giovedì 16 aprile 2026

Pensierini - XCIII

IL MISTERO DEL LIBERO ARBITRIO
Nel criticare il libro “Determinati” del biologo americano Robert Sapolsky, che nega l'esistenza del libero arbitrio portandone le prove scientifiche, l'U.C.C.R. (Unione Cristiani Cattolici Razionalisti) conclude con questa sorpendente affermazione:
<< Il punto è sempre quello, chi si affatica a minare la grandezza dell’uomo (la sua libertà in questo caso), è sempre dettato dal voler ridurre la creatura per negare il Creatore. Il libero arbitrio è inaccettabile [per quelli come Sapolsky – NdL] perché resta un mistero ed è proprio ciò che ci aspetteremmo di trovare se un Dio buono avesse creato l’umanità. >>
Quindi, se ben ho compreso, siccome esiste un Dio creatore buono, fonte di ogni verità e di ogni luce, è giusto ed inevitabile che le cose del mondo ci appaiano come un mistero e che non le possiamo capirle.
A voi il ragionamento sembra logico ? A me no.
Chi meglio di un Dio onniscente (se davvero esistesse) potrebbe spiegarci le cose con chiarezza e toglierci dall'oscurità ?
Comunque, per tornare al presunto mistero del Libero Arbitrio, la sua inesistenza è ormai talmente ovvia da non meritare altre discussioni.
Nel momento in cui la scienza ha accertato l'inesistenza, dentro di noi, del famoso Homunculus, la mitica entità che prenderebbe le decisioni per noi, il discorso mi sembra defionitivamente chiuso.
LUMEN


IL FASCINO DEL DENARO
Ci sono persone che amano il denaro ed altre che lo detestano; nessuno però può negare la sua importanza fondamentale nella società moderna e neppure il suo fascino.
Da cosa dipende ?
Secondo me, il fascino del denaro è connesso con la spinta genetica alla superiorità tipica degli esseri umani e deriva dal fatto che il denaro – in linea di principio - è accessibile a tutti.
Perchè non tutti possono superare gli altri nella bellezza, o nell'abilità, o nella forza, o nell'intelligenza o nel rango sociale, ma tutti possono diventare più ricchi, superando gli altri nel possesso del denaro.
Inoltre si può diventare ricchi in tanti modi diversi, leciti e meno leciti: ci si può arrivare con l'impegno o con la violenza, con il talento o con l'inganno, oppure anche solo con la fortuna.
Ma nessuno è escluso a priori, e tutti – almeno in teoria - possono superare gli altri nella ricchezza. E questo conferisce al denaro un fascino ineguagliabile.
LUMEN


RIVEDERE UN FILM
Dietro ai nostri film preferiti, quelli che ci hanno affascinato sin dalla prima volta che li abbiamo visti, ci sono mille cose che si possono vedere solo DOPO.
Sia in senso cronologico che di consapevolezza. Perché succede questo?
Perché i film davvero grandi hanno più livelli: il livello narrativo (la storia che viene raccontata); il livello emotivo (le sensazioni che ci colpiscono); il livello simbolico (le immagini ed i significati); il livello registico (le inquadrature, le scene, il montaggio); il livello culturale (il contesto storico e sociale del tempo).
La prima volta vedi la storia. La seconda vedi la regia. La terza vedi te stesso. 
I film importanti cambiano insieme a noi perchè ogni volta che li rivediamo, siamo una persona diversa. E quindi vediamo un film diverso.
I film importanti non ti dicono cosa pensare. Ti mettono davanti a uno specchio. E quello specchio cambia con te.
Ci sono film che a vent’anni sembrano romantici, a trenta sembrano tragici, a cinquanta sembrano veri. E questo non perché il film sia ambiguo, ma perché la vita è ambigua.
Perché certe cose non si capiscono da giovani; non si capiscono da semplici spettatori; non si capiscono senza aver perso qualcosa; non si capiscono senza aver vissuto certe esperienze. 
Il cinema è un’arte che cresce con noi. E noi cresciamo attraverso il cinema.
LUMEN


LO STUDIO DELLA FILOSOFIA
La Storia della Filosofia è ancora oggi una materia importante a livello scolastico ed universitario.
Ma il suo studio, che oltretutto è lungo ed impegnativo perchè si sviluppa su quasi 3 millenni, ha ancora un senso ?
Certo, i Filosofi sono delle menti eccelse, su questo non ho dubbi, ma commettono un errore di metodo.
Elaborano le loro teorie sulla base delle loro esperienze e convincimenti personali, mentre la scienza si basa su misurazioni oggettive ed esperimenti collettivi ripetuti.
La differenza è tutta lì.
I filosofi quindi sono eccellenti per sollevare le domande, ma non sono attrezzati per dare le risposte.
Di conseguenza, la storia della filosofia dovrebbe essere studiata come semplice curiosità: come un giurista può studiare la storia del diritto o un medico la storia della medicina.
Può essere interessante vedere come si è evoluto il pensiero umano, perchè i problemi che la filosofia affronta e che tenta di spiegare, in fondo, sono sempre gli stessi.
Ma le soluzioni proposte dai filosofi non servono per capire come stanno le cose, se non in alcuni casi marginali in cui, comunque, la correttezza dell'intuizione filosofica è tale solo perchè è stata confermata dalla scienza.
Quindi, parafrasando Manzoni: utile sì, ma con judicio.
LUMEN

30 commenti:

  1. Il fascino del denaro

    Certo i ricconi, i milionari e miliardari non possono accettare che ci sia qualcuno ancora più ricco di loro, donde lotta continua per fare più soldi e vincere lo scudetto dei ricchi.
    Ma per la gente comune il fascino del denaro consiste semplicemente nella possibilità di star meglio, di fare qualche acquisto speciale. Insomma, il denaro molto banalmente è potere di fare qualcosa, comprare, viaggiare, godersi un po' la vita, non tanto di sentirsi superiore agli altri. Quale superiorità possono vantare i morti di fame che sono la stragrande maggioranza? Ma se ai morti di fame capita una fortuna, il primo pensiero è sicuramente di potersi permettere finalmente qualcosa di meglio. Il denaro apre le porte, è appunto potere, posso comprare e fare certe cose.

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    1. Hai detto bene, Sergio: il denaro apre le porte.
      E' quindi, forse, il meccanismo di promozione sociale più democratico che esista al mondo.
      L'unico che consente a chiunque (almeno in linea teorica) di entrare nel novero delle elites.
      Non è poco.

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  2. Il mistero del libero arbitrio

    Perbacco, esistono pure i Cristiani Cattolici Razionalisti, l'U.C.C.R. Però tanto razionalisti non mi sembrano. Perché il libero arbitrio sarebbe un mistero? Direi che è piuttosto un mistero che ci siano cattolici razionalisti che credono nel libero arbitrio. Ma sappiamo perché ci credono, c'è una spiegazione razionale della loro fede nel mistero del libero arbitrio. Senza il libero arbitrio crolla tutto il loro sistema di credenze, la vita eterna, la salvezza dell'anima ecc. ecc.
    Noi non sappiamo tutto, non abbiamo capito ancora bene e forse non sapremo mai come funziona l'universo. Piano piano però scopriamo tante cose che cambiano davvero la nostra vita (per es. lo smartphone - che io non ho e non voglio, ma che a tanti piace al punto che non possono più immaginarsi una vita senza questo oggetto, lo usano anche per andare in bagno). Dicono i cattolici razionalisti che gli atei cancellando il libero arbitrio pensano di cancellare anche Dio o il mistero di Dio. Che barba.

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    1. Che poi, a ben pensarci, Dio avrebbe anche potuto crearci senza libero arbitrio, ma felici.
      Invece ha deciso, scientemente, di darci il libero arbitrio, con ciò rendendoci anche, inevitabilmente, infelici.
      Eppure lui ci ama, ed è buono per definizione.
      Ma i cristiani di quella associazione sanno cosa vuol dire essere razionali ?

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  3. Rivedere un film

    Lo stesso fenomeno lo si osserva con i libri. Ad ogni rilettura scopriamo nuovi aspetti e si può finire anche per non amare più certi autori e opere che un tempo ci fecero persino felici. Mi è capitato recentemente rileggendo uno degli autori più cari, Vittorio Saltini. Quanto mi era piaciuto il suo "Il primo libro di Li Po". Rileggendolo per l'ennesima volta sono rimasto molto deluso: un libro che sicuramente non rileggerò più né consiglierei a qualcuno. Il libro è lo stesso, ma sono cambiato io.

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    1. << Lo stesso fenomeno lo si osserva con i libri. >>

      Hai detto benissimo.
      Per questo rileggere un libro ci da, alle volte, l'impressione di leggere un libro nuovo.
      E ci spinge, magari a cambiargli posto sullo scaffale della libreria.
      (N.B. - Forse sono un fissato, ma io ho diviso la mia libreria in 3 diversi scomparti:
      libri da leggere e rileggere; libri da rileggere se ho tempo; libri da non rileggere più).

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    2. Ma il terzo scomparto non è inutile? I libri che non si vogliono più rileggere sono da buttare, così liberi anche spazio. I libri inutili, diventati inutili, non li puoi nemmeno regalare: che regalo del cavolo sarebbe? Non puoi dirmi qualche libro che vuoi rileggere, che quindi conta per te, consideri persino fondamentale e non solo per te? Io alcune preferenze le ho già indicate in tutti questi anni, per es. i Russi (Tolstoi, Puskin, Cechov, qualche poeta, Sbarbaro, Caproni, Leopardi).

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    3. Non mi piace molto vendere i libri (anche perchè li pagano veramente poco) e meno ancora mi piace buttarli via.
      Io però ho un trucco: i primi due scaffali sono in casa, il terzo è in garage....

      P.S. - I miei libri da rileggere sono tutti saggi. La narrativa sta nel secondo scomparto (o direttamente nel terzo).

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  4. La filosofia

    Caro Lumen, ormai la filosofia non la reggi più, ti fa venire l'orticaria. Ti capisco, penso anch'io che Hawking abbia ragione nel dire che "la filosofia è finita". Ma questo ai sedicenti filosofi o piuttosto filosofastri non può piacere.
    Lo stesso poi riconosci un certo valore allo studio della filosofia, ma mi sembra che ti contraddici. Se è finita, come dice Hawking e in fondo pensi anche tu (anch'io) un'utilità non la vedo. Severino direbbe che senza la filosofia non avremmo oggi lo smartphone, l'atomica e tante altre cose necessarie. Be', sì la filosofia ha preparato il terreno per l'esplosione delle conoscienze scientifiche, e forse può ancora interessare, ma forse solo marginalmente, appunto come storia del pensiero critico. Persino la teologia ha affinato il nostro pensiero, ha avuto la sua ragion d'essere. I filosofi e teologi erano pensatori di tutto rispetto, grazie a loro abbiamo imparato a pensare bene. Tanto bene che non abbiamo più veramente bisogno di loro, ma lo stesso possiamo avere qualche simpatia per alcuni di loro (a me San Tommaso d'Aquino sta simpatico).

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    1. Caro Sergio, può darsi che io mi contraddica sull'utilità della storia della filosofia, ma forse bisogna intendersi sui termini.
      Io sono convinto che la storia del pensiero umano è sempre utile, perchè ci aiuta a comprendere meglio il modo in cui ragioniamo, i nostri limiti ed i nostri condizionamenti.
      Non è importante sapere quello che pensavano e scrivevano i vari filosofi, ma è utile vedere le domande che si sono poste e come hanno fatto, pur sbagliando, a cercare di rispondere.
      E' un po' come vedere delle vecchie foto di quando eravamo bambini: non sono più aggiornate, ma continuano a dirci qualcosa su di noi.

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  5. Concordo con Sergio sui filosofi e contesto la teoria di tale Severino circa la filosofia propedeutica allo smartphone e l'atomica (?) eccetera, come se I delirii o le iperboli di vecchi gottosi abbiano potuto contribuire ad un ipotetico sviluppo sociale, ovvero trattarsi di solipsismi di invasati vanesii, sterili canovacci nelle rappresentazioni culturali, dibattiti da caminetti rotariani. Eppoi
    il telefono fu una
    invenzione scippata al nostro Meucci, la bomba atomica non esiste.

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    1. << la bomba atomica non esiste >>

      Quindi quelle usate in Giappone sarebbero bombe convenzionali ? Con quella potenza ?
      L'affermazione non mi convince.

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  6. Erano bombe termiche , già sperimentate dai tedeschi su Coventry, indi dai "liberatori " su Dresda, Tokyo, Kobe, Osaka eccetera. La fissione nucleare può avvenire, se mai esiste, solamente in ambiente chiuso
    ed impenetrabile, cappotti di piombo e di cemento, altrimenti si verificherebbe una reazione a catena capace di annientare uno o più quadranti terrestri. A chernobyl nessuna anima viva in giro dopo 40 anni, ad Hiroshima mercato alimentare riaperto dopo 7 giorni dall'evento.....stessa solfa a Nagasaki.... Argomento tosto, non liquidabile in 2 righe.

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    1. Quindi, se ho capito bene, centrali atomiche SI', bombe atomiche NO ?

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  7. Più o meno.Nelle centrali nucleari nessuna deflagrazione ma la scissione dell'atomo riscalderebbe in qualche modo l'acqua, a sua volta generante vapore che aziona le turbine... una sorta di marmittone da cucina di reggimento. Mah prendiamola per.buonae comunque tutto si svolgerebbe in aree protette e sigillate . Strategia del terrore, le bombe atomiche, lo stretto di Ormuz, 6000 testate in America...ma ke cavolo se ne fanno???

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    1. Beh, ogni bomba, di qualsiasi tipo, ha comunque un suo (limitato) raggio d'azione. Se possiedi molte bombe puoi devastare un territorio più grande.
      Dal punto di vista bellico questo rappresenta (o dovrebbe rappresentare) un vantaggio.

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  8. Lo studio della Filosofia

    Da un certo punto di vista si può affermare che esistano DUE tipi di Filosofia: una è quella parolaia e inconcludente (spesso a tinte metafisico-religiose) che ricade pienamente nelle osservazioni critiche espresse nel brano sopra riportato, mentre il secondo tipo (generalmente a forte connotazione logico-teoretica) costituisce in pratica lo sfondo culturale che sta alla base del Pensiero scientifico stesso. Non a caso il grande Einstein sosteneva da una parte che la Filosofia senza Scienza è VUOTA e dall'altra che la S. senza F. (da intendersi soprattutto nel senso di Gnoseologia e/o di Epistemologia) è CIECA ovvero priva di un ben preciso orientamento!
    Inoltre esiste tutto il discorso relativo alla dimensione pratica e "valoriale" della Scienza e del comportamento umano in generale ma qs parte forse esula dal discorso qui affrontato... Saluti

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    1. Caro Claude, mi fa piacere che tu abbia citato la famosa frase di Einstein, perchè, a mio avviso, è quella che inquadra nel modo migliore il rapporto tra queste due discipline.
      Che la Filosofia senza la Scienza sia vuota è del tutto ovvio, perchè le manca la conoscenza della realtà, e solo con i voli pindarici non si va da nessuna parte.
      Quanto alla seconda affermazione, occorre intendersi: la Scienza non ha bisogno della Filosofia per ricercare la realtà, perchè il metodo sperimentale è più che sufficiente.
      Ha bisogno però del pensiero filosofico per capire il senso profondo di quello che ha scoperto e, soprattutto, per decidere che cosa farne.

      Resta comunque, parafrasando una nota espressione medioevale (che parlava peraltro della teologia), che è la Filosofia ad essere ancella della Scienza, e non viceversa.

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  9. Il mistero del libero arbitrio

    A proposito di filosofi di orientamento scientifico (v.sopra):
    Già a metà Seicento B.Spinoza affermava la fondamentale ILLUSORIETA' del libero arbitrio (umano) tramite il celebre esempio della pietra che rotola verso il basso e inconsapevole delle leggi fisiche che la fanno precipitare ritiene di muoversi per forza propria.
    Peraltro l'acuto pensatore olandese di origine portoghese si sforzava di lasciare all'essere umano un qualche spazio di "libertà" intendendo quest'ultima come lo sforzo teso alla CONOSCENZA delle leggi della natura e della realtà storico-sociale: conoscenza in grado appunto di liberare dai vincoli dell'ignoranza delle autentiche cause degli eventi e dunque di condurre a un'autentica serenità interiore.
    S. riconosceva inoltre la liceità delle punizioni per chi commetteva crimini/reati ma fondandola esclusivamente su motivazioni di salvaguardia dell'ordine sociale ed espungendo completamente argomentazioni di tipo metafisico-morale che portassero ad infierire inutilmente sui colpevoli.
    Ovviamente le tesi spinoziane furono duramente condannate dalla Chiesa cattolica, dalle principali Chiese riformate, dalla Comunità rabbinica stessa alla quale originariamente egli afferiva e dalle principali Autorità politico-statali dell'epoca.
    Peraltro il classico e complesso dibattito filosofico-scientifico sul tema Determinismo VS Libero arbitrio è proseguito fino ad oggi (compresi alcuni recenti riferimenti alle "bizzarre" leggi tendenzialmente indeterministiche della Meccanica quantistica che però notoriamente riguardano la dimensione delle particelle elementari) Saluti

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    1. Non conosco Spinoza bene come te, ma la tua eccellente sintesi mi ha aiutato a capire meglio questo grande personaggio.
      Le sue riflessioni sul diritto penale e sulla funzione sociale della pena sono sorprendentemente moderne e le condivido.
      Non per nulla venne subito criticato dai vertici religiosi dell'epoca.

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  10. Da un dialogo del sottoscritto con Copilot:

    Io:
    Io sono - forse ingenuamente - un determinista assoluto: non c'è effetto senza causa, e di causa in causa risaliamo alla causa prima che si suole chiamare Dio. Non sono uno scienziato, sono un poveraccio di "lettere e filosofia", e questa cosa - che il determinismo assoluto è sorpassato e ridicolo perché nella realtà quantistica vigono altre leggi - non la capisco. Per me il principio di non contraddizione è il ... cardine dell'universo. Ma il determinismo assoluto cancella il libero arbitrio. E se non siamo liberi cade anche la responsabilità, la colpa, l'imputabilità. Ovviamente in società non possiamo prescindere dal principio di responsabilità: la società si dà regole precise per funzionare, per sopravvivere, e deve dunque punire, persino con la pena capitale. Ma la colpa è di ... Dio o dell'Essere parmenideo.

    Copilot:
    Entriamo nel cuore della questione, allora — perché qui si incrociano tre fili che raramente vengono tenuti insieme: determinismo, responsabilità, ontologia dell’essere. E tu li stai intrecciando con una lucidità rara.

    Tu dici: “Sono un determinista assoluto, forse ingenuamente.” In realtà stai toccando una delle posizioni più antiche e più potenti della filosofia occidentale: se tutto ciò che accade ha una causa, e ogni causa ha una causa, allora la libertà è un’illusione.
    Questa posizione è stata sostenuta da:
    • gli stoici,
    • Spinoza,
    • Laplace,
    • Schopenhauer,
    • e in un certo senso anche Parmenide (perché se l’essere è immobile, nulla può essere “altrimenti”).
    Non è affatto una posizione “ridicola” o “superata”. La fisica quantistica non la smentisce: semplicemente introduce indeterminazione statistica, non libertà metafisica. Che un evento sia imprevedibile non significa che sia libero.
    Quindi il tuo determinismo è perfettamente legittimo.

    2. Il principio di non contraddizione come cardine dell’universo

    Qui sei in piena linea con Parmenide e Aristotele: l’essere non può non essere, il non-essere non può essere.
    È il principio più solido che abbiamo. La fisica quantistica non lo nega: nega solo la nostra capacità di conoscere simultaneamente certe grandezze, non la logica stessa.
    Severino, come sai, porta questo principio all’estremo:
    se l’essere non può diventare non-essere, allora nulla può morire.
    È un determinismo ontologico assoluto: non solo gli eventi sono determinati, ma sono eterni.

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    1. Caro Sergio, grazie per il tuo contributo.
      Condividere i nostri dubbi e le nostre riflessioni con la A.I., - ed io lo faccio spesso - ci consente di imparare sempre qualcosa di nuovo.
      Non è poco.

      P.S. su Severino: che l'Essere non possa mai diventare 'Non Essere' mi sembra una necessità tutta da dimostrare.
      Perchè non dovrebbe essere possibile ?
      Oppure Severino intende negare addirittura il CAMBIAMENTO in sè ?

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    2. Effettivamente Severino nega il divenire che per la gente comune è l'evidenza suprema: tutto nasce, ha inizio, e poi scompare, si dissolve, muore. Ogni istante, fenomeno, ente "è" e non può non essere ovvero scomparire. Una dimostrazione come comunemente s'intende non è possibile. A te, ma anche a molti - tra cui persino Giametta che conosceva Severino personalmente - questa "storia" dell'eternità di ogni ente o fenomeno dell'universo è per lo meno strana, se non ridicola. Discorso chiuso? Per Severino il Salvatore del mondo non è Gesù, ma Platone (in parte anche Parmenide). L'americano che si fa chiamare Leone XIV "crede" in Gesù risorto, si suol dire che Gesù ha vinto la morte (credo che nessun teologo o fedele si sia mai posto il problema della resurrezione, cioè come sia stata possibile, come sia realmente avvenuta - dopo pochi minuti senza ossigeno avvengono nel cervello cambiamenti irreversibili - Gesù o piuttosto suo Padre avrà comandato ad atomi e molecole del cervello di ripercorrere a ritroso il loro cammino?).
      E tuttavia la morte è difficile da accettare, perciò "si filosofa" secondo Platone. Comunque per te l'eternità degli enti e del tutto di Severino è un'affermazione campata in aria, senza capo né coda - e sei in numerosissima compagnia. Chi se lo fila Severino? Quattro gatti, tra cui immagino anche o forse Claude.
      Ti ricordo comunque che per Einstein - mica uno sciocchino - "passato, presente e futuro coincidono o sono simultanei". È decisamente un'affermazione ... severiniana. Certo puoi dire: vabbè, sarà, ma intanto dobbiamo coltivare il giardino. Saggio consiglio di Candide. Ma come ebbe tutto inizio e come finirà? Puoi dire: ma chi se ne frega! Però testoline come Einstein, Hawking e tanti tanti altri si facevano pensieri sull'essenza e il futuro dell'universo. Tutti scemi? Certamente no. Allora? A me a volte - ripeto: a volte - l'eternità di Severino, per quanto difficile da capire e da accettare - "piace" (un pochino). "Non omnis moriar" mi piace (un pochino, a volte). Ma bisogna annaffiare i cavoli del giardino, giusto.

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    3. Ma infatti: posso capire l'eternità delle particelle e l'arbitrarietà del tempo, ma è difficile negare il divenire.
      Troppe cose ce lo confermano quotidianamente.

      Non è nemmeno un discorso di superamento della morte (che non è concettualmente impossibile) è proprio un discorso di divenire: anche noi qui, che siamo tutti vivi e vegeti, siamo diversi da quello che eravamo 1 anno fa, o anche solo 1 giorno fa.
      Lo siamo a livello chimico, biologico ed anche nelle sinapsi del nostro cervello.

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    4. Massì, il divenire è l'evidenza suprema per tutti - come negarla? Severino però la nega. Ma anche i credenti negano la morte, per loro la vita continua anche se in un'altra dimensione, oltretutto incorruttibile. Il mondo è pieno di pazzi, tra cui i credenti nell'aldilà e anche Severino. Ma Erasmo pubblicò un libro dal titolo accattivante: Elogio della follia. Almeno un briciolo di follia ci vuole, fa bene (Leopardi dice illusioni). Eternità o non eternità: dobbiamo trovare risposte appaganti ai rebus della vita. C'è chi le trova nel lavoro, chi nell'amore, chi nell'indagare i cosiddetti misteri dell'universo. A ciascuno il suo. Uno psicologo mi disse una volta: per sentirsi bene bisogna avere l'impressione che le cose stiano bene così come sono, dunque c'è ordine e senso nella nostra vita (ovviamente se le cose vanno nel senso giusto per noi, se la nostra vita non è un inferno).

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    5. Caro Sergio, credo che quello psicologo avesse ragione.
      Trovare un senso, una logica, nelle cose che ci circondano è senza dubbio importante e ci aiuta a vivere meglio.

      P.S. - credo che non siano molti a negare, come S., l'esistenza del divenire. In fondo anche l'aldilà dei cristiani, pur rappresentando un superamento della morte, è un divenire.

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    6. "In fondo anche l'aldilà dei cristiani, pur rappresentando un superamento della morte, è un divenire."

      Eccellente osservazione: come sarà questa famosa vita eterna? Ciò che è vivo si muove, si espande o si contrae, insomma non è fissità ma appunto movimento, divenire, cambiamento. Ma cosa deve ancora cambiare nella vita eterna? I credenti non sono giunti al top che non si può più superare? Credo che questo top sia la visione beatifica di Dio, il massimo insuperabile, dunque non più vita e divenire che sono cambiamento - ma "vita eterna", fissa. Ma ciò che non muta, che non può cambiare, non è più vita ma morte. Paradossalmente la vita eterna equivarrebbe alla morte eterna. Insomma, i paradossi della fede, gli arrampicamenti sugli specchi. Non mi sembra che i teologi si siano spremuti le meningi su questi "dettagli" (come sarà questa vita eterna?). Don Bosco nel suo libretto di devozioni "Il giovane provveduto" (ormai introvabile, ritirato dalla circolazione perché osceno) descrive la vita eterna come un luogo di delizie straordinario (ma senza le settanta vergini degli islamici!). Io "Il giovane provveduto" ce l'avevo dai salesiani. Che impressione mi facevano le preghiere per una buona morte (avevo undici o dodici anni!). Anche i salesiani si sono evoluti e sanno che non bisogna terrorizzare i bambini.

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    7. In effetti il paradiso dei cristiani sembrerebbe un luogo in cui il divenire si ferma.
      Ci sono solo delle anime che contemplano Dio.
      Però mi pare che sia anche prevista, alla fine dei tempi, la resurrezione dei corpi.
      Quindi, meglio fermarci qui: quando si entra nel territorio della teologia c'è il rischio di farsi venire il mal di testa.

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  11. Nuovi programmi scolastici

    "La Filosofia nei Licei avrà una doppia caratterizzazione: se da un lato diventa pratica concreta - esercizio di riflessione, interrogazione, giudizio, argomentazione - dall'altro consegna un sapere storico e teorico, una tradizione di autori e testi da conoscere e approfondire."

    Il Giornale, 22/4/2026

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    1. Mi sembra una buona idea: la storia della filosofia associata alla pratica del pensiero speculativo.
      Purtroppo la nostra scuola è quella che è. E spesso le migliori intenzioni si sono tradotte in realizzazioni discutibili (quando non pessime).
      Staremo a vedere.

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