giovedì 18 giugno 2026

Appunti di Demografia - (3)

Tutti i brani sono tratti dalla pagina Facebook TERMOMETRO GEOPOLITICO.
LUMEN


POPOLAZIONE ITALIANA
Leggo (fonte ISTAT) che, grazie ai migranti, la popolazione italiana rimane stabile (per numero); mi rallegro, ma penso che l'obiettivo, come spesso accade, non sia (e non debba essere) solo la quantita`, ma anche la qualita`.
Non ho nulla di pregiudiziale contro i migranti (...), ma cio` che e` problematico (in particolar modo per cio` che riguarda vivibilita` e ordine pubblico) e` la componente qualitativa di questo "contributo"; e sia ben chiaro, molto spesso questo e` un reale contributo positivo alla societa` italiana, ma altrettanto molto spesso non lo e` proprio.
Il criterio economico e` importante, dalla forza lavoro alla base contributiva; ma il criterio economico troppo spesso guarda solo agli interessi "del capitale" per il quale la popolazione (come "massa") e` considerata solo come forza lavoro (a basso costo) e mercato di consumatori (che comprando remunerano il capitale investito).
Per la popolazione italiana, probabilmente, il criterio non e` solo economico, ma anche culturale, inteso nel senso piu` ampio del termine: lingua, tradizioni, cultura, religione, costumi, abitudini, comportamenti, valori...
E senza voler generalizzare (...) rimangono le statistiche (da cui le probabilita`) che riguardo l'ordine pubblico e la sicurezza sono molto chiare. (...)
Quando il problema si incancrenisce ci si deve poi confrontare con "Stati informali" (diaspore) dentro lo Stato, che vivono seguendo "leggi informali" (non sempre coerenti con quelle dello Stato), che rispondono (e ubbidiscono) a "capi informali" (e non a quelli istituzionali), e che quando saranno abbastanza forti (sia come numero, che come determinazione) sapranno difendere i "confini" dei loro Territori, dover nemmeno la polizia potra` entrare.
Cose gia` viste altrove e che si sta gia` sperimentando.
I Governi che esplicano la loro funzione nell'interesse "del capitale", di questo se ne fregano (sono pagati "dal capitale") e hanno sposato la causa del "dividi et impera" dove lotte fratricide, conflitti "fra classi", conflitti etnici garantiscono al "potere" immunita` e longevita`. (...)
Il problema non e` l'immigrazione in se`, ma l'assenza di una sua programmazione e regolazione con le necessarie deterrenze per la sua attuazione.
Promuovere il bene senza sanzionare il male non funziona: i divieti di sosta, senza un vigile che mette le multe e un sistema di riscossione forzata di quelle, non funzionano.
LORIS ZECCHINATO


ISLAM ED EUROPA
L’anti-islamismo della destra confonde intenzionalmente il problema (reale) di flussi migratori fuori controllo con il problema (fittizio) dell’islamizzazione dell’Occidente. Come se le rivolte delle banlieue o gli attentati dell’ISIS fossero momenti di un “processo di islamizzazione”.
Questo, tuttavia, non significa che l’Europa non possa ad un certo punto “islamizzarsi”.
Premesso che esistono innumerevoli varietà di Islam e che quindi ogni discorso di “islamizzazione”, senza precisazioni, mette insieme cose letteralmente incommensurabili, tuttavia non è affatto escluso che l’Europa ad un certo punto possa “islamizzarsi”.
Se questo accadrà non sarà per un colpo di stato o l’imposizione della Sharia con un atto di forza, ma per la conversione volontaria degli europei: il raggiungimento di un’egemonia per vie interne.
L’Islam è oggi una religione in crescita perché rappresenta una prospettiva spirituale in un mondo, come quello dell’Europa neoliberale, che ha sistematicamente sradicato ogni dimensione spirituale.
Conta poco che l’Europa possa riallacciarsi di diritto a una ricchissima tradizione spirituale. Se questa rimane un gagliardetto da brandire in qualche cerimonia pubblica, con niente dietro, il suo destino è segnato.
La natura, inclusa la natura umana, aborrisce il vuoto. E il vuoto spirituale (le vicissitudini della decadenza dell’Impero romano lo mostrano bene) non viene mai tollerato a lungo.
ANDREA ZHOK


MINORANZE E PRIVILEGI
Tutelare le minoranze in pericolo è una cosa, tutelare le minoranze in quanto tali è già un tema su cui sarebbe da dibattere, dare totale potere a chiunque appartenga ad un'altra etnia o religione è una follia e il perché non ha a che fare con discorsi sulla superiorità di alcune etnie su altre: nessuno deve essere trattato in modo diverso dagli altri.
Se ad esempio [come in Inghilterra] dai ai Sikh la possibilità di girare con il Kirpan, che è un coltello rituale, e lo metti tra le "good reason" per superare il divieto stai creando la condizione per certe situazioni [pericolose].
Se un coltello non puoi portarlo, non deve farlo nessuno. Se il tuo credo prevede che devi per forza portare i 5 elementi rituali e tra questi c'è il Kirpan o ti adatti o vai a vivere in un posto dove questo è permesso. Lo stesso vale per il volto coperto, per la libertà di scelta delle donne, per i programmi scolastici e tutto il resto.
Integrazione è quando chi viene da fuori si adatta alla società che lo ospita, non il contrario. Questo vale per tutte le etnie. (...)
Sono anni che cerco di dirlo: più tiri l'elastico e più il rimbalzo è forte. Ci sono millenni di storia che raccontano questa semplice dinamica sociologica: la reazione c'è sempre e spesso è peggio dell'azione.
Esacerbare per un ventennio i temi dell'inclusione portando persino a varare leggi e regole speciali (come il Communications Act inglese del 2003) crea un a situazione per cui al punto di rottura viene giù una valanga. Tanto più se nel frattempo getti l'intero continente in una situazione di precarietà economica, di austerità, di inflazione pazza, di incertezza e povertà.
VALERIO SAVAIANO

4 commenti:

  1. A proposito del referendum svizzero in tema di demografia, di cui avevo parlato in un post precedente, l'esito è stato purtroppo negativo e l'amico Sergio mi ha mandato questo sconsolato commento:

    << Sto leccandomi le ferite per il flop di domenica. Peccato, significa che le cose continueranno come sempre, ancora più gente, ancora più case.
    E pensare che già più di mezzo secolo fa Celentano cantava:
    "Torna e non trova gli amici che aveva
    Solo case su case, catrame e cemento
    Là dove c'era l'erba ora c'è una città
    E quella casa in mezzo al verde ormai dove sarà?”

    Ma la vita continua. Nemmeno ventiquattr’ore dopo la faccenda è archiviata. Invece se l’iniziativa avesse avuto successo volavano gli stracci, soprattutto tra l’UE e la Svizzera. Questa storia della libera circolazione come fondamentale per l’UE è veramente da ridere.
    Certo, nei prossimi Stati Uniti d’Europa i suoi abitanti circoleranno come gli pare, come negli USA, logico. Ma grazie alla libera circolazione la Romania ha perso tre milioni di abitanti e adesso non sa cosa fare, deve importare gente dal terzo mondo. Ma gli Stati Uniti d’Europa non ci sono ancora e io spero che non ci siano neanche in futuro.
    E cosa allora al suo posto? Be’, una confederazione sul modello della Svizzera. Poche, pochissime cose in comune e ampia autonomia per il resto. Prossima puntata importante: 2028, votazione sugli accordi con l’UE (non è un’iniziativa, ma un referendum di approvazione o disapprovazione). (...)

    Come detto, la vita continua, il mondo non è crollato per la disfatta di domenica.
    Fra parentesi, il no ha vinto col 55%, il sì è arrivato al 45%, ha votato il 58,7% degli aventi diritto, percentuale davvero elevata come si era previsto. Dieci punti di differenza, davvero molti, ma solo 316’000 voti di differenza su circa 3,6 milioni di voti. >>

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    1. Gli svizzeri hanno votato per avere un altro giro di giostra finché si può.
      Dopotutto siamo o non siamo nella piena follia del capitalismo che pretende il segno + ad ogni bilancio sull'anno precedente?
      Ad ogni modo il modello di "sviluppo" si avvia ad entrare in crisi permanente e questi intenti non rappresentano altro che dare il proverbiale calcio al barattolo.
      La globalizzazione, permettendo l'entrata della Cina nel WTO, è stata l'ultima trovata che in realtà ha contribuito solo a prolungarne l'agonia di un sistema che si avvia alla fine.
      Recentemente ho letto di un certo Didier Sornette che annuncia che i 2000 anni di effetti positivi di retroazione che legano economia e popolazione si avviano alla conclusione intorno al 2050, causa picco della popolazione mondiale.
      Non che ci volesse lui a dire l'ovvio, ovvero che in un mondo per sua natura "finito" la crescita senza fine non ha senso e che prima o poi si dovrà raggiungere la cima della curva logistica.
      Il problema è che questa fine genera e genererà sempre più inevitabili e terribili frustrazioni per chi rimarrà dall'altro lato della gaussiana.

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    2. Su come gestire l'altro lato della gaussiana io continuo a sostenere che ai piani alti abbiamo molto chiaro come fare, specialmente per la parte di mondo più viziata che esiste ovvero noi europei.
      Dopotutto come li tieni a bada milioni e milioni di consumatori compulsivi che non potranno più avere accesso alla loro "droga"? Sappiamo cosa succede ai tossicodipendenti in crisi d'astinenza no? Questi consumatori potrebbero svalvolare, iniziare a pretendere uno stile di vita che non gli può essere più concesso.
      Non è un caso che Lavrov ha proprio oggi affermato che l'Europa si prepara alla guerra con la Russia nel 2030.
      Di nuovo questa data, questo 2030, quella della famosa agenda del WEF.
      Forse ecco che ha senso anche quello vissuto dal 2020 al 2022, dove abbiamo vissuto una vera e propria militarizzazione della società, con criminalizzazione del dissenso, zone rosse, check-point, lasciapassare, generali a capo di strutture civili.
      Nella mia chat di whatsapp, ad alcuni amici, facevo notare a metà del 2020 di strani movimentazioni militari in Europa e alludevo ad una pesante operazione militare statunitense...beh, dopo quello accaduto a febbraio 2022 ci ho beccato in pieno.
      Questa volta però mi sembra che le stanno dichiarando apertamente le loro intenzioni.
      Speriamo che stanno a prenderci in giro no?

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    3. Caro Gian, credo anch'io che le elites siano pronte a quello che succederà e che abbiano da tempo elaborato la loro road map.
      In effetti la fine, inevitabile, del consumismo crescente dovrà essere compensata da qualche altro shock.
      E quale migliore shock di una bella guerra ?
      Ci si guadagna prima, con la produzione di armi, e dopo, con la necessaria ricostruzione.
      L'Ucraina mi sembra già un buon esempio: la popolazione è allo stremo, ma qualcuno ci guadagnerà.

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