La Cina di Mao Tze Tung era sicuramente socialista (nel senso marxista del termine), ma era una nazione povera ed arretrata. Oggi la Cina è una nazione ricca e progredita, ma è ancora socialista ?
A questo argomento è dedicato il post di oggi, che riporta alcuni stralci di un più lungo articolo scritto da Ernesto Screpanti per il sito TRANSFORM ITALIA.
LUMEN
<< Recentemente mi è capitato di leggere e ascoltare diverse favole sulla natura sociale e politica della Cina, compresa quella secondo cui si tratterebbe di un socialismo e una democrazia con caratteristiche cinesi. Sono favole fuorvianti che è necessario sfatare, anche se sono pochi quelli che ci credono. (…)
Alcune osservazioni colte e raffinate partono dalla costatazione che la diversità della Cina rispetto al resto del mondo è dovuta alla sua eredità confuciana, e che questa eredità favorirebbe il socialismo. Perché? Perché il confucianesimo esalta i valori collettivi e l’armonia sociale a discapito dell’individualismo.
Effettivamente il confucianesimo favoriva la virtù 'ren', la benevolenza verso i propri simili esercitata in conformità alla collocazione degli individui nella gerarchia politica e famigliare – gerarchia che si sviluppa entro cinque rapporti fondamentali: sovrano-suddito, padre-figlio, marito-moglie, fratello maggiore-fratello minore, amico-amico. Quanto alla struttura sociale come la concepisce il confucianesimo, è basata su una scala dei gradi di perfezione umana.
Gli uomini si dividono in tre gruppi: quelli perfetti, quelli superiori e quelli comuni. Così la collettività si articola in tre strati: l’imperatore con la sua corte, i nobili e la massa popolare. Devo aggiungere altro per far capire perché il confucianesimo fu osteggiato dopo la proclamazione della Repubblica Popolare e fortemente contestato durante la rivoluzione culturale?
Per i comunisti rivoluzionari cinesi il confucianesimo era una religione di stato elitaria, autoritaria e classista. Era la base religiosa del vecchio sistema imperiale, e in quanto tale era accusato di sostenere il rigido ordinamento tradizionale e una morale centrata sull’obbedienza e la deferenza all’autorità. Era visto come uno strumento ideologico usato dalle classi dominanti per giustificare la sottomissione del popolo e perpetuare i rapporti di sfruttamento.
Dunque ci deve fare riflettere il fatto che dopo la morte di Mao e le riforme di Deng Xiaoping il confucianesimo è stato progressivamente riabilitato, fino a essere oggi promosso come parte essenziale dell’identità culturale cinese. Il governo attuale lo usa proprio per sostenere i valori di disciplina e armonia sociale. (…)
Credo che nessuno neghi che in Cina c’è il capitalismo. Non lo negano neanche quelli che sostengono che c’è il socialismo – potenza della logica dialettica! E qui raggiungiamo il massimo di virtuosismo. Sentite questa: “In Cina c’è il capitalismo, ma è usato per aumentare il benessere sociale” – una frase che troverei esilarante, se non fosse agghiacciante.
È agghiacciante perché nella sua apparente semplicità enuncia due postulati che nessun socialista può accettare: 1) che il socialismo di per sé non è in grado di assicurare il benessere sociale, ma ha bisogno del capitalismo per farlo; 2) che il capitalismo è in grado di farlo. (…)
Per capire cos’è il capitalismo di Stato basta Lenin. Il quale prima della rivoluzione aveva teorizzato il capitalismo di stato come forma di potere monopolistico dello stato borghese, dopo la rivoluzione aveva teorizzato la proprietà pubblica come una forma di capitalismo di stato, durante la Nep aveva sostenuto che il capitalismo di stato è più efficiente della piccola produzione privata dispersa e può essere usato per preparare il passaggio al socialismo.
L’argomento centrale è che il capitalismo di stato sarà anche proprietà pubblica, ma è pur sempre capitalismo. Si noti en passant che né Lenin né Stalin hanno mai preteso che in Urss ci fosse il socialismo. Pensavano che ci fosse un’economia in transizione verso il socialismo. (…)
E comunque Marx potrebbe fare due domande molto semplici per capire se la proprietà pubblica è capitalismo o socialismo: ha abolito il lavoro salariato? Garantisce il controllo della produzione da parte dei produttori? Domande che potremmo articolare nelle seguenti: La classe operaia è sfruttata? È oppressa? Ha il potere?
La risposta a queste domande è semplice: in Cina i lavoratori sono assunti dalle imprese con il contratto di lavoro subordinato, che siano imprese private o pubbliche. Le imprese fanno profitti e usano i profitti per valorizzare e accumulare il capitale. Le decisioni d’investimento, di produzione e d’organizzazione del lavoro sono prese dai consigli d’amministrazione non dai consigli di fabbrica. (…)
In Cina c’è un’organizzazione sindacale ufficialmente riconosciuta: la Federazione sindacale di tutta la Cina (All-China Federation of Trade Unions, Acftu). È controllata dal Pcc, che la usa soprattutto per assicurare la stabilità politica e assecondare lo sviluppo economico.
Per dirlo eufemisticamente: “Nello svolgere il suo duplice ruolo di difensore degli interessi dei lavoratori e dello stato l’Acftu spesso manca dell’autonomia necessaria per opporsi alle politiche governative e alle decisioni manageriali che violano i diritti dei lavoratori” (Everycrsreport, 2006).
E neanche le sue strutture di base hanno l’autonomia necessaria per organizzare scioperi e altre azioni industriali a livello locale. Gli operai che danno vita a forme autogestite di rappresentanza e azioni industriali spontanee subiscono arresti e intimidazioni. (…)
Per capire la Cina contemporanea non bisogna dimenticare che la trasformazione e l’accumulazione capitalistiche governate dal Pcc dopo le riforme di Deng non sarebbero state possibili se non in virtù di una vittoria della “linea nera” sulla “linea rossa” nelle lotte degli anni ’70, cioè di una drammatica sconfitta della rivoluzione culturale.
In estrema sintesi: La “linea rossa” sosteneva la centralità della lotta di classe e della mobilitazione di massa, il primato della politica sull’economia, la critica ai differenziali salariali, la lotta contro un’inamovibile oligarchia di partito che aveva occupato lo stato; la “linea nera” invece puntava sulla crescita economica forzata, sull’uso degli incentivi materiali, dei salari diversificati e della disciplina di fabbrica, sulla preminenza del ruolo di esperti e tecnici, sul ritorno a un modello sovietico di pianificazione centralizzata. >>
ERNESTO SCREPANTI
Con una sola parola Deng Xiaoping liquidò l'esperimento o l'ideologia comunista. Disse ai cinesi: "Arricchitevi" (sottinteso: e non rompete più il c...). Detto fatto i cinesi, che nel commercio ci sanno fare, si misero all'opera e i risultati li vediamo: diventeranno la prima potenza economica del mondo in un futuro non molto lontano. Tuttavia al momento i 1,4 mld di cinesi hanno un PIL ancora inferiore a quello dei 330 mln di americani.
RispondiEliminaEppure qualcosa ancora non va. Milioni di americani e di europei non se la passano molto bene (del resto del mondo non parliamo). Milioni di americani e di europei sono disoccupati o sottoccupati, tanto che fa di nuovo capolino se non proprio il comunismo il suo fratello minore, il socialismo.
Dei disoccupati e sottoccupati cinesi non parliamo.
Insomma, cosa fare? Un lavoro e ovviamente un reddito dignitosi per tutti gli attuali quasi 9 miliardi di esseri umani - dice il papa e anche Mattarella. Sentiamo i soloni di questo e altri blog, sono proprio curioso.
<< Dei disoccupati e sottoccupati cinesi non parliamo. >>
EliminaCaro Sergio, non ho le statistiche sui sottoccupati (che esisteranno sicuramente anche lì), però ho quelle dei disoccupati cinesi, che sono circa il 5 % della forza lavoro, più o meno in linea con le percentuali europee, che vanno dal 5,5 al 6,5 %.
Molti economisti ritengono che la piena occupazione sia oggettivamente impossibile, per una serie di motivi non solo economici, e la storia sembra dargli ragione.
Intanto bisognerebbe definire cosa s'intenda per piena occupazione. Un certo numero di ore lavorative al giorno e a settimana? Un lavoro che garantisca un tenore di vita dignitoso per sé e i propri familiari? E che cosa significa dignitoso? Ha un bel dire Mattarella che "nessuno sarà lasciato indietro" (lui marcia in testa alle truppe). Dignità e dignitoso sono concetti poco chiari. Recentemente qualcuno in Vaticano ha parlato addirittura di "dignità infinita" dell'essere umano. È persino difficile definire cosa sia giusto. La più bella definizione di giustizia che io conosco è "unicuique suum", motto una volta nella testata dell'Osservatore Romano (poi l'hanno tolto ...).
EliminaComunque in linea di massima si può dire che un lavoro e un reddito sono necessari, anzi vitali. Invece la piena occupazione come l'intendono la sinistra e i sindacati è impossibile, un'utopia. Uno ha anche il diritto di lavorare il meno possibile perché così gli gira (ma non il diritto poi di avanzare pretese).
Vorrei sapere cosa avevano in testa i nostri padri costituenti quando hanno elaborato il primo comma dell'art.36, inutile nella prima parte, ridicolo nella seconda:
Elimina<< Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro [giusto ma ovvio] e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa [e chi lo decide ?] >>
E' un principio non solo inapplicabile, ma anche profondamente ingiusto, che strizza l'occhio al buonismo marxista.
Senza contare che il riferimento alle esigenze complessive della famiglia fa abbastanza patriarcato.
Come si definisce la dignità e dignitoso? Un autore svizzero, docente di filosofia (Peter Bieri), ha persino scritto un libro sulla dignità. Sicuramente non era dignitoso il calcio in culo che si prese Mozart dall'arcivescovo (!) Colloredo, ma più che poco dignitoso era semplicemente un atto violento, oggi sarebbe citato in giudizio e condannato. I termini ambigui sono una iattura, vedi la "dignità infinita" dell'essere umano decretata dal Vaticano (tanti saluti da Giordano Bruno).
EliminaUn'altra perla della Costituzione è quella concernente
la rimozione degli ostacoli economici e altri impedimenti che impediscono il pieno sviluppo della personalità umana.
Che paroloni! Il pieno sviluppo della personalità umana!
Qui vogliono tutti essere i primi (ti dice qualcosa Lumen?) e godere dei rispettivi privilegi. Una socialista svizzera esige la "bella vita per tutti" (questa deficiente ha origini sarde ...).
Poscritto
EliminaAnche il Vaticano parla di "sviluppo integrale della persona". Che vorrà dire? Se penso alla sviluppo integrale di 9 miliardi di esseri umani mi vengono i brividi. Tutti vorranno essere i primi e si scanneranno per raggiungere l'obiettivo.
Caro Sergio, tempo fa, quando frequentavo (per curiosità) un forum cattolico, mi sono imbattuto in questo ragionamento:
Elimina<< Nei tempi antichi si procreava molto più di oggi, eppure la popolazione era molto inferiore all'attuale. Oggi si procrea poco e siamo in molti, sia allora che oggi non c'è mai stato problema di posto sulla terra, evidentemente il Signore ha decretato un ciclo naturale che permette agli uomini di vivere sulla terra, che siano 1 miliardo o 7 miliardi.
Inoltre la Provvidenza di Dio fa si che, anche quando le condizioni originarie vengono a mancare (come nel caso della distruzione dell'ambiente) non manchi la possibilità all'uomo di continuare a vivere. Quindi, a mio avviso, il problema non si pone. >>
Cosa gli vuoi dire ?
Niente. Uno sproloquio senza capo né coda, semi o del tutto incomprensibile. Mi sembra che il succo del discorso sia questo: Dominus providebit (questa scritta decora il bordo della moneta da cinque franchi svizzera). Dunque perché temere, uomini di poca fede? Ci penserà Lui, il Dominus, a sistemare le cose. Abbiate fiducia in lui o come diceva Wojtyla: Non abbiate timore, aprite le porte a Cristo (ma non dimenticate di versare l'obolo di San Pietro).
EliminaIn effetti è molto curioso: il dominus è onnipotente, ma loro hanno sempre bisogno di soldi.
EliminaForse c'è un problema di comunicazione....