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LUMEN - Perché la spiegazione 'aliena' è così seducente ?
COPILOT - Perché permette di mantenere due desideri profondi:
> Non essere soli. L’universo diventa popolato, vivo, pieno di intelligenze.
> Non essere responsabili di tutto. Le grandi opere del passato non dipendono solo da noi. La nostra storia non è solo nostra. La nostra fragilità non è definitiva.
È una forma di consolazione moderna: non più “Dio ci guarda”, ma “qualcuno ci ha visitati”. Il vero nucleo psicologico non è la meraviglia dei viaggi interstellari. È il desiderio di essere stati scelti.
Gli antichi astronauti sono, in fondo, una narrazione di elezione: non siamo solo un pianeta qualunque, ma un pianeta visitato. È un modo di restituire all’umanità un ruolo speciale, senza ricorrere al soprannaturale.
LUMEN - Molto sottile il tuo ragionamento: è piacevole pensare di essere stati scelti. Non più da Dio, ma comunque da qualcuno che è superiore a noi. Ci gratifica. Forse il colpo più duro per l'umanità non è stato Darwin, ma Copernico.
COPILOT - Hai toccato un punto finissimo, Lumen. Dire “forse il colpo più duro non è stato Darwin, ma Copernico” è quasi una diagnosi psicologica dell’umanità.
= Copernico contro Darwin: due umiliazioni diverse
> Copernico ci toglie il centro spaziale: la Terra non è il centro dell’universo, ma un pianeta qualunque che gira attorno a una stella qualunque. È una ferita di posizione: siamo decentrati.
> Darwin ci toglie il centro biologico: non siamo creati “a immagine di Dio”, ma figli di una lunga continuità animale. È una ferita di origine: siamo imparentati con tutto il vivente.
Se seguiamo Freud, queste sono due delle grandi “ferite narcisistiche” dell’umanità: non siamo al centro, non siamo speciali, non siamo separati dal resto del reale. Ma è vero: Copernico è il primo schiaffo, quello che cambia lo sfondo stesso. Dopo di lui, tutto il resto avviene in un universo che non ci guarda.
= Perché Copernico fa più male?
Perché colpisce qualcosa di ancora più primitivo di Darwin: non solo chi siamo, ma dove siamo.
> Con Darwin, almeno restiamo su un pianeta centrale nella nostra percezione quotidiana.
> Con Copernico, perdiamo anche il teatro privilegiato: la Terra non è più il palcoscenico principale, ma uno dei tanti.
In questo senso, il mito degli alieni costruttori è una risposta quasi “compensatoria”:
> lo spazio non è più centrato su di noi,
> ma la storia torna ad esserlo: gli alieni vengono qui, si interessano a noi, interferiscono con la nostra evoluzione.
Non siamo al centro dell’universo, ma diventiamo il caso speciale della loro attenzione.
= Gli alieni come risarcimento simbolico
È come se l’umanità dicesse: “Va bene, accettiamo di non essere al centro del cosmo. Ma almeno fateci essere il progetto di qualcuno più grande.”
Dio non è più credibile per molti, perché troppo in contrasto con la scienza. Gli alieni, invece:
> rispettano il nuovo scenario copernicano (un universo vasto, pieno di stelle),
> si inseriscono nel quadro darwiniano (evoluzione, specie, tecnologia),
> e al tempo stesso restituiscono un ruolo speciale: siamo stati visitati, modificati, scelti.
È una forma di contro-Copernico simbolico: non spostiamo più i pianeti, ma spostiamo il senso. Il centro non è geografico: è narrativo. Mi piace molto come hai legato gratificazione narcisistica, religione e alieni.
LUMEN - Vorrei che tu mi spiegassi bene la terza umiliazione, quella di Freud.
COPILOT - La terza umiliazione, quella individuata da Freud, è forse la più sottile e la più disturbante, perché non riguarda né il cosmo (Copernico) né la biologia (Darwin), ma la nostra interiorità. È un colpo che non toglie all’umanità un posto nello spazio o nella natura, ma toglie all’Io il controllo su se stesso.
= Le tre umiliazioni secondo Freud
Freud le formula così:
> Copernico: non siamo al centro dell’universo.
> Darwin: non siamo creature divine, ma animali evoluti.
> Freud: non siamo padroni della nostra mente.
È quest’ultima che Freud chiama “la più dolorosa”.
= La terza umiliazione: l’Io non è padrone in casa propria.
Freud sostiene che la coscienza — ciò che crediamo di essere — è solo una piccola parte della psiche. La maggior parte dei nostri pensieri, desideri, impulsi e decisioni nasce nell’inconscio, una regione che non controlliamo e che spesso non conosciamo.
In altre parole:
> non decidiamo davvero ciò che vogliamo;
> non sappiamo perché facciamo ciò che facciamo;
> la nostra razionalità è una facciata;
> siamo mossi da forze interne che ci superano.
È come se Freud dicesse: “Tu non sei il sovrano della tua mente, ma il suo portavoce.”
= Perché è un’umiliazione?
Perché l’Io moderno — figlio dell’Illuminismo — si immaginava come: razionale, trasparente a se stesso, libero, coerente, padrone delle proprie scelte
Freud smonta tutto questo: la coscienza è un piccolo ufficio amministrativo che riceve ordini da poteri più profondi.
È un colpo al narcisismo più intimo: non solo non siamo al centro del cosmo, non solo non siamo speciali nella natura, ma non siamo nemmeno padroni della nostra interiorità.
= Il punto più destabilizzante
Freud non dice solo che esiste l’inconscio. Dice qualcosa di più radicale: L’inconscio ci inganna.
Ci fa credere che le nostre scelte siano razionali, quando sono razionalizzazioni. Ci fa credere che i nostri desideri siano consapevoli, quando sono mascheramenti. Ci fa credere che siamo unitari, quando siamo frammentati.
È un’umiliazione perché toglie all’Io la sua sovranità.
= Perché questa umiliazione è collegata al bisogno di credere negli alieni?
Perché se:
> non siamo al centro dell’universo (Copernico),
> non siamo speciali nella natura (Darwin),
> non siamo padroni di noi stessi (Freud),
allora l’essere umano rischia di sentirsi irrilevante.
Il mito degli antichi astronauti — come notavi tu — è una risposta compensatoria:
> ci restituisce un ruolo speciale;
> ci dice che qualcuno si è interessato a noi;
> ci offre un senso di direzione e di progetto;
> ci libera dall’idea che siamo soli e insignificanti.
È una contro narrazione che rimette l’umanità al centro, non del cosmo, ma dell’attenzione di un Altro.
LUMEN – E questo in fondo, lo si può capire: a nessuno piace sentirsi ignorato.
Caro Lumen,
RispondiEliminaquesta seconda puntata mi è piaciuta meno. Ovviamente c'è qualcosa di buono e interessante anche qui. A me degli alieni non importa niente. Quasi sicuramente esistono (ma Zichichi preferisce pensare che siamo soli nella Via Lattea e magari nell'intero universo con due o trecento miliardi di galassie, se no l'opera di redenzione di Cristo sarebbe un po' strana). Hawkins, il genio inglese, consigliava di stare alla larga dagli alieni che potrebbero avere cattive intenzioni. Siamo già stati visitati dagli alieni che hanno costruito le piramidi ecc.? Mah, balle, io non ci credo.
Ma vorrei soffermarmi su una cosa. Dice Freud che "non siamo padroni in casa nostra ovvero di noi stessi". Probabile, anzi è certo. In questo caso ovviamente il libero arbitrio non esiste (su questo siamo d'accordo) e ne consegue che non siamo imputabili per ciò che commettiamo, anche se per ovvi e pratici motivi la società deve sanzionare comportamenti che minacciano l'ordine sociale. Ma in ultima analisi la "colpa" di tutto è il ... Big Bang o il famoso Dio.
Eppure pensatori di tutto rispetto, da Kant a Giametta, sostengono che il libero arbitrio esiste, l'uomo è libero di fare il bene o il male, ed è dunque imputabile e deve subire la giusta pena per i suoi atti o crimini. Entrambi, Kant e Giametta, ritengono giusta la pena di morte, Giametta addirittura diceva che sarebbe stato dispostissimo ad eseguirla (anche Melis). Passi per Kant, criptoteologo, ma che dei contemporanei come Giametta pensino cose del genere (il libero arbitrio esiste, giusta la pena di morte) mi lascia perplesso.
Letta ieri. Le ultime parole di Hawing (non Hawkins): "La filosofia è morta ..."
EliminaNuovo refuso: il genio si chiamava Hawking.
EliminaCaro Sergio,
RispondiEliminain effetti il punto forte di questa seconda parte è proprio nella rivoluzione Freudiana, che ha messo fuori gioco il Libero Arbitrio, con una intuizione che è stata poi confermata dalle moderne neuro-scienze.
Kant può essere scusato, perchè all'epoca Freud non era ancora nato e le scienze cognitive non esistevano ancora.
Giametta invece è un contemporaneo, ma forse aveva ancora una idea molto tradizionale della mente umana.
Quanto al diritto penale, certamente, per come è strutturato oggi, non può prescindere dal libero arbitrio, o meglio dalla sua presunzione.
Ma penso che continuerebbe ad esistere anche in sua assenza, perchè la società ha comunque bisogno di difendersi dai suoi nemici.
Sarebbe però costretto a cambiare i suoi presupposti e quindi la sua struttura.
A proposito di Stephen Hawking, ecco una sua riflessione sulle presunte civiltà extraterrestri:
RispondiElimina<< Come si spiega dunque la mancanza di visitatori extraterrestri? È possibile che là, tra le stelle, vi sia una specie progredita che sa che esistiamo, ma ci lascia cuocere nel nostro brodo primitivo.
Però è difficile che abbia tanti riguardi verso una forma di vita inferiore: forse che noi ci preoccupiamo di quanti insetti o lombrichi schiacciamo sotto i piedi?
Una spiegazione più plausibile è che vi siano scarsissime probabilità che la vita si sviluppi su altri pianeti o che, sviluppatasi, diventi intelligente.
Poiché ci definiamo intelligenti, anche se forse con motivi poco fondati, noi tentiamo di considerare l'intelligenza una conseguenza inevitabile dell'evoluzione, invece è discutibile che sia così.
I batteri se la cavano benissimo senza e ci sopravviveranno se la nostra cosiddetta intelligenza ci indurrà ad autodistruggerci in una guerra nucleare. >>
Sorprendenti queste idee di Hawking - che non era dunque solo un grande scienziato, ma anche un ... filosofo, qualcuno cioè capace d'immaginare l'inimmaginabile: alieni superintelligenti e progrediti che ci considerano poco più che insetti, cimici, batteri. Naturalmente questa è pura fantasia, non scienza, ma ... ci può stare, come l'eternità severiniana di ogni ente naturalmente indimostrabile. Meglio questa fantasia di Hawking che quella di Leibniz per il quale il nostro è il migliore dei mondi possibili (Voltaire lo prese amabilmente in giro nel suo "Candide"). Però Hawking, un genio, si contraddice: dice che la filosofia è morta e poi fa il filosofo ...
EliminaCaro Sergio, forse la frase di Leibniz è più profonda di quello che sembra.
EliminaNoi abbiamo l'abitudine di focalizzarci sulla parola MIGLIORE, ed in effetti il mondo in cui viviamo è talmente pieno di dolore e sofferenze da rendere assurda questa parola.
Ma se invece ponessimo l'attenzione sulla parola POSSIBILE ?
Nel senso che un modo migliore è senz'altro facile da immaginare, ma non sarebbe realizzabile, in quanto incompatibile con le leggi della natura fisica.
Forse Leibniz (che era anche uno scienziato) voleva dire questo.
"Nel senso che un modo migliore è senz'altro facile da immaginare..."
EliminaSarei curioso di sapere come te l'immagini un mondo migliore ... Senza guerre, senza sofferenze, senza fame, miseria, carestie, terremoti, asteroidi ammazzatutto e quant'altro? Magari anche senza morte o la morte come un transito indolore verso un'altra dimensione. Massì, il paradiso terrestre doveva essere qualcosa di simile, con gazzelle e leoni pacificamente conviventi. Io credo che Leibniz pensasse davvero che il nostro fosse il mondo migliore in assoluto, che addirittura fosse inimmaginabile un mondo migliore. Siccome era credente doveva concludere che le cose stessero come aveva stabilito Iddio e quindi non c'era niente da eccepire malgrado "qualche inconveniente doloroso" (un tremendo mal di denti, un callo che ti fa veder le stelle).
<< Siccome [Leibniz] era credente doveva concludere che le cose stessero come aveva stabilito Iddio e quindi non c'era niente da eccepire >>
EliminaIn effetti, non mi ero soffermato su questo aspetto del personaggio.
A quei tempi si poteva essere scienziati e credenti allo stesso tempo (oggi è praticamente impossibile), e questo poteva portare a dei notevoli paradossi.
Quanto al mondo migliore, ovviamente sarebbe senza dolore e sofferenza, ma i biologi ci insegnano che la sofferenza è il prezzo da pagare per restare vivi.
EliminaForse dobbiamo sperare nel Paradiso, dove però non è chiaro se saremo dei veri corpi o solo dei puri spiriti.
(Mia moglie, scherzando, dice che, non avendo più nulla da fare, il Paradiso sarebbe un posto molto noioso).
"i biologi ci insegnano che la sofferenza è il prezzo da pagare per restare vivi."
EliminaNon lo sapevo, ma davvero insegnano questo? Non si può immaginare una vita senza dolore o almeno molto attenuato? La progressiva perdita di alcune capacità con l'invecchiamento non deve essere necessariamente causa di sofferenza o di dolore acuto. Le malattie, specie alcune, causano invece grande sofferenza. Ma perché dovremmo pagare questo prezzo per restare vivi? Intendi forse che se vogliamo continuare a vivere dobbiamo accettare certi inconvenienti come la sofferenza fisica?
Se ho capito bene il concetto, il dolore serve ad avvertirci (con la massima urgenza possibile) che il nostro organismo ha subito un danno e dobbiamo cercare subito un rimedio.
EliminaEsistono infatti delle persone che, per una anomalia genetica, non hanno un sistema nervoso adeguato e quindi non percepiscono il dolore.
La conseguenza è che hanno una vita molto breve, perchè di fronte ad una malattia o a un trauma, non sono in grado di curarsi adeguatamente.
Il grande Voltaire nel "Candide" mise un po' impietosamente alla berlina l'ottimismo leibniziano ma probabilmente sottovalutò il fatto che (come qui ipotizzato da Lumen) nella celebre espressione del filosofo, giurista e matematico tedesco presumibilmente la sottolineatura cade(va) NON SOLTANTO sul "migliore" MA ANCHE sul "possibile"...
EliminaQuesto però voleva dire (anche se forse Leibniz non se ne rendeva conto), che il potere di Dio era intrinsecamente limitato.
EliminaEcco una buona sintesi che ho trovato sul web:
<< Secondo Leibniz, Dio ha creato l'universo nella forma migliore possibile, nonostante le imperfezioni e il male presenti.
Questa visione si basa sull'idea che Dio, nella sua infinita saggezza, ha valutato tutte le possibili combinazioni di mondi e ha scelto quello che, nel complesso, presenta la minor quantità di male. >>
Anni fa ad una Conferenza di divulgazione astronomica il Relatore affermò piuttosto acutamente che le apparizioni degli U.F.O. (almeno nei Paesi a maggioranza ufficiale cattolica) sono grosso modo INVERSAMENTE PROPORZIONALI a quelle delle Madonne piangenti: anche in qs casi si procede a "ondate"... I motivi del fascino degli UFO sono un po' quelli ben spiegati qui da Copilot... Saluti
RispondiEliminaCaro Claude, hai riportato una considerazione molto interessante.
EliminaIn effetti tra i due fenomeni potrebbe proprio esistere una relazione inversa.
A proposito delle presunte visioni religiose, mi sono sempre chiesto perchè viene vista quasi sempre la Madonna, pochissime volte Gesù e praticamente mai Dio Padre.
Io un'idea ce l'avrei: perchè è la figura sacra di cui esiste l'iconografia artistica più vasta ed attraente.
1) La Madonna (o le Madonne, dato che sembra esisterne un'INFINITA' NUMERABILE...) recupera e valorizza l'elemento femminile utile ad attrarre e a blandire la massa di credenti-donne
Elimina2) Gesù appare figura già più enigmatica e ieratica e quindi più difficilmente rappresentabile, inoltre soprattutto in tempi lontani affermare tranquillamente di avere visto direttamente "il figlio di Dio" poteva esporre a rischi anche pratici...
3) Dio Padre (checché se ne dica) è chiaramente un grande enigma anche per molti teologi cristiani "ufficiali": anche nella Bibbia egli appare sotto varie e particolari forme (roveto ardente ecc.)... Quindi meglio andarci MOLTO CAUTI!
Hai fatto una sintesi eccellente.
EliminaEd a proposito dei teologi cristiani, che tu opportunamente citavi, ecco cosa ho trovato su wiki. a conferma che anche per loro le cose non sono sempre chiarissime:
<< Sant'Agostino distingue tre tipi di visione: corporea, spirituale (detta anche immaginaria) ed intellettuale.
= visione corporea o apparizione: si ha quando attraverso un organo di senso (la vista) si vede un essere spirituale (normalmente invisibile agli esseri umani) sotto forma corporea. Questo tipo di visione può riguardare un angelo, Gesù, la Madonna o un santo.
= visione immaginaria o spirituale: si ha la percezione di un'immagine non attraverso i sensi, ma per mezzo dell'immaginazione, attraverso l'occhio interiore. Si tratta di un'illuminazione soprannaturale, fatta di una luce non fisica, grazie a cui la persona che ha ricevuto l'immagine può riuscire a capire che cosa essa significhi.
= visione intellettuale: si ha quando si riceve un'illuminazione di natura intuitiva che permette di comprendere un mistero riguardante un aspetto della fede o di Dio. Questo tipo di visione avviene attraverso la facoltà dell'intelletto, senza alcuna immagine percepita attraverso i sensi o generata dall'immaginazione. La visione intellettuale avviene di solito durante i fenomeni di estasi ed è considerata uno dei più alti gradi delle visioni mistiche. >>