venerdì 26 dicembre 2014

Effetto Catabolico – 2


(Concludiamo qui l’articolo dall’ambientalista americano John Michael Greer sul  modello di crisi denominato “collasso catabolico”. LUMEN)

(parte seconda)


<< Una società che si dirige verso il collasso catabolico è una società in cui sempre più persone ricevono sempre meno benefici dall'ordine esistente della società, mentre è previsto che si sostenga una sempre crescente quota dei costi di un sistema barcollante.
Per coloro che hanno pochi benefici o nessuno in cambio, i costi di manutenzione del capitale sociale diventano rapidamente un fardello intollerabile e mentre la fornitura di benefici ancora disponibili da un sistema barcollante diventa sempre più appannaggio delle parti alte della gerarchia sociale, quel fardello diventa un fatto politico esplosivo.

Ogni società per la propria sopravvivenza dipende dall'acquiescenza passiva della maggioranza della popolazione e dal sostegno attivo di un'ampia minoranza. Quella minoranza – chiamiamola classe sorvegliante – sono le persone che manovrano i meccanismi della gerarchia sociale: i burocrati, il personale dei media, la polizia, i soldati ed altri funzionari che sono responsabili del mantenimento dell'ordine sociale.

Non provengono dalla élite dominante. Nell'insieme, provengono dalle stesse classi che dovrebbero controllare. E se la loro parte di benefici dell'ordine esistente barcolla, se la loro parte di fardelli aumenta in modo troppo visibile, o se trovano altre ragioni per fare causa comune con chi al di fuori della classe sorvegliante contro la élite dominante, allora la élite dominante si può aspettare la scelta brutale fra la fuga in esilio ed una brutta morte.

La discrepanza fra i costi di mantenimento e le risorse disponibili, a sua volta, rende alcune di tale svolte degli eventi estremamente difficili da evitare.
Una élite dominante che affronta una crisi di questo tipo ha almeno tre opzioni a disposizione.

La prima e di gran lunga la più facile, è quella di ignorare la situazione. Sul breve termine, questa è in realtà l'opzione più economica. Richiede il minore investimento di risorse scarse e non richiede di armeggiare con sistemi sociali e politici potenzialmente pericolosi.
Il solo svantaggio è che una volta che finisce il breve termine, questa praticamente garantisce un destino orribile per i membri della élite dominante ma, in molti casi, questo è un argomento meno convincente di quanto si possa pensare.

E' sempre facile trovare un'ideologia che insista sul fatto che le cose si rivelano diversamente e siccome i membri di una élite dominante sono generalmente ben isolati dalle realtà spiacevoli della vita della società che presiedono, di solito è molto facile per loro convincersi della validità di una qualsiasi ideologia che decidano di scegliere. Vale la pena di dare un'occhiata al comportamento dell'aristocrazia francese negli anni che anno portato alla Rivoluzione Francese, in questo contesto.

La seconda opzione è quella di provare a rimediare alla situazione aumentando la repressione. Questa è l'opzione più costosa e generalmente è anche meno efficace della prima, ma le élite dominanti con una passione per gli stivali militari tendono a cadere nella trappola della repressione piuttosto spesso.

Ciò che rende la repressione una cattiva scelta è che questa non fa niente per affrontare le fonti dei problemi che cerca di sopprimere. Inoltre, aumenta i costi di manutenzione della gerarchia sociale in modo drastico – polizia segreta, meccanismi di sorveglianza, campi di prigionia e cose del genere non sono a buon mercato – e impone il minimo comune denominatore di obbedienza passiva mentre fa molto per scoraggiare l'impegno attivo della gente al di fuori della élite nel progetto di salvare la società.

Uno studio del destino delle dittature comuniste dell'Europa dell'Est è un buon antidoto all'illusione che una élite con sufficienti spie e soldati possa restare al potere a tempo indeterminato.
Ciò lascia alla terza opzione, che richiede che la élite dominante sacrifichi parte dei propri privilegi e prerogative di modo che coloro che sono più in giù nella scala sociale abbiano ancora una buona ragione per sostenere l'ordine della società esistente.

Questo non è comune, ma succede. E' successo negli Stati Uniti negli anni 30, quando Franklin Roosevelt ha condotto i cambiamenti che hanno risparmiato agli Stati Uniti il tipo di conquista fascista o di guerra civile avvenuti in così tante altre democrazie fallite dello stesso periodo.

Roosevelt ed i suoi alleati fra i molti ricchi si sono resi conto che riforme piuttosto modeste sarebbero state sufficienti per convincere gran parte degli americani che avevano più da guadagnare nel sostenere il sistema di quanto avessero da guadagnare nel rovesciarlo.
Alcuni progetti per creare lavoro e misure di alleggerimento del debito, alcuni programmi di assistenza e alcune visite in carcere ai più palesi dei truffatori dell'era precedente e il ripristino di una senso di unità collettiva abbastanza forte da vedere gli Stati Uniti in una guerra globale per il decennio successivo.

Ora, naturalmente Roosevelt ed i suoi alleati avevano vantaggi enormi che nessun progetto comparabile sarebbe in grado di replicare oggi. Nel 1933, anche se ostacolata da un sistema finanziario collassato e dal declino ripido del commercio internazionale, l'economia degli Stati Uniti aveva ancora l'infrastruttura industriale più produttiva e grande del mondo ed alcuni dei più ricchi depositi di petrolio, carbone e molte altre risorse naturali.
Ottanta anni dopo, l'infrastruttura industriale è stata abbandonata decenni fa in un'orgia di delocalizzazioni motivate dalla ricerca del profitto a breve termine e quasi ogni risorsa che la terra americana offriva in abbondanza è stata estratta o pompata fino all'ultima goccia.

Questo significa che un tentativo di imitare le imprese di Roosevelt nelle condizioni attuali avrebbe di fronte ostacoli molto più irti e richiederebbe anche che la élite dominante rinuncia ad una parte molto più grande delle proprie attuali prerogative e privilegi di quella necessaria ai giorni di Roosevelt.
Potrei sbagliarmi, ma penso che non verrà nemmeno tentata questa volta. Proprio in questo momento, la consorteria litigiosa dei centri di potere in competizione che costituiscono la élite dominante degli Stati Uniti sembra impegnata in un approccio a metà strada fra le prime due opzioni che ho delineato.
La militarizzazione delle forze di polizia interne statunitensi e la spirale in aumento di violazione dei diritti civili portata avanti con entusiasmo da entrambi i partiti politici mainstream ricadono nel lato repressivo della scala.
Allo stesso tempo (…) l'atteggiamento generale dei politici e dei finanzieri americani sembra essere che non possa realmente succedere a loro, o al sistema che fornisce loro il potere e la ricchezza, niente di così brutto.

Si sbagliano, e a questo punto probabilmente è una scommessa sicura che un gran numero di loro morirà per questo errore. Di già, una grande percentuale di americani – probabilmente la maggioranza – accetta la continuazione dell'ordine esistente della società negli Stati Uniti solo perché deve ancora emergere una alternativa praticabile.
Mentre gli Stati Uniti si avvicinano al collasso catabolico e il fardello di puntellare uno status quo sempre più disfunzionale preme sempre più intollerabilmente su sempre più persone al di fuori del circolo ristretto di ricchezza e privilegio, l'asta che ogni alternativa deve saltare sarà posta sempre più in basso.

Prima o poi, qualcosa farà quel salto e convincerà sufficientemente la gente che c'è una alternativa fattibile allo status quo e l'acquiescenza passiva dalla quale dipende il sistema per la propria sopravvivenza non sarà più qualcosa che si possa dare per scontata.
Per una tale alternativa non è necessario essere più democratica o più umana dell'ordine che cerca di sostituire. Può esserlo considerevolmente di meno, basta che imponga costi minori sulla maggior parte della gente e distribuisca i benefici più ampiamente di quanto non faccia l'ordine esistente.

E' per questo che negli ultimi giorni di Roma, così tanta gente dell'impero al collasso ha accettato così prontamente la legge dei signori della guerra barbari al posto del governo imperiale. Quel governo era diventato irrimediabilmente disfunzionale al tempo delle invasioni barbariche, centralizzando l'autorità in centri burocratici lontani non in contatto con la realtà corrente e imponendo fardelli fiscali sui poveri così pesanti che molte persone erano costrette a vendersi come schiavi o a fuggire in zone spopolate di campagna, per intraprendere una vita incerta, mezzi guerriglieri e mezzi banditi. (…)

Al contrario, il signore della guerra locale barbaro poteva essere brutale e capriccioso, ma era sulla scena e così era improbabile che mostrasse il sereno distacco dalla realtà così comune negli stati burocratici centralizzati al temine della loro vita. Inoltre, il signore della guerra aveva una buona ragione per proteggere i contadini che mettevano pane e carne sulla sua tavola e il costo del suo sostentamento e del suo seguito nel relativamente modesto stile della monarchia barbara era considerevolmente meno caro del fardello di sostenere le complessità barocche della burocrazia del tardo Impero Romano.

Ecco perché i contadini e gli schiavi agricoli del tardo mondo Romano hanno accondisceso così silenziosamente all'implosione di Roma ed alla sua sostituzione con un mosaico di piccoli regni. Non era solo un mero cambiamento di padroni, era che in un gran numero di casi i nuovi padroni erano un peso considerevolmente minore di quanto fossero stati quelli vecchi.
Possiamo aspettarci che si dispieghi più o meno lo stesso processo in Nord America, in quanto gli Stati Uniti stanno attraversando la propria traiettoria di declino e caduta. >>

JOHN MICHAEL GREER

26 commenti:

  1. Ho letto sia la prima che la seconda parte di "Effetto catabolico". Non ho commentato la prima e ho poca ho nessuna voglia di commentare la seconda (e anche questo è un commento, persino eloquente, no?).
    È che ci ho capito ben poco e non vi ho trovato niente che possa servirmi (o servire alla comprensione degli eventi). "Troppo complicato", avrei avuto voglia di commentare dopo la prima puntata. E dovrei ripetermi dopo la lettura di questa seconda parte.
    Potrei anche osservare: quanti pensi che possano capire queste cose? Certo non è il numero che conta, basta che capiscano quelli che poi decideranno che fare (per salvare se stessi o magari anche tutto il sistema).
    Mi sono sempre chiesto se Asor Rosa si chiedesse se i "lavoratori" capissero quello che scriveva in lunghissimi e noiosissimi articoli. Credo di no.
    Ho proprio letto poco fa in "unpianetasolononbasta" una replica a un mio messaggio: non ci ho capito niente! Ma è così difficile comunicare in modo semplice, comprensibile quello che uno pensa? Certo fra esperti le ellissi ci stanno, non si deve chiarire proprio tutto tutto, "si capisce a volo". È anche vero che bisogna sempre sapere a chi ci si rivolge e tenerne conto, se no si parla ai muri.
    Con ciò voglio dire che l'effetto catabolico non fa per me.

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  2. Caro Sergio, capisco che certi post possano essere più scorrevoli ed altri meno scorrevoli, ma da questo lungo articolo di Greer io ho imparato una cosa importante, ovvero l'importanza fondamentale del comportamento delle elitès nel decorso di una crisi.
    Greer spiega in maniera abbasta chiara che le elitès (le quali, volenti o nolenti, sono quelle che comandano e quindi prendono le decisioni per tutti) possono reagire in 3 modi diversi ad una crisi sistemica e che la scelta del tipo di reazione può impattare notevolmente sul suo decorso (più o meno rapido, più o meno catastrofico).
    Questa era una cosa che non sapevo e di cui ringrazio pertanto l'articolo di Greer.

    Ecco, diciamo che se io, da un articolo che leggo, imparo anche sono una cosa nuova, mi ritengo soddisfatto.
    Sappiamo che quello che succederà sarà sgradevole, e per tanti versi inevitabile, ma io continuo ad essere convinto che una persona consapevole ne sarà colpita in misura minore.
    Che dici, è una pia illusione anche questa ?

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    1. " ... se io, da un articolo che leggo, imparo anche solo una cosa nuova, mi ritengo soddisfatto"
      Certamente, anche solo piccole verità fanno piacere.

      "Ma io continuo ad essere convinto che una persona consapevole ne sarà colpita in misura minore."

      Anche questo è pacifico: più cose si sanno, più si è consapevoli di come stanno veramente le cose, più saremo preparati ad affrontare le eventuali difficoltà a cui andremo incontro.

      Mi sembra di aver capito - ma forse sbaglio - che le élite continueranno a fregarci in qualche modo se riescono a sopravvivere. La pia illusione sarebbe piuttosto quella di credere che possiamo sbarazzarci delle élite.
      A meno che i grandi numeri non riducano progressivamente gli spazi di libertà delle élite. Non riesco a immaginare 10 miliardi di schiavi e qualche milioncino di sfruttatori. I grandi numeri potrebbero rimettere in discussione persino il diritto alla proprietà. Forse i Paperoni diventeranno anche loro dei Paperini.

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    2. Mi pare che dell'articolo la parte interessante sia quella che ripete la ben nota e ormai quasi antica teoria del vantaggio marginale: nella fattispecie il fatto che i costi di manutenzione del capitale man mano che questo si accumula aumentino fino a surclassare il suo rendimento, per cui si avvia quello che l'autore chiama "processo catabolico", di semplificazione e autodigestione.
      Sinceramente, di fronte a questo fenomeno macroscopico, mi pare che la reazione delle elite sia del tutto marginale ai fini del progredire della situazione, e m pare che l'autore voglia ficcare dentro a forza le sue idee su quelle che secondo lui sono le tre sole possibili reazioni, comunque del tutto ininfluenti sul processo di aumento del costo di manutenzione del capitale, che costituisce il problema.
      Quindi la teoria dell'autore mi pare una inutile complicazione della teoria di Tainter.
      Se non erro nel rito del potlatch alcune tribu' indiane periodicamente sfasciano, regalano, si liberano di tutto cio' che possiedono: e' cosi' semplice...

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    3. Secondo wikipedia,
      "La pratica del potlatch è stata resa illegale in Canada e negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo principalmente a causa della pressione dei missionari e degli agenti del governo che la consideravano "un'abitudine più che inutile", sostenevano che fosse dispendiosa, improduttiva e contraria al lavoro etico e ai valori delle società americane e canadesi."

      Formidabile! Le nostre societa' molto piu' civilizzate preferiscono come sempre fare le cose molto piu' in grande, il rito di distruzione periodica lo praticano organizzando una bella guerra mondiale, altrimenti e' illegale e contrario all'etica.

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    4. << Sinceramente, di fronte a questo fenomeno macroscopico, mi pare che la reazione delle elite sia del tutto marginale ai fini del progredire della situazione >>

      Marginale, forse, caro Diaz, ma non del tutto inifluente.
      In fondo il modo in cui le elites gestiscono la crisi ha conseguente dirette sul livello di aggressività sociale e, forse, anche sulla capacità di resilienza del sistema.
      Ma posso sbagliare.

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    5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    6. I tre modi di reazione delle elite che descrivi sopra, riportando l'opinione dell'autore del testo citato, hanno secondo me influenza pressocche' zero sulla causa che sopra viene descritta come principale, cioe' il costo di manutenzione del capitale inteso in senso generico, che ad un certo punto aumenta in modo maggiore della sua rendita: tale disproduttivita' marginale mi pare che l'autore la riconosca implicitamente dipendere dalla complessita' che aumenta in modo da un certo punto in poi contro-produttivo, non dal fatto che l'elite si armi per mantenere i privilegi o rinunci ad essi: questo ultimo tipo di causalita' alla ricerca di colpe piu' che di cause mi pare serva solo ed esclusivamente a nutrire l'innato istinto di ricerca del capro espiatorio che alberga nelle masse e semmai svii dalla soluzione dei problemi accelerando il collasso, in modo del tutto disonorevole e animalesco se mi e' consentito di esprimere un arbitrario e personale giudizio di valore.

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  3. << La pia illusione sarebbe piuttosto quella di credere che possiamo sbarazzarci delle élite. >>

    Beh, a volte succede, come con le rivoluzioni, in cui le vecchie elites vengono spazzate via, spesso fisicamente.
    Peccato che poi ci si accorga di aver solo sostituio le elites precedenti con altre nuove,
    D'altra parte, l'uomo è un animale sociale e gerarchico: è impossibile fare a meno delle elitees.

    Piuttosto, quello che mi sembra importante (soprattutto dopo aver letto l'articolo di Greer), è vedere come le elites mondiali reagiscono all'attuale crisi energetica-ecologica che stiamo vivendo.
    Se continuano imperterrite col solito BAU, nella presunzione - egoistica ma anche errata - di essere comunque al sicuro, finisce male davvero, perchè nulla di utile verrà fatto, nè per loro nè per noi.

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    1. "D'altra parte, l'uomo è un animale sociale e gerarchico: è impossibile fare a meno delle elitees."

      Ma allora non c'è proprio niente da fare, possiamo solo sostituire le vecchie elites con altre elite, un po' più illuminate e meno egoiste?!
      Credo che non tutti siano d'accordo sull'uomo animale gerarchico. Anzi le gerarchie (il potere degli anziani?) non le vogliamo più.
      Mah, una qualche forma di suddivisione del potere sembra anche a me necessaria. E una suddivisione equa, paritaria, mi sembra difficile. Più uno ci pensa più la democrazia appare una chimera e magari nemmeno tanto desiderabile.
      Mi viene in mente l'apologo di Menenio Agrippa. Gli organi del corpo umano sono ben differenziati e tutti necessari, come l'organismo della società. Alcuni sono decisamente più importanti (diciamo cuore cervello e magari anche il fegato), gli altri fanno anche la loro parte, ma vuoi mettere il cervello o il cuore con il retto? Eppure anche il retto nel suo piccolo ...
      Comunque l'argomento dell'animale sociale e gerarchico è scivoloso e rischi qualche torta in faccia da alcune parti dell'uditorio ...

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  4. Caro Sergio, sto finendo di leggere un libro molto bello (lo consiglio a tutti) dello storico israeliano Yuval Harari ("Da animali a dei - breve storia dell'umanità") e ti posso confermare che da quando l'homo sapiens è passato da "cacciatore-raccoglitore" nomade ad "agricoltore" stanziale, non ha mai più potuto fare a meno di una struttura gerarchica, con le inevitabili elites, più o meno (ma in genere "meno") illuminate.
    Può non piacere, ma è difficile non essere d'accordo.

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    1. Dal capofamiglia al capufficio al comandante in capo al capo dello Stato - è tutta una gerarchia! Se poi pensi che quasi tutti invocano un capo, massì un Führer, qualcuno che li tiri fuori dal brago, che dunque abbia delle qualità che loro non hanno e che pure riconoscono mi sembra chiaro che la realtà sia questa: non siamo affatto tutti uguali, c'è chi è più bravo e a cui del resto confidiamo il comando. C'è poi anche una gerarchia dei valori: ci sono cose a cui teniamo moltissimo, altre meno e a cui potremmo anche rinunciare. Insomma, le scala dei valori. In tutti i campi. A nessuno verrebbe in mente di contestare l'ordine sociale dei lupi o degli elefanti che funziona benissimo. E qualcuno non ha detto homo homini lupus? Detto ciò io non rivendico ovviamente il comando: conosci te stesso! Lo demando ai più bravi di me sperando che non ne approfittino troppo.

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    2. "quando l'homo sapiens è passato da "cacciatore-raccoglitore" nomade ad "agricoltore" stanziale"

      Secondo me, come vi ho gia' detto, il mito della cacciata dal paradiso terrestre, in cui il gioco (la caccia e la raccolta) coincideva con le necessita' della sopravvivenza, come negli animali, e il mondo poteva ancora offrire spontanamente cio' che serviva alla sussistenza, origina proprio da quel mutamento epocale, l'invenzione di agricoltura e pastorizia.
      Anche le date, a seguire gli studiosi della bibbia che volevano calcolare la data di creazione del mondo, con l'approssimazione di qualche millennio, coincidono.
      Le cose che leggi in Harari, relativamente a quanto da te riportato (non l'ho letto), sono di dominio comune da molti anni, senza eccedenze agricole redistribuibili e in un mondo dove ognuno puo' trovarsi il cibo da se' e' dura che un leader e una elite vengano presi a meno che a pernacchie.
      Un altro libro che si occupa specificamente della tematica e' uno degli ultimi di Diamond, "il mondo fino a ieri", che confronta le ultime vestigia delle societa' preistoriche della nuova guinea con le nostre.
      Sulle origini della societa' vedo che c'e' una voce anche su wikipedia, non l'ho letta tutta non so quanto sia tendenziosa:
      http://it.wikipedia.org/wiki/Origini_della_societ%C3%A0

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    3. Apprezzo molto Diamond, per cui provvedo subito a prendere nota della tua segnalazione. Grazie.

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    4. Io l'ho trovato in rete emule, da dopo Monti tutte le mie eccedenze e anche i miei risparmi vanno allo Stato, poveraccio, e per conseguenza di cio', e dato il mio carattere poco incline alla condiscendenza con cio' che ritengo nefando nonostante una naturale gentilezza e apparente sottomissione, la mia produttivita' e' scesa per rappresaglia a zero, io non ho niente da perdere, morire devo morire comunque.

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  5. Ormai la nostra società è talmente complicata che (quasi) ciascuno di noi si trova ad essere contemporaneamente l'inferiore di qulcuno ed il superiore di qualcun altro.
    Per questo forse, pur sgomitando per migliorare la propria posizione, nessuno pare disposto a buttare tutto all'aria.
    Per fortuna non siamo più ai tempi di Marx, quando si diceva che i proletari devono fare la rivoluzione perchè non hanno nulla da perdere, salvo le proprie catene.

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  6. "... perchè non hanno nulla da perdere, salvo le proprie catene."

    Quel tale (Rousseau) diceva che la proprietà è un furto. Di conseguenza si dovrebbe abolire la proprietà (del resto i più non hanno che le proprie catene). Ma puoi essere certo che i primi a non essere d'accordo sono proprio gli ex comunisti tutti sistemati alla grande. E anche i meno abbienti non saranno troppo d'accordo perché non sarebbero più sicuri nemmeno del poco che hanno. Io, da buon piccolo borghese, trovo invece che la proprietà è una bella cosa (ma senza esagerare ovviamente, del resto sono appunto un piccolo borghese).

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  7. A dire che la proprieta e' un furto e' stato Proudhon se non sbaglio, lo stesso che ha usato la parola anarchia nel senso moderno, antesignano del socialismo senza la dittatura del proletariato.
    I moderni anarco-capitalisti sostengono, al contrario, che senza proprieta e' impossibile la liberta' (su questo sono d'accordo, se si intende la proprieta' come il qualcosa che rende indipendenti dalla carita' altrui (un tetto sopra la testa nelle regioni fredde, ad esempio), alla fine se dipendi interamente dagli altri non puoi essere libero, c'e' sempre il timore che ti "taglino i viveri"). Il che si riallaccia al "salario minimo", che forse vuole tentare di essere una risposta, collettiva con tutti i problemi che ne conseguono,, a questa istanza...

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    1. Qui c'e' un bell'articolo:
      http://www.corriere.it/lettere-al-corriere/12_Gennaio_22/-LA-PROPRIETA-E-UN-FURTO-IL-SOCIALISMO-DI-PROUDHON_2c2b213e-44d1-11e1-b12c-223272f476c4.shtml

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  8. Caro Diaz,
    in una società stanziale (che necessita di una casa e di suppellettili) e con eccedenze produttive (alimentari ma non solo) mi pare davvero impossibile fare a meno della proprietà privata.
    Se poi. invece, vogliamo parlare del suo sviluppo ulteriore, ovvero quello della moneta convenzionale, allora in effetti ci possiamo trovare qualche scorrettezza e furberia da parte del manovratore.
    Ma mi sembra un'altra storia.

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    1. Qui non ti seguo, proprio nel senso che non capisco, vuoi per mia ignoranza, vuoi per il fatto che forse ti riferisci al contenuto del libro che citi e non conosco. Nella seconda frase di cio' che dici sono impliciti dei presupposti che non conosco e potrei non condividere, saltare alla "moneta convenzionale" e al "manovratore" suona molto convenzionalmente complottistico, la "moneta convenzionale" alla fine non e' che un'obbligazione di debito-credito, non e' strano ne' particolarmente scandaloso che chi fa parte dell'organizzazione che assicura il rispetto dell'obbligazione attraverso la forza si arroghi anche il diritto di emettere obbligazioni in proprio.
      Occhio che chi e' molto esperto in qualche argomento puo' facilmente "portare a spasso" i suoi interlocutori attraverso lo "cherry piking", cioe' mostrando i fatti che corroborano le sue ipotesi e nascondendo gli altri. Egli stesso ne e' vittima. Ma di questo siamo purtroppo tutti tristi vittime in ogni momento della nostra triste vita.

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  9. Caro Diaz, non sono assolutamente un esperto, ma provo comunque a spiegarti meglio il mio pensiero.

    Quello che voglio dire è che il concetto di proprietà privata non può essere bollato negativamente come "un furto", perchè è un concetto ineliminabile in una società stanziale e teoricamente neutro.
    Certo, ci può essere una proprietà ottenuta in modo illecito, ma illecito è il comportamento del singolo, non il concetto di prioprietà in sè.

    Se passiamo invece al concetto di moneta come "unità convenzionale di scambio", cioè priva di valore intrinseco, ecco che a fianco dell'ovvia utilità che questo sistema fornisce all'economia, abbiamo anche la possibilità di utilizzare la procedura di emissione della moneta in modo truffaldino (da parte in genere degli stati o di altre entità sovrane).
    In questo caso si potrebbe definire illecito non tanto il singolo comportamento (come nell'ipotesi che facevo sopra), ma proprio il meccanismo in sè, perchè battendo moneta priva di valore io posso accaparrarmi un vantaggio economico in cambio, sostanzialmente, di nulla.

    Pertanto - e qui concludo - se non si può dire sensatamente che la proprietà è un furto, si può magari dirlo per il signoraggio della moneta.
    Spero di essere stato un po' più chiaro ed attendo ovviamente la tua replica.

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    1. "il concetto di proprietà privata non può essere bollato negativamente come "un furto""

      se leggi il bell'articolo di sergio romano linkato sopra delucida proprio questo

      "se non si può dire sensatamente che la proprietà è un furto, si può magari dirlo per il signoraggio della moneta"

      Allora avevo capito bene: ripeto, se il signoraggio della moneta e' fatto dalla stessa entita' che garantisce sia il valore dell'obbligazione che la moneta rappresenta sia il rispetto della proprieta' privata "nei limiti eccetera", cioe' lo Stato, non si puo' parlare di furto in se'.

      (la moneta intesa come tale e' sempre un'obbligazione, un qualcosa in cui sta scritto che chi la porta e' creditore di tante unita' di conto - credito di solito garantito appunto dal monopolista della forza che nel nostro caso e' lo Stato - la moneta intesa invece come valore in se' e' solo materia prima da barattare, puo' essere oro come petrolio come immobile abitativo)

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  10. << la moneta intesa come tale e' sempre un'obbligazione, >>

    Caro Diaz, credo (ma posso sbagliare) che questo sia vero solo per le monete che, pur essendo prive di valore intrinseco (come quelle cartacee) sono comunque convertibili in beni di valore (in genere l'oro).
    Ma le monete che utilizziamo attualmente non sono più convertibili in oro per decisione politica degli stati (vedi la famosa conferenza di Bretton Woods), i quali, in tal modo, hanno acquisito la possibilità di stampare moneta quasi senza limiti (se non quelli politici dettati dal livello di inflazione).

    Una moneta come questa, a mio avviso, non è più una vera obbligazione dello Stato emittente nei nostri confronti, ma una semplice unità di conto, che certifica la ricchezza reciproca dei cittadini.
    Quindi, se io possiedo 10.000 euro e tu 20.000, l'unica cosa sicura che possiamo dire è che tu sei ricco il doppio di me: ma quanto valga - in concreto - la nostra ricchezza varia da momento a momento e da luogo a luogo.

    Questo è quel poco che ho capito io della moneta dalle mie letture di semplice curioso.

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    1. "Quindi, se io possiedo 10.000 euro e tu 20.000, l'unica cosa sicura che possiamo dire è che tu sei ricco il doppio di me"

      Questo vale anche per l'oro o qualsiasi altro bene. Il valore nello scambio e' una convenzione socialmente determinata (visto che per scambiare bisogna essere almeno in due). La moneta e' un'obbligazione nel senso stretto del termine, e' un titolo di credito/debito: si tratti di oro o alcunche', alla fine e' la stessa autorita' che dirime le controversie che obbliga ad accettarla in pagamento di un debito (corso forzoso).
      Il suo valore e' determinato pero' dall'insieme degli scambi che gli operatori effettuano, e' una specie di unita' di misura del commercio. Che si usi oro, conchiglie, sale o pezzi di carta non cambia nulla. A suo tempo l'oro era difficilmente falsificabile, il motivo del suo uso era probabilmente solo questo, in italia come valuta pregiata di scambio e accumulo nell'ultimo cinquantennio abbiamo usato gli immobili.

      Come vedi, personalmente non la farei troppo difficile, per quanto in tal modo sia piu' difficile addossare colpe a qualcuno, e quindi l'argomento divenga per niente interessante.

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  11. Caro Diaz, quello che dici è vero, però l'oro ha comunque un suo valore intrinseco, perchè si tratta di un un metallo con particolari utilizzi pratici, e quindi una "materia prima" pregiata ed appetibile.
    Con la cartamoneta, invece, al massimo ci puoi accendere il camino...

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