giovedì 12 marzo 2026

Il Paese dei Balocchi

La moderna industria del divertimento è diventata ormai onnipresente ed è capace di generare un giro d'affari impressionante; le sue conseguenze sull'educazione dei giovani, però, possono essere preoccupanti.
Ce ne parla Salvatore Bravo in questo post (molto interessante, anche se un po' condizionato dal punto di vista ideologico) tratto dal sito SINISTRA-IN-RETE.
LUMEN


<< Le tragedie dell’industria del divertimento si ripetono in modo sempre eguale e ad ogni evento luttuoso (come quello recente di Crans-Montana – NdL) segue “un senso di stupore” dinanzi a tragedie che potevano essere evitate.

Trasmissioni, articoli e discussioni si succedono, in modo simile, secondo un copione sempre eguale. Il dramma è l’incapacità acquisita dopo decenni di “divertimentificio” divenuto un diritto indiscutibile di comprendere le cause profonde delle sciagure che si susseguono. Non vi è volontà alcuna di cambiare la prospettiva della narrazione degli eventi che, di conseguenza, si arena sui dettagli pruriginosi e sul conteggio delle responsabilità immediate.

Non si riporta l’evento al sistema. Il divertimentificio non è solo industria del divertimento senza limiti, in cui giovani e vecchi sono travolti e usati per estrarre plusvalore, ma è molto di più. Se il fine del divertimentificio è il guadagno, il che lo rende coerente con il sistema capitalistico, è inevitabile che competizione e illimitati appetiti non possono che logorare il rispetto delle leggi e della sicurezza dei luoghi in cui si consumano gli eventi.

Lo stato di competizione, lo constatiamo nelle morti sul lavoro, porta gli imprenditori piccoli e grandi a dover lottare per la sopravvivenza e a tal fine il sovraffollamento dei locali e delle discoteche è probabilmente la norma e le leggi sulla sicurezza sono aggirate. Questo è il primo dato celato e mai discusso. Su tutto ciò si è innestata la pedagogia del divertimento a completamento e giustificazione sovrastrutturale del modello economico liberista.

I genitori spesso esigono che il divertimento si infiltri ovunque e, dunque, la capacità di individuare pericoli che esige concentrazione e abitudine alla prudenza purtroppo ne è fortemente lesa. Lo verifichiamo nelle scuole e nelle strade, un senso di innocente onnipotenza porta a comportamenti rischiosi.

I ragazzi sono sollecitati a divertirsi con la benedizione di un intero sistema che ha rinunciato alla progettualità e l’ha sostituita con l’emozione del momento. Il piacere senza limiti e un’esistenza deregolamentata e priva di solide fondamenta onto-assiologiche non possono che aumentare enormemente i rischi per i più giovani.

Le madri, i padri e i maestri sono ormai relegati al silenzio e chiunque osi parlare di senso etico del limite e della prudenza è connotato come “gufo barbuto e insopportabile”. Genitori e simili (penso ai docenti) inseguono il giovanilismo, pertanto i nostri giovani sono lasciati soli in un mondo senza pietà che li reifica e li aliena, tanto più che in modo sempre più precoce li si libera dall’autorità paterna e materna per consegnarli al mercato.

I genitori spesso ascoltano i nuovi pedagogisti che spingono verso l’autonomia e la libertà sempre più precoci, ma la libertà si impara gradualmente, ed essa non è deregolamentazione narcisistica, ma consapevolezza delle leggi dopo un lungo periodo in cui il giovane ha consolidato buone abitudini e discernimento consapevole che giunge alla fine di un percorso di formazione. Si saltano le fasi e i processi e naturalmente il sistema applaude alla precocizzazione dell’indipendenza.

La reificazione descritta da György Lukács è parte di tale fenomeno. Reificare significa trasformare l’astratto nel concreto. L’astratto è la parte scissa dall’interalità, pertanto il divertimento è idolatrato e reso una semidivinità a cui non si può che dire un “sì” corale. L’idolatria è sincronica all’alienazione.

Di divertimento in divertimento, di attività ludica in attività ludica (anche l’insegnamento deve adeguarsi, per cui pochi contenuti e tanta gioia del niente…) il giovane si estranea da sé e dal mondo, diventa straniero a se stesso ed egli entra in una condizione di “non vita”. (…) Tale è la condizione generale dei giovani occidentali predati della reificazione e dell’alienazione.

Naturalmente il sistema invoca severità e sicurezza a ogni tragedia non volendo porre in discussione e pensare criticamente l’industria del divertimento, la quale non è come l’etimologia suggerisce divertere, “volgere altrove o cambiare strada simbolicamente“, dopo aver vissuto l’ordinario, ma è il fine di ogni agire. Quando non c’è più il divertimento, si abbandonano le attività ritenute noiose e anche le relazioni sono soggetto alla medesima precarietà.

L’industria del divertimento è guerra, perché essa per attrarre deve mettere in campo sensazioni sempre più spinte e attrattive, poiché chi accelera le tappe e non conosce la creatività interiore della noia facilmente cambia agenzia-azienda del divertimento per immergersi in nuovi stimoli. Silenzio assoluto, dunque, su tale realtà che produce denaro e posti di lavoro, per cui si fa appello alla responsabilità di gestori e utenti in un contesto che lavora invece contro la responsabilità etica.

L’altro elemento non secondario è la coincidenza tra divertimento e depoliticizzazione. Nel 1978 in Italia, mentre declinavano fortunatamente gli anni di piombo, si assiste al cosiddetto reflusso nel privato e nel disimpegno. Il divertimento diviene prassi per depoliticizzare e contrarre la passione democratica.

Discoteche, crociere e spostamenti spasmodici con ogni mezzo inaugurano un’epoca in cui il culto del privato finirà col coincidere con il diritto a disinteressarsi della comunità locale, della patria e della politica. Si sancisce che ciascuno ha il diritto di gioire come vuole e il disimpegno non può essere oggetto di discussione o critica. (…)

Oggi la depoliticizzazione ha raggiunto la sua espressione massima. Giovani, anziani, professionisti e vecchi sono i protagonisti, rigorosamente passivi, dell’industria della depoliticizzazione. Il paese dei balocchi è indistinguibile, esso permea la realtà tutta e derealizza in un clima bacchico.

In tale contesto tutto può accedere, poiché la prudenza e il senso del limite si assottigliano fino a non essere percepiti, tanto più che si applaude e inneggia, se un anziano rimuove la sua esperienza per inseguire modelli giovanili. L’esperienza non è più donata e dunque una società senza limiti e memoria alla fine registra eventi luttuosi, ma non li concettualizza. >>

SALVATORE BRAVO

8 commenti:

  1. Ma questa evoluzione è stata favorita da qualcuno o è il frutto del caso? Difficile pensare che sia casuale, più probabile che sia stata voluta (la socientà opulenta di massa, l'accesso all'università per tutti ecc.). D'altra parte che fare di tutti questi esseri inutili (parere di Harari) che non servono, non sono necessari alla produzione. Allora che si divertano, così staranno tranquilli, pane e giochi, calcio e San Remo tutto l'anno. D'altra parte secondo Cipolla la stupidità umana è endemica, non c'è scampo. E visto che siamo passati in cinquant'anni da tre a oltre otto miliardi si saranno moltiplicati anche gli stupidi. Ma forse qualcuno tira appunto le fila, gli stupidi sono anche più facilmente manipolabili. Ma si può fare ancora qualcosa, raddrizzare la baracca? Forse sì, non lo escluderei. "Nessuno risponde, nessuno?" (un verso di d'Annunzio che invita gli italiani a lavare l'onta della sconfitta).


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    1. Caro Sergio,
      questa tendenza ludica è sicuramente figlia della società opulenta, del lungo periodo di pace, e della convenienza economica delle elites.
      L'alternativa, però, rischia di essere una società fortemente ideologizzata, in cui si invitano i giovani a morire per la patria, per la religione o per qualche altro principio ideale.
      Non so sinceramente cosa sia peggio.

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  2. COMMENTO di FRANCO CARONIA

    Ho letto L’interessante articolo di Salvatore Bravo che analizza i rischi che le attività umane comportano, siano esse svolte nel mondo del divertimento, del lavoro, dello sport e tutta una infinita serie di occupazioni che espongono a pericoli di fronte ai quali l’essere umano è spesso disarmato.
    Accadono disastri, con perdite di vite umane che, analizzati dagli esperti, rivelano carenze di accorgimenti e comportamenti idonei a ridurre o eleminare gli effetti nocivi.
    In altri termini bisogna parlare di prevenzione e il modo più razionale per affrontarlo potrebbe essere quello di rivolgersi al mondo della scuola, dove oltre alle materie che ci aiutano a imparare a scrivere, o conoscere la storia e la scienza, si parli di materiale ignifugo, gas tossici, elettricità, uscite di sicurezza, raccolta rifiuti, inquinamento ambientale, sicurezza stradale, dissesto del suolo e via di seguito.
    Così facendo, ogni cittadino potrebbe contribuire a migliorare la sicurezza in generale che si va ad aggiunge a quella degli enti istituzionali, all’uopo preposti.

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    1. Caro Franco, sicuramente la prevenzione deve essere insegnata, perchè la capacità di evitare e gestire correttamente i rischi è una competenza troppo importante.
      Purtroppo la nostra scuola viene già caricata da così tanti corsi sociali accessori, che si rischia di togliere spazio alla sua missione fondamentale, che resta quella culturale.
      Forse, per queste cose, potrebbe essere più utile il tutoraggio individuale on-line.

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    2. E' vero, la scuola oggi è zavorrata da tutta una serie di corsi che nulla hanno a che vedere con la formazione scolastica, spesso di nessuna utilità pratica. C'è un canale su FB che si chiama Il Gessetto che denuncia questa deriva dei nuovi metodi pedagogici e lo svuotamento progressivo della scuola, i cui risultati sono ahinoi sotto gli occhi di tutti.

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    3. Grazie per la segnalazione.
      Molti di questi corsi sono utili, ma la scuola ha altre funzioni e le ore disponibili sono quelle che sono.
      Però mi rendo conto che trovare delle buone alternative non è facile.

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  3. PARUM PANIS.....
    Poco pane, molto divertimento ma per palati grossier, ordinari, gags e macchiette da ogni censo, In divisa o meno, puttanate profferite ai mercati come nei parlamenti, dalla più umile alla sedicente augusta, santa, cadrega . SI burlano di noi o ci voglion far divertire ad ogni costo? Cui prodest.?

    Una terrificante pioggia di missili iraniani mette in irruente ritirata la porta aerei USA Gerald Ford, peraltro già fuori servizio a cagione di un guasto nei cessi, negli scarichi, più in dettaglio. Vitaccia da cani, tritolo dal cielo , cacca dai pozzi neri! Come se non bastasse , corto circuito provocato dalle lavatrici ed asciugatrici di bordo. A quando un incendio nel deposito bigodini di bordo? Chi ebbe la geniale idea di imbarcare equipaggi ambosessi su piattaforme militari galleggianti? Mooolto rischioso....

    Ergo ne deduco che insistono solo 2 possibilità. Sono degli stupidi come e più di noi, oppure si divertono come matti a prenderci per il sedere. I nostri capataz le elites, ovviamente.

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    1. Bella domanda.
      La situazione in Iran è talmente caotica che è davvero difficile stabilire, al momento, chi le dà e chi le prende, chi sta seguendo la propria strategia e chi invece la subisce.
      Anche perchè, alla base, esistono varie motivazioni, di diverso livello, che si intrecciano tra loro: interessi economici, fanatismo religioso e follie personali.
      Una miscela esplosiva difficile da decifrare.

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