mercoledì 16 novembre 2016

Varie ed eventuali – XXVIII

ZONE PERICOLOSE
Vi sono parecchie regioni del mondo che sono oggettivamente inospitali e pericolose per l’uomo. Sono troppo aride o troppo gelide, oppure sono a rischio di terremoto o di tsunami o di terribili tempeste, eccetera eccetera.
Se l’uomo fosse dotato di un minimo di buon senso, una volta accertato il pericolo, si limiterebbe a lasciare queste zone disabitate, riducendo la popolazione in funzione delle terre utili.
Ma l’uomo non ci riesce: dovendosi riprodurre con la massima potenzialità, finisce per occupare ogni minimo angolo della terra, cercando di ovviare, con la sua ingegnosità, alle difficoltà più evidenti.
Accade però che, prima o poi, si verifichi il tanto temuto terremoto (o tsunami, o carestia, ecc.) e che gran parte della popolazione di quella inospitale regione muoia o resti gravemente menomata.
E allora tutti giù a piangere e disperarsi. Quando invece basterebbe, ex ante, un po’ di semplice buon senso.
LUMEN



ATEI ED AGNOSTICI
Nonostante la distinzione semantica, sono convinto che, nel modo di vivere e di pensare, non c'è una vera differenza tra un agnostico ed un ateo.
La posizione delle persone nei confronti della divinità, infatti, si può ridurre a 3 grandi categorie:
1 - quelli che credono nel dio di una specifica religione
2 - quelli che credono in un dio personale
3 - quelli che non credono in nessun dio.
Ora, è evidente che atei ed agnostici sono tutti nella terza categoria.
Al massimo un agnostico può essere meglio accettato a livello sociale, ma si tratta di una differenza puramente esteriore.
LUMEN


PRESCRIZIONE
Vi sono reati che non cadono mai in prescrizione: sono quelli più efferati per i quali è previsto il massimo della pena.
Ancora in questo decennio, per conseguenza, si è avuta notizia di procedimenti penali in corso contro ex nazisti per crimini commessi durante l’ultima guerra mondiale.
Gli accusati, ovviamente, erano vecchissimi, perché il tempo trascorso dai fatti è notevole, ma la legge è stata applicata ugualmente: per questo, anche se tecnicamente è tutto in regola, la cosa mi appare abbastanza grottesca.
Sono convinto infatti che l’oblio della prescrizione dovrebbe sempre coprire tutti i reati, anche i più terribili e odiosi: perché, passato un certo numero di decenni, il diritto è inutile e deve lasciare il campo alla storia.
Questo, ovviamente, solo per amore di discussione, e non per giustificare, in alcun modo, l’orrore dell’olocausto.
LUMEN


SOFFERENZE
Spesso, per giustificare in qualche modo le sofferenze subite da tante persone innocenti, gli uomini di Chiesa non trovano di meglio che appellarsi agli imperscrutabili disegni divini, nelle certezza (?) che tutto è stato comunque da Lui voluto “a fin di bene”.
Noi atei, ovviamente, non possiamo accettare questa pseudo-spiegazione, ma non per questo dobbiamo disperarci e rinunciare ad essere positivi, visto che dalla vita si può sempre imparare qualcosa.
Pertanto mi trovo d’accordo con Alessandro Gilioli, quando afferma che << Non sono convinto che nella vita le sofferenze "facciano bene". Neanche un po'. Però dalle sofferenze si può imparare. Almeno gli si dà un senso. A posteriori, non richiesto, ma meglio che niente. >>
LUMEN


MIRACOLI
<< La Chiesa, (…) quando si parla di miracoli, è tendenzialmente scettica. Non perché sia veramente sicura che essi siano impossibili, quanto perché reputa molto più probabile che siano frutto d’imbrogli. E non vuole correre il rischio di essere ridicolizzata.
Per prudenza, i miracoli preferisce non riconoscerli o li riconosce molti anni dopo, quando nessuno avrà la possibilità di verificarli. Semplice buon senso.
I fedeli che hanno sufficiente spirito critico si sono sempre stupiti del realismo del Vaticano. Le folle sono capaci di acclamare Padre Pio come santo, mentre il Papa, a sentir parlare di qualcuno che dice d’avere le stimmate, è più che allarmato.
I saggi reggitori di quella antica organizzazione hanno più fede nel buon senso che nel magico e nel divino. >>
GIANNI PARDO


RETE DI SICUREZZA
<< Ci troviamo in una situazione senza precedenti.
Come sottolineato da Tainter, nessuna civiltà precedente è mai riuscita a sopravvivere al tipo di situazione in cui ci troviamo.
Tuttavia, le persone che vivevano in quelle civiltà erano prevalentemente rurali ed avevano una rete di salvataggio nel fatto che la loro fonte energetica era per il 100% solare, fotosintesi per il cibo, le fibre e il legname; potevano sempre continuare ad andare avanti, anche se questo poteva avvenire in condizioni dure.
Noi non abbiamo più questa rete di sicurezza, tutto i nostri sistemi alimentari dipendono completamente da quella rete energetica proveniente dal petrolio che sta per scendere a terra, e i nostri sistemi di fornitura alimentare non possono funzionare senza di essa. >>
LOUIS ARNOUX

44 commenti:

  1. Zone pericolose

    Diceva Sartori: è chiaro che dove non c'è acqua non dovrebbero esserci nemmeno uomini. Invece. E poi si lamentano. Ricordo che degli immigrati da qualche parte del mondo a Torino dicevano quanto era bello avere l'acqua corrente a disposizione invece di andare a prendere l'acqua a chilometri di distanza con anfore o brocche. L'acqua, l'oro blu, sarà uno dei grandi problemi dell'umanità in futuro. La Svizzera coi suoi ghiacciai è la riserva d'acqua europea. Ma si stanno ritirando a velocità supersonica e dovrebbero scomparire entro fine secolo. E poi? Dovranno emigrare anche gli Svizzeri? E dove andranno? Ma la tecnica - dice Severino - può rimediare anche a questo, anzi per essa è un gioco da ragazzi risolvere simili problemi. E com'è che la tecnica non risolve hic et nunc i problemi che ci assillano? Immagino - direbbe Severino - perché non sono questi i veri problemi dell'apparato tecnologico, interessato unicamente all'aumento della propria potenza. L'umanità serve e non serve all'apparato. Risolverà i suoi problemi se lo riterrà necessario (all'aumento della propria potenza). Se no l'umanità può anche andare al diavolo.
    Ma non so come Severino s'immagina concretamente questa Spectre. L'apparato dovrebbe essere identificabile, i suoi membri dovrebbero avere nomi e cognomi. Oppure è un potere anonimo i cui membri agiscono senza nemmeno sapere di appartenere all'apparato. E via elucubrando.

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    1. Senza la tecnica nemmeno torino sarebbe abitabile, anche se ha l'acqua. L'italia, almeno quella del nord, e' un luogo inospitale per meta' dell'anno, tant'e' che i villaggi di montagna, fino a prima dell'ultima recente modernizzazione del dopoguerra, erano zone povere, disagiate, e ben poco abitate.
      Lo stesso vale, un po' prima (si intende millenni, in questo caso), per il resto del paese.
      Probabilmente la tecnica, come pure la socialita' organizzata, si sviluppa proprio per la necessita' di sopravvivere in zone inospitali, all'inizio un po', poi piu' velocemente.
      Le zone ospitali per l'uomo sono solo quelle dove si puo' sopravvivere di caccia e raccolta per 12 mesi l'anno, mentre dove serve pastorizia e agricoltura c'e' gia' tecnica, con tutto quello che inevitabilmente si porta dietro.

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    2. << Probabilmente la tecnica, come pure la socialita' organizzata, si sviluppa proprio per la necessita' di sopravvivere in zone inospitali, all'inizio un po', poi piu' velocemente. >>

      Caro Diaz, sono d'accordo con te.
      E' sempre la necessità che aguzza l'ingegno, e la tecnologia questo è: ingegno applicato.

      Quindi, siamo diventati troppi, e troppo precari, perchè siamo troppo ingegnosi.
      Se non è "eterogenesi dei fini" questa...

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    3. Pero' cio' che intendevo rimarcare era altro: che Torino e' ambiente assolutamente inospitale per l'uomo, con ogni probabilita' molto piu' dei luoghi dai quali provengono gli "immigrati di ogni parte del mondo" che cita Sergio, e che e' solo la vituperata tecnica, con tutti i suoi effetti collaterali (fra cui quello di riempire di "immigrati" piu' o meno disperati ogni residuo anfratto), che rovescia questa situazione.

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    4. Può darsi; ormai, come era il paesaggio orginario non lo possiamo neppure più immaginare.
      Però mi sembra che si possa ancora distinguere tra inospitale e pericoloso.
      La tecnologia può molto contro l'inospitale, mentre contro il pericoloso (terremoti, inondazioni, siccità, ecc.) spesso è impotente.
      Ma forse il mio è solo un tentativo di cavillare :-)

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    5. "Però mi sembra che si possa ancora distinguere tra inospitale e pericoloso."

      Dove l'acqua c'e', ma e' ghiacciata per una parte dell'anno, come a Torino, e' oltre che sgradevole, impossibile vivere se non per piccole enclave, tant'e' che prima dell'uso intensivo dell'energia e della tecnologia, i paesi nordici erano pressocche' disabitati.
      Provare per credere.
      L'anno ha 365 giorni e si deve mangiare e bere tutti i gorni, anche piu' volte al giorno, anche coi supermercati chiusi.

      Piuttosto, dovrebbe essere interessantissimo argomento di studi capire come sia ENORMEMENTE cambiata la percezione del mondo dell'uomo medio negli ultimissimi decenni, in cui ha COMPLETAMENTE perso il contatto con qualsiasi cosa che non sia un artifizio da lui stesso prodotto, e gli altri uomini e due animali altrettanto artificiali cioe' domestici, il cane e il gatto.

      In questa ottica, si dovrebbe intuire quanto necessariamente assurdo sia l'ecologismo come patrimonio culturale di chi ha completamente perso il contatto col mondo non umanamente artefatto, per cui non puo' sapere di cosa si parli. Sono note le noie che ha avuto Messner con gli ecologisti da poltrona, e al caviale.

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  2. Atei e agnostici

    D'accordo. In pratica i due termini sono sinonimi, dico in pratica. Permane tuttavia una differenza importante in teoria e anche in pratica. Il termine ateo è tuttora risentito come aggressivo, un guanto di sfida all'autorità. La parola faceva inorridire la gente semplice (qualcosa però sta cambiando, il termine fa oggi meno paura). È chiaro che l'ateo è per la Chiesa, l'autorità, l'islam un reprobo da eliminare. La Chiesa si contenta oggi di discreditare l'ateo, considerato un poveretto. Ha invece un atteggiamento molto più indulgente verso l'agnostico che ammette in fondo di non sapere, non chiude la porta in faccia all'autorità. Per la Chiesa l'agnostico è "in cammino" e potrebbe chissà giungere alla (sua) verità. Il popolino non conosce l'etimologia di agnostico per cui se uno si presenta come tale non suscita ribrezzo o orrore (agnostico? che roba è, che significa, si chiede).
    Le persone informate dicono tuttavia che una persona intelligente non può definirsi atea. Non sono tanto d'accordo.
    Comunque come detto in pratica sono sinonimi. Un ateo mica crede ai dogmi della Chiesa cattolica, a un Dio che si è rivelato.
    Uno studioso medievista dice giustamente: ma chi è, CHE COSA è Dio? Appunto. Aspettiamo una definizione. Il fatto è che Dio per definizione non può essere definito (sarebbe un misero Dio un Dio definito). Quanti sofismi. Un martello è un martello con cui pianti davvero un chiodo nel muro. La scienza svela i cosiddetti misteri del mondo. Ma - dicono i credenti - non può svelare il GRANDE MISTERO. E quale sarebbe questo grande mistero? Credo che cosa ci stiamo a fare a questo mondo e soprattutto cosa c'è "dopo" (la nostra fine). Ma c'è una vita prima della morte? Per molti non c'era e non c'è, perché la vita per loro era - ed è ancora per molti - tutto uno schifo.

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    1. Aggiungo che gli atei, in genere, sono persone razionali, che ragionano con metodo razionale, per cui di fronte ad una prova scientifica dell'esistenza di dio (non chiedermi quale, però), non avrebbero nessuna difficoltà a cambiare opinione.
      Esttamente come potrebbe fare un agnostico.

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    2. "Aggiungo che gli atei, in genere, sono persone razionali"

      Non credo, gli atei sono integralisti religiosi, ed e' per questo che la chiesa li vede avversari piu' che gli agnostici.

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    3. << Non credo, gli atei sono integralisti religiosi >>

      Può darsi che lo siano sotto l'aspetto sociale, in quanto, in genere, fortemente anti-clericali.
      Ma l'ateismo, soprattuto in una società fortemente religiosa come la nostra, lo vedo come il punto di arrivo di una elaborazione razionale.

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    4. "lo vedo come il punto di arrivo di una elaborazione razionale"

      Se lo e', e' elaborazione razionale di una contrapposizione sociale all'opposto teismo, per cui mi pare ovvio che chi si vede contrapposto si incazzi.
      Ma non e' neppure razionale, e' espressione di un sentimento profondo e fideistico di negazione, a cui poi i "supporti razionali" si trovano sempre, fior di supporti, in un campo come nell'altro.
      A una persona "normale", cioe' estranea a questa diatriba (molto importanti le virgolette, dato che questo e' il tipico campo in cui ognuno crede di avere in tasca la definizione di normalita' e la difende con foga) semplicemente non gliene frega nulla.

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    5. << A una persona "normale", cioe' estranea a questa diatriba (...) semplicemente non gliene frega nulla. >>

      Su questo non sono per nulla d'accordo.
      Che Dio esista o non esista fa tutta la differenza di questo mondo e nessun essere umano può essere insensibile a questa domanda.
      Perchè, a seconda della risposta che diamo, cambia tutto il nostro approccio alla vita.

      Dario Bernazza, che ha scritto pagine di grande interesse, diceva che l'esistenza di Dio è "il problema dei problemi"; ed io, nel mio piccolo, sono d'accordo con lui.

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    6. "Perchè, a seconda della risposta che diamo, cambia tutto il nostro approccio alla vita."

      Ma ne sei sicuro? Io mica tanto. Se c'e' una cosa che mi ha reso scettico sulla religione (anche quella di "partito") e' la triste constatazione che chi se ne riempie di piu' la bocca e' "umano, troppo umano", per cui quasi sempre fa il contrario di cio' che predica a se stesso e agli altri, magari inconsapevolmente, sentendosi comunque nel Giusto. Non mi riferisco alle gerarchie, per le quali l'eccezione, proprio perche' fa notizia, non e' la regola, ma alla persona comune, al moralista, che negli ultimi anni trova ampia espressione nei blog di qualsiasi tendenza.

      In altre parole credo che, per le persone comuni, l'approccio alla vita sia del tutto, ma completamente, scollegato, da cio' che dicono e pensano.

      Come dice Marco Bassani, la maggior parte delle persone e' del tutto incapace di gestire il pensiero astratto, ma aggiungo io e' benissimo calata nella prassi!

      Il cosiddetto analfabetismo funzionale in fin dei conti consiste non solo nel non capire cio' che si legge, ma anche nel non capire cio' che si dice e pensa. Sembra una battuta, ma non lo e', ho decine di esempi fra la gente che conosco, che parlano, pensano, ma come i pappagalli.

      Quando si arriva al "dunque", e' il substrato inconscio che comanda. Ma anche questo sono "loro", non e' un altro, o il gene egoista ;) Anzi e' proprio questo che li rende ininfluenzabili, se non appunto a parole.

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    7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Prescrizione

    Anche qui d'accordo con te. Io per es. non avrei perseguitato Priebke come si è fatto in Italia: una cosa semplicemente mostruosa, vergognosa, non cristiana. Hanno persino preso a calci il feretro. Ma la gente ha una tale carica d'odio dentro - per le frustrazioni, per la convinzione di essere nel giusto, perun desiderio di vendetta, - che è proprio cieca. Gli Italiani poi sono davvero speciali. Ricordo come si scatenarono i giornali e la piazza quando Kappler riuscì a fuggire (per morire pochi mesi dopo di cancro in Austria). Per giorni e giorni i giornali riempirono intere pagine di commenti, recriminazioni, condanne. Anche il giornale di quel deficiente di Scalfari. Sembrava la fine del mondo, un fatto inconcepibile, inammissibile.
    Beccaria sostiene che una punizione dopo alcuni decenni non ha praticamente più senso come deterrente perché la gente nemmeno più si ricorda del crimine. Però i crimini nazisti e fascisti sono dati davvero efferati e ben difficilmente si possono dimenticare.
    I Cambogiani non volevano processare il regime di Pol Pot che pure era stato forse ancora più barbaro del regime nazista. Perché la loro religione li induceva al perdono o all'oblio. È stata la comunità internazionale a imporre loro il processo per dare di nuovo un esempio (come a Norimberga - quel processo non fu al di sopra di ogni sospetto, lo ammisero persino certi americani, tra cui se non ricordo male anche Kennedy).
    Una condanna a morte o un linciaggio dopo un crimine particolarmente odioso si può capire. Ma dopo decenni, addirittura dopo mezzo secolo o settant'anni?

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    1. << I Cambogiani non volevano processare il regime di Pol Pot che pure era stato forse ancora più barbaro del regime nazista. Perché la loro religione li induceva al perdono o all'oblio. >>

      Gente saggia, i cambogiani.
      E credo che la spinta all'oblio sia più della loro cultura che della loro religione (che della cultura è l'ancella, non la padrona).

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    2. "Però i crimini nazisti e fascisti sono dati davvero efferati e ben difficilmente si possono dimenticare."

      Solo perche' poi non e' piu' successo nulla, la guerra che si ricorda e' sempre e solo l'ultima. In questo caso il ricordo e' servito ad evitarne un'altra, ma molto piu' spesso, anzi quasi sempre, vale il contrario.

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  4. Sofferenze

    La sofferenza è stata persino idealizzata dalla Chiesa. Madre Teresa sosteneva che chi soffre è più vicino a Cristo! Pio XII vedeva addirittura nelle sofferenze del moribondo un cammino di purificazione in vista dell'incontro con Dio. E via elucubrando. Naturalmente nella concezione della Chiesa la sofferenza ha un senso, prima perché ce lo meritiamo per le nostre nefandezze e poi perché è anche una conseguenza necessaria del peccato originale per cui la natura è corrotta (salvo poi difendere a spada tratta la legge di natura inscritta nel cuore dell'uomo da Dio stesso - ma se la natura è corrotta?).
    Grazie a Dio però che oggi abbiamo gli analgesici (a cui nessun chierico rinuncia).
    Però esageriamo pure nel rifiutare qualsiasi minima sofferenza. Lorenz osserva giustamente che stiamo diventando delle pappemolle, incapaci di sopportare qualsiasi contrarietà.

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    1. << Lorenz osserva giustamente che stiamo diventando delle pappemolle, incapaci di sopportare qualsiasi contrarietà. >>

      E' una critica in cui mi sento pienamente coinvolto, essendo, da vero anti-fascista, un cultore della vita comoda (Uno dei motti di Mussolini era infatti: "noi siamo contro la vita comoda").

      Però farei ancora una distinzione tra chi cerca, con impegno e lungimiranza, di tenersi fuori dalle scomodità della vita, e chi si limita a lamentarsene ex post (dando magari la colpa al governo ladro di turno).

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    2. "La crescente intolleranza al dolore [...] L'eccessiva preoccupazione di evitare a ogni costo la più modesta sofferenza comporta, inevitabilmente, l'impossibilità di certe determinate forme di piacere che dipendono appunto da un effetto di contrasto. [...] L'intolleranza al dolore, fenomeno sempre più diffuso ai giorni nostri, trasforma i naturali alti e bassi della vita umana in una pianura artificiale, le onde grandiose del mare tempestoso in vibrazioni appena percettibili, le luci e le ombre in un grigiore uniforme."
      (K. Lorenz, Gli otto peccati capitali della nostra società)

      In tedesco c'è un'espressione per descrivere il comportamento o lo stato di certe persone: himmelhochjauchzend, zu Tode betrübt (più o meno: al settimo cielo per la felicità e poi [d'un tratto] triste da morire). Credo che sia una patologia, ciclotimia o qualcosa del genere. Insomma, gli alti e bassi della vita di cui sopra.
      Il teologo Hans Küng dice: non sarebbe meglio una via di mezzo, uno stato medio di serenità, invece di questi sbalzi d'umore che possono anche causare dei guai? Dunque per Küng meglio un appiattimento che sbalzi s'umore malsani. Sì, anche l'euforia è uno stato (semi)patologico. Un salesiano mi disse una volta: la felicità ha qualcosa di animalesco, il cristiano invece aspira alla serenità. Il cristiano è sereno, non immensamente felice (una persona immensamente felice sfugge al controllo!).

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    3. "da vero anti-fascista, un cultore della vita comoda (Uno dei motti di Mussolini era infatti: "noi siamo contro la vita comoda")"

      Da vero borghese di citta' (ossimoro), vorrai dire: Mussolini quando affermava questo, lo diceva da anti-borghese, quale rimase fino alla fine. E' triste dover difendere Mussolini da tali miseri "antifascismi".
      :)

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    4. << Mussolini quando affermava questo, lo diceva da anti-borghese, quale rimase fino alla fine. >>

      Sicuro, sicuro ?
      A me sembra che, dopo l'inizio effettivamente rivoluzionario, ed al netto della propaganda ad uso dei citrulli, il fascismo maturo fu in discreta consonanza di vedute (e di interessi) con la borghesia dell'epoca.

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    5. Sicuro, Mussolini rimase in cuor suo, nella sua divisa da caporale, ferocemente antiborghese e socialista fino all'ultimo respiro. Solo che era anche un abile politico, dotato di grandi capacita' manovriere. Ricordiamoci che durante il fascismo rimase in piedi tutta la struttura dello stato liberale Re compreso, nonche' tutta la struttura di governo della Chiesa, altro potere con cui il presidente del consiglio mangiapreti dovette venire a patti se voleva restare in sella E governare il paese. Il fascismo infatti e' definito un regime autoritario, a differenza di quelli nazista e sovietico che erano totalitari, cioe' completamente privi di qualsivoglia contrappeso. Croce ad esempio rimase sul suo scranno in senato per tutta la durata del regime, e la magistratura mantenne una notevole indipendenza.
      A conoscerne la storia, tutto sommato il regime fascista nella pratica non era molto diverso ne' piu' autoritario di quello in cui viviamo adesso, anzi forse era piu' liberale, se non altro a causa della infinitamente minore capacita' di controllo della burocrazia di allora. :)

      La storia del fascismo non viene studiata, se non per slogan, perche' cosi' si da' modo a tutti gli italiani, di destra centro e sinistra, di seguire la loro natura continuando ad essere fascisti senza sapere di esserlo, anzi mentre inveiscono contro di esso. La situazione ricorda molto da vicino i "2 minuti di odio" del piu' famoso libro di Orwell.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Due_minuti_d%27odio

      Certo c'era meno liberta' politica, ma cosa te ne fai della liberta' politica se sei quasi completamente costretto in ogni particolare della vita pratica? E' solo un contentino per sfogarsi come, appunto, nei 2 minuti di odio di orwell.

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  5. Miracoli

    La prudenza non è mai troppa. Dopo oltre tre decenni la Chiesa non si decide a riconoscere le apparizioni di Medjugorie (mentre Lourdes, Fatima e La Salette, Guadalupe ecc. fanno ormai parte del canone che significa "lista" - i canonizzati sono iscritti nella lista dei santi). La Chiesa agisce effettivamente con ragionevolissima cautela.
    Le apparizioni da un lato fanno comodo (confermano che il soprannaturale può fare irruzione nella nostra vita, dunque esiste), ma d'altro lato possono destabilizzare l'istituzione. Infatti le persone a cui appare la Madonna (Gesù quasi mai, Dio padre nemmeno, per non parlare del parente povero della Trinità, quello spaventapasseri dello Spirito Santo) sono direttamente in contatto con l'aldilà e possono minare l'autorità dell'istituzione. Non è un caso che tutti coloro a cui appare la Madonna vengono subito posti sotto tutela, qualcuno s'incarica di sorvegliarli, di tenerli sott'occhio.
    Non si sa mai che succede. Sembra che Bernadette fosse critica verso lo sviluppo del culto a Lourdes. Non è un caso che poi queste povere creature vengano rinchiuse in un convento (chi ha avuto la grazia dell'apparizione deve consacrarsi tutto a Dio - e così sono sotto chiave!).

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    1. Ma chi può fare i miracoli (che sono in buona sostanza, delle violazioni delle leggi della natura) ?
      Dovrebbe essere solo dio, perchè solo lui è al di sopra di quelle leggi (che lui stesso ha progettato).
      Ed invece si attribuiscono miracoli anche alla madonna, ai santi, ecc. ecc.
      Povero monoteismo !

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    2. Ma i miracoli non li fanno la Madonna e i santi! Loro intercedono soltanto presso l'Altissimo perché faccia lui il miracolo, solo lui può sovvertere le leggi della natura. Sei un po' scarso in dottrina, figliolo! Ripassa a settembre.

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    3. << Sei un po' scarso in dottrina, figliolo! >>

      Questo è sicuro.
      Però prova a metterti nei panni del poveretto inginocchiato che chiede un miracolo a Padre Pio.
      Secondo te gli dice "Padre Pio intercedi con dio", o gli dice più semplicemente "Padre Pio fammi la grazia" ? ;-)

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  6. Rete di sicurezza

    Il picco del petrolio era dato - anche da persone competenti come Campbell - intorno al 2010. Invece ce ne sarà ancora per un bel pezzo (forse dobbiamo dire per fortuna). E poi - caro Lumen - c'è quella teoria del petrolio di origine abiotica che cambierebbe tutto lo scenario. Ma sono certamente i numeri che fanno impressione.
    Dicono però che c'è e ci sarà da mangiare per tutti, anche quando saremo (meglio: saranno) 15 miliardi. Possibile, non si può escludere. Ma cosa si mangerà? Intanto stanno facendo propaganda agli insetti come fonte proteinica. Mah! Io ho poca voglia di mangiare cavallette e lombrichi (d'altra parte uno dei miei piatti preferiti erano/sono gli scampi al curry - e gli scampi e i gamberetti non sono animaletti come i lombrichi?).

    Uff! Oggi ero in vena e ho commentato tutto. Spero di aver intrattenuto discretamente la platea e adesso vado a pranzare.

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    1. Errata corrige

      Fonte proteica ovvaimente. Pardon.

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    2. Caro Sergio, sulla faccenda del petrolio abiotico (scoperta grazie a te) ho intenzione di fare un post.
      Ne riparliamo tra qualche settimana.

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    3. Stiamo attenti pero', che mi pare che specialmente in questo ultimo periodo sia tutto un fiorire, da tutte le parti, di eventi miracolosi di ogni sorta.
      Allo spaventoso stress da bombardamento allarmistico-informativo e da enorme pressione regolamentativo-sociale cui siamo sottoposti, non puo' che seguire la negazione della realta', nelle sue forme piu' bizzarre e fantasiose.

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  7. "Il teologo Hans Küng dice: non sarebbe meglio una via di mezzo, uno stato medio di serenità, invece di questi sbalzi d'umore che possono anche causare dei guai"

    Infatti il paradiso è uno stato medio, di piattezza, illuminato dalla presenza di dio. La vita reale è invece un alternarsi di luci ed ombre di alti e bassi. Considero questa serenitas una malattia mentale, un rifiuto della realtà e un rifugiarsi del cristiano nell'abulia mediotimica. E' meglio il paradiso islamico dove si consuma con piacere lo stupro di vergini. Almeno è più umano

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    1. Veramente mi pare che i primi cristiani, quelli "veri", se invocavano una vita tranquilla e piatta, lo facevano mentre, alle allora "normali" vicissitudini di alti e bassi, luci e ombre delle vita, aggiungevano la loro convinzione escatologica millenarist-catastrofistica di imminente crisi e fine del mondo nel dolore e nel peccato pressocche' identica a quella, tanto in voga, di oggi, considerando i debiti, minimi, adattamenti lessicali alla situazione.
      La natura della "malattia mentale" che richiami, che vedrei piuttosto come una ideologia sociale, una mitologia del momento storico, mi pare piuttosto questa, e non mi pare cosi' difficile identificarne i portatori, non occorre guardare molto lontano.

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    2. << E' meglio il paradiso islamico dove si consuma con piacere lo stupro di vergini. Almeno è più umano >>

      Caro Agobit, certo è molto più umano, ma forse bisognerebbe chiedere l'opinione delle suddette vergini (i latini dicevano "vis grata puella" ma solo perchè gli faceva comodo...).

      Comunque la ricerca della piatta serenità non mi sembra da disprezzare: in fondo si tratta di scendere al livello cellulare dove comanda l'omeostasi.

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    3. Be', scusa, non vorrai mica regredire al livello di un'ameba o di un lombrico. La serenità (e le comodità ecc.) non sono affatto da disprezzare, anzi si direbbe che tutti vorrebbero stare finalmente in pace e godersi un po' la vita. Ma la noia è in agguato, la piattezza alla fine è intollerabile, si vorrebbe qualcosa d'altro (magari anche una disgrazia, una guerricciola, insomma movimento). Sempre sereno o sempre pioggia non va. Senza la tempesta non c'è il piacere del sereno che rompe là da ponente, alla montagna (sì dolce, si gradita, quand'è, com'or la vita?).
      Abbiamo tutti una polizza sulla vita, siamo assicurati e riassicurati, certo fa comodo, ma che barba. Audaces fortuna juvat (forse). Insomma, anch'io sono per la vita comoda, ma qualche scossone ognit tanto fa bene. Nei paradisi artificiali di Platone, Campanella e magari Severino sicuramente è programmato anche l'imprevisto per vivacizzare un po' la scena. Il fatto è che è programmato e quindi prima o poi annoia.

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    4. << Ma la noia è in agguato, la piattezza alla fine è intollerabile, si vorrebbe qualcosa d'altro >>

      Verissimo, ma c'è sempre modo e modo.
      Se mi annoio nel leggere un libro mi alzo e vado a fare una bella passeggiata col mio cane.
      Non mi butto da un parapendio per provare il brivido del vuoto, col rischio di rompermi l'osso del collo :-)

      Non so se lo sapete, ma le morti per attività pseudo-ludiche (ovvero di rischio non necessario) sono in netto aumento, alimentate magari anche dal desiderio di mostrare il filmato su FB, a gloria perenne (magari alla memoria).

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    5. Per non dimenticare l'acuta osservazione di Sergio di tempo fa, che un posto dove bisogna soddisfare 70 vergini assatanate e' l'inferno, non il paradiso.

      Per quanto riguarda le "morti ludiche", io e' da decenni che vado dicendo che se un onesto "lavoratore tutelato" fosse sottoposto durante il normale lavoro salariato a solo un centesimo dello stress e del pericolo a cui si sottopone volontariamente e pagando un sacco di soldi durante le ferie, sarebbe la rivoluzione istantanea.

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  8. PETROLIO

    Un testo singolare e bellissimo (di cui, caro Lumen, potresti o dovresti tener conto nel tuo prossimo post sul petrolio).

    Non so però dove l'autore vuole andare a parare (il testo in questione è la prefazione di un suo libro). Siccome è Il Foglio che lo pubblica sono sospettoso. Il Foglio è globlalista e odia i decrescisti felici (emeriti coglioni per Ferrara). Però questo testo è lo stesso affascinante. Buona lettura.

    http://www.ilfoglio.it/economia/2016/11/18/news/petrolio-energia-libro-leif--wenar-107162/

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    Risposte
    1. Bah, tecnicamente parlando mi pare una somma di banali ovvieta'.

      Quando sono arrivati gli "uomini bianchi" nelle attuali americhe, hanno piantato la loro bandiera e, nel caso migliore, hanno comprato _secondo le loro leggi_ con regolare atto notarile garantito dalla _loro regina_, da dei cacciatori raccoglitori ignari e con totalmente diversa metafisica sociale, le loro terre per un pugno di lenticchie, si stavano comportando onestamente?
      No, erano solo degli assoluti coglioni-delinquenti incapaci di comprendere (a scopo di lucro) che potevano esistere dei modi di vivere diversi dai loro.

      E noi qui siamo i loro eredi, anzi i loro genitori, gli antenati.

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    2. Banali ovvietà per te, ma quanti riflettono su queste cose? Penso quasi nessuno e nemmeno io ho mai pensato a tutti questi aspetti. Come non sentirsi almeno un po' in colpa e desiderare di rimediare. Ma come? Sarei curioso di sentire la continuazione della storia, ma non credo che mi comprerò il libro. Per Il Foglio la globalizzazione è un'autentica benedizione. Per Bergoglio non so, non credo, visto che si è fatto francescano.

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    3. "ma quanti riflettono su queste cose"

      Non conosco quasi nessuno che abbia genuino rispetto, che non sia nel migliore dei casi solo ipocrita e di facciata, per modi di vivere diversi da quelli che lui ritiene essere "quelli giusti" (che non e' detto siano quelli in cui e' costretto a vivere, il che significa che neanche dall'esperienza personale, sulla propria pelle, si riesce a imparare nulla).

      Comunque, qualche anno fa c'e' stato un film di enorme successo, Avatar, che quasi tutti hanno visto (perfino io, a scopo informativo, una noia), che trattava in chiave fantastica esattamente il tema in oggetto. Chi l'ha girato e' un esperto sul tema, visto che si e' comportato esattamente allo stesso modo e ora, che non corre piu' alcun rischio di perdere, fa la mossa di pentirsi. Ma che dire, qualunque gruppo di uomini fa lo stesso.

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    4. << Come non sentirsi almeno un po' in colpa e desiderare di rimediare. >>

      Caro Sergio, sono d'accordo sulla prima metà, un po' meno sulla seconda.
      La storia è piena di nefandezze, e non credo che esista nessuna popolazione che possa tenersene fuori.
      I "peggiori" sono solo i più efficienti.

      Al massimo, una volta percepita l'ingiustizia,si può pensare di smettere (e con tutte le cautele del caso), ma preoccuparsi di rimediare, in una prospettiva storica, mi sembra eccessivo.

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