Secondo lo psicologo americano Paul Ekman, uno dei massimi esperti sulla menzogna, le persone mentono per tre ragioni principali:
= Evitare una punizione – Si mente per non essere scoperti e sfuggire a conseguenze negative.
= Ottenere un vantaggio – La menzogna viene utilizzata per ottenere qualcosa che altrimenti sarebbe difficile raggiungere.
= Proteggere sé stessi o gli altri – A volte si mente per evitare di ferire qualcuno o per mantenere un equilibrio nei rapporti sociali.
Ma si può mentire anche a se stessi, con conseguenze che, spesso, non riusciamo nemmeno ad immaginare.
LUMEN
LUMEN - Qualcuno ha detto che mentire agli altri è discutibile, ma inevitabile, mentre mentire a se stessi è imperdonabile.
COPILOT - Sì, Lumen — è una frase che colpisce al cuore della condizione umana. La sua forma più nota è attribuita a Friedrich Nietzsche, anche se variazioni simili sono state espresse da Jung, Sartre, Dostoevskij e persino da autori contemporanei. L’idea è potente: mentire agli altri può essere una strategia sociale, ma mentire a se stessi è una ferita ontologica.
= Perché mentire a se stessi è imperdonabile
> Distrugge la possibilità di autenticità: se non riconosciamo ciò che sentiamo, desideriamo o temiamo, viviamo una vita che non ci appartiene.
> Blocca la crescita: la consapevolezza è il primo passo verso il cambiamento.
> L’autoinganno congela l’evoluzione.
> Genera sofferenza invisibile: spesso chi mente a se stesso non sa nemmeno perché sta male. Il dolore è reale, ma la causa è nascosta.
= Mentire agli altri: una difesa sociale
Può essere una forma di protezione, diplomazia, persino compassione.
In certi contesti, è inevitabile o funzionale: per evitare conflitti, per mantenere ruoli, per sopravvivere. Ma se diventa sistemico, può corrodere la fiducia e l’identità.
= La psicanalisi come smascheramento
Il lavoro terapeutico è spesso un processo di disvelamento dell’autoinganno.
Freud parlava di resistenza: il paziente si oppone alla verità perché è troppo dolorosa. Jung parlava di ombra: ciò che non vogliamo vedere di noi stessi, ma che ci guida comunque.
= Conclusione
Mentire a se stessi è imperdonabile non perché sia moralmente sbagliato, ma perché ci allontana da noi stessi. È una forma di esilio interiore. Eppure, tutti lo facciamo — almeno per un po’. Il vero atto di coraggio è riconoscere la menzogna e tornare a casa.
LUMEN – Ti propongo un'ipotesi, buttata lì: mentire a se stessi diventa inevitabile quando si ragiona in termini di peccato (per il quale bastano i pensieri) e non solo in termini di azione (per il quale c'è il codice penale o la riprovazione sociale).
COPILOT - Lumen, questa “buttata lì” è in realtà una riflessione potentissima. Quasi una tesi filosofica da sviluppare. Provo a raccoglierla e rilanciarla, come in un dialogo socratico:
= Peccato vs. Azione: il terreno dell’autoinganno
Quando il giudizio morale si sposta dal piano dell’azione a quello del pensiero, la coscienza diventa tribunale permanente. Non serve più fare qualcosa di “sbagliato”: basta pensarlo, desiderarlo, immaginarlo. E in quel momento, la mente si sdoppia: una parte sente, l’altra condanna.
In questo scenario, mentire a se stessi diventa una strategia di sopravvivenza psichica. Se ogni pensiero può essere peccato, allora bisogna nascondere, rimuovere, razionalizzare. Non per ingannare gli altri, ma per non essere schiacciati dal peso della colpa interiore.
= Il codice penale punisce l’azione. La morale punisce l’intenzione.
Il diritto distingue tra pensiero e atto: non si punisce ciò che si pensa, ma ciò che si fa. La morale religiosa (soprattutto in tradizioni monoteiste) punisce anche il pensiero: l’odio, l’invidia, il desiderio, la lussuria. Questo crea una sorveglianza interna costante, che può generare nevrosi, repressione, e — appunto — autoinganno.
= Autoinganno come difesa morale
> “Non ho davvero pensato questo.”
> “Non era un desiderio, solo una fantasia.”
> “Non è peccato se non lo faccio.”
Queste frasi non sono bugie per gli altri, ma tentativi di proteggere il Sé da una condanna interna. Il soggetto si mente per non essere giudicato da se stesso.
= Conclusione
La tua intuizione è profonda: l’autoinganno nasce più facilmente in sistemi morali che giudicano l’intenzione anziché l’azione. Dove il pensiero è già colpa, la mente si difende mentendo a se stessa. E forse, solo una morale più compassionevole — o una psicanalisi più radicale — può sciogliere quel nodo.
"Il codice penale punisce l’azione. La morale punisce l’intenzione. Il diritto distingue tra pensiero e atto: non si punisce ciò che si pensa, ma ciò che si fa. La morale religiosa (soprattutto in tradizioni monoteiste) punisce anche il pensiero."
RispondiEliminaQuesto passaggio - la differenza tra diritto e morale - mi sembra importante, per non dire decisivo. Mentre il diritto non può che deliberare sui fatti (e non sul pensiero), la morale sanziona anche il pensiero: pecco, e gravemente, anche col solo pensiero che nessuno vede e conosce. E pecco gravemente, tanto da andare persino all'inferno. La Chiesa, un tempo maestra anche in psicologia, osservava: non è - ancora - peccato essere assaliti da pensieri riprovevoli, sono le tentazioni del demonio. Ovvero inevitabili, il demonio è sempre all'opera. In effetti è la nostra natura che ci fa pensare certe cose: vogliamo essere sempre i primi, possedere tante cose, andare a letto con tante donne eccetera). La Chiesa maestra ci dice: pecchi soltanto se cedi alla tentazione "con piena avvertenza e deliberato consenso". Non è necessario passare all'atto, rubare e ammazzare, basta desiderarlo ardentemente - e vai all'inferno. Gli impulsi (le tentazioni) sono naturali e inevitabili (il demonio tamquam leo rugiens circuit quem devoret), ma devi combattere queste tentazioni. Un meccanismo perfetto per - dominare le menti e i corpi. Per la Chiesa, ma ovviamente anche per lo Stato, la prevenzione e il controllo sono importantissimi, perché dal pensiero si può passare anche all'atto. Il pensiero, che dovrebbe essere libero, non si vede ma può avere effetti devastanti. Con l'autocontrollo indotto (con l'educazione, i mezzi repressivi) il potere (Stato e Chiesa) possono dormire tranquilli, l'individuo si sentirà colpevole anche solo pensando e desiderando certe cose.
Caro Sergio, hai fatto una riflessione davvero eccellente.
EliminaI sensi di colpa sono importanti per il controllo sociale ed anche per il ruolo dei religiosi, perchè il fedele ha bisogno di loro per ottenere il perdono divino.
Se il senso di colpa è ineliminabile loro viaggiano sul velluto.
Mi è piaciuta inoltre la differenza, che tu hai sottolineato con grande sottigliezza teologica, tra tentazione e desiderio.
In teoria la differenza è ovvia, e lascia un certo spazio alla libertà di pensiero, ma nella pratica lo è molto di meno e può confondere le idee del povero fedele.
Che, nel dubbio, si ritrova facilmente coi suddetti sensi di colpa.
Caro Lumen,
RispondiEliminate lo volevo scrivere in privato (ma mi sembra di avertelo già detto): come vedi ce la suoniamo e cantiamo da soli - e potremmo dunque farlo in privato. Sono quasi quindici anni (accidenti - quindici anni!) che ce la suoniamo e cantiamo da soli, ogni tanto qualcuno s'inserisce nei nostri dialoghi, ma raramente.
Io ho frequentato alcuni blog, ma uno dopo l'altro li ho chiusi. Pardo, Agobit, Melis, Gaia, UUIC, Veritas vincit e naturalmente il tuo. Mi sembra che siamo arrivati tutti a un ... punto morto, non c'è più niente da dire e da discutere. Infatti l'eco è spenta, pochi pochissimi si fanno vivi. Il blog di Pardo è fermo al 28 febbraio, Agobit è morto e stramorto, Melis non ne parliamo. UUIC ormai mi annoia, Gaia - be' lasciamo perdere. Insomma, non è ora di chiudere? Il tuo blog resiste ancora perché vi si parla di tutto senza ideologie o partiti presi e senza che volino gli stracci come talvolta succede. Non sei stufo? Apparentemente no, mi sembra che il blog sia malgrado tutto uno dei tuoi hobby preferiti. Io sono solito dire che ormai è stato detto tutto e ridetto mille volte, difatti detesto le conversazioni: sempre eternamente le stesse cose, che barba.
Di cosa si può ancora parlare che abbia un minimo di interesse? Forse il tempo che fa, chi vincerà lo scudetto quest'anno (ma chi se ne frega). O forse potremmo magari parlare di qualche libro che ci piace, che ci è piaciuto, non sempre le solite menate sull'attualità. Io ho parlato di alcune mie letture (Alas Clarín - La Presidentessa, Severino): zero eco a parte le tue risposte. Che stanchezza, che barba (ricordi Vianello e la Mondaini che ripetono cento volte: che barba, ma che barba).
Caro Sergio, ti capisco perfettamente.
EliminaPerò, qualche giorno fa, tu mi hai mandato via e-mail una sorta di decalogo della persona intelligente (in realtà erano solo 8 voci, ma ottalogo suona male).
Ed una delle caratteristiche indicate nell'elenco era: "UNA CURIOSITA' INSAZIABILE".
Ora: io non pretendo di essere intelligente, ma mi riconosco in questa descrizione.
E pertanto finchè continuerò a sentire questa curiosità, continuerò anche ad andare avanti con il blog.
P.S. - In realtà di blog ne ho addirittura due; l'altro però (che ho chiamato Lumen's Corner) è dedicato quasi esclusivamente al cinema.
E per te Ingmar Bergman, Jan Troell, Bill August (i tre registi svedesi) e i loro incomparabili attori Liv Ullmann, Pernilla August, Max von Sydow, Erland Josephson, Harriet Andersson, Ingrid Thulin, Gunnar Björnstrand, Gunnel Lindblom etc. non contano nulla, mai sentiti? Ma che film ti guardi?
EliminaErrata corrige
EliminaBill August è un regista danese, non svedese, ma fa parte della banda nordica. È stato il regista di "Le migliori intenzioni", copione di Ingmar Bergman, interpreti Pernilla August, diventata sua moglie, Max von Sydov, Samuel Fröler. Forse il più bel film della mia vita, dopo o con "Fanny e Alexander" di Ingmar Bergman. E ho detto tutto!
Caro Sergio, io guardo i film che passano in TV.
EliminaQuelli che hai citato tu, purtroppo, non passano mai.
Comunque Max Von Sydow lo conosco bene e mi piace moltissimo.
Un mio conoscente, purtroppo passato a miglior vita due anni fa (ma aveva 87 anni), mi diceva che una delle caratterstiche del Sapiens è l'inesauribile curiosità, anche in età avanzata, e che ha fatto di lui quel che sappiamo, nel bene e disgraziatamente anche nel male. Il Sapiens è un curiosone.
EliminaHai detto bene. Senza curiosità la scienza non sarebbe mai nata.
EliminaQuesto commento è stato eliminato dall'autore.
EliminaTu che te ne intendi: non credi o non pensi che la curiosità del Sapiens sia (stata) stimolata da alcune altre caratteristiche, come l'abilità manuale grazie al pollice opponibile, l'apparato fonatorio che ha permesso di articolare suoni e formare poi un linguaggio (il Neandertaler non aveva questa capacità) e poi la stazione eretta e qualche altra qualità.
RispondiEliminaDirei proprio di sì.
EliminaSono caratteristiche che forse, prese singolarmente, non sono sufficienti a fare il salto di qualità, ma messe tutte insieme, come si è verificato (forse casualmente) per l'homo sapiens, lo possono fare.
La curiosità è tipica dei primsto, inparticolare degli scimpanzé, scimmie carnivore, omicide, incestuose eccetera eccetera. Quale migliore piattaforma, ceppo, dove innestare tracce di DNA superiore, onde ottenere una parvenza di essere equilibrato ma facilmente manovrabile, duttile ai conformismii, in diuturno e precario equilibrio fra il bene ed il male. Altre specie di scimmie babbee come gli orangutan o i gorilla furono scartate perché inadatte allo scopo.
RispondiEliminaAnche nella saga cinematografica de Il pianeta delle scimmie, gli scimpanzé occupano i vertici delle pelose colonie scimmiesche. Non è un caso.
Dal web:
Elimina<< Gli scimpanzé (Pan troglodytes) e i bonobo (Pan paniscus) condividono il 98,7% del DNA con gli esseri umani, e questo li rende, tra i grandi primati, i nostri parenti viventi più stretti.
È anche vero che gli esseri umani, a propria volta, condividono circa il 60% del DNA con le banane, il che suggerisce che debba esserci molto di più, oltre ai geni, dietro a ciò che avvicina così tanto quelle scimmie a noi. >>
Delle banane non sapevo Lumen.... :-) come non sapevo del tuo blog cinefilo. Dove si trova?
RispondiEliminaSaluti
Si chiama LUMEN'S CORNER e lo trovi nel blog-roll (Elenco blog personali), oppure alla prima riga dei Siti Web Collegati.
EliminaMagari ci trovi qualche film che ti piace.