venerdì 13 febbraio 2026

I Quattro Pilastri

Una volta, parlando con un amico credente del mio ateismo, lui mi ha chiesto “Va bene, tu non credi nell'esistenza di Dio, ma non puoi non avere dei punti di riferimento. Tu in cosa credi ?”. Io ho ripensato alle tante riflessioni condivise con voi in questo blog, ed ho risposto: “Io credo nei 4 pilastri”. LUMEN


Ogni essere umano vive immerso in forze più grandi di lui. Forze che non ha scelto, che non controlla e che spesso non vede. Eppure queste forze modellano la sua vita più di qualunque decisione personale.
Questo breve saggio nasce dal tentativo di guardare in faccia queste forze, una per una, senza paura e senza illusioni.
È il risultato di un percorso lungo anni, fatto di letture, riflessioni, errori, intuizioni improvvise e lente sedimentazioni.
Un percorso che mi ha portato a riconoscere quattro dimensioni fondamentali dell’esistenza umana: energia, evoluzione, società, psicologia. Questi sono i quattro pilastri.
Non sono teorie astratte. Sono strutture profonde, radicate nella natura e nella storia, che definiscono ciò che possiamo essere e ciò che non possiamo essere. Sono i limiti entro cui si muove ogni civiltà, ogni individuo, ogni relazione, ogni desiderio.

I. Il limite energetico - La civiltà come sistema termodinamico

Ogni civiltà nasce da una fonte di energia. Non da un’idea, non da un valore, non da un progetto politico: da una fonte di energia.
L’energia è la condizione materiale di ogni forma di organizzazione umana. Senza energia non c’è agricoltura, industria, tecnologia, cultura.
La storia dell’umanità è la storia delle sue transizioni energetiche. Ogni trasformazione energetica produce un aumento di entropia.
La civiltà è un’isola di ordine in un mare di entropia crescente. E questo significa una cosa semplice: la crescita infinita non esiste.
Ogni grande salto storico coincide con una nuova fonte di energia:
> agricoltura → aristocrazie terriere
> carbone → rivoluzione industriale
> petrolio → modernità e globalizzazione
> elettricità e informazione → élite digitali e finanziarie
Le civiltà non crollano per caso. Crollano quando esauriscono la fonte energetica che le sostiene o non riescono a gestire l’entropia che producono.
Il limite energetico non è un ostacolo: è una forma. È ciò che dà ordine alle nostre possibilità.

II. Il limite biologico - Il gene come unità di selezione e la nascita del fenotipo consapevole

Ogni essere umano nasce dentro un corpo che non ha scelto. Un corpo che porta con sé una storia antichissima, fatta di adattamenti, strategie, vincoli e possibilità.
La rivoluzione concettuale della biologia evolutiva è semplice e radicale: non sono gli individui a essere selezionati, né le specie. Sono i geni.
Gli organismi — noi compresi — sono veicoli temporanei costruiti dai geni per replicarsi. La vita è un flusso di informazione genetica che attraversa i corpi come un fiume attraversa le pietre.
Il fenotipo — corpo, comportamento, emozioni — è lo strumento con cui i geni operano nel mondo.
La paura, la cooperazione, la competizione, la moralità sono strumenti adattativi. L’altruismo non nasce dalla bontà, ma dalla convenienza genetica: parentale; reciproco; di gruppo
La cultura non cancella la biologia: la organizza.
L’essere umano, però, ha una caratteristica unica: può osservare le proprie spinte evolutive. Questa osservazione è già una forma di libertà.
È qui che nasce l’idea del fenotipo consapevole: un essere vivente che riconosce i propri limiti biologici e li usa come strumenti, non come catene.

III. Il limite sociale - La stratificazione come costante antropologica

Ogni società umana presenta una divisione interna tra chi guida e chi segue, tra chi decide e chi esegue, tra élite e popolo. Non è un difetto: è una struttura costante.
La stratificazione emerge spontaneamente dalla cooperazione umana. Gli individui non sono uguali nelle capacità, nelle motivazioni, nelle ambizioni. Le società organizzano queste differenze in ruoli.
Pareto introduce un concetto decisivo: la circolazione delle élite. Le élite non sono statiche: salgono, decadono, si rinnovano. Quando una società impedisce questa circolazione, si irrigidisce. Quando la favorisce, si rigenera.
La gerarchia non nasce dalla cultura: nasce dalla biologia. Gli esseri umani, come tutti i primati, competono per lo status e cercano leader competenti.
L’energia modella la società: ogni transizione energetica produce un nuovo tipo di élite. Le élite sono forme energetiche incarnate.
Il limite sociale non serve a giudicare, ma a vedere. E vedere significa non essere manipolati da narrazioni ingenue.

IV. Il limite psicologico - I due meccanismi della felicità.

La felicità non è un mistero ineffabile. È il risultato di due meccanismi fondamentali.
= Il meccanismo negativo: “piacer figlio d’affanno”
Il piacere nasce dalla cessazione di un dolore. È il meccanismo del sollievo: desiderio, tensione, soddisfazione, vuoto. È un ciclo entropico, fragile, breve.
= Il meccanismo positivo: la superiorità
Siamo felici quando ci sentiamo superiori a qualcuno. Non per crudeltà, ma per biologia: negli animali sociali lo status determina sopravvivenza e riproduzione. Il cervello ricompensa la percezione di vantaggio relativo.
= La seconda metà: la competenza
Esiste però una forma di felicità più profonda: siamo felici quando ci sentiamo più capaci di prima. È la felicità della crescita, dell’apprendimento, della comprensione.
Non nasce dal confronto con gli altri, ma dal confronto con se stessi. È lenta, cumulativa, stabile. Le due felicità non sono alternative: sono complementari. Una è un picco, l’altra un’onda lunga.
La consapevolezza non elimina i meccanismi biologici: li illumina. E questa luce è già una forma di libertà.

Conclusione — La forma che nasce dal limite

I quattro pilastri non sono muri: sono colonne. Sostengono, non imprigionano.
> Il limite energetico ci ricorda che ogni ordine ha un costo.
> Il limite biologico che siamo animali con una storia evolutiva.
> Il limite sociale che ogni società si struttura in élite.
> Il limite psicologico che la felicità ha due radici: sollievo e crescita.
La libertà non nasce dall’assenza di limiti, ma dalla loro comprensione. La consapevolezza è l’unico spazio in cui l’essere umano può davvero muoversi.
Non per sfuggire ai pilastri, ma per abitarli con lucidità. I limiti non sono il contrario della libertà. Sono la sua condizione.
Questa è la lezione dei quattro pilastri. E questa è la forma che ho scelto di dare al mio percorso personale: non fuggire dal limite, ma trasformarlo in struttura.

LUMEN (con l'aiuto di Copilot)

26 commenti:

  1. Accidenti, Lumen, che lezione. Non credo di aver capito tutto, dovrò rileggere attentamente il tuo testo.
    Il tuo amico ti ha detto: "Bene, tu non credi in Dio, ma avrai o devi avere dei punti di riferimento." E tu replichi con i tuoi quattro pilastri che non sono cose in cui credere, ma evidenze (almeno per te).
    A proposito della fede in Dio. Apparentemente la gente ha bisogno di credere e si è inventata tanti dèi e per finire ha pensato che ci debba essere un capo degli dèi, il Dio abramitico. Ma che cosa è questa fede in Dio, in un Dio supremo essere con i suoi begli attributi (onniscienza, onnipotenza, bontà)? Perché la gente ha bisogno di credere in questo Essere supremo che nessuno ha mai visto e sentito (a parte nei sogni di qualcuno? Io trovo anche buffa la costante "ricerca di Dio" dei credenti. Ma se Dio l'hanno già trovato - Gesù è il figlio di Dio e Dio lui stesso! Perché continuano a cercarlo? Lo stesso Bergoglio diceva: se uno cerca Dio è tutto a posto, può anche fornicare (magari anche rubare, lo fa in fondo per necessità, o magari pure ammazzare, sempre per necessità, in guerra o se aggredito).
    Un mio compagno di classe, cattolico e ex focolarino, mi ha recentemente detto che Dio non è una persona. Ci sono rimasto: ma se uno dei dogmi più importanti, la Trinità, tre "persone" uguali e distinte. Ma se Dio è una persona dovrebbe essere qualcuno "simile a noi" (infatti noi abbiamo creato Dio a nostra immagine e somiglianza, diceva Feuerbach). Dunque un essere che pensa, ragiona, pianifica, decide - tutte cose tra l'altro che contraddicono la sua perfezione ovvero la pienezza dell'essere - se pensa, pianifica, decide ecc. si modifica, cosa appunto impossibile (secondo i teologi).
    Ma perché la gente ha bisogno di credere in un Dio? Un prete disse una volta: questa parola, Dio, è troppo ipotecata, sarebbe meglio dire Senso. Buona idea, un buon prete davvero. In fondo questa famosa "ricerca di Dio" è la ricerca di un senso alla nostra vita che non ci appaga mai pienamente e termina poi con la morte che a nessuno piace.
    Alas Clarín , l'autore della "Presidentessa", non era un credente, probabilmente era anche un anticlericale a giudicare dal romanzo (ma non è certo). Ebbene, questo non credente o agnostico alla fine della sua breve vita (morì cinquantenne) disse: "Si hay Dios todo està bien." Se Dio c'è è tutto a posto.
    Questo Dio di Clarín non era sicuramente Gesù o Shiva o qualcun altro dio. Ma era, a me sembra, la speranza o la credenza che la vita ha malgrado tutto un senso, che la morte non sia l'ultima parola.

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    1. Poscritto

      Gianni Pardo invece era più realista o pessimista: non c'è assolutamente niente, di noi non sopravvivrà nemmeno il ricordo dopo solo pochi anni o decenni, figuriamoci nei millenni o miliardi di anni. Devo dire che questo insistere di Pardo sulla nullità del tutto (lui che amava tanto la musica e ... sua moglie) non mi piace(va). A volte mi consolavo con l'eternità di Severino che però è indimostrabile ...

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    2. Caro Sergio, le riflessioni sono tutte mie, ma lo stile del post è quello di Copilot, e la differenza si vede.
      Comunque il testo mi sembra abbastanza leggibile, anche se po' troppo denso.

      Quanto alla spinta naturale dell'umanità verso la religione, ormai accettata da tutti gli antropologi, sto preparando un post proprio su questo argomento e per fine mese dovrebbe essere pronto.

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    3. Sul poscritto

      Credo che pensare all'eternità per un ateo (come Pardo) sia molto difficile, mentre per un credente, abituato all'eternità di Dio, sia più normale.
      Severino però mi pare che fosse ateo, per cui, forse, la sua posizione costituisce un'eccezione.

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    4. Credo che nemmeno Pardo dubitasse dell'eternità della materia. Non credeva però ovviamente nell'eternità individuale in cui credono invece i cattolici, i fedeli in genere (ma non gli ebrei ortodossi!). I cattolici si sono persino immaginata la resurrezione dei corpi e in più di corpi trasfigurati, non più corruttibili. Insomma, non sopravvive non solo l'anima immortale, ma un giorno si ricongiungerebbe col corpo (ma questo corpo si nutrirebbe ancora, e di che cosa?).
      Severino non si considerava ateo, credo che non volesse essere confuso con gli atei volgari e ignoranti.
      Ma ovviamente non poteva considerarsi nemmeno credente. Per lui l'eternità del tutto non era una credenza, una fede, ma una realtà evidente. Ha cercato di "dimostrarla" in tanti libri pesanti e noiosissimi che hanno convinto ben pochi. Fra parentesi un'evidenza non deve essere dimostrata. La Chiesa da parte sua decretò che la filosofia di S. costituiva il più radicale ateismo dei nostri tempi. Logico, negava la fede in Dio, nella Trinità ecc. e quindi si opponeva alla Chiesa. Ma Severino continuò a dialogare anche con la Chiesa, con Cornelio Fabro. Ma era evidentemente un dialogo fra sordi. Fabro, uomo di Chiesa, alla fine lo mandò a quel paese (così finì un'amicizia o un rispettoso confronto).

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    5. << Per lui [Severino] l'eternità del tutto non era una credenza, una fede, ma una realtà evidente. >>

      Questo però mi lascia perplesso.
      Una realtà evidente è qualcosa che possiamo vedere da noi stessi, nella nostra vita.
      Ma quello che vediamo intorno a noi, ictu oculi, è che tutto passa, tutto finisce, tutto scorre: e che quello che rimane comunque si trasforma.
      Mi chiedo sinceramente (perchè Severino non era uno sciocco) come ha potuto elaborare la sua teoria sulla base di una "evidenza".

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    6. Io la intendo così: Severino è stato fulminato sulla via di Damasco da questa illuminazione. Ma certo: quel misterioso di Dio di cui tanti favoleggiano non si vede e non si sente, ma il Tutto è indubitabilmente: il giardino, le piante, il gatto, la mia casa, i vicini, gli amici ecc. ecc. Certo tutte queste cose scompaiono, gli esseri viventi muoiono, ma - per lui - solo apparentemente (ritorneranno). Per lui l'eternità - l'indistruttibilità degli enti - è diventata l'evidenza suprema, la "cosa ultima" (un libro di Cacciari ha proprio questo titolo, La cosa ultima).
      Uta Ranke-Heinemann, la prima teologa ufficiale della Chiesa, diceva di non credere in Dio perché Dio per lei era una realtà, un'evidenza in cui appunto non bisogna credere. Ma di nuovo: era un'evidenza per lei. Comunque la Ranke era una tosta, brillante, intelligente, tanto che è uscita dalla Chiesa. In altri tempi sarebbe stata condannata e bruciata.
      Ci sono cose per alcuni indubitabili, appunto evidenti. Purtroppo non lo sono per gli altri. "Cento talleri non ho, anche se ci sto a pensare". E senza talleri non ti compri nemmeno un caffè.

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    7. Beh, certo. Le evidenze personali esistono e sono importanti per noi.
      Il difficile è farle diventare evidenze anche per gli altri.

      Mi viene in mente, per analogia, la presunta resurrezione di Gesù, che per gli apostoli era una evidenza sicura.
      La storia ci dice che sono poi riusciti a trasformarla in 'evidenza' anche per molte altre persone.
      Però non sono cose che succedono spesso.

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    8. "La storia ci dice che sono poi riusciti a trasformarla in 'evidenza' anche per molte altre persone."

      Intanto gli apostoli avevano rivisto Gesù in carne e ossa, lo scettico Tommaso gli mise persino un dito nella piaga del costato. Non dovevano credere nella resurrezione, Gesù era davanti a loro (lo vedevano, era evidentemente risorto - ma ci sono oggi studiosi che dicono che non morì davvero sulla croce).

      Che la resurrezione sia diventata poi un'evidenza per altre persone non è esatto. I credenti appunto ci credono e credere non è vedere, anche se il credere dei credenti è molto speciale, è quasi un vedere, anzi alcuni Gesù l'hanno proprio visto (vedi Santa Maria Alacoque e altri visionari).
      Ma perché credere in qualcosa, nell'inverosimile o persino nell'assurdo, è "meritorio"? Gesù stesso dice a Tommaso: tu credi perché hai visto, beati quelli che crederanno senza aver visto. Perché beati? Perché non si fanno troppe domande e vanno tranquilli? Quella di Gesù è anche una bella pretesa: devi credere a scatola chiusa, se no sarai dannato!

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    9. Certo che il mito della resurrezione di Gesù è un bel mistero storico.
      Le ipotesi sono tante, ma resta il fatto che - essendo un uomo - se era morto non può essere risorto.
      Quindi anche gli apostoli, se erano in buona fede, devono essere stati vittima di qualche inganno.

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    10. C'è chi dice che la resurrezione di Gesù se l'è inventata Paolo. La leggenda narra del sepolcro vuoto e poi di alcune apparizioni (o molte, credo che Gesù salì al cielo quaranta giorni dopo la resurrezione). Ma a dar forza alla leggenda della resurrezione sarebbe stato Paolo che arriva a dire "se Cristo non è risorto la nostra fede è vana". E c'è chi dice che il fondatore del cristianesimo sia Paolo.
      Ma perché dici che il mito della resurrezione è bel mistero storico? Io non vi vedo niente di misterioso. La resurrezione è una cosa dell'altro mondo e alla gente piace credere alle cose straordinarie e fuori del comune. Tanto più che questa credenza esorcizzava la paura della morte. I martiri affrontavano il martirio sicuri della propria resurrezione nell'aldilà (forse qualcuno tremava ma sperava nella vita eterna).
      Credo che la morte resti un problema o forse un mistero. Per Platone la filosofia era una preparazione alla morte, cioè un modo di vincere o tacitare la paura della morte. Severino ha vinto questa paura con la convinzione dell'eternità del tutto e sua personale.

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    11. Certo, se si è inventato tutto Paolo, non c'è nessun mistero: era solo il vaneggiamento di una singola persona.
      Ma secondo alcuni storici (come ad es. Bart Ehrman) la credenza nella resurrezione, anche se solo in una ristretta cerchia di persone, sarebbe nata subito dopo la crocefissione.
      Per questo, parlo di mistero storico: o non era davvero morto, oppure hanno visto un sosia.

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    12. Il "mistero" della tomba vuota

      Il mistero affascina la gente, colta e incolta. Le cose inspiegabili suscitano interesse (l'homo sapiens è tale perché è curioso). Che ne sarà dunque stato del cadavere del giustiziato? La cosa più probabile è che i romani o gli ebrei l'abbiano buttato in una discarica. E invece è successo poi quel che sappiamo: è nata una nuova religione di cui l'umanità non si è ancora del tutto liberata (ma l'islam incalza ...).

      Drewermann, un teologo cattolico che è uscito dalla Chiesa come la Ranke-Heinemann, interpreta questo episodio in modo suggestivo e plausibile. La Maddalena "si volta" e vede Gesù. Quel voltarsi della Maddalena non è da intendere in senso spaziale, ma temporale. Maddalena "ricorda" Gesù e sente che è ancora vivo in lei e lo sarà per sempre. Se non è vero è ben trovato, no? Ecco risolto il mistero.

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    13. Secondo Ehrman è assolutamente improbabile che Gesù sia stato seppellito in una tomba, ma sarebbe finito (come dici tu) in una fossa comune.
      Per questo, tutto il racconto dei quattro vangeli, che oltretutto si contraddicono tra loro, non ha plausibilità storica.
      L'ipotesi di Ehrman è che i discepoli sarebbero stati vittima di una allucinazione collettiva, ma la cosa non mi convince molto, perchè un conto sono le allucinazioni personali (sicuramente possibili) e un conto sono quelle collettive.
      La verità storica non la conosceremo mai, ma, in fondo, la cosa non ha nessuna importanza.

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  2. Tanto è lo zelo, la lena e l'impegno che gli atei mettono nel teorizzare la non esistenza di Dio, che per la legge del contrappasso, caro Lumen, rischi di ritrovarti fra 100 anni in un paradiso minimale, arredi all'osso, in compagnia magari di Cazzullo.:-)

    Per contro, i ctiminali come Saulo di Tarso nemici giurati del Lapo Elkann di Galilea ebbero la condanna che conosciamo, rendendosi parimenti invisi ai liberi pensatori per la montagna di puttanate propalate.

    La bibbia è scaduta, i vangeli pure. Best before.....

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    1. Caro Mauro,
      mi sembra che tu sia semplicemente agnostico.
      Però un'idea di come potrebbe essere il paradiso, tanto agognato dai credenti, te la sarai fatta.
      Come te lo sei immaginato ?

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  3. Un eterno sonno senza sogni, il famoso eterno riposo della preghiera......dona loro oh signore. Regalia per i buoni. Niente di scontato.

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    1. La semplice cessazione da ogni sofferenza, insomma. Forse è proprio così.

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  4. Questa autrice, che ho appena scoperto, ebrea tanto per cambiare, afferma che la nostra specie è l'unica consapevole d'essere il risultato dell'evoluzione, ma aggiunge che siamo anche in grado di "pilotare", la nostra evoluzione con quello che facciamo, con le guerre che combattiamo e con quello che mangiamo, compreso il mangiare...bambini.

    Idea bizzarra, perché se mangiamo i nostri figli dove va a finire l'evoluzione della nostra specie? Ci estinguiamo, semplicemente.

    https://www.youtube.com/watch?v=Zeyh8_RoluY

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    1. Caro Veritas, certamente, avendo scoperto il meccanismo dell'evoluzione, lo possiamo anche pilotare.
      Ma occorre tenere presente che i tempi dell'evoluzione sono lunghissimi, per cui eventuali comportamenti che la possono condizionare avrebbero effetto solo fra moltissimo tempo (millenni o più).
      L'unico modo per intervenire in tempi brevi è l'ingegneria genetica, ma qui entriamo in un campo minato, che mi spaventa solo al pensiero.

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  5. Interessante sintesi teorico-pratica!
    Qualche riflessione sulla Tecnica? Lo sviluppo tecnologico sembra illimitato ma (forse) solo POTENZIALMENTE...

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    1. Caro Claude, la scienza e la tecnica rappresentano lo sfondo di tutte la mia visione del mondo e se non ne ho fatto delle specifiche riflessioni è stato solo per non appesantire il testo.
      Nulla però è illimitato, come fai giustamente notare tu.
      Né la conoscenza, per i limiti intrinseci dei nostri strumenti, né la tecnologia, per le controindicazioni che sempre porta con sé.
      Bisogna farsene una ragione.

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    2. Gli "alfieri" del Turbo-capitalismo high tech contemporaneo come Musk e i teorici del cd Transumanesimo come Kurzweil prevedono scenari di piena ibridazione tra elemento naturale (essere umano) ed elemento artificiale (macchine nel senso più ampio e generale del termine) che porteranno a una sorta di nuovo "salto evolutivo" e alla colonizzazione di crescenti parti del ns. Sistema solare ma i dubbi e le perplessità al riguardo restano (appunto per i motivi poc'anzi delineati) difficilmente superabili... Saluti

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    3. La colonizzazione dello spazio è una sciocchezza e credo che lo sappiano bene anche quelli che ne parlano.

      L'ibridazione uomo-macchina, invece, inizierà sicuramente, anche solo per aiutare chi è colpito da un handicap.
      Ma le potenzialità possono essere preoccupanti.

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    4. L'ibridazione uomo-macchina è già iniziata da tempo ad es. nel senso del crescente impiego di supporti tecnici come gli impianti protesici...
      Del resto già a metà Settecento il medico e filosofo (afferente al cd Illuminismo radicale) J.O. de La Mettrie aveva coraggiosamente sostenuto (suscitando ovviamente grande scandalo tra benpensanti, cattolici tradizionalisti e moralisti vari) che l'essere umano stesso è nient'altro che una macchina particolarmente sofisticata... Saluti

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    5. Hai ragione.
      la cosa triste è che certi movimenti intellettuali (come quelli che hai citato tu) criticano la tecnologia per i motivi sbagliati.
      Le critiche ci possono stare sicuramente, ma devono essere ben altre.

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