Da qualche tempo si nota, nelle varie nazioni del mondo, un numero molto elevato di donne che hanno raggiunto il vertice della politica. A parte la novità, qualcuno ha rilevato che il potere al femminile ci sembra più dolce e materno, e quindi finisce per sembrare più accettabile.
A questo argomento è dedicato il post di oggi, con un interessante testo di Aldo Erik tratto dalla pagina Facebook TERMOMETRO GEOPOLITICO. A seguire un breve riepilogo, tratto dal web, sul potere femminile nella storia.
LUMEN
<< Ogni struttura di potere deve risolvere un problema fondamentale: come esercitare decisioni dure senza apparire pura coercizione. La forza genera obbedienza temporanea; la legittimazione emotiva genera consenso duraturo. È in questo spazio che l’archetipo materno diventa uno degli strumenti simbolici più potenti della storia.
La madre è la prima esperienza di protezione, nutrimento e dipendenza. È una figura pre-politica, pre-ideologica, radicata nella biologia e stratificata nella cultura. Quando il potere si associa a quell’archetipo, beneficia di un riflesso condizionato di fiducia. Non deve dichiararsi benevolo: viene percepito come tale.
Il cristianesimo lo comprende presto. Con la proclamazione di Maria come Theotokos al Concilio di Efeso, la figura materna diventa parte strutturale dell’architettura teologica. Dio può essere giudice; la madre è intercessione. L’ordine può essere severo; la maternità lo rende umanamente sopportabile.
Nel Medioevo, in un’Europa attraversata da guerre e pestilenze, la devozione mariana esplode. Non è folklore. È un dispositivo di stabilizzazione emotiva. La trascendenza viene filtrata attraverso la cura. Il potere si ammorbidisce nel simbolo.
Nell’Ottocento, con la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione tramite Ineffabilis Deus, il rafforzamento mariano avviene in un momento di crisi dell’autorità temporale. Non si inventa Maria. Si consolida il suo ruolo simbolico mentre il potere politico vacilla. Quando la struttura trema, l’archetipo materno offre continuità.
Questo schema non è esclusivamente occidentale. La “Madre Russia”, Marianne in Francia, figure di compassione come Guanyin nell’Asia orientale: culture diverse, stesso meccanismo. Il potere si presenta attraverso il volto che disarma.
Il punto centrale non è morale ma strutturale: l’innocenza percepita è uno scudo. La maternità produce una presunzione di bontà. Criticare ciò che si presenta come cura è più difficile che criticare ciò che si presenta come forza.
Ed è qui che il discorso entra nel presente. Non è una questione di singoli nomi — Ursula, Giorgia, Sanna, Kristine. Non è un giudizio sulle persone né una tesi sul genere. È un’osservazione sul dispositivo simbolico: quando il potere contemporaneo assume un volto femminile, soprattutto in contesti di crisi o di decisioni controverse, beneficia di una protezione narrativa supplementare.
L’opposizione [al potere femminile] appare più aggressiva. La critica rischia di essere percepita come attacco personale. La durezza delle decisioni viene filtrata attraverso un’immagine di responsabilità, cura, stabilità.
Non si tratta di sostenere che le donne siano più inclini all’abiezione. La storia dimostra che brutalità e competenza non sono variabili di genere. Si tratta di riconoscere che l’archetipo materno – anche quando non esplicitamente evocato – opera sotto traccia nelle percezioni collettive.
Il potere non crea l’archetipo. Lo eredita. Ma può utilizzarlo. Quando il volto è materno, il sistema appare meno minaccioso. Quando la narrazione è di protezione, la disciplina diventa necessità. Quando la figura è rassicurante, la struttura che rappresenta diventa più difficile da mettere in discussione. Se dovessi rendere accettabile l’inaccettabile, non lo presenterei come imposizione. Lo vestirei da cura. >>
ALDO ERIK
DONNE E POTERE
L’impressione che oggi ci sia un numero inedito di donne ai vertici è comprensibile - e in parte vera - ma non è la prima volta che il mondo vive qualcosa di simile. La novità sta più nella scala globale e nella visibilità, non nell’esistenza del fenomeno.
= L’antichità: potere femminile come eccezione carismatica
Non era un’epoca di leadership femminile diffusa, ma esistevano figure che dominavano interi imperi: Hatshepsut in Egitto, un grande faraone; Cleopatra VII, sovrana e diplomatica di livello assoluto; Zenobia di Palmira, che sfidò Roma; Wu Zetian in Cina, unica imperatrice regnante nella storia cinese.
Qui il potere femminile non è “di massa”, ma è legittimato dal carisma, dalla religione o dall’eccezionalità. Non è un’epoca simile alla nostra, ma è un precedente di donne al vertice di grandi strutture politiche.
= Medioevo e prima età moderna: un’inaspettata concentrazione di regine
Tra il XII e il XVII secolo, in Europa si verifica qualcosa di sorprendente: un numero insolitamente alto di donne regnanti, spesso molto potenti.
Esempi: Eleonora d’Aquitania, forse la donna più influente del Medioevo europeo; Isabella di Castiglia, che unificò la Spagna; Maria Tudor e Elisabetta I in Inghilterra; Caterina de’ Medici in Francia; Cristina di Svezia, figura intellettuale e politica di primo piano; Anna d’Austria, reggente di Francia.
In alcuni decenni del Cinquecento, tre dei principali regni europei erano guidati da donne contemporaneamente. È forse il periodo più simile al nostro, anche se limitato geograficamente.
= Il Novecento: l’inizio della normalizzazione
Il XX secolo vede le prime donne elette o nominate capi di governo in sistemi moderni: Sirimavo Bandaranaike (Sri Lanka), prima premier donna al mondo; Indira Gandhi in India; Golda Meir in Israele; Margaret Thatcher nel Regno Unito.
È l’inizio della transizione verso la situazione attuale, ma ancora con numeri bassi.
= Il XXI secolo: la vera discontinuità
La differenza del nuovo millennio non è che ci siano donne al vertice — è che: sono molte contemporaneamente, in continenti diversi, in democrazie consolidate e organizzazioni internazionali, con visibilità globale.
È la prima volta nella storia in cui la leadership femminile diventa strutturale, non episodica.
Stabat mater
RispondiEliminaUn bel testo, letto con interesse. Basti pensare che ruolo ha avuto Maria nell'immaginario dei credenti: non si contano le chiese a lei dedicate, le migliaia di Madonne dipinte dai più grandi artisti. Già averla chiamata madre di Dio e poi corredentrice indica la sua divinizzazione, è equiparata in pratica alle persone della Trinità. Non è proprio un caso che la moderna Chiesa non più cattolica ma sinodale cerchi di ridimensionare il personaggio. Il cardinale Fernández ha infatti dichiarato che il termine di "corredentrice" è "inappropriato" che significa in soldoni "falso". Ma dire chiaro e tondo che quel titolo è falso non era possibile, non era ancora possibile perché avrebbe creato grande scandalo fra i devoti di Maria, ancora numerosissimi. Ma in effetti già il Concilio Vaticano II aveva cominciato a ridimensionare il ruolo di Maria per non urtare i protestanti e altri cristiani.
Caro Sergio, non so dirti perchè il cristianesimo protestante abbia deciso di dare così poca importanza alla figura della Madonna.
EliminaForse ci sono delle motivazioni teologiche legate ai testi sacri, o forse la motivazione è di tipo più caratteriale e sociologico.
Sicuramente però tra i cattolici la sua figura rimane molto forte ed assolutamente centrale, per cui credo che il suo culto resisterà tenacemente a qualsiasi novità sinodale.
"... tra i cattolici la sua figura rimane molto forte ed assolutamente centrale ..."
EliminaSì, certo, fra i cattolici di oggi. Ma se la Chiesa sinodale prevarrà, come sembra, la figura di Maria sarà demitizzata in tempi relativamente brevi.
Quanto ai protestanti penso che la retrocessione di Maria sia una conseguenza diretta della razionalizzazione del cristianesimo, basti pensare che Lutero ridusse i sacramenti da sette a due (battesimo e cresima). Inoltre si assistette a una specie di iconoclastia, la rimozione di tutte le immagini sacre dalle chiese che appaiono oggi vuote e fredde (cosa che a qualcuno può anche piacere).
Sì, penso anche io che ci sia una motivazione di tipo 'iconoclasta' in questa scelta.
EliminaMagari sommata al rispetto rigoroso del monoteismo, che il cattolicesimo invece ha finito per annacquare con il culto dei Santi, della Madonna, degli Angeli, ecc.
Direi che sono proprio due mondi diversi, con tutti i pro ed i contro che questo comporta, visto che in materia religiosa si può operare con la massima libertà (basta che funzioni).
Mi permetto di ricordarti, se l'hai dimenticato, che i cristiani distinguono tra venerazione o dulia per i santi, iperdulia per la Madonna (una venerazione al quadrato per così dire) e infine adorazione per il solo Padreterno o la Trinità. Ma la gente comune non fa queste distinzioni, non conosce nemmeno il termine dulia.
EliminaQuanto ai protestanti è interessante osservare che Lutero credeva sempre nella transustanziazione, Zwingli - il riformatore svizzero - no. Zwingli era dunque più illuminista o moderno di Lutero. Zwingli morì in battaglia, in una guerra religiosa. Trovato morente sul campo gli chiesero: Uli (diminutivo di Ulrich), vuoi confessarti? (in svizzero tedesco: Ueli, wotsch biichte?).
No, rispose Zwingli, che fu finito con una mazzata in testa.