mercoledì 21 settembre 2016

Abbiamo trasmesso

Seconda intervista virtuale con il giornalista e politologo Giovanni Sartori, con il quale parleremo di quel grande ed invadente media che è la Televisione, e delle sue potenziali conseguenze antropologiche.
Sull’argomento, Sartori ha scritto un libro molto interessante, intitolato ‘Homo Videns. Televisione e post pensiero”, che è stato così recensito: << Un saggio polemico ed estremamente intelligente, che rivendica la complessità della parola a fronte della video-banalità, della conoscenza a fronte della mera informazione. La domanda di fondo intorno alla quale riflette Giovanni Sartori non può essere elusa: davvero il tele-vedere cambia la natura umana? >> . Lumen


LUMEN – Professor Sartori, anzitutto bentornato.
SARTORI – Grazie.

LUMEN – La televisione fa parte integrante della nostra vita quotidiana, in modo ormai irrinunciabile. Ma pare che abbia un effetto profondo, e potenzialmente pericoloso, sull’uomo. E’ vero ?
SARTORI – Sicuramente sì. La televisione modifica radicalmente ed impoverisce l'apparato cognitivo dell'homo sapiens. Il video sta trasformando l'homo sapiens prodotto dalla cultura scritta in un homo-videns, nel quale la parola è spodestata dall'immagine. Tutto diventa visualizzato.

LUMEN - Della tv ci si lamenta che incoraggia la violenza, oppure che informa poco e male, oppure che è culturalmente regressiva
SARTORI – Verissimo, ma non è solo questo il punto: è che il tele-vedere sta cambiando la natura stessa dell'uomo. Si parte già dai video-bambini. Siamo nel pieno primato dell'immagine.

LUMEN – E dire che le civiltà si sono sviluppate con la scrittura, cioè con il passaggio dalla comunicazione orale, a suo modo visiva, alla parola scritta, simbolica.
SARTORI – Ed infatti la rottura di questo processo, avviene a metà del ‘900, proprio con la televisione.

LUMEN – In che modo ?
SARTORI - Televisione vuol dire vedere da lontano (tele). Il vedere prevale sul parlare, la voce sta in funzione di un'immagine, la commenta. La capacità simbolica distanzia l'homo sapiens dall'animale, il vedere lo riavvicina alle sue capacità ancestrali. Fino all'avvento della TV l'uomo si era potenziato in due direzioni per quanto riguarda il "vedere": sapevamo ingrandire il piccolissimo e sapevamo vedere da lontano. La TV ci consente di vedere tutto senza andarlo a vedere.

LUMEN – Sembra tutto molto bello, facile e comodo.
SARTORI – Sembra, infatti. La TV però sta producendo una permutazione, una metamorfosi che investe la natura stessa dell'homo sapiens. Essa non è solo strumento di comunicazione, ma anche di formazione, uno strumento antropo-genetico, un medium che genera un nuovo ànthropos, un nuovo tipo di essere umano.

LUMEN – Addirittura ?
SARTORI - I nostri bambini guardano la tv per ore e ore prima di imparare a leggere e scrivere. La sua prima scuola è la TV. Il bimbo è una spugna che assorbe e registra indiscriminatamente tutto quel che vede.

LUMEN – Questo è vero.
SARTORI - Gli stimoli ai quali continuerà a rispondere da grande sono quasi soltanto audio-visivi. Si parla di una cultura dell'incultura, un'atrofia e una povertà culturale. Se il costo di una cultura di tutti è il declassamento in una sotto cultura che è poi qualitativamente incultura, allora l'operazione è soltanto in perdita. Un miglioramento che sia soltanto quantitativo non è di per sé un miglioramento.

LUMEN – Senza dubbio.
SARTORI – Certo, la TV svaga e diverte. L'homo ludens, come animale giocoso, non è mai stato tanto accontentato e gratificato in tutta la sua storia; ma questo ovviamente non basta, anzi.

LUMEN – In effetti la quantità di emittenti televisive è in continuo aumento e tutte trasmettono senza sosta 24 ore su 24. Un flusso televisivo di proporzioni spaventose.
SARTORI - L'homo sapiens deve tutto il suo sapere alla sua capacità di astrazione. Quasi tutto il nostro vocabolario conoscitivo e teoretico consiste di parole astratte che non hanno nessun preciso corrispettivo in cose visibili. La natura dell'uomo si impernia su un pensare per concetti, che sono entità invisibili e inesistenti concretamente.

LUMEN – Ma fondamentali, per il progresso.
SARTORI – Infatti, i cosiddetti primitivi avevano un linguaggio in cui primeggiavano le parole concrete. Mentre i popoli avanzati sono tali perché hanno acquisito un linguaggio astratto, un linguaggio a costruzione logica. Tutto il sapere dell'homo sapiens si sviluppa nella sfera di un mundus intelligibilis, il mondo dei concetti, che non è in alcun modo il mundus sensibilis, il mondo percepito dai sensi.

LUMEN – La TV invece rischia di riportarci indietro.
SARTORI – Proprio così. La televisione inverte il progredire dal sensibile all'intellegibile e lo rovescia nel cosiddetto “ictu oculi”, in un ritorno al puro e semplice vedere.

LUMEN – Ci rende intellettualmente pigri.
SARTORI – Direi di più: atrofizza la nostra capacità di astrazione. L'idea, scriveva Kant, è un concetto necessario della ragione, al quale non può essere dato nei sensi nessun oggetto adeguato. Quel che noi concretamente vediamo o percepiamo non produce idee, ma si inserisce in idee che lo inquadrano e lo significano. L'homo sapiens con la TV viene quindi soppiantato dall'homo videns. Il linguaggio concettuale viene sostituito dal linguaggio percettivo, che è infinitamente più povero.

LUMEN – Quindi non un passo avanti, ma un passo indietro.
SARTORI – Esattamente. L'uomo che legge è in rapida diminuzione, sia per i libri, sia per i giornali. Non c'è quindi integrazione ma sottrazione.

LUMEN – E le nuove tecnologie informatiche ? Potranno invertire il processo innescato dalla TV ?
SARTORI – Non credo. Le nuove frontiere sono internet e il ciberspazio. Il mondo multimediale, in effetti, è un mondo interattivo e polivalente, ad utilizzazione multipla; ma non c'è ragione di supporre che la TV verrà soppiantata da internet.

LUMEN – Quindi niente potrà fermare la deriva ?
SARTORI – Al momento non mi pare. Un'utilizzazione educativo culturale Internet produce prodotti su misura, ma anche la TV si sta adeguando e frammentando per audience particolari. Il bambino di 3/4 anni comincia comunque con la TV; pertanto quando arriva a internet il suo interesse cognitivo non è sensibilizzato in chiave astraente. L'homo videns è già tale quando si imbatte nella rete.

LUMEN – Questo però non varrà per tutti.
SARTORI – No certo. I veri studiosi continueranno a leggere libri e useranno internet per i riempitivi, per le bibliografie e le informazioni che prima trovavano nei dizionari o nelle enciclopedie. Ma il grosso degli utenti di internet non sarà di questo tipo: continuerà ad essere un homo videns o qualcosa di molto simile ad esso.

LUMEN – In conclusione: televisione sì, ma con (molto) juicio.
SARTORI – Precisamente.

LUMEN - Grazie professore.

14 commenti:

  1. Il libro di Sartori (che non ho letto) fu scritto mi pare una ventina d'anni fa, cioè in epoca preistorica (non esisteva ancora Internet anche se in questa intervista vi si accenna: evidentemente l'intervista è molto più recente del libro). Direi che Internet ha ulteriormente aggravato la situazione, siano oggi tutti interconnessi e cicaliamo in continuazione con poco o nullo costrutto: vi è a parer mio una dispersione totale di energia psichica. In Internet si offre amicizia a centinaia di persone di cui si sa poco o niente. Ma quale amicizia, sono solo contatti superficiali con tutti qui ridicoli mi piace, non mi piace (a questo si è ridotto lo scambio). Ovviamente non demonizzo Internet (e nemmeno la pubblicità che è anche informazione, non solo seduzione). Navigo anch'io e sono così spesso lieto della facilità con cui approdo a informazioni e anche a immagini stupende. Pensate solo com'era difficile e penosa appena cinquant'anni fa scrivere una tesi di laurea con apparato critico: oggi è un gioco da ragazzi. Ma ahimè appunto anche appunto un gioco.
    Comunque secondo me Sartori esagera. Io proprio una trasformazione antropologica non la vedo col passaggio dall'astrazione all'immagine.
    Sì, la maggioranza rischia di diventare ancora più scema e manipolabile (ciò che appare in televisione è creduto ciecamente - ma anche la carta stampata aveva ed ha un suo fascino sugli acculturati).
    Trent'anni fa un letterato come Leonardo Sciascia pensava che stesse arrivando alla fine la "civiltà letteraria", che in futuro avrebbe prevalso l'immagine (ciò che dice anche Sartori). La tradizione sta tramontando.
    Lo studio del latino e greco sta scomparendo. Tra vent'anni nessuno più leggerà i nostri classici, già oggi trascurati e messi da parte (ormai tutti scrivono libri che riflettono unicamente il presente e la biografia degli scriventi).
    Del discorso di Sartori mi piace soprattutto quest'affermazione:

    "L'homo sapiens deve tutto il suo sapere alla sua capacità di astrazione."
    La capacità di astrazione è il segno distintivo dell'intelligenza. I bambini e gli adulti restati bambini hanno sempre bisogno dell'esempio concreto, dell'immagine, se no non capiscono. Pensare, quel che si dice pensare, è collegare e far interagire concetti, cioè astrazioni.


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    1. << Comunque secondo me Sartori esagera. Io proprio una trasformazione antropologica non la vedo col passaggio dall'astrazione all'immagine. >>

      Può darsi che ci sia un po' di esagerazione, certo.
      D'altra parte Sartori ci ha scritto un libro, sulla sua intuizione di fondo, ed è logico che cerchi di sostenerla con particolare enfasi.

      Però, però.
      Sei proprio sicuro che le giovani generazioni di oggi, siano in grado di scrivere testi anche un po' complessi, formalmente corretti (sia per la grammatica che per la sintassi), e stilisticamente accettabili, come facevamo noi ai tempi del liceo ?
      Per quello che si legge sul web non ne sarei così sicuro.

      P.S. - Spero di non essere caduto nella patetica macchietta del "passatista", anche se il rischio, alla nostra età, è sempre presente.

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    2. "Sei proprio sicuro che le giovani generazioni di oggi, siano in grado di scrivere testi anche un po' complessi, formalmente corretti ..."

      E perché dovrebbero visto che persino l'ONU sta favorendo la diffusione della cosiddetta "Lingua facile", cioè una lingua comprensibile veramente a tutti. Da un lato può sembrare una buona cosa (pensa al burocratese, al linguaggio volutamente oscuro delle amministrazioni, del potere in genere). La "Lingua facile" sembra dunque un progresso. Pensa un po': abolisce non solo termini tecnici o letterari o comunque insoliti, ma persino le subordinate (niente pronomi relativi) e frasi troppo lunghe. Insomma una lingua da asilo per analfabeti e semianalfabeti. Logicamente si dovrebbero mettere al bando tutti i classici. Dante Boccaccio o Machiavelli tradotti in lingua facile. Assurdo. Ma non escludo che arriveremo davvero alla Lingua Facile obbligatoria. Chi vorrà fare il difficile con espressioni insolite passerà per nemico del popolo.

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    3. "proprio una trasformazione antropologica non la vedo col passaggio dall'astrazione all'immagine"

      ho letto solo velocemente ma condivido, anzi approfondisco, questa considerazione di Sergio.
      Sartori, da professionista della parola, tralascia interessatamente cio' che ne inficierebbe l'autorevolezza. L'uomo prima di essere un animale parlante ("prima" in senso di anteriorita') biologicamente parlando e' un animale soprattutto visivo, e "per sua natura" di animale sia visivo che parlante crede molto di piu' a cio' che vede che a cio' che sente, perche' sa fin da principio che il linguaggio e' usato dai suoi simili per ingannare, oltre a nascondere in se', intrinsecamente, molti inganni.

      Tutto quello che diciamo in fin dei conti, proprio per il suo essere astratto, e' un inganno.

      Il problema della televisione, ma prima della televisione del cinema, e' che con essi e' possibile costruire inganni visivi, a cui crediamo molto di piu' che a quelli verbali, perche' gli inganni visivi sono molto piu' complicati da costruire (non sono i bambini che credono solo a cio' che vedono, sono anche i saggi), da cui la potenza del mezzo come creatore di miti, di cui sono ben consapevoli i cinematografari di Holliwood, che hanno dato la stura alle mille teorie del complotto che ammorbano le menti dei deficienti e minano le fondamenta del vivere civile, a cui internet fa solo da ulteriore grancassa (non si puo' vivere distesamente in un mondo in cui tutto viene mostrato come ostile e/o falso).

      Se queste obiezioni terra terra sono valide, questa intervista di Sartori non e' poi un granche'. :)

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    4. Intendevo quella sopra, di considerazione di Sergio.

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  2. << Tutto quello che diciamo in fin dei conti, proprio per il suo essere astratto, e' un inganno.
    Il problema della televisione, ma prima della televisione del cinema, e' che con essi e' possibile costruire inganni visivi, a cui crediamo molto di piu' che a quelli verbali >>

    Direi che questa contrapposizione, che condivido, riabilita notevolmente la tesi di Sartori.

    Quando elaboriamo o ci confrontiamo con dei concetti astratti attiviamo la parte più razionale della nostra mente e siamo più preparati ad essere selettivi.
    L'immagine, invece, ci travolge con le sue emozioni e può facilmente travolgere le nostre difese razionali.
    Vi pare poco ?

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    1. Si' ma se i costrutti verbali, razionali e astratti, sono ingannevoli ab ovo, la parte razionale e astratta della nostra mente ne esce con le ossa rotte, che non mi pare esattamente cio' che si prefiggeva di dimostrare lo "scienziato della politica" (un altro ancora...) Sartori.

      Di Sartori condivido la sua preoccupazione per il problema demografico, ma a volte mi domando se per il fatto di condividerla, non sto sbagliando qualcosa. :)

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    2. << Si' ma se i costrutti verbali, razionali e astratti, sono ingannevoli ab ovo, la parte razionale e astratta della nostra mente ne esce con le ossa rotte >>

      Non tutti sono ingannevoli. Solo alcuni.
      E questo mai fa venire in mente la teoria delle realtà immaginate di Harari, che, se ben ricordo, ne fa la base del progresso umano.

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  3. Ingannevoli quando si tratta di di "costrutti sociali", come credo intenda harari (vedi il suo esempio del "soggetto giuridico" Peugeot), la cui oggettivita' non ha altro fondamento che nella costruzione e condivisione sociale.
    Sul web siamo pieni di gente che vorrebbe imporre le sue idee cercando di farle diventare costrutti sociali (percio' ampiamente condivisi), e quindi tenta di investirle di un fondamento di realta' oggettiva che non hanno, se non se e solo quando diverranno eventualmente costrutti sociali.

    In questo senso si tratta di "inganni".

    Poi, lo credo anch'io che non tutto sia solo costrutto sociale e che ci siano informazioni e comunicazioni che rispecchiano una realta' oggettiva, ma nel nostro mondo del pettegolezzo universale rappresentano una minima parte dell'interazione comunicativa.

    In ogni caso, il vero pericolo, se si puo' definire tale, della televisione secondo me e' di tutt'altro genere di quello che allarma Sartori, e non e' limitato alla televisione ma si estende a qualsiasi mezzo di trasmissione delle informazioni: e' che poiche' fa notizia solo l'eccezione, siamo bombardati solo ed esclusivamente da notizie che rappresentano l'eccezione piuttosto che la regola.

    Per l'uomo contemporaneo il mondo e' fatto di colassi globali, omicidi, accadimenti eccezionali, efferatezze di ogni genere.

    La percezione dell'uomo comune e' che le cose vadano in modo non solo sempre peggiore, ma catastroficamente peggiore.

    Questo accade perche' l'eccezione viene costantemente comunicata, anzi martellata, e percio' infine percepita, come regola.

    Tant'e' che gli stessi siti che frequentiamo e linkiamo noi, che crediamo di essere tanto informati e intelligenti, sono impregnati di pregiudizi negativi a volte oltre il ridicolo.

    La dimostrazione oggettiva che e' cosi'? Statisticamente, il mondo non e' mai stato oggettivamente prospero come adesso, eppure nessuno lo sa.

    Perche' Sartori non accenna a questo problema?

    Perche ci sguazza anche lui, eccome, cosi' come ci sguazzano altri di nostra stretta conoscenza, carnefici e vittime insieme del pregiudizio negativo diffuso per il motivo detto sopra, che la normalita' non fa notizia, per cui tende a sparire dai radar, e non da' visibilita' ai comunicatori.

    Vi ricordate quando vinceva la democrazia cristiana o berlusconi, senza che nessuno mai dichiarasse di votarli, cosa che sembrava inaudita ai loro catastrofistici detrattori politici, con la loro estrema caratterizzazione ad enfatizzare i mali? Il capitalismo, il liberismo, qualcuno ci salvi! Appunto.

    Questi hanno totalmente ragione (ci sono i sottotitoli in italiano):

    http://www.ted.com/talks/hans_and_ola_rosling_how_not_to_be_ignorant_about_the_world

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    1. << Per l'uomo contemporaneo il mondo e' fatto di colassi globali, omicidi, accadimenti eccezionali, efferatezze di ogni genere.
      La percezione dell'uomo comune e' che le cose vadano in modo non solo sempre peggiore, ma catastroficamente peggiore. >>

      Sì, ti do ragione.
      Il rischio esiste e va considerato seriamente.
      Però, a furia di essere martellati giorno dopo giorno, non si finisce per essere, tutti, un po' mitridatizzati ?

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    2. "Però, a furia di essere martellati giorno dopo giorno, non si finisce per essere, tutti, un po' mitridatizzati ?"

      No, perche' i mezzi informativi, scientemente, esasperano sempre e solo una notizia catastrofica alla volta, in coro, per avere il massimo effetto (l'eccezionale deve essere unico, almeno nel giornale di oggi), e soprattutto perche' solo se dicono, ripetendolo ossessivamente, quello che dicono tutti, quella per definizione diventera' la verita', e raggiungeranno lo scopo.

      Martelleranno per qualche giorno solo quel chiodo, finche' non ne troveranno un altro atto a sostituirlo, e per trovarlo andranno anche in capo al mondo. Bambino rapito in nuova zelanda! SCANDALO! Bisogna fare subito una legge! (a proposito ho scoperto recentemente, leggendo lo Shirer, corrispondente Usa dalla germania fin dal '33, che i nazisti, maestri nella propaganda, fin dall'inizio della guerra accusavano gli inglesi in modo ripetitivo-ossessivo di uccidere con le bombe bambini e donne innocenti - qua da noi adesso quando succede ad esempio un terremoto o qualsiasi disgrazia cos'e' che viene usato per fare scandalo e far partire la caccia al capro espiatorio, al colpevole a tutti i costi? Che fra le vittime ci sono dei "bambini innocenti", sottinteso che gli altri sono tutti colpevoli e, evidentemente, non sono mai stati bambini - demenziale, eppure funziona).

      QUindi quello che otteniamo, al massimo, e' che la catastrofe quotidiana mette in parcheggio quella di ieri, che pero' resta catastrofica nel subconscio, sommandosi alle precedenti catastrofi e formando il substrato di questo malessere angosciato onnipervadente, per cui tutto va male contemporaneamente, e bisogna implementare, aggiungendole, nuove leggi e nuove pene piu' severe, incattivendosi sempre di piu'. (i furbi di effettocassandra, essendo un gradino sopra dei normali pennivendoli, sono arrivati a denunciare la durata breve del "meme terremoto" - perche' e' ovvio e scontato che solo i loro memi catastrofici e assimilabili sono davvero importanti e meritevoli di monopolizzare l'attenzione per sempre, gli altri abusivamente la distraggono)

      In genere i blog settoriali (guardiamo anche a quelli di economia), monotematici fino e oltre la paranoia, sono incarnazioni di questa strategia, e io, che pure tendo caratterialmente a presupporre SEMPRE la buona fede e quindi ad essere molto tollerante e longanime, comincio a pensare di sbagliarmi. Ma comunque, se c'e' buona fede, vuol dire che ad essere assente e' il cervello. E quanta importanza si danno, quanto sussiego esprimono... qualcuno che gli urli nelle orecchie "il re e' nudo", almeno per il gusto di essere bannato, no?

      Se parli con chiunque, tranne rarissime eccezioni tali da far dubitare della sanita' mentale dell'interlocutore, ti dira' che l'economia crolla, il clima e' impazzito, il petrolio e' finito ieri ma la notizia viene tenuta nascosta, tutti rubano, tutti uccidono, tutti stuprano le donne e sodomizzano i bambini, nessuno paga le tasse, l'inquinamento e' sempre maggiore ma e' invisibile sotto forma di PM 0,00000001 che cosi' fa ancora piu' danno, i farmaci anticancro sono fatti apposta per farti venire il cancro cosi' ne compri sempre di piu', e nelle scie chimiche vengono spruzzate sostanze per rendere idiote le persone.

      Tutti quelli che conosco, tranne eccezioni, credono in piu' di una di queste cose nessuna esclusa, e sono persone con istruzione superiore. Paradossalmente, si salvano solo i completi ignoranti e fuori dal mondo, quelli che appunto potrebbero anche dire "il re e' nudo".

      La cosa piu' incredibile e' l'ultima, quella delle scie chimiche per rendere idioti: non capiscono nemmeno che se chi fa questi complotti fosse cosi' intelligente, butterebbe via i soldi per nulla.

      :)

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    3. "Però, a furia di essere martellati giorno dopo giorno, non si finisce per essere, tutti, un po' mitridatizzati"

      L'esempio da manuale di societa' paranoico-isterica per questa causa e' quella Usa. Da li' partono tutte le teorie del complotto piu' assurde, tutti i perbenismi piu' ipocriti, amplificati all'estremo da quella macchina mitologica dell'idiozia planetaria che e' hollywood (altro che scie chimiche...)

      Come mai una societa' cosi' sopravvive? Perche', al contrario di noi che ci incolpiamo e ammazziamo l'un l'altro, scaricano in gran parte all'esterno le loro isterie, e infatti sono costantemente impegnati in guerre totali contro qualcosa o qualcuno. Non stanno mai in pace.

      Il mona di Al Gore lo disse candidamente e apertamente: dobbiamo combattere l'ozono (o il riscaldamento globale, qualsiasi cosa, e' lo stesso) come abbiamo combattuto il nazismo.

      (en passant secondo Cary Mullis l'ozono si forma quando i raggi ultravioletti penetrano nell'atmosfera e colpiscono la molecola di ossigeno: quindi e' impossibile che sparisca dall'atmosfera e i raggi ultravioletti passino liberamente - se passano, creano continuamente ozono - e questo e' il motivo per cui il buco nell'ozono c'e' ad alte latitudini dove non serve, perche' di luce ne arriva poca - questo, dopo averci sfracellato i coglioni per anni sull'argomento, ce l'hanno mai detto? No. - Un'altra cosa, la CO2 ha un effetto soglia, sopra un certo limite il suo effetto non aumenta con la quantita'. Qual e' questa soglia? Boh, nessuno ne parla e non si trova nulla nemmeno sul web - lo avevo letto molti anni fa su Phisics Today o una rivista di pari autorevolezza, non sul bollettino della parrocchia, ma non sono piu' riuscito a trovare riferimenti su questo fatto, nonostante la pericolosita' della concentrazione della CO2 per lclima globale sia argomento principale di accesa discussione da oramai due decenni).

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    4. << i mezzi informativi, scientemente, esasperano sempre e solo una notizia catastrofica alla volta, in coro, per avere il massimo effetto. (...)
      In genere i blog settoriali (guardiamo anche a quelli di economia), monotematici fino e oltre la paranoia, sono incarnazioni di questa strategia >>

      Può darsi, anche se ci sono fior di blog settoriali tranquilli e pacifici.
      Però come sono comodi i blog monotematici, soprattutto se basati sull'attualità !

      Io, che mi sono sempre sforzato (non so con quanto successo), di affrontare argomenti vari, ragionevolmente interessanti ma non effimeri, a volte mi trovo un po' a corto di munizioni.
      (Sì, è vero, ho la fissa del gene egoista, ma quella fa parte della "ragione sociale").

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    5. "Però come sono comodi i blog monotematici, soprattutto se basati sull'attualità"

      Vabbuo', cosi' non avrai avuto le 70 modelle inginocchiate davanti, ma in compenso hai mantenuto la salute mentale :) ("ragione sociale" a parte, ma non si nota poi tanto!)

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