domenica 4 febbraio 2024

La luce in fondo al Tunnel

Secondo uno dei più recenti modelli demografici (denominato World-4) sembra che la popolazione mondiale dovrebbe smettere di crescere verso il 2030, per poi (finalmente) diminuire nel periodo successivo.
Se la previsione è corretta, sarebbe proprio il caso di dire: meglio tardi che mai.
A questa ipotesi è dedicato il post di oggi, scritto da Jacopo Simonetta per il sito Apocalottimismo.
LUMEN



<< La demografia ufficiale soffre di tre principi sinergici che ne rendono futili le argomentazioni e le previsioni. Ricordiamoli brevemente:

1 – La popolazione umana non è soggetta fattori limitanti esterni. Per quanto stravagante sia questa tesi, è uno dei fondamenti degli studi e delle previsioni ufficiali delle istituzioni grandi e piccole. Talvolta è esplicitata, spesso viene invece taciuta, ma è sempre presente. Ne consegue pretendere che, al netto di gravi e temporanee calamità, la dinamica della popolazione umana risponda solo a pulsioni interne alla popolazione stessa. Essenzialmente quindi fattori economici e culturali.

2 – L’influenza dei fattori economici si estrinseca secondo la cosiddetta “transizione demografica”. Teoria secondo cui la povertà è la principale forzante sia dell’elevata natalità che della mortalità. Aumentando il benessere, la mortalità diminuisce subito, mentre la natalità segue con una certa inerzia così da giungere dopo alcuni decenni ad un nuovo sostanziale equilibrio su livelli molto più alti che si dà per scontato siano sostenibili a tempo indeterminato. Nata come ipotesi scientifica alla fine del XIX secolo, questa teoria è si è dimostrata falsa in moltissimi casi, ma rimane fortemente radicata nella cultura sia popolare che scientifica perché politicamente ed eticamente molto confortevole.

3 – La sovrappopolazione non esiste, perlomeno non a livello globale, e parlarne è indizio sicuro di una mentalità gretta e colonialista (se non peggio).

Prima di tutto è bene ricordare che i modelli [demografici] sono solo degli strumenti per studiare i fenomeni; anche i migliori di essi non sono la realtà, al massimo ne simulano abbastanza bene alcuni aspetti e tendenze. (...)

World4 è stato elaborato sulla base dei dati fino al 2010 e pubblicato nel 2021. Il suo interesse è che rompe drasticamente con i modelli demografici correnti, basandosi su tre principi fondamentali:
= L’umanità non può eccedere la disponibilità di cibo.
= La produzione di cibo dipende anche da servizi eco-sistemici che sono resi gratuitamente dagli ecosistemi naturali (assorbimento e stoccaggio di CO2, fertilità, acqua dolce, impollinazione, banchi di pesca, ecc.).
= Gli ecosistemi naturali vengono distrutti dalla crescita demografica ed economica.

Anziché sui tassi di natalità, l’aspettativa di vita ecc., World4 è quindi focalizzato sulla disponibilità di risorse e sulla nostra capacità di estrarle. In effetti, vi sono altri due insiemi di fattori critici per il nostro destino: la complessità del sistema socio-economico-tecnologico e la capacità degli ecosistemi di rigenerare le risorse ed evitare l’accumulo di sostanze nocive.

A dire il vero quest’ultimo aspetto è indirettamente preso in conto, visto che si utilizza la metodologia dell’ “Impronta Ecologica” e si fa riferimento esplicito a fenomeni come il GW. La complessità è invece parzialmente correlata con la tecnologia che, invece sta al centro del modello.

Dunque, il modello è strutturato su 2 fattori aggregati: la tecnologia e l’ambiente, correttamente considerando che è soprattutto dal loro rapporto dinamico che deriva la capacità di carico umana, vale a dire quanta gente può vivere su questo pianeta. Entrambi i fattori si articolano in due sotto-fattori.

La tecnologia [si articola] in 'Conoscenza' ed 'Ignoranza' che determinano il tasso di mortalità. La prima riducendolo e la seconda aumentandolo. Entrambi i due sotto-fattori operano in ogni momento, ma il punto di equilibrio fra di essi si sposta: verso l’ignoranza per obsolescenza (tecnologie non più utili, non più possibili o comunque dimenticate); viceversa per apprendimento.

L’ambiente si articola invece in antroposfera (la parte di bio-capacità già sfruttata) ed ecosfera (la parte di bio-capacità ancora libera e dunque in grado di rendere servizi eco-sistemici vitali. Anche in questo caso si passa dall’una all’altra mediante ri-naturalizzazione o, viceversa, domesticazione.

Queste quattro variabili sono legate fra loro da un sistema di 6 equazioni da cui si estrapola la capacità di carico. Si noterà che questo modello considera la mortalità come fattore principale nel determinare la popolazione. E’ molto politicamente scorretto, ma scientificamente accettabile in quanto chi nasce in un contesto di “overshoot” conclamato, vale a dire carestia, assenza di sostegno internazionale, caos sociale, ecc., facilmente muore.

Come al solito, il modello è stato messo a punto facendogli riprodurre i dati reali dei 100 anni scorsi, per poi azzardare delle previsioni sul futuro, inserendo una serie di variabili. Facendo quindi girare il programma un milione di volte, via via inserendo combinazioni di dati diverse, si ottiene un fascio di curve che indicano i possibili sviluppi.

Orbene, contrariamente alle proiezioni attualmente accreditate, tutte le curve disegnate puntano decisamente verso il basso a breve termine. La “finestra” che contiene l’80% di probabilità è che il picco della popolazione si verifichi fra il 2025 ed il 2030 intorno ai 7,5 miliardi di persone, per poi giungere al 2060 con una popolazione globale compresa fra 2 e 6,5 miliardi di persone.

Come si vede, tutte le curve sottostimano il numero di persone attuali (si ricorda che il modello è settato sui dati fino al 2010), che pare abbia già raggiunto gli 8 miliardi nel 2022 (anche se non è poi certo), ma l’aspetto più interessante è che il margine di incertezza risulta molto ridotto circa l’inizio della flessione, mentre è molto ampio per quanto riguarda la sua rapidità.

Tale differenza dipende prevalentemente da differenti ipotesi fatte circa la resilienza degli ecosistemi selvatici; vale a dire dalla loro capacità di continuare a fornire servizi eco-sistemici vitali ancorché parzialmente antropizzati.

In altre parole, il risultato più interessante del lavoro è che, al di là della precisione nelle previsioni, il fattore principale per la sopravvivenza dell’umanità risulta essere non già la tecnologia, bensì la qualità ambientale. Sorprendente per molti, questo risultato è invece esattamente quello che ci si poteva aspettare dal momento che la tecnologia non crea risorse, bensì ne migliora lo sfruttamento, cosa che solitamente ne accelera il degrado. (...)

Ovviamente è perfettamente possibile che il modello abbia trascurato o mal considerato uno o più fattori rilevanti e che pertanto risulti sbagliato. Ancora una volta è bene ricordare che si tratta di un modello e non di Nostradamus (per modo di dire). Tuttavia io credo che sia da prendere sul serio, come tendenza generale e non come previsione di dettaglio, per due solide ragioni.

La prima è che risulta molto consistente con i risultati ottenuti aggiornando e ricalibrando il [precedente] World3, la cui validità strutturale è invece stata ampiamente dimostrata dai fatti.

La seconda è molto più empirica, ma non per questo meno cogente: l’analisi dei dati demografici di questi ultimi decenni indica non solo una tendenza globale a ridurre la natalità, ma anche che laddove si verifica una crisi economico-politica abbastanza grave da provocare un sensibile aumento di mortalità, si verifica anche una contemporanea riduzione della natalità; specialmente se non vi è la possibilità di emigrare.

A ciò dobbiamo aggiungere che, sia pure in modi molto diversi, tutti i paesi del mondo dipendono dal commercio globale per parecchie delle loro necessità vitali e che la rete commerciale globale sta scricchiolando sotto i colpi della crisi energetica ed economica generale, oltre che della rinnovata ostilità fra blocchi geopolitici contrapposti. (...)

Un vecchio adagio afferma che è meglio essere ricchi e sani, piuttosto che poveri e malati. Molti e crescenti indizi indicano che però abbiamo scelto la seconda opzione, anche se la maggioranza delle persone ed anche molti scienziati non sono d’accordo. Vedremo, forse anche prima del previsto. >>

JACOPO SIMONETTA

8 commenti:

  1. Passando dal genarale al particolare, ovvero parlando delle singole nazioni e zone del mondo, Simonetta fa queste specifiche previsioni:

    << Il continente probabilmente messo peggio è l’Africa a causa della sua altissima crescita demografica: 2,3 – 2,4% annuo secondo le stime. Un tasso che dipende sostanzialmente da un insieme di fattori quali importazione di cibo, aiuti internazionali, un sistema sanitario quasi interamente finanziato da paesi esteri (EU, USA e Cina), oltre che dalle rimesse degli emigranti.
    Certo, tutto ciò viene elargito in cambio di accordi commerciali a tutto vantaggio delle imprese dei paesi “donors”, ma ciò non cambia il fatto che l’eventuale venir meno di uno o più di questi fattori comporterebbe un aumento rapido e consistente della mortalità e, probabilmente, un parallelo calo della natalità (v. ad es. in Sudan e Sud Sudan).
    Ma anche nei paesi autoproclamatisi “avanzati” c’è poco da ridere. Una crisi economica di gravità analoga a quella che negli anni ’90 travolse l’URSS potrebbe colpire (colpirà?) paesi centrali come la UE, gli USA o anche la Cina, oppure intermedi, come Russia o India.
    E facilmente la rovina di un pezzo importante del puzzle mondiale ne trascinerebbe seco altri, comportando il crollo di una buona parte del castello di carte. Solo che questa volta non ci sarebbe nessuno in grado di portare soccorso e nessuna possibilità di un “miracolo economico” successivo; neanche molto parziale. >>

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  2. Interessanti considerazioni, commenti, mi astengo questa volta non ritenendo avere nulla di importante da aggiungere, ovvero comincio a non avere più nessuna idea su nessun argomento***, magari a causa dell'età e patologie varie...

    Siamo 8 miliardi, ci vogliono portare a 3, quando saremo...Desiderio congenito di esserci, noi ci saremo, non periremo noi. Ad onta di milionate di fosse, comuni o singole che testimoniano mancate sopravvivenze.

    *** mirabile aforisma di Settimio Severo, imperatore e filosofo.

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    1. << Siamo 8 miliardi, ci vogliono portare a 3 >>

      Caro Mauro, mi sembra che il problema sia proprio l'opposto.
      Siamo arrivati ad 8, procediamo spediti verso il 9, e la cosa sembra non interessare nessuno dei governanti e dei decisori pubblici (interessa solo noi 4 gatti, a cui nessuno da retta).

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    2. COMMENTO di SERGIO

      << Siamo 8 miliardi, ci vogliono portare a 3 >>

      Per gli amici di Freeanimals (Mauro b., Roberto ecc.)
      il problema dell’esplosione demografica non esiste,
      strano. Insistono che vogliono fare una mattanza,
      riportare la popolazione mondiale a 3 miliardi.
      Come se tre miliardi non fossero tanti, anzi troppi.
      I radicali avevano coniato l’espressione di “rientro
      dolce”. Non vogliamo ammazzare nessuno,
      si vorrebbe che gli stati (soprattutto africani e
      asiatici, ma anche sudamericani) frenassero
      l’incremento demografico con politiche di
      pianificazione familiare, concretamente non
      più di due figli a coppia. C’era arrivata persino
      l’Accademia pontificia delle scienze più di vent’anni
      fa sotto San Giovanni Paolo II, papa Wojtyla.

      Si dice che ci sarà un calo drastico (e preoccupante!)
      già a a partire dal 2060 - i cinesi calerebbero a
      circa 600 milioni. Non ci credo troppo, intanto
      si continua a crescere e i politici gettano le basi
      per far fronte ai problemi che creeranno 9-11
      miliardi di persone (vedi il rilancio del nucleare).
      Così quando la popolazione mondiale comincerà
      davvero a calare si alzeranno gli alti lai (come già
      fanno i cinesi) per il decremento popolare in atto
      (dovuto soprattutto all’invecchiamento della popolazione,
      non a politiche stragiste come pensano Mauro b. e soci).
      Se la popolazione mondiale cala “chi ci pagherà le
      pensioni”? E che ne sarà dell’infrastruttura
      creata per una popolazione di 9-11 miliardi?
      Chi farà funzionare le macchine? Probabilmente
      l’IA.
      Quanti miliardi di abitanti può sostenere la Terra
      - stabilmente e a lungo?Non lo sappiamo esattamente,
      forse anche 15 miliardi, ma sarà un mondo molto diverso dal
      nostro, per me inimmaginabile - e con molti
      meno animali, caro Freeanimals: il sapiens
      ha invaso tutte le nicchie possibili del pianeta,
      per orsi lupi leopardi balene e … farfalle non
      c’è più posto.
      Ci sarà comunque credo un assestamento
      della popolazione mondiale a un certo livello.
      3 - 11 - o più miliardi? Io propenderei per
      3 e anche meno - e senza stragi eh!

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    3. << il sapiens ha invaso tutte le nicchie possibili del pianeta, per orsi lupi leopardi balene e … farfalle non
      c’è più posto. >>

      Proprio così. Non solo stiamo facendo del male a noi stessi, ma anche agli animali ed alle altre forme di vita.
      Io credo che gli animalisti sinceri e convinti dovrebbero essere, per forza di cose, anche dei fautori della decrescita umana.

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    4. Concordo con Lumen, una eventuale rarefazione degli umani, animali dominanti, libererebbe nuovi spazi agli altri viventi, più o meno senzienti....

      @ Sergio
      Non credo esistano decrescite felici, incruente, non completamente. I soliti slogan dei sinistrorsi, zerbini e portavoce dei padroni.

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  3. Articolo denso e meritevole di attenzione (come generalmente quelli di JS)
    Interessante ad es la critica iniziale ai tre principi sinergici di cui soffre la Demografia ufficiale
    Non sottovaluterei il ruolo (di certi usi) della Tecnologia nel limitare i danni durante il percorso di avvicinamento al calo vero e proprio, né il ruolo degli avanzamenti medico-sanitari nel tendenziale allungamento della vita umana media e nemmeno i seri contraccolpi negativi della crisi del Commercio globale
    La conclusione appare cmq "ottimistica" anche se naturalmente prima di raggiungere l'auspicabile calo demografico generale il conto da pagare appare "salato"
    Saluti

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    1. Caro Claude, il conto sarà sicuramente salato, perché si è deciso di non decidere, e quindi, implicitamente, di subire gli eventi invece di guidarli.
      Possiamo solo sperare che il conto non sia troppo salato, ma non dipende da noi, solo dal caso.

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