mercoledì 15 febbraio 2017

Cento anni da pecora

LUMEN – Ho esitato a lungo, prima di invitare il nostro ospite di oggi, perché si tratta di un personaggio sicuramente molto discusso. Ma, dato l’argomento, ho pensato che la sua esperienza professionale potesse esserci utile: si tratta di Joseph Paul Goebbels.
GOEBBELS – Guten Tag.

LUMEN - Herr Goebbels, voi siete sicuramente un esperto in materia di propaganda ideologica e di controllo della popolazione.
GOEBBELS – Ja!  Modestamente.

LUMEN – Secondo voi, perché tante persone seguono passivamente le idee e gli scenari proposti dall’autorità, senza porsi troppe domande ?
GOEBBELS – Io credo che vi siano sostanzialmente tre ragioni, per questa tendenza.

LUMEN – Sentiamo.
GOEBBELS - La prima ragione chiama in causa la naturale propensione dell’essere umano ad obbedire all’autorità. Si potrebbe obiettare che questa è un’ovvietà, perché (quasi) tutti rispettano le regole dettate dalle leggi promulgate dall’autorità politica, in quanto fa parte del patto sociale. La questione però è un po’ più sottile di così.

LUMEN – In che senso ?
GOEBBELS - Spesso non si tratta di seguire le regole o le leggi, ma di abbracciare e fare proprie certe “convinzioni” o “soluzioni” solo perché sono veicolate dalla politica su larga scala. Affermare – a livello mediatico - che la soluzione ad un certo problema sociale è X piuttosto che Y, non è una norma cogente, è solo un progetto politico, un’indicazione per un progetto politico, che il governo, l’autorità, veicola alla popolazione.

LUMEN – Quindi si rientra nel rapporto più generale tra autorità e popolazione.
GOEBBELS – Appunto. Ed il modo in cui si comporta la maggior parte delle persone di fronte all’autorità ce lo ha rivelato, in modo spettacolare e preoccupante, un famoso esperimento di Stanley Milgram.

LUMEN – Cosa accadde ?
GOEBBELS – Nell’esperimento, due persone vengono convocate per un test di simulazione, a cui decidono di partecipare volontariamente. Nel laboratorio ad una delle due viene dato il ruolo di insegnante, e all’altra di allievo, visto che lo scopo dell’esperimento è, racconta il ricercatore in camice bianco (l’autorità), vedere come le persone imparino dalle punizioni. La persona designata come insegnante deve quindi leggere delle liste di parole, che l’allievo, in un'altra stanza, deve ripetere. A ogni errore l’insegnante deve punirlo con una scossa elettrica, che aumenterà progressivamente.

LUMEN – Scosse vere ?
GOEBBELS - Ovviamente no. L’allievo è un collaboratore dello sperimentatore, e non riceve alcuna scossa. L’insegnante però non lo sa, e crede di dare delle scosse vere. E dall’altra parte a un certo punto iniziano i lamenti e poi le urla di dolore dell’allievo. Di fronte ai dubbi dell’insegnante in merito al fatto che fosse lecito proseguire, il dottore in camice bianco lo rassicura e gli dice di continuare, che è tutto sotto controllo, che non si può tornare indietro, e che c’è un preciso impegno preso una volta accettato di far parte dell’esperimento.

LUMEN – E loro, come reagirono ?
GOEBBELS - Molte persone ubbidirono, più o meno passivamente, e continuarono ad infliggere dolore ad un loro simile (così credevano) solo perché l’autorità glielo chiedeva, e tanto bastava per continuare nella loro azione illegale e poco etica, anche se la loro vittima li supplicava di smettere dicendo di sentirsi male.

LUMEN – Da non credere.
GOEBBELS - Questo esperimento dimostrò chiaramente che su molte persone l’autorità ha una presa incredibile, e sono pronte a seguire l'autorità in modo acritico ed irresponsabile. Se l’essere umano è capace di questo, e, si badi bene, non in guerra, ma in condizioni di normale vita quotidiana, forse non c’è da stupirsi che molto spesso sia disposto a seguire la scelta e la narrazione dell’autorità politica di turno, anche quando questo significa imporre condizioni di vita difficili ad altri cittadini.

LUMEN – Voglio sperare che l’adesione non fosse totale.
GOEBBELS - Ovviamente no. Milgram trovò infatti alcune persone che si rifiutarono di seguire le indicazioni dell’autorità, ed infatti c’è sempre chi sfida, a torto o a ragione, l’autorità costituita, il pensiero dominante. Ma si trattò di una minoranza.

LUMEN - Potrebbero esserci motivi di natura evoluzionistica che spiegano la naturale tendenza dell’essere umano a rispettare e seguire l’autorità ?
GOEBBELS - Certamente. Non è difficile capire che, per animali che vivono in gruppo, come l’homo sapiens (ma lo stesso vale per molte altre specie), è fondamentale che siano selezionati nel pool genico quei geni che favoriscono il rispetto del capo branco, cioè dell’autorità, altrimenti ci sarebbe una situazione anarchica, foriera di scontri continui tra gli individui. Ma dovrebbero esserci dei limiti.

LUMEN – Andiamo avanti.
GOEBBELS - Il secondo motivo chiama in causa il fenomeno del conformismo sociale, illustrato in un altro famoso esperimento condotto da Solomon Asch, che fu il maestro di Milgram.

LUMEN – Cosa fece ?
GOEBBELS - Asch presentò a gruppi di 8 soggetti tre linee, tra le quali una era visibilmente più corta delle altre. Chiedeva quindi alle persone di decidere quale fossa la più corta. Sette di queste persone erano dei collaboratori, e tutti d’accordo indicavano come più corta una linea che in realtà non lo era.

LUMEN – E gli altri ? Cosa fecero i soggetti ignari ?
GOEBBELS - Spesso conformavano il loro giudizio a quello della maggioranza del gruppo, indicando come più corta la linea che invece era più lunga. Attenzione: questi soggetti non stavano mentendo ! Non avevano alcuna ragione per farlo. Semplicemente la pressione sociale della maggioranza era così forte da influenzarli pesantemente.

LUMEN – Cioè, distorcevano la propria percezione.
GOEBBELS – Esatto: a pochi piace essere in disaccordo con la maggioranza. Se la linea scelta fosse veramente percepita come più corta è molto difficile da stabilire sperimentalmente, ma non ha importanza per il nostro argomento. Il fatto è che esiste un meccanismo cognitivo sensibile al conformismo, che porta le persone a sostenere le tesi della maggioranza.

LUMEN – Interessante. E passiamo ora al terzo argomento.
GOEBBELS – L’ultimo motivo fa riferimento all’effetto “by-stander” o “effetto spettatore”. Purtroppo questo meccanismo cognitivo non fu messo in luce tramite un esperimento, ma fu rivelato da un vero caso di omicidio avvenuto a New York.

LUMEN – Addirittura ?
GOEBBELS – Accadde che una ragazza, di nome Kitty Genovese, fu aggredita e accoltellata a morte in strada, senza che nessuno dalle case circostanti intervenisse o chiamasse tempestivamente la polizia, nonostante il trambusto e le urla. Perché? Perché, per semplificare, ognuno pensava che lo avrebbe fatto qualcun altro.

LUMEN – Alla faccia dell’empatia.
GOEBBELS - Non è difficile quindi immaginare che esistano nella società molte persone che, pur sapendo di assistere ad una “aggressione” politica e sociale, quale a volte viene proposto dal governo in carica, non agiscono, non si mobilitano, perché pensano che il problema lo risolverà qualcun altro. Stanno alla finestra, come coloro che lasciarono morire Kitty Genovese, non perché approvassero, non perché fossero cattive o stupide, ma perché a volte così funziona la nostra mente. Si chiama anche diluizione della responsabilità.

LUMEN – Ma tutto questo, le elites al potere, lo sanno benissimo.
GOEBBELS – Certo che lo sanno. Ed è proprio per questo, perché così funziona la mente umana, con i suoi limiti, che le élite culturali e politiche.

 LUMEN – E voi ne sapete qualcosa.
GOEBBELS – Ja!  Modestamente.



15 commenti:

  1. Mah! Dunque saremmo più o meno esseri senza volontà che agiscono o reagiscono in modo quasi meccanico a stimoli esterni (ciao ciao volontà e libero arbitrio). Be', in effetti quasi tutto quello che facciamo, dalla mattina alla sera, è una serie scontata di azioni e reazioni con modestissime, insignificanti variazioni. Ma questa visone delle cose è opprimente, deprimente: dove sta o va a finire la nostra libertà? "Libertà va cercando ch'è si cara ...". In effetti alcuni riescono a evadere da questo carcere con la riflessione e sfuggono al controllo del puparo che tira i fili. Ma il puparo, grazie alla tecnologia, restringe le possibilità di fuga. "Sanno tutto di noi" è il titolo di un libro che ho comprato dopo avere ascoltato l'intervista dell'autrice. Senza accorgercene lasciamo tracce che il puparo sa sfruttare a nostra insaputa. In tempi in cui la tecnologia non era ancora così pervasiva chiesi un'informazione al consolato e rimasi di stucco quando l'impiegata mi rispose: sappiamo tutto di tutti. Dunque nel mio comune di nascita, da cui sono lontano da una vita, sanno dove abito, all'estero, il numero di telefono, il mio stato civile ecc. Ma questo ovviamente è ancora niente. Eppure eppure ... con tutta la loro tecnologia gli imperialisti d'occidente hanno messo mesi per scovare e uccidere Gheddafi. Insomma, il puparo non è onnipotente come crede.
    Però non possiamo farci nemmeno troppe illusioni: sanno tutto o quasi tutto.

    A proposito della Genovese. La reazione o mancanza di reazione è dovuta anche al timore di essere coinvolti nella brutta faccenda. Si guarda dall'altra parte per non prendersi magari una coltellata o anche solo per evitare un interrogatorio della polizia. Chi te lo fa fare d'immischiarti? Il solito moralista dirà: un comportamento indegno, da vigliacco. Sì, ma alla mia pelle e alla mia tranquillità ci tengo, è l'istinto di sopravvivenza o la tendenza innata al minimo sforzo. Il puparo ci vorrebbe più coraggiosi, più eroi (armiamoci e partite).

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  2. "esseri senza volontà"

    Abbiamo una ricchissima tradizione culturale che parla di "volonta' comune", specialmente nella destra politica.

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    1. Anzi, il nostro intero impianto istituzionale e' basato su questa credenza.

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  3. << A proposito della Genovese. La reazione o mancanza di reazione è dovuta anche al timore di essere coinvolti nella brutta faccenda. Si guarda dall'altra parte per non prendersi magari una coltellata o anche solo per evitare un interrogatorio della polizia. >>

    Appunto.
    In una città come New York, poi.

    Si tratta, in effetti, di uno dei (tanti) difetti delle metropoli.
    Sono convinto che in un paese, o anche solo una piccola cittadina, una cosa simile non sarebbe mai successa.

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  4. Qualcosa di similare a quanto sostenuto nel post era stato teorizzato nel vecchio saggio 'Fuga dalla libertà' (1941) di E. Fromm, uno degli esponenti meno dogmatici della famosa/famigerata 'Scuola di Francoforte' il quale chiamava in causa appunto l'oggettivo "peso" della libertà/responsabilità individuale (e di collettività/gruppi/istituzioni relativamente limitati nelle dimensioni) per spiegare il successo dei regimi autoritari della prima metà del Novecento: ipotesi che peraltro potrebbe essere estesa ad ogni altra forma di autoritarismo (ad es. quelle di matrice religioso-confessionale)...

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  5. << l'oggettivo "peso" della libertà/responsabilità individuale >>

    Caro Claudio,
    la citazione mi sembra perfettamente centrata.
    Essere liberi vuole dire anche essere responsabili dei propri errori, i quali, molto spesso, emergono solo ex post, quando ormai, per usare una nota metafora, "i buoi sono già scappati".
    E convivere con i propri sensi di colpa non è per nulla piacevole.

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  6. Vaben, pero' che senza liberta' non c'e' responsabilita' e' una delle piu' grandi banalita' filosofiche, ben nota anche alle gerarchie dei soldati, come del resto spesso ben si riconosce anche qua dentro quando si mettono in discussione le conseguenze del determinismo.

    A questo proposito trovo, come gia' detto, molto illuminanti le considerazioni dello storico Paolo Prodi, il quale attribuisce lo snaturamento dell'occidente al pan-normativismo giuridico positivista, che spogliando i cittadini di ogni liberta' decisionale, li rende irresponsabili, ed equiparabili a macchine chimiche.

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    1. Si tratterà (anche) di una grande banalità filosofica, tuttavia spesso la "faccia della medaglia" Responsabilità rimane decisamente sullo sfondo rispetto a quella della Libertà, favorendo in tal modo l'equiparazione Libertà=Licenza=Arbitrio e quindi offrendo (quantomeno) ad esponenti politico-religiosi di tendenza autoritaria e/o integralista "autostrade" per sottolineare l'esigenza/necessità dell'adozione di provvedimenti illiberali e antidemocratici...

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  7. Ed a proposito di popolo e di libertà, ecco cosa disse una volta un "esperto" come Mussolini, in una intervista ad un giornale (straniero, ovviamente):

    << Ci vogliono la musica e le bandiere per infiammare gli entusiasmi. La folla è disgregata e dispersa come un branco di animali, sinché essa non sia disciplinata e guidata.
    Essa non ha bisogno di sapere; ma bisogna che la fede, che muove le montagne, scaturisca dall'anima dell'oratore e si trasfonda in quella della folla, come la radio, che può eccitare il mondo con un'idea grandiosa. In verità, la tendenza dei nostri uomini moderni a credere è ... assolutamente incredibile! >>

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    1. Carina. Però è vero che senza entusiasmo non c'è gusto. Harald Bloom definisce il genio letterario come l'autore che ci entusiasma (se ci piace soltanto non è un genio). Ma cos'è questo entusiasmo? Etimologicamente: PRESTITO MODERNO DAL GRECO ANTICO: dal gr. enthusiasmós ‘invasamento’, der. di enthusiázō ‘essere ispirato, invasato’, der. di éntheos ‘ispirato da un dio’, da theós ‘dio’ col pref. en- ‘in, dentro’.
      Ecco, l'entusiasta è un invasato, cioè un folle. Ma com'è che ci piace entusiasmarci? Per le prodezze di Maradona, ma anche per le scoperte della scienza. Che l'entusiasmo ci strappi alla nostra modestia o pochezza, ci faccia credere di essere anche noi dei geni, dei superuomini?

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    2. Non a caso il filosofo britannico Shaftesbury (all'inizio del Secolo dei Lumi) nella sua 'Lettera sull'entusiasmo' metteva in guardia dall'entusiasmo/fanatismo religioso-confessionale, delle cui (dolorose) conseguenze tuttora non mancano esempi...

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    3. Esempi che culminano col fenomeno, altrimenti ispiegabile, del terrorista kamikaze.
      L'evoluzionismo può spiegare abbasta bene il sacrifico della vita a favore della famiglia, o anche solo della tribù o della patria.
      Ma il terrorista kamikaze, mi pare fuori da questo ambito.

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  8. << Che l'entusiasmo ci strappi alla nostra modestia o pochezza, ci faccia credere di essere anche noi dei geni, dei superuomini? >>

    C'è questo, sicuramente.
    Ma forse c'è anche, più semplicmente, la possibilità di dimenticare, per qualche tempo, le nostre preoccupazioni quotidiane.
    Infatti poi, passato l'entusiasmo, si ritorna sulla terra.

    Probabilmente l'entusiasmo è come la felicità: non può durare a lungo.

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    1. Però non è che decidiamo di entusiasmarci o d'innamorarci: sono fenomeni non programmati che ci colpiscono e rendono felici, almeno un istante (o qualche giorno mese anno). Ma certo siamo predisposti per questi fenomeni che trovano un terreno fertile nel nostro animo. Anche l'innamorato, come l'entusiasta, è almeno un po' ingenuo, a volte sembrano proprio scemi, non si capisce il perché di tanto entusiasmo e amore. Il bambino crede ciecamente nei genitori, ha fede in loro (e come potrebbe essere diversamente, dipendono totalmente da loro). Avete mai visto un bambino critico o ipercritico? Si fida, non può non fidarsi. La fiducia e la fede sono dunque connaturate all'uomo e questi atteggiamenti persistono anche dopo la prima infanzia. Non per niente certi adulti ci sembrano sciocchi o ingenui come i bambini.

      lat. fĭde(m) (nomin. fĭdēs) ‘fede, fiducia; fedeltà; credito’, dalla stessa radice di fīdĕre ‘credere, confidare’ (⇨ FIDARE)


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    2. << La fiducia e la fede sono dunque connaturate all'uomo e questi atteggiamenti persistono anche dopo la prima infanzia. >>

      Giusto.
      D'altra parte, mi sembra che l'homo sapiens sia, tra tutte, la specie con la maggior componente di neotenia.

      Da Wiki << Viene definito "neotenia" il fenomeno evolutivo per cui negli individui adulti di una specie permangono le caratteristiche morfologiche e fisiologiche tipiche delle forme giovanili.
      La neotenia può essere importante per fornire un più ampio spettro di adattabilità ambientale rispetto alla specie ancestrale più specializzata. >>

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