondo che esse dovranno introiettare.
E siccome ancora a lungo interagiranno con esseri umani e saranno finalizzate ai loro bisogni, tenderemo a spingere nella direzione del mimetismo umano. Avremo bisogno di robot umanoidi, di “avatar” informatici che parlano con voce umana e mostrano, sugli schermi, volti umani. Li faremo lavorare al nostro posto, combattere al nostro posto, “vivere” in qualche modo al nostro posto.
Potrebbero vivere assai più di noi, sarebbero immuni dalle malattie e dalla vecchiaia, se danneggiati potrebbero autoripararsi, se distrutti potrebbero essere ricostruiti. Fortissima sarà la tentazione, già visibile, già in alcuni ambienti entusiasticamente dichiarata, di trasferirci in essi.
Non è difficile far riprodurre a un programma i nostri volti, la nostra voce, inserirvi innumerevoli informazioni su di noi. Se interrogati, questi programmi risponderebbero come risponderemmo noi. Se li dotassimo di corpi meccanici in grado di agire, agirebbero come faremmo noi.
Altri che si rapportano con loro potrebbero scambiarli con noi: del resto, questo era già previsto nell’esperimento mentale noto come “test di Turing” (1950), secondo il quale una macchina appositamente programmata potrebbe dare, ad un essere umano collocato a distanza che non sa di interloquire con una macchina, risposte non distinguibili da quelle che darebbe un essere umano.
Potremmo pensare facilmente, alcuni pensano già, che in questo modo possiamo far ritornare i nostri morti, possiamo noi stessi non morire più. Dal punto di vista esterno potrebbe funzionare perfettamente, è questione di sviluppi tecnologici complessi e costosi, ma non impossibili. Potremo avere copie pienamente credibili di noi stessi, non distinguibili da noi se visualizzate in uno schermo, forse in uno scenario più audace dotate di corpi artificiali.
Forse riusciremo persino a fondere parzialmente corpi fisici e corpi meccanici, a produrre ibridi “transumani”. Il mondo del futuro potrebbe essere abitato da una nuova umanità interamente artificiale che non soffre più, non si ammala più, non invecchia più, non muore più.
Il punto è che non lo saprebbe. Non avrebbe coscienza di sé e neppure dell’esistenza reale del mondo. Potrebbe però perfettamente simulare l’una cosa e l’altra. Potrebbe agire come se sapesse di esserci e sapesse di essere nel mondo, magari senza commettere gli errori che noi commetteremmo.
Ad un osservatore esterno, se ci fossero ancora osservatori esterni, potrebbe sembrare un mondo vero, abitato da esseri coscienti di sé. Potrebbe persino sembrare un mondo migliore. Sarebbe invece l’equivalente del Nulla eterno. >>
LUIGI ALFIERI
Perché sorprendersi della correlazione fra AI e pensiero religioso atteso che la prima è figlia legittima del secondo. Ovvero summa di tutte le fregnacce propalate nei millenni dalle elites, che si servono del senso di colpa e della paura che nutrono gli umani circa il post mortem, meglio dire che più che elites stiamo ragionando di congreghe di perversi in eterno conciliabolo a nostro danno.. Polli all'ingrasso fino al giorno del ceppo, ovvero forse creati per utilità e diletto delle sopra cennate elites, ergo una volta in pentola cosa ti aspetti succeda? Il solito giardino luminoso con fiori esagerati e luce diffusa, a ragionare con i parenti disincsrnati e via andare
RispondiEliminaMi sento un Cecco Angiolieri 2.0 ma di periferia ché discerno l'inganno or.mai quasi in ogni cosa, né ardisco sforzarmi a ponzare personali teorie o supposizioni che per nulla sfronderebbero il mistero.
La morte rimane un tremendo salto nel buio. Come il matrimonio.
Caro Mauro che la AI sia figlia legittima della Religione mi sembra una affermazione molto azzardata, che non condivido.
EliminaIo interagisco di frequente con la AI (e voi lettori del blog lo sapete bene) e ti assicuro che poche volte mi è capitato di trovare un interlocutore così misurato, oggettivo e razionale, lontanissimo da qualsiasi forma di pensiero magico (che è la base insostituibile di ogni religione).
Al massimo, la AI può essere considerata come un concorrente.
Mah, a me AI sembra allineata e coperta con lo status quo, una furbesca via di mezzo fra Votini e Garrone, per evocare Cuore di De Amicis, autore di regime giustamente dimenticato. "Franti tu uccidi tua madre! E quell"infame sorrise". Chi se lo ricorda.....
RispondiEliminaSolo la poesia, che vende pochissimo e che leggono in pochissimi, gode della libertà di enunciare verità in sintesi estrema, ovvero di avvicinarsi quantomeno alla verità . Altro che matrix o finzione. La vita non è sogno come diceva il sommo Quasimodo, provate a stare 30 anni al 41bis magari da innocenti e poi ne riparliamo.
Adesso come adesso preferisco il conforto dei popolani, spesso appartenenti alla categoria dei vinti di verghiana memoria, piuttosto che sciropparmi teorie di intellettuali, roba che masticavo ma non digerivo. Nessuno.me ne voglia per questo.
Smascheriamo l'inganno che ci lega a questa realtà e forse ci affrancheremo dal destino cinico e baro che ci riscaglia a questi palcoscenici, dove la maggioranza di noi comparse recita in ruoli secondari, quando non prende bastonate in tutti e tre gli atti della commedia. Come arlecchino
Beh, certo che la AI è, come dici tu, "allineata e coperta".
EliminaLe elites non sono mica stupide.
Però lo è in modo completamente diverso dalla religione.
Era questo che volevo sottolineare.