sabato 4 gennaio 2014

Emoticon

Altra intervista virtuale, altra vittima illustre (e, come sempre, ignara). Questa volta si tratta del  neuro-scienziato portoghese Antonio Damasio, celebre per i suoi studi sul legame profondo e indissolubile che esiste tra la mente ed il corpo dell’uomo, tanto da affermare che il pensiero razionale (la vetta più alta della mente umana) affonderebbe le sue radici proprio nelle emozioni primordiali.  Impegnativo, ma interessante. LUMEN

 
LUMEN – Professor Damasio, cosa possiamo dire sul funzionamento del cervello umano ?
DAMASIO - Il mio punto di partenza, sostenuto dall'osservazione di diversi casi clinici, è che il cervello non può essere studiato senza tener conto dell'organismo a cui appartiene e dei suoi rapporti con l'ambiente.

LUMEN – Mi pare giusto. In fondo anche noi siamo animali.
DAMASIO - lo studio delle funzioni cognitive, e in particolare della coscienza, ha subito per lungo tempo l'influsso di una tradizione filosofica che può essere fatta risalire a Cartesio. Questi ci propone, infatti, una concezione che separa nettamente la mente dal corpo, attribuendo alla prima, addirittura, un fondamento non materiale.

LUMEN – La famosa distinzione tra res cogitans e res extensa.
DAMASIO - L'errore di Cartesio è stato quello di non capire che la natura ha costruito l'apparato della razionalità non solo al di sopra di quello della regolazione biologica, ma anche a partire da esso e al suo stesso interno.

LUMEN – Interessante.
DAMASIO - Il processo decisionale - ad esempio quello di compiere una scelta tra due o più alternative - è spesso ben lontano da quello di un'analisi che consideri minuziosamente i pro e i contro di ciascuna scelta. Il più delle volte, in special modo quando abbiamo a che fare con problemi complessi, dai molteplici risvolti personali e sociali, siamo portato ad utilizzare una strategia diversa, che fa riferimento agli esiti di passate esperienze, nelle quali riconosciamo una qualche analogia con la situazione presente. Dette esperienze hanno lasciato delle tracce, non necessariamente coscienti, che richiamano in noi emozioni e sentimenti, con connotazioni negative o positive.

LUMEN – E come possiamo chiamare queste tracce del passato ?
DAMASIO – Io le ho definite marcatori somatici. Marcatori perché il particolare stato corporeo richiamato costituisce una sorta di "contrassegno"; somatici perché riguardano i vissuti corporei, sia a livello viscerale a che quello non viscerale.

LUMEN – Ne consegue una connessione molto stretta tra corpo e mente, tra emotività e decisioni.
DAMASIO – Esatto. In tale processo, la scelta della risposta è condizionata dalle risposte somatiche emotive, avvertite a livello soggettivo, che vengono utilizzate, non necessariamente in maniera consapevole, come indicatori della bontà o meno di una certa prospettiva. Sono quindi i “sentimenti somatici” che accompagnano, sistematicamente, le nostre aspettative del possibile esito delle varie opzioni di una decisione da prendere.

LUMEN - I sentimenti, cioè, fanno parte del contrassegno posto sulle varie opzioni.
DAMASIO – Proprio così. In tal modo i marcatori somatici ci servono come strumento automatico che facilita il compito di selezionare opzioni vantaggiose dal punto di vista biologico.

LUMEN – Quindi non c’è un vero distacco tra ragione e sentimento.
DAMASIO – Non c’è. E lo stretto legame esistente tra l'apparato della razionalità - e quindi della capacità di decidere - e quello posto alla base delle emozioni e dei sentimenti, viene confermato anche dalla pratica neurologica.

LUMEN – Per esempio ?
DAMASIO – Per esempio vi sono pazienti che, per effetto di danni cerebrali, hanno  perduto le capacità di provare alcune delle più comuni emozioni connesse al vivere sociale. Ora, questi pazienti, pur mantenendo integre le altre facoltà cognitive superiori (attenzione, memoria, intelligenza), si trovano, data l'assenza di emozioni,  nella sostanziale incapacità di decidere in situazioni che riguardano i propri interessi o quelli degli altri.

LUMEN – Incredibile. E passiamo ora a quella che chiamiamo “coscienza”. Come la possiamo definire ?
DAMASIO – La coscienza consiste nella costruzione di “conoscenze” rispetto a due aspetti: l'organismo che entra in relazione con qualche oggetto; e  l'oggetto coinvolto nella relazione, che causa un cambiamento nell'organismo. Il cervello deve quindi rappresentare sia le due componenti (organismo e oggetto), che la relazione tra di essi.

LUMEN – E come avviene questo ?
DAMASIO - La coscienza inizia come un sentimento, un tipo particolare di sentimento, ma comunque qualcosa di assimilabile a questo. Le emozioni, infatti, da un punto di vista evolutivo, sono risposte fisiologiche che mirano ad ottimizzare le azioni intraprese dall'organismo nel mondo che lo circonda.

LUMEN – Ovviamente ci sono delle prove, di questo.
DAMASIO – Sì. Abbiamo numerose prove neurologiche che dimostrano come certi meccanismi cerebrali siano comuni sia alle emozioni che alla coscienza.
Possiamo quindi concludere che, fondamentalmente, la coscienza rappresenta un aspetto ausiliario della nostra dotazione biologica di adattamento all'ambiente.

LUMEN – Il trionfo di Darwin.
DAMASIO – Senza dubbio.

LUMEN - Cos’altro possiamo dire sulla coscienza ?
DAMASIO - La coscienza non è monolitica, ma può essere distinta in 3 categorie, o meglio livelli: il Proto-sé, la Coscienza nucleare e la Coscienza estesa

LUMEN – Entriamo nel dettaglio.
DAMASIO -  Il Proto-sé è il fenomeno primordiale di auto-identificazione che l'uomo condivide con gli animali superiori, alle cui base sono le emozioni, eventi strettamente biologici, sui quali si sviluppano poi i sentimenti (paura, fame, sesso, rabbia...) che hanno come motore l'interazione tra l'organismo e il mondo oggettuale.
LUMEN – Qui però non c’è ancora la consapevolezza.
DAMASIO – No. Il "proto-sé" non è consapevole di sé: rappresenta semmai quella parte del sé che impara poco per volta a riconoscersi come parte separata dal mondo esterno.

LUMEN – Passiamo al secondo livello.
DAMASIO – La Coscienza nucleare è un fenomeno biologico nel quale sono contemporaneamente presenti tre elementi: l'oggetto di sui si è coscienti, la posizione del proprio corpo rispetto a quell'oggetto e la relazione che si stabilisce tra queste due entità. La coscienza nucleare fornisce all'organismo un senso di sé qui e ora; non ci dice nulla riguardo al futuro. L'unico passato che possiede è quello, vago, relativo a ciò che è appena accaduto.

LUMEN – E infine il terzo livello.
DAMASIO – La Coscienza estesa si forma sulla base della “coscienza nucleare” (secondo livello) ed è all'origine del "sé autobiografico". Questo livello di coscienza richiede il linguaggio, poiché solo attraverso di esso possiamo formulare la nostra storia personale, in cui prendono posto i ricordi, le speranze, i rimpianti e così via.

LUMEN – La coscienza ha quindi un modello gerarchico.
DAMASIO – Certamente.  Non può darsi il sé nucleare senza il proto-sé e non può darsi quello autobiografico senza il sé nucleare.

LUMEN – Si tratta di idee molto innovative, che  hanno contribuito a introdurre finalmente il corpo nella discussione scientifica sulla coscienza.
DAMASIO – Certamente, ma era inevitabile. L'idea che l'organismo partecipi all'esperienza cosciente rompe nettamente con una tradizione che vuole la mente ben distinta dal corpo. Ma d’altra parte restituisce alla coscienza stessa i requisiti biologici indispensabili per farne un oggetto di studio scientifico.

LUMEN – Professore, vi ringrazio.

2 commenti:

  1. Ho letto con un certo interesse questa "intervista" da cui però non ricavo informazioni chiare o innovative. La rileggerò con la dovuta attenzione perché mi sembra seria e contenga concetti importanti, ma come detto: non è che mi si siano aperti nuovi orizzonti, abbia appreso cose decisive che possano indurmi a rivedere le mie posizioni in tutto o in parte.
    Se mi è lecito parlare della mia esperienza potrei dire questo. Io ho sempre presunto di essere una persona profondamente razionale e che credeva si potessero risolvere tutti i problemi col raziocinio. Però i miei comportamenti sono stati molto spesso persino stupidi (e leggendo Cipolla mi chiedevo se non parlasse di me!). Dunque nonostante una certa logica e razionalità agivo sotto l'impulso di altri fattori. Il mio filosofo di riferimento - Ortega y Gasset - mi ha poi spiegato che razionalismo e empirismo sono entrambi sbagliati. Ho poi letto e constatato che più che la logica e la razionalità sono le passioni che ci spingono a determinate azioni. Ma come si formano o da cosa nascono queste passioni? Direi sulla biologia che ci spinge automaticamente a fare certe cose e serve alla mera conservazione e sopravvivenza: è la sfera dell'istinto senza ombra di pensiero. Poi c'è la cultura e il sapiens sapiens è l'animale culturale per eccellenza. Il repertorio del sapiens sapiens è incomparabilmente più ampio di qualsiasi altro animale. Possiamo considerare il passato, fare proiezioni sull'avvenire, immaginare una vita più bella ecc. Oggi possiamo addirittura manipolare il patrimonio genetico in vista di ipotetici miglioramenti o di nuove necessità (per es. di dover abbandonare la Terra per Marte in un lontano futuro). Istinto (la base puramente biologica) e cultura però possono collidere, la cultura può addirittura minacciare la vita e lo sperimentiamo proprio in questa fase della storia dell'uomo in cui rischiamo di segare il ramo su cui siamo appollaiati.
    Dunque base biologica per sopravvivere, coscienza e cultura per modificare (fino a un certo punto) comportamenti e anche l'ambiente in base a nuovi eventi o visioni che la nostra mente produce un po' casualmente (o forse non casualmente). Ho detto probabilmente delle cose elementari e banali, non così dotte e profonde come quelle di Damasio.

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  2. Caro Sergio, ti faccio i complimenti per l'ottima esposizione.
    Damasio è difficile (anche se meno di Dennett) e di lui andrebbe letto un libro intero, per cui mi è stato molto difficile (tentare di) concentrare il suo pensiero nelle poche righe di questo blog.
    Non so se ci sono riuscito, ma il concetto basilare, che hai confermato anche tu, è che la nostra "magnifica" ragione è figlia diretta delle emozioni primordiali che ci guidano per la sopravvivenza e, soprattutto, è fatta della stessa ruvida stoffa.
    Altro che Cartesio con la sua (inesistente) "res cogitans"...

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