sabato 16 maggio 2015

Cartoline dal “Nuovo Mondo” - 1


Per “Nuovo Mondo” si intende, in senso geografico, il continente americano, in quanto “scoperto” da Cristoforo Colombo solo alla fine del XV secolo.

Ma di fronte alla decrescita energetica che ci attende, con tutte le gravi conseguenze che ci possiamo immaginare (ed anche quelle che non ci possiamo immaginare), il “nuovo mondo” sarà, molto semplicemente, tutta la Terra prossima ventura.
Ma come sarà ? Cosa ci dobbiamo aspettare ?
Ce ne parla Antonio Turiel in questo lungo post (tratto da Effetto Risorse), in cui vengono analizzati i diversi possibili aspetti del nuovo scenario.
LUMEN


<< Il nostro sistema economico attuale si basa su una premessa di fondo: che la quantità di energia disponibile aumenterà ogni anno ed avrà prezzi accessibili. Per questo il suo modello di assegnazione delle risorse è espansivo: si deve produrre sempre maggior attività economica per sfruttare quella pletora di energia e materie prime che abbiamo a nostra disposizione.

Proprio per questo, lasciando da parte la questione ambientale (che è a sua volta grave), questo modello è potenzialmente catastrofico quando la tendenza nella disponibilità di energia si inverte, che è proprio ciò che sta succedendo adesso. Definire le linee guida dell'assegnazione di risorse nella decrescita energetica non è un compito facile. (…) Ecco la lista questioni di cui si dovrebbe tener conto nel momento dell'assegnazione delle risorse in una situazione di decrescita energetica.

PIANIFICAZIONE
Se le risorse non sono tanto abbondanti come vogliamo e se ogni anno avremo in realtà di meno a nostra disposizione, è necessario razionare il loro possesso, visto che non ce ne sono per coprire tutte le opzioni che possiamo immaginare. Quindi, si deve decidere quali attività sono prioritarie e quali sono accessorie o superflue. Non solo questo: si deve fare una previsione informata e realista di come evolverà negli anni a venire la disponibilità di risorse, visto che attività che oggi ci possiamo permettere forse ci sarà impossibile mantenerle l'anno successivo.

Peggio ancora: forse per conservare una certa capacità di soddisfare le necessità della popolazione negli anni a venire dovremmo cominciare ora a destinare parte delle risorse che abbiamo in questo momento e che se non facciamo questo investimento non avremo in futuro (…). Il nostro futuro può dipendere in modo determinante dalle azioni che intraprendiamo nel presente. Senza una pianificazione adeguata, la nostra evoluzione più probabile non sarà certo ottimale.

Per esempio, può essere [preferibile] investire ora in sistemi di produzione di energia rinnovabile, o in miglioramenti dell'isolamento delle case, o nel riorganizzare la popolazione, o cambiando gli usi del suolo, o in altre forme molteplici di ottenere una società meno dipendente dall'energia. Tutti questi cambiamenti sarebbero molto più facili da fare con tutta l'energia che abbiamo adesso. Potrebbe persino essere che alcune di queste siano impossibili se non abbiamo fatto le adeguate trasformazioni in tempo.

Per questo si deve analizzare il problema con attenzione sulla base delle necessità locali e fare un piano di transizione, condiviso con tutte le parti in causa. Il problema più grave posto dalla pianificazione nell'assegnazione delle risorse è che cozza frontalmente con idee molto consolidate durante gli anni di abbondanza di materie prime, fondamentalmente con due: l'ideale del libero mercato e il timore di un eccessivo interventismo da parte dello Stato.

L'ideale del libero mercato è un'ipotesi condivisa dalla maggioranza degli economisti e responsabili politici, secondo cui un mercato libero è il sistema migliore di assegnazione delle risorse. Proprio per questo, qualsiasi tentativo di controllare il mercato porta a inefficienze e ad una dispersione di risorse. E di tutte le forme di intervento, quella che abitualmente viene considerato più dannoso è l'intervento dello Stato, in parte perché la sua grande dimensione gli permette di squilibrare il mercato più di altri attori, ed in parte perché, secondo questa visione parziale delle cose, gli enti pubblici sono i più inefficaci nella gestione economica.

Coloro che sostengono questo tipo di argomentazioni di solito basano la loro visione su una sfilza di dati che mostrano la bontà delle loro ipotesi, ma in generale la premessa è contenuta nelle sue conclusioni (il che le rende inconfutabili). In realtà le cose sono molto più complicate: anche quando il libero mercato, come ente ideale, potrebbe essere efficiente nell'assegnazione delle risorse, quello che si ha nella pratica è un mercato naturale, che somiglia di più alla legge del più forte. Si difende il fatto che il mercato è libero, quando [invece], se lo si osserva in dettaglio, si vede che è fortemente condizionato dagli attori economici più potenti.

In quanto al ruolo dello Stato, molte volte questo agisce cooperando coi grandi poteri economici (mi spingo oltre: a mio modo di vedere, Stato e capitalismo hanno bisogno l'uno dell'altro). Lo Stato è interventista, sì, ma con troppa frequenza in favore di interessi privati e questo si riflette non solo nel mercato ma anche in molte altre relazioni umane ora “mercificate”. Con tutto ciò, l'interventismo dello Stato è ancora un passo indietro [rispetto a] ciò che avverrebbe nel contesto di un mercato completamente naturale, in cui i forti imporrebbero le proprie regole.

Da un lato, la pianificazione è già una parte essenziale del capitalismo: le grandi imprese pianificano con mesi di anticipo le tendenze di consumo della stagione seguente e manovrano per compensare qualsiasi deviazione. La supposta soddisfazione piena dei desideri dei consumatori non è altro che una finzione. In realtà l'unica cosa che serve cambiare sono gli obbiettivi di questa pianificazione, che al posto di essere la massimizzazione del profitto del capitale dovrebbero essere la soddisfazione delle necessità fondamentali della popolazione con criteri di vera sostenibilità.

RIFORMA FINANZIARIA
Semplificando in modo un po' furbo, potremmo dire che in un sistema economico feudale il signore del feudo aveva il diritto di ricevere una remunerazione annuale che era una percentuale della produzione dei suoi vassalli, tipicamente un 10%. Il nostro sistema economico è caratterizzato dal fatto che il capitale, per il semplice fatto di esistere, ha diritto ad una remunerazione annuale che è una percentuale del capitale stesso, tipicamente il 5% nominale (in modo effettivo, questa percentuale si riduce a un 3% tenendo conto dei vari effetti di riduzione del capitale: investimenti falliti, inflazione, usura del patrimonio, ecc.).

Con tutte le ingiustizie che aveva il sistema feudale (e il continuo tira e molla fra il signore e i vassalli e il via-vai di ufficiali giudiziari che si assicuravano del corretto pagamento al proprio signore) era un sistema sostenibile: se la produzione era minore, la remunerazione era minore e se la remunerazione era maggiore era in conseguenza di una maggiore produzione.

Invece, il sistema capitalista è intrinsecamente insostenibile: ogni remunerazione che il capitale riceve, lo fa crescere e ciò obbliga al fatto che l'anno successivo la remunerazione necessaria sia ancora maggiore, poiché è proporzionale alla dimensione del capitale. Ad un ritmo effettivo del 3% il capitale si moltiplica per 20 in un secolo, il che obbliga la produzione a crescere nella medesima proporzione soltanto per poter pagare i suoi interessi. Ciò obbliga a crescere in continuazione, ad aumentare la produzione senza sosta per soddisfare le ansie di un nuovo signore feudale, la cui ingordigia non conosce limiti e cresce a ritmo esponenziale.

Il problema grave che si pone nella situazione attuale di declino energetico è che è impossibile far crescere la produzione. Con la scarsità dell'energia e alla fine delle materie prime, la produzione non può continuare ad aumentare. Tuttavia, il signor capitale esige il pagamento delle obbligazioni, che vengono imposte attraverso titoli di debito (prestiti ed ipoteche) ed ha lo Stato come ufficiale giudiziario per assicurarsi che siano pagati.

Questa impossibilità fisica di continuare a pagare i debiti farà sì che il capitale, incapace di alimentarsi di una produzione che non crescerà più, ma che addirittura diminuirà al diminuire della rendita disponibile di coloro che dovrebbero pagarla, cannibalizzerà – come sta già facendo – il resto degli attori, principalmente la classe media (…) ed il proprio Stato (attraverso salvataggi forzati di imprese considerate strategiche, i cui debiti hanno la loro origine ultima nella fagocitazione del grande capitale).

La prima cosa che bisogna capire, pertanto, è che non ha senso mantenere il sistema attuale del debito, perché la sola cosa alla quale può portare in una situazione di decrescita energetica è la liquidazione frettolosa di attività che saranno preziose nella transizione, unicamente per ingrassare il capitale e rendere ancora più grande il problema della devoluzione dei debiti futuri (visto che questo capitale ora incrementato, in virtù del nostro sistema finanziario, sarà prestato per mettere in moto altri progetti ed imprese, che a loro volta falliscono a causa della decrescita energetica).

Nella misura in cui si mantenga l'attuale struttura del nostro sistema finanziario, il pompaggio di risorse col solo obbiettivo dell'accumulo improduttivo di capitale continuerebbe fino a che non rimanga virtualmente niente da pompare. Nel cammino, si distruggeranno tutte le strutture che servono a creare la coesione sociale. (…) E' ovvio che un tale modo di assegnare le risorse provocherebbe carestie, epidemie, rivolte ed alla fine guerre, sia civili sia con altri paesi.

Dall'altra parte, quando la suzione di risorse da parte del capitale giungesse al limite del sostentamento minimo vitale della maggior parte della popolazione, già esclusa, il capitalismo come tale cesserebbe di esistere e si trasformerebbe, probabilmente, in un sistema feudale tradizionale, in cui la democrazia risulterebbe definitivamente abolita.

E' per questo che risulta imprescindibile spezzare una dinamica tanto nociva. Il modo più logico per farlo è di “hackerare” completamente il sistema finanziario. Il primo passo sarebbe, ovviamente, ristrutturare tutti i debiti: se la prospettiva è che non ci sarà crescita, concedere prestiti sarà sempre più complicato fino a diventare impossibile (…). Ma il primo giubileo del debito non è sufficiente.

Dato che l'economia nel suo complesso si contrarrà, per la perdita di capacità produttiva implicata dalla perdita di energia disponibile, non si può aspirare a portare avanti progetti che si basino su un finanziamento in cui il capitale abbia un interesse percentuale, esattamente per lo stesso motivo: anche se si ponesse il debito a zero, la mancanza di sostenibilità finanziaria dei nuovi progetti si manifesterà fin dal primo minuto, perché in un mondo in contrazione energetica la maggioranza dei progetti non hanno un rendimento sufficiente a garantire il pagamento degli interessi. (…)

Questo problema di scarso rendimento è una manifestazione della diminuzione generalizzata dell'EROEI delle fonti energetiche delle quali ci riforniamo ed è nell'origine dello scarso entusiasmo dell'investimento attuale in progetti di produzione di energia rinnovabile in molti paesi del mondo. E tuttavia forse sono quei progetti che potrebbero garantire loro un accesso ragionevole all'energia dei prossimi decenni.

Dato che l'iniziativa privata, continuando con la logica finanziaria appresa durante gli ultimi secoli di prosperità energetica, non investirà mai nella maggior parte dei progetti, si rende necessario non solo cancellare i debiti pregressi e impagabili, ma bisogna anche stabilire un sistema pubblico di finanziamento, senza interesse associato, il cui dovere sarebbe di fomentare la rapida implementazione di quei sistemi e attività che si considerano più convenienti per garantire una decrescita energetica ragionevole.

Inoltre, si dovrebbero proibire tutti i prestiti con interesse, compresi quelli non destinati ai fini prioritari, data l'urgenza della situazione, il che nella pratica significherebbe la proibizione o sorveglianza molto stretta del credito privato e la persecuzione dell'usura (intesa come la richiesta di “qualsiasi” interesse per un prestito).  >>

ANTONIO TURIEL

(continua)

31 commenti:

  1. "Il nostro sistema economico attuale si basa su una premessa di fondo: che la quantità di energia disponibile aumenterà ogni anno ed avrà prezzi accessibili."

    Questo e' totalmente falso, e tipico dei "fissati" dell'energia, che devono aver subito il trauma infantile della crisi del petrolio del '73: il sistema economico si basa sulla crescita del PIL, ma una sempre maggiore fetta di esso e' rappresentata da beni immateriali (ad esempio la spesa statale in insegnanti e ricercatori), di cui Antonio Turiel stesso immagino sia un esempio.

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    1. Caro Diaz, mi auguro che tu abbia ragione e che il PIL possa crescere bene anche solo con i beni immateriali.
      Io invece sono un "materialista" (appartengo cioè ai fissati dell'energia) e sono fermamente convinto che senza la disponibilità di materie prime illimitate e di energia facile, il motore dell'economia si ferma di brutto.
      Con le conseguenze che poi ipotizza Turiel.

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  2. http://thewalkingdebt.org/2015/02/09/divagazioni-statistiche-il-trionfo-delleconomia-immaginaria/

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    1. Il pezzo è interessante, ma il concetto di base non mi convince per nulla: << ... il tempo sia di fatto l’unica risorsa davvero scarsa con la quale dobbiamo fare i conti. >>.

      Mi sembra che siano ben altre le risorse scarse con cui dovremo fare i conti, visto che la Terra è una sola e che la stiamo consumando con impegno degno di miglior causa.

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    2. Il consumo avviene nel tempo, e a preoccupare e' il suo tasso (la derivata) rispetto al tempo, non il consumo in se'. Ma il punto che volevo rimarcare e' che la nostra economia, quando registra crescita di PIL (che e' la vera droga della nostra epoca basata sul denaro e quindi sul debito/credito), lo fa comprendendo in esso frazioni sempre piu' ampie di beni immateriali, come forse risulta meglio dal primo dei due articoli (segui il link alla fine di quello citato). Noi stessi specialmente, Turiel, Bardi, Simonetta, viviamo ormai in gran parte in questo spazio immateriale.
      Avevo letto da qualche parte delle considerazioni su keynes a completamento di queste sopra, forse di simonetta, vediamo se le trovo, che vi consiglio di leggere o rileggere, interessanti perche' vivendo lui nell'epoca in cui la trasformazione era in corso, e potendo confrontare il prima e il dopo, come tutti i sociologi-economisti del 1800-1950, se ne rendeva conto.
      Eccolo qua l'ho trovato, e' interessante rileggerlo tenedo conto di quanto sopra, che forse in parte sfugge a simonetta:
      http://ugobardi.blogspot.it/2015/03/la-profezia-di-keynes.html

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  3. "Ma di fronte alla decrescita energetica che ci attende..."

    "Invece, il sistema capitalista è intrinsecamente insostenibile:…"

    "Il problema grave che si pone nella situazione attuale di declino energetico è che è impossibile far crescere la produzione."

    "Inoltre, si dovrebbero proibire tutti i prestiti con interesse, compresi quelli non destinati ai fini prioritari, data l'urgenza della situazione, il che nella pratica significherebbe la proibizione o sorveglianza molto stretta del credito privato e la persecuzione dell'usura (intesa come la richiesta di “qualsiasi” interesse per un prestito)."

    Accidenti, mi sembra di aver letto un libello anticapitalistico. "La fine del capitalismo" è anche il titolo di un libro del filosofo Emanuele Severino che non è certo un marxista.

    Ho citato alcune frasi del testo che mi sembrano discutibili o non così sicure come crede o pensa l'autore.

    Davvero stiamo andando ineluttabilmente incontro a una crisi energetica? Il capitale e gli Stati stanno facendo il possibile per trovare nuove fonti di energia (anche Agobit ce la sta mettendo tutta - a proposito che fine ha fatto Agobit?). Proviamo a immaginare che si arrivi davvero alla fusione nucleare e alla produzione illimitata di energia (entro i prossimi 30-50 anni). Tutto il discorso seguente non starebbe in piedi. Una volta risolto il problema energetico la vita sulla terra potrebbe davvero cambiare: in meglio, in peggio? Sarebbe sicuramente un mondo diverso e - dal nostro punto di vista attuale - nemmeno auspicabile. Ma se la vedranno i nostri discendenti (se ci saranno ancora, se la Terra non sarà diventata inabitabile, brutta - un mondo orribile potrebbe anche indurre il suicidio di massa).

    Il capitalismo è intrinsicamente insostenibile? Probabile, a occhio e croce. Ma che ci mettiamo al suo posto? La società conviviale che non punta al profitto, produce e consuma quanto basta ad una vita soddisfacente (come è stato per migliaia e migliaia di anni). Ma che cosa sarà una vita soddisfacente per le future generazioni? Comunque il superamento del capitalismo e della ricerca del profitto sarebbe probabilmente una società stazionaria, similsocialista, con qualche spazio all'attività individuale. L'uguaglianza perfetta - l'ossessione odierna - non è possibile né auspicabile. Abbiamo uguali diritti fondamentali, ma siamo anche tutti almeno un po' diversi, ed è grazie a questa diversità che c'è cambiamento e progresso. Ma in un mondo sovraffollato la diversità sarà meno tollerata.
    Far funzionare più o meno bene un alveare di 10-20 miliardi di persone non sarà impresa facile, anche con energia sovrabbondante.

    La proibizione del prestito con interesse e persino la persecuzione dell'usura (ma ogni prestito con interesse è usura) avrebbero come conseguenza un rallentamento dell'attività economica e della crescita. Cosa che potrebbe a me fare anche piacere. Come ben sai Lumen io considero l'interesse immorale (contrariamente a Gesù per cui era invece sacrosanto!). È un residuo credo della mia educazione cattolica e del '68.
    Credo però che senza interesse è impossibile accumulare ricchezze, diventare ricchi sfondati (o forse anche solo molto benestanti).

    Insomma, direi che l'articolo o i discorsi che ci hai proposto sono un manifesto socialista. Ma proprio ieri leggevo in una intervista a Massimo Fini una frase da incorniciare:
    "L'agricoltura ridiventerà essenziale perché la prima cosa è il cibo."


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    1. Fini sa anche bene, benissimo, che l'uomo non vive di solo pane - perche' non e' la sola "materia" di cui e' fatto.

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    2. Il punto debole di tutte queste nostre considerazioni e' questo, nella sua ricorsivita'.

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  4. << Insomma, direi che l'articolo o i discorsi che ci hai proposto sono un manifesto socialista. >>

    Sì, in effetti, l'impressione è questa, ma secondo me l'enorme differenza tra i picchisti come Turiel e i decrescisti come Latouche è che i primi NON esprimono desideri ideologi, ma fanno semplici previsioni fattuali.
    Non auspicano cioè il crollo del capitalismo perchè è brutto e cattivo, ma lo ipotizzano perchè non sarà più sostenibile.
    Forse anche rimpiangendolo.
    Ed io sono con questi ultimi.

    << Ma proprio ieri leggevo in una intervista a Massimo Fini una frase da incorniciare: "L'agricoltura ridiventerà essenziale perché la prima cosa è il cibo." >>

    Concordo e sottoscrivo. La società che ci attende sarà probabilmente più povera e più faticosa, come hanno sperimentato i nostri nonni contadini.
    Perchè si dovrà ripartire dal cibo e la terra è l'unica che ce lo fornisce.

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    1. "i primi NON esprimono desideri ideologici, ma fanno semplici previsioni fattuali"

      Si e' mai visto qualcuno che viva dentro ad un paradigma ideologico dire altro? E' la definizione di ideologia!

      "Io invece sono un "materialista" (appartengo cioè ai fissati dell'energia) e sono fermamente convinto che senza la disponibilità di materie prime illimitate e di energia facile, il motore dell'economia si ferma di brutto."

      Certo, il motore di "questa" economia, che pero' sta gia' convertendosi ad altro come spiega con dovizia di dati (economici, secondo il paradigma economico) l'articolo linkato sopra, in modo peraltro che temo sara' peggiorativo, perche' se riesco ad accettare il diritto di possesso per i beni materiali, riesco molto meno ad accettarlo per quelli immateriali, e credo che il rispetto di tale genere di proprieta' portera' dritto dritto ad una societa' da incubo di tipo orwelliano. Ma l'uomo con l'educazione e il condizionamento si adatta a tutto, probabilmente saremo considerati noi dei pazzi barbari e... "fissati". Non sarebbe la prima volta, tutt'altro. ;)

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    2. Caro Diaz,
      i beni immateriali sono importanti, importantissimi (e te lo dico per esperienza personale), ma vengono DOPO quelli materiali, non prima.

      I latini, che sembrano avere un "motto" buono per ogni occasione, non dicevano forse: PRIMUM VIVERE, DEINDE PHILOSOFARI ?
      Ed il famoso "otium", grazie al quale i pensatori antichi avevano raggiunto le vette eccelse che ben conosciamo, non si basavano forse sul lavoro materiale (oggi diremmo l'energia) di migliaia di schiavi ?

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    3. Si' ma il vantaggio marginale dato dall'uso dei beni materiali nelle nostre societa'consumiste e' negativo da un bel pezzo, nel senso che e' gia' da un bel pezzo che l'incremento del loro consumo non ci fa stare meglio benzi' peggio, ma questo consumo non possiamo frenarlo perche' altrimenti la produzione ne soffre. Se e' la produzione che non solo stimola ma impone il consumo, cosa piuttosto chiara, di cosa ci si sta a preoccupare del suo possibile rallentamento dovuto a cause esterne? E' come minimo insensato, se non nel paradigma appunto della necessita' della crescita continua del possesso di beni materiali come metro (sbagliato) del benessere! Legge dell'utilita' marginale! La legge dell'utilita' marginale si basa sulla soggettivita' del valore, senno' non ha senso! Se si studiasse l'originale di Menger, invece di chiamarla legge dei ritorni decrescenti...

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    4. << Si' ma il vantaggio marginale dato dall'uso dei beni materiali nelle nostre societa'consumiste e' negativo da un bel pezzo (...) ma questo consumo non possiamo frenarlo perche' altrimenti la produzione ne soffre. >>

      La produzione materiale è già in stato di sofferenza, e la tendenza, secondo me, è irreversibile.
      Ma siccome nessuno (a livello decisionale) pare avere contezza di questo trend, e quindi nessuno si preoccupa di cercare soluzioni coerenti con la fine della crescita, ecco che non solo siamo caduti come delle "pere" nella crisi attuale, ma cerchiamo di uscirne dalla parte sbagliata.

      Perchè questa crisi, a differenza delle precedenti, non finirà con un semplice ritorno allo "status quo ante", e nulla sarà più come prima.

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    5. "Ma siccome nessuno (a livello decisionale) pare avere contezza di questo trend"

      Mah, a me invece pare che, come sempre, la struttura dell'economia si stia aggiustando da se' gia' da un bel pezzo, adeguandosi alla situazione (e altro del resto non puo' fare, in nessun caso, cosa che vale anche per la popolazione).

      Come si sta adeguando? Fermo restando che il PIL, nelle economie basate sulla moneta fiat e dunque sul debito, non puo' che aumentare, lo si fa aumentare aumentando la spesa per beni immateriali e servizi, spesa pubblica direttamente, e spesa privata attraverso le imposizioni di legge: l'enorme aumento della burocrazia e della normativa e della scolarizzazione e' un bene immateriale e insieme un servizio, ad esempio, e immense sono le pletore che se ne occupano.

      Chi non vedeva l'ora che entrassimo nell'era dei servizi, e' accontentato. Il bello e' che nessuno si accorge del fastidio che provoca negli altri il "servizietto" che lui gli offre.

      Le grosse crisi credo non si siano mai risolte con lo status quo ante, anche perche' lo status quo dura poco, nella storia. D'altra parte e' vero che ogni organismo vivente lotta per mantenere lo status quo, l'omeostasi e' il suo principale ufficio, ma l'insieme di queste lotte produce tutt'altro che la stasi...

      Quando fra un poco noi non ci saremo piu' per cause piu' o meno naturali, credo che non saremo particolarmente turbati dai futuri cambiamenti, mentre alcuni o molti dei nuovi saranno entusiasti.

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    6. Insomma, che ce la pigliamo a fare? Tutto si aggiusterà, ma in modi che non conosciamo e che ci sorprenderebbero (se potessimo tornare un istante a vedere che combinano i nostri figli e nipoti). Cambiamenti ce ne saranno per forza e susciteranno persino entusiasmo. È vero, noi stiamo cercando di conservare lo status quo ante (almeno vale per me). Ma ante quanto? Internet ci ha cambiato la vita? Vent'anni fa non c'era. Difficile negare che alcune nuove comodità ci piacciano e siano persino utili (io ci metto il computer e l'email).
      Eppure ci sono fenomeni che suscitano credo comprensibilmente ripulsa e che vanno (andrebbero) combattuti. Leggo proprio ora che il contante va abolito, i pagamenti allo sportello sono riti arcaici, anacronistici. In Svezia solo il 3% dei pagamenti si effettua ancora con banconote e monete. Dunque c'imporranno (è già realtà) di avere un conto in banca (niente soldi e lingotti sotto il letto). Tutto il potere ai soviet, pardon, allo Stato.

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    7. << È vero, noi stiamo cercando di conservare lo status quo ante (...). Ma ante quanto? Internet ci ha cambiato la vita? Vent'anni fa non c'era. Difficile negare che alcune nuove comodità ci piacciano e siano persino utili >>

      Caro Sergio, direi che questo è proprio il cuore del problema.
      E' ovvio che, come c'è gente che adora il nuovo per il nuovo, così c'è gente che vorrebbe conservare tutto com'è; e che la virtus, come dicevano i latini, stat in medio.

      Ma un conto è vivere in una società ottimista, con un benessere economico crescente e tante cose nuove che possono piacere o non piacere, ma tra le quali si può scegliere.
      Ed un altro conto è vivere in una società crepuscolare, in cui l'energia e le materie prime sono in calo ed in cui quello che arriva di nuovo non piace praticamente a nessuno, tanto da venire, sostanzialmente, rimosso in sede decisionale.

      Nella seconda parte dell'articolo ci saranno ulteriori interessanti considerazioni di Turiel proprio su questo punto.

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    8. Si' pero' mi pare che a rendere percettivamente crepuscolare il nostro mondo destinato a fine trista, oscura e ineluttabile siamo noi che ce la mettiamo tutta, e ce la mettono tutta i catastrofisti in genere, tutta gente che forse faremmo meglio a chiamare come si usava una volta: jettatori.
      La seduzione e' una cattiva cosa, ma anche il suo contrario non va bene.
      Ad esempio, visto il tema e l'interesse del blog, attiro di nuovo l'attenzione sul fatto che solo pochissimi decenni fa e' stato scoperto il DNA, e solo pochi anni fa si e' cominciato a capire come funziona e come metterci le mani. Questo probabilmente provochera' una nuova rivoluzione tecnologica e agricola quale adesso noi, traumatizzati, ossessionati e "fissati" dalla crisi energetica del '73, non possiamo immaginare.
      E' gia' in corso.

      Il bello di tutta questa faccenda e' che il timore che nutriamo verso l'avvento di una societa' ipercontrollata e illiberale a causa della scarsita' di risorse e il sovraffollamento, finisce per creare un clima di paura che fa si' che la societa' ipercontrollata e illiberale ce la ritroviamo gia' da subito fra i piedi, grazie a quei tirapiedi di ecologisti millenaristi, ottusi e ignoranti, che finiscono per influenzare il processo legislativo ben di piu' di quanto possiamo fare noi, che mille remore avremmo a causa del nostro scetticismo spero connaturato.

      Il mondo e' pieno di gente che e' del tutto incapace di andare oltre la lettera di un testo, dobbiamo stare molto attenti a cio' che diciamo, e spegnere subito sul nascere le cattive interpretazioni, quali sono credo sempre, cosi' ad occhio ad un rapido esame a memoria, quelle letterali.

      Trovate qualcosa di positivo in questo blog, di cui sono forse ancora piu' interessanti degli articoli dell'autore i commenti di alberto guidorzi, un vecchio agronomo, per capire cosa bolle in pentola oltre al problema energetico e delle risorse minerali:

      http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/

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    9. "Leggo proprio ora che il contante va abolito"

      Aspetta che si diffonda l'NFC...
      Con la tecnologia NFC praticamente puoi ordinare direttamente il bonifico dal tuo terminale smartphone al terminale che ti sta di fronte (la cassa).

      A differenza della carta di credito, non sono loro che si prendono i tuoi soldi, ma tu che ordini il bonifico istantaneo.

      A fare ostacolo alla diffusione di questa tecnologia e' la separazione fra banche e gestori telefonici, nel momento in cui dovesse venir meno questa separazione, data la prossima ubiquitaria diffusione dello smartphone, i pagamenti tradizionali probabilmente diverranno in breve tempo fuori moda, non li fara' piu' nessuno per scomodita', non sara' necessario proibirli od ostacolarli, diventeranno di per se' segni di stranezza e, per estensione, possibile illegalita', sicuramente asocialita'.

      Leggevo ad esempio che da qualche parte e' possibile anche pagare il biglietto dell'autobus, con questa modalita'.

      In sostanza se vogliamo questa tecnologia (informatica-web-cellulare) dobbiamo anche renderci conto che implichera' la perdita della privacy e il tracciamento totale, e' inutile star li' a scandalizzarsi per le rivelazioni di Snowden ad esempio, quando gia' tutti mettono tutto su facebook: siamo noi che ci cacciamo volontariamente, attivamente e implicitamente in quel futuro. Dovremo abituarci. E non cercare capri espiatori oltre a noi stessi. Ogni medaglia ha il suo rovescio, perfino il bene ha il male come suo - necessario - rovescio.

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    10. "Leggevo ad esempio che da qualche parte e' possibile anche pagare il biglietto dell'autobus, con questa modalita'.*

      Sì, ma ... Già da oltre dieci anni sono in corso in Svizzera tentativi di abolire i biglietti ferroviari. Un sensore legge il chip di ogni viaggiatore che sale e poi è tutto automatico, ti arriva il conto da pagare per i tuoi viaggi (forse dapprima ancora per posta, poi ovviamente sullo smartphone e tu paghi pure con quello). Eppure questo nuovo sistema "non parte". Penso ci siano resistenze da parte del pubblico. Ma forse sono superabili (anch'io appena dieci anni fa ero riluttante a usare la postcard allo sportello per pagare le fatture - ancora tradizionali). Si va però senz'altro verso l'automazione globale di tutte le normali incombenze. Debbo confessare che l'e-banking mi piace, è comodo, non devo più andare in posta allo sportello. Il risultato è però la tracciabilità totale. Renderà difficile o quasi impossibilie l'evasione fiscale e altri crimini (lavaggio del denaro sporco), ma non ci sarà più libertà: se ogni mia mossa è controllata (persino che uso fare colazione alle 6 e 30 del mattino con zia Luisa e telefono regolarmente di notte a una certa ora a certe persone ecc. ecc.).
      Senza sfera privata (non è più bella questa espressione della privacy del cavolo) non c'è più liberta. Il modo come certuni, anzi milioni, mettono tutte le proprie cose in pubblico è sconcertante, infantile. Io trovo Facebook una stronzata solenne. Lo smartphone è un gioiellino, ma non mi serve davvero (però prima o poi dovrò procurarmelo - appunto se vado in treno o devo pagare un conto). Ma ripeto che io non ho mai posseduto e non possiedo nemmeno il telefonino, non per snobismo ma perché oggettivamente non mi serve (e trovo il chiacchiericcio universale e costante con telefonini e smartphone ridicolo, infantile, assurdo, dispendioso nononstante le tariffe basse (basse? 21 euro per 40 minuti di telefonata da fisso svizzero a rete mobile italiana!).
      Ma a un certo punto bisogna partecipare perché se no passi per asociale o strano. Su alcuni formulari richiedono ormai solo il numero del cellulare, il fisso - dicevano dei giovani - è solo per vecchi onanisti balordi.
      Ma qualche forma di resistenza si può tentare. C'è un sistema (Blur) che impedisce il monitaraggio costante di tante aziende, a cominciare da Google. Io consiglierei l'installazione, anche se nel frattempo sanno già tutto di noi, anzi più di quello che sappiamo noi di noi stessi.

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    11. << Si' pero' mi pare che a rendere percettivamente crepuscolare il nostro mondo destinato a fine trista, oscura e ineluttabile siamo noi che ce la mettiamo tutta, e ce la mettono tutta i catastrofisti in genere, tutta gente che forse faremmo meglio a chiamare come si usava una volta: jettatori. >>

      Caro Diaz,
      tutto giusto quello che dici: il passo tra "previdente" e "iettatore" in fondo è breve.
      E poi ci sono anche le profezie auto-avverantesi.
      Però, anche la povera Cassandra passava per iettatrice.
      Ed invece...

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    12. E' anche vero pero' che a dire tutti i giorni che domani piovera' prima o poi si avra' ragione, anche in mezzo al sahara.
      Cassandra forse diceva solo delle ovvieta' inutili da sapere.

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    13. Forse e' solo una manifestazione mitica della nostra infinita, e destinata sempre alla sconfitta, mania di controllo.

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  5. << Debbo confessare che l'e-banking mi piace, è comodo, non devo più andare in posta allo sportello. Il risultato è però la tracciabilità totale. Renderà difficile o quasi impossibilie l'evasione fiscale e altri crimini (lavaggio del denaro sporco), ma non ci sarà più libertà: se ogni mia mossa è controllata >>

    Caro Sergio, personalmente non mi riterrei certo meno libero con la tracciabilità totale dei miei pagamenti.
    Ma forse sono una mosca bianca o forse non mi rendo bene conto di tutte le implicazioni.
    Per contro, la maggiore difficoltà di compiere certi reati mi pare una cosa molto positiva a livello sociale.

    Diciamo che queste sono le classiche novità portate dal "progresso", in cui ci sono i pro e i contro. Tutto sta a vedere come noi stessi le viviamo e le sappiamo gestire.

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    1. Mmmh, occhio che anche nella societa' piu' uniforme e coesa non esiste una visione condivisa di cosa sia giusto e cosa no, cosa sia bello e buono e cosa no (senno' non esisterebbero in qualsiasi ambito almeno due partiti, intesi in senso lato, che peraltro si formano APPOSTA per dar luogo allo spirito di contraddizione di manifestarsi).

      Se estendiamo questo concetto, possiamo arrivare a riconoscere il fatto che ognuno fa una serie di cose che trova assolutamente lecite e inoffensive, e che invece la beghina del portone accanto, appartenente al partito avverso, trova inammissibili, delinquenziali o oscene.

      In questo caso l'unico modo per non essere da lei e da quelli come lei (magari la mitica "maggioranza democratica") considerati delinquenti e vivere tutti tranquilli e beati e' far si' che non se ne sappia nulla.

      Gia' da qualche decennio e'evidente in particolare nell'italia provinciale l'uso distruttivo che puo' essere in ogni caso fatto della vita privata delle persone per non parlare delle loro opinioni espresse in passato al fine di distruggerne l'immagine (altro problema del web), sei sicuro che la tracciabilita' totale non scatenera' un disastro sociale dal quale magari vedremo la fine della nostra civilta' per la cessazione totale delle nuove nascite, con grande soddisfazione dei decrescisti? (facebook gia' da un pezzo e' la causa n.1 a livello mondiale di separazione delle coppie, se non erro - prendiamo le ragazze: da sempre cercano di tenere nascostissime le loro relazioni, perche' temono che danneggino il loro "valore di mercato" futuro in caso di cambiamento di idea: non e' questo un modo di mantenere la propria liberta' che e' anche liberta' di correggere i propri errori? siamo sicuri che impedirlo creerebbe un mondo migliore? Ecco facebook lo impedisce in un modo maledettamente efficace di cui si rendono conto solo dopo).

      La tracciabilita' totale e' il modo perfetto per tenere in pugno una persona riservandosi il potere di poterla ricattare a volonta' in futuro.

      A pensarci, tutto sommato quella ormai antica situazione in cui in certi posti del "nuovo mondo" ci si poteva cancellare il proprio passato, ricreare una nuova identita' e ricominciare daccapo, non era cosi' male.

      Tutti dovrebbero poter avere un'altra possibilita'.

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  6. Dall'ultima lezione di Raimond Aron, "Libertà e uguaglianza"


    "Tutte le società emanano delle leggi che regolano la proprietà, che stabiliscono quale forma di proprietà è legittima o meno. Ciò che sembra incontestabile è che in ogni società, anche in una società totalmente socialista, esiste qualcosa che è proprietà dell’individuo, per cui si può affermare che la sicurezza e la proprietà fanno parte dei diritti fondamentali [...]."

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    1. Forse ve l'avevo gia' postato, ma mi piace troppo (e per Lumen a monito della sua indifferenza verso la tracciabilita'):

      Da "australian cargo" di alex roggero, feltrinelli.

      Sembrava proprio di attraversare un eden, un giardino celeste miracolosamente scampato all'aggressione degli uomini. Questa era l'Australia che aveva dato il benvenuto al nonno e a tanti altri uomini che, come lui, erano venuti qui a cacciare, a respirare e guardare orizzonti liberi.

      In questi immensi silenzi avevano ritrovato la loro voce, capito che l'Australia era un paese dove si poteva ancora essere uomini.

      Tornare a esserlo, forse.

      E' il grande paradosso del rapporto irreale che l'uomo occidentale ha con la natura: solo quando è circondato dalla wilderness (credo sia la più bella parola del vocabolario inglese) egli recupera la propria identità. Ma la sua e' una conquista fugace, che si consuma in una generazione.

      Anni fa avevo letto un articolo, pubblicato da una nota rivista di antropologia americana, dove si ipotizzava la presenza di due diverse figure umane: il fuorilegge e lo sceriffo. Il primo era l'esploratore, l'uomo libero che apriva nuove frontiere e senza volerlo spianava la strada al secondo, che lo inseguiva trasformando ogni cosa con le sue regole, i suoi divieti, la sua infinita mania di controllo.
      L'articolo si concludeva con una riflessione semplicissima, ma piuttosto acuta: forse le leggi dello sceriffo erano, semplicemente, leggi sbagliate.

      Affacciato al finestrino della mia cabina, mi sono immaginato questi due personaggi che si contendevano il mondo, e mi sono chiesto a quale squadra potessi appartenere.
      A nessuna delle due, ovviamente.

      Perché oggi il mondo è dominato da un'altra tribù: la nostra. Osservatori passivi, turisti, cittadini alienati e confusi che di fronte alla wilderness non sanno bene cosa fare.

      La guardiamo imbambolati, la fotografiamo e poi, tristemente, ce ne torniamo nei nostri appartamenti.

      Per questo mi sarebbe piaciuto vedere l'Australia con gli occhi del nonno: da attore, piuttosto che da semplice spettatore.

      Dopo cena, in cabina, ho pensato al treno come a un'astronave piena di alieni che attraversavano un pianeta, bellissimo, che non era il loro. Ho letto un po'. Poi ho spento la luce, mi sono raggomitolato in quella cuccetta larga poco più delle mie spalle e mi sono addormentato.

      Di botto.

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    2. In realta' oggi sono tutti sceriffi teste di cazzo, e se non lo sono ambiscono a diventarlo, ammettiamolo, altro che terza squadra di osservatori, e se non sono sceriffi sono come quei bambini russi che a scuola denunciavano senza nemmeno accorgersene i propri genitori che finivano in siberia.
      Guardate questo partendo mi raccomando dal minuto 8:30 :
      https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=8qj4EEx6fbM#t=510

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  7. << La tracciabilita' totale e' il modo perfetto per tenere in pugno una persona riservandosi il potere di poterla ricattare a volonta' in futuro. >>

    Sì, "re melius perpensa" devo convenire che la tracciabilità totale dei movimenti di denaro (così come la memoria storica integrale delle proprie scemenze tramite web) è un passo decisivo verso il soffocamento individuale.
    Che fare allora ?
    Si accettano suggerimenti...

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    1. Mettersela via, suppongo, gli smartphone e la rete, con tutte le conseguenze del caso, sono qui per rimanerci, ormai.

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  8. Sull'articolo di Turiel debbo esprimere tutta la mia diffidenza di vecchio liberale. Mi pare che le obiezioni di Von Hayek al dirigismo, sia esso di stato che dei gruppi finanziari, rimanga un punto inamovibile. Fino ad oggi le leggi del mercato sono e rimangono le migliori per soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita. Il sistema feudale era sufficiente per una popolazione in decrescita o stagnante. Ma se la popolazione cresce in maniera esplosiva, come nell'ultimo secolo, il libero mercato e il capitalismo che cerca la crescita perenne del Pil non potranno che prevalere. Gli enormi spostamenti di popolazione cui assistiamo sotto i nostri occhi non sono che movimenti verso l'abbondanza di merci dei luoghi in cui il libero mercato assicura la disponibilità. Tutte le teorie su pianificazioni di stato o di sistemi democratici (la cui indefinibilità e ambivalenza è ovvia) sono destinati a crollare sotto i colpi della realtà. Tutti ricordiamo i famigerati piani quinquennali del dopoguerra o quelli pluriennali dell'Unione Sovietica, sepolti nella spazzatura della storia per fallimento. I limiti energetici e delle risorse del pianeta impongono limiti all'economia, la quale però non reagisce sottoponendosi docile alla razionalità di piani teorici, ma si assesta con crisi, inflazioni, deflazioni, tensioni sociali, disoccupazione, fallimenti, migrazioni...insomma il mondo della realtà e non della fantasia. Paradossalmente è solo nell'abbondanza che è possibile programmare e pianificare. In particolare nella piena disponibilità energetica. E' noto che sono uno dei pochi favorevoli al nucleare. Uno dei pochi, per adesso.

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  9. << Fino ad oggi le leggi del mercato sono e rimangono le migliori per soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita. (...) Tutte le teorie su pianificazioni di stato o di sistemi democratici (la cui indefinibilità e ambivalenza è ovvia) sono destinati a crollare sotto i colpi della realtà. >>

    Caro Agobit, anzitutto bentornato.
    Le tue considerazioni critiche sul dirigismo sono anche le mie (da vecchio liberale come te), ma credo che le previsioni di Turiel, sicuramente poco piacevoli, siano più delle prese d'atto fattuali che degli auspici ideologici.

    Certo, ci sono dei decrescisti che sono anti-capitalisti per scelta ideologica, ma non mi pare il caso di Turiel (e di Ugo Bardi e di Luca Pardi).
    La mia impressione, leggendo Turiel, è infatti di una sorta di rimpianto per un mondo (quello del libero capitalismo) che si trova alla fine del suo ciclo non per scelta, ma per semplice necessità (energetica ed ambientale).

    E se il nuovo mondo che ci attende sarà, come è probabile (almeno all'inizio), di tipo dirigistico, ecco questo sarà un motivo in più per provare a dimostrare che la democrazia è una conquista del pensiero umano, e non è solo figlia dell'energia facile.

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